Il recupero dell’etica è un fattore politico. Siamo abituati ai travestimenti etici di interessi concreti geopolitici, monopolio di un Occidente in declino. Siamo abituati alla propaganda. Il recupero della dimensione morale […]

(Elena Basile – ilfattoquotidiano.it) – Il recupero dell’etica è un fattore politico. Siamo abituati ai travestimenti etici di interessi concreti geopolitici, monopolio di un Occidente in declino. Siamo abituati alla propaganda. Il recupero della dimensione morale è invece essenziale alla politica, come progetto di cambiamento. Non basta dire che proteggiamo tutti i bambini. Oggi muoiono barbaramente quelli di Gaza. Va imposto a Israele il cessate il fuoco. L’Occidente ha i mezzi per farlo. Gli amici veri di Israele dovrebbero agire per salvare Tel Aviv da una spirale di violenza che non avrà fine. L’Olocausto ci ricorda l’esigenza di opporci alle carneficine degli indifesi: 4 mila bambini sono massacrati. Cosa attendiamo?

Rende perplessi osservare come tra una organizzazione terroristica che ricomprende la lotta di liberazione di un popolo in un quadro religioso, Hamas, e la destra religiosa oscurantista, il revisionismo militarista del sionismo, esista una sorta di complicità. L’azione violenta di Hamas sulla indifesa gioventù ebraica (è molto strano che un concerto ai confini di Gaza fosse senza difese) appare soltanto un’azione barbarica priva di strategia. Possibile che dopo i razzi sparati a vuoto, dopo le innumerevoli provocazioni senza sbocco e le ricorrenti atroci reazioni, anch’esse barbariche, del governo di Israele, che attua punizioni collettive, sanzionate dall’Onu, commettendo crimini di guerra, Hamas ancora non abbia imparato che questa strategia è perdente?

La tattica di Hamas, come avevano ben previsto Rabin e lo stesso Netanyahu, sostenendo l’organizzazione d’intesa con la Cia, porta carburante alla destra israeliana. Il governo di Israele, e purtroppo non solo quello di Nethanyau, ha utilizzato il terrorismo palestinese per giustificare il blocco illegale di Gaza, i continui soprusi nella limitazione delle forniture, le attese ingiustificate ai check point che colpiscono le ambulanze, gli insediamenti illegali e l’apartheid in Cisgiordania. Solo un cieco potrebbe non vedere questo gioco di sponda.

I bambini di Gaza feriti, senza medicine e acqua, soffrono pene infinite. Sembra ci sia una gerarchia insopportabile tra le vittime. Mi impressiona l’accanimento sulle definizioni che vi è stato ultimamente. Se secondo un formalismo giuridico, peraltro tutto da dimostrare, non si volesse definire genocidio la strage di Gaza e non si volesse definire potenza occupante Israele, la sostanza delle violazioni dei diritti, delle punizioni collettive, del regime di apartheid resta. Se Gaza è una prigione a cielo aperto c’è uno Stato che imprigiona.

Probabilmente è tutto spiegabile da un punto di vista psicologico. C’è nella natura umana un’inclinazione a far parte del gruppo vincente. Sui giornali continuano a spiegarci che Putin ha violato le frontiere dell’Ucraina come Hamas ha eseguito la carneficina della gioventù ebraica. La decontestualizzazione e la mancanza di prospettiva storica è drammatica. Di fatto la Russia ha reagito con una violazione del diritto internazionale a una politica aggressiva occidentale che stava armando l’esercito ucraino per renderlo interoperabile con quello della Nato. Ha utilizzato una minima parte della sua forza militare, non l’aeronautica, non ha operato massacri indiscriminati di civili e la Corte penale internazionale considera Putin un criminale di guerra. La violenza della cosiddetta unica democrazia dell’Occidente contro Gaza è incomparabile con l’azione russa.

Questa guerra durerà, purtroppo. La destabilizzazione e le guerre permanenti alimentano interessi economici e finanziari. La Germania è in recessione, la Cina ha qualche difficoltà. Se la sua economia non fosse imbrigliata dalla fine della globalizzazione, potrebbe superare l’economia Usa entro il 2050. Le potenze del surplus arrancano, mentre avanza la potenza del debito insostenibile se non col potere fittizio del dollaro. Le sanzioni non hanno fatto male alla Russia, ma all’Europa. Gli ucraini soffrono come non mai in passato, ma il gruppo dirigente chiede armi. Dove è la razionalità politica di strategie contro i popoli ucraino ed europeo? Dove è la razionalità politica nella strage di bambini a Gaza che moltiplicherà i terroristi? Il terrorismo sarebbe impossibile senza violenza e ingiustizia. Il terrorismo è anche fede, è anche un’idea. La Storia prova che nasce quando i canali politici sono chiusi.

Pubblico, come sempre, l’intervento di Elena Basile. Ma credo che usare le parole giuste non sia “accanimento sulle definizioni”: è buon giornalismo e pulizia linguistica, per ricordare i fatti (come la democrazia israeliana o il ritiro da Gaza dal 2005) ed evitare di tirare in ballo i genocidi degli ebrei e degli armeni o il Sudafrica segregazionista contro i suoi cittadini a sproposito. (Marco Travaglio)