
(Stefano Rossi) – Nel bel mezzo degli Appennini modenesi, tra l’Emilia-Romagna e la Toscana, a Frassinoro (MO), si consuma l’ennesima tragedia per la tradizione culinaria italiana.
Nel vasto territorio montano resisteva, come ultimo baluardo, il forno “Piacentini”, aperto 43 anni fa.
Dal 1 gennaio 2024, non sarà più in funzione.
I titolari si lamentano delle rigide regole europee che sono incompatibili con le piccole imprese a conduzione familiare.
Per passare il pane direttamente in negozio bisogna dotarsi di un montacarichi e costruire un locale spogliatoio.
Poi, tutto l’impianto elettrico deve essere certificato ma chi lo ha fatto è deceduto e nessuno ha il coraggio di approvare un lavoro che non ha svolto.
Burocrazia e norme europee facilitano le grosse imprese ma devastano il piccolo artigianato e la qualità dei prodotti.
Così, dal 2024, gli abitanti di quelle zone andranno a comprare il pane nel supermercato più vicino dove troveranno anche il pane precotto e surgelato: i c.d. semilavorati.
Molti di questi pani sono preparati anche due anni prima, cotti al 90%, surgelati e poi finiti di cuocere direttamente nel punto vendita (nelle etichette scrivono “dorato in questo negozio”). Così, il suo profumo sparso per il supermercato inviterà gli avventori ad acquistarlo e non sanno di mangiare un pane impastato anni prima.
E la politica?
Muta. Come i tanti artigiani costretti a chiudere nella totale indifferenza e incapacità di questa politica inutile senza idee e speranza.
Siamo solo consumatori, ormai pretendere anche la qualità è una richiezta inacettabile.
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