
(di Marcello Veneziani) – L’altra sera ho preso un treno locale tra Foggia e Bari. Ero nella mia terra, dovevo raggiungere il mio paese natale, ho preso l’ultimo regionale della sera. Non ero in prima classe, non leggevo Proust, non ero tra lanzichenecchi, come era capitato ad Alain Elkann ed ero curioso di chi mi stava intorno. Ero l’unico anziano in un treno zeppo di ragazzi, pendolari della movida, che si spostavano per andare a fare nottata in paesi vicini. Ero su una tratta che un tempo mi era famigliare, ma mi sono sentito straniero a casa mia. No, non c’erano stranieri sul treno, come spesso capita nei locali. Ricordo una volta su un locale, ero l’unico italiano tra extracomunitari, in prevalenza neri, con forte disagio perché ero pure l’unico ad avere il biglietto. Stavolta invece ero tra ragazzi dei paesi della mia infanzia e prima giovinezza, eppure mi sentivo più straniero che in altre occasioni.
Li osservavo quei ragazzi e soprattutto quelle ragazze, erano sciami urlanti che agitavano il loro oggetto sacro, la loro lampada d’Aladino e il loro totem, lo smartphone. Si chiamavano in continuazione, la parola chiave per comunicare era “Amò”, ed era un continuo chiedersi dove siete, dove ci vediamo. Era come parlare tra navigatori che si dicevano la posizione.
Le ragazze erano vestite, anzi svestite, scosciatissime, come se fossero cubiste o giù di lì, con corpi inadeguati. Era il loro dì di festa, il loro sabato del villaggio, ma in epoca assai diversa da quella in cui Leopardi raccontava l’animazione paesana che precede la domenica. Dei loro antenati forse avevano solo la stessa pacchianeria prefestiva, ma nel tempo in cui ciascuno si sente un po’ ferragnez e un po’ rockstar. Parlavano tra loro un linguaggio basic, frasi fatte e modi di dire sincopati. Mai una frase compiuta, solo un petulante chiamarsi, interrotto da qualche selfie, si mandavano la posizione e si apprestavano a incontrarsi e poi a stordirsi di musica, frastuono, qualche beverone, fumo, e non so che altro. Li ho visti in faccia quei ragazzi, erano seriali, intercambiabili, dicevano tutti le stesse cose, ciascuno in contatto col branco di riferimento. Cercavo di trovare in ciascuno di loro una differenza, un’origine, un qualcosa di diverso dal branco; ma forse erano i miei occhi estranei, la mia età ormai remota dalla loro, però non ravvisavo nulla che li distinguesse, che li rendesse veri, non dico genuini. Eppure parlavano solo di sé, si specchiavano nei loro video, si selfavano, un continuo viversi addosso senza minimamente preoccuparsi di chi era a fianco, insieme o di fronte. Sconnessi.
Magari è una fase della loro vita, poi cambieranno; magari in mucchio danno il peggio di sé, da soli sono migliori. Però non c’era nulla che facesse vagamente pensare al loro futuro e al loro piccolo passato, alle loro famiglie, ai loro paesi, al mondo circostante; tantomeno alla storia, figuriamoci ai pensieri, alla vita interiore, alle convinzioni. Traspariva la loro ignoranza abissale, cosmica; di tutto, salvo che dell’uso dello smartphone. Anche i loro antenati, mi sono detto, erano ignoranti; ma quella era ignoranza contadina, arcaica e proletaria, carica di umiltà e di fatica, di miseria e di stupore; la loro no, è un’ignoranza supponente e accessoriata, non dovuta a necessità, con una smodata voglia di piacere e vivere al massimo il piacere, totalmente immersi nel momento. Salvo poi cadere negli abissi della depressione, perché sono fragilissimi.
Mi sono detto che i vecchi si lamentano sempre e da sempre dei più giovani, li vedono sempre peggiori di loro e dei loro nonni. Però, credetemi, la sensazione più forte rispetto a loro, era un’estraneità assoluta, marziana: nulla in comune se non il generico essere mortali, bipedi, parlanti. In comune non avevamo più nulla, eccetto i telefonini. Per confortarmi mi sono ricordato di quei rari ragazzi che mi è capitato di conoscere e che smentiscono il cliché: sono riflessivi, pensanti, leggono, studiano con serietà, sanno distinguere il tempo del divertimento dal tempo della conoscenza, hanno curiosità di vita, capiscono l’esistenza di altri mondi e altre generazioni, capaci di intavolare perfino una discussione con chi non appartiene alla loro anagrafe. Però ho il forte timore che siano davvero eccezioni.
E mille prove personali e altrui confermano questa impressione. Raccontava un amico che fa incontri nelle scuole che davanti a una platea di trecento ragazzi, chiese loro se leggessero giornali, o addirittura libri, se vedessero qualche telegiornale, se sapessero di alcuni personaggi, non dico storici o i grandi del passato, ma almeno importanti nella nostra epoca. Uno su cento, e poi il silenzio. Hanno perso la loro ultima piazza, il video, ognuno si vede il suo film e la sua serie su netflix o piattaforme equivalenti, segue il suo idolo, ha vita solo social.
Qualunque cosa in chiave politica e sociale, storica o culturale, non li sfiora, non li tocca, non desta il loro minimo interesse. Certo, sono sempre le minoranze a seguire attivamente la realtà o a coltivare una visione del mondo e condividerla con un popolo, un movimento, una comunità. In ogni caso non è “colpa loro”, se sono così. E’ anche colpa nostra; anzi non è questione di colpe. E l’impossibilità di comunicare con loro dipende pure da noi. Però, mi chiedo: cosa sarà tra pochi decenni di tutto il mondo che si è pazientemente e faticosamente costruito lungo i secoli, attraverso scontri, guerre, sacrifici, fede, conoscenza, lavoro, lavoro, lavoro? Nulla, il Nulla. Sono questi i cittadini, gli italiani, di domani? Sono forse diversi, e più nostrani, rispetto agli stranieri extracomunitari che sbarcano da noi a fiumi? Tabula rasa, zero assoluto, il postumano si realizza anche senza manipolazioni genetiche, robot sostitutivi, intelligenze artificiali e mostri prodotti in laboratorio. Quel treno della notte non portava da un paese a un altro, portava solo nella notte.
La Verità
E questo sarebbe un articolo di giornale? Il Nulla
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Un’accozzagglia di luoghi comuni, con il finale sempre uguale..la mia generazione è meglio, loro incolti, barbari e/o lanzichenecchi, con un vago richiamo alla responsabilità di ciò che abbiamo lasciato a questi ragazzi. Imbarazzanti litanie di vecchi arnesi.
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E i risultati si vedono….. e sono evidenti a tutti
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Peccato che non ci fosse uno specchio a tutt’altezza, perché MV potesse analizzare, con questa stessa spocchia, il triste “postumano” della scorsa generazione.
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Ma una cosa non annulla l’altra. I Ferrara fanno schifo, i Ferragnez anche. Ma non allo stesso modo.
I ragazzi di oggi sono drammaticamente presi da questa tipologia di ‘tecnologia’ -gli smartphone- molto peggio di quando i loro genitori andavano in giro con i motorini truccati e le autoradio a tutto volume.
E sarà un caso, che molti dei manager delle big tech mandano i figli in scuole dove usano gli abachi e limitano a non più di 1-2 ore al giorno la permanenza nel web o l’uso dei telefonini?
Tra l’altro, ancora prima degli smartphone Marco Travaglio aveva scritto un articolo del tutto simile, ma ambientato in un villaggio vacanze dove osservava come fossero diventati i ragazzi moderni italiani.
Ma se lo scrive M.T. allora va bene, se lo scrive M.V. è un articolaccio senza capo né coda.
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Il concetto è: da quale pulpito.
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Allora meglio mettere Caparezza, così va bene?
Io diventerò qualcuno:
L’età dei figuranti:
Ma che bella trasmissione, somiglia, con precisione
Alla poltiglia marrone delle mie chiappone dopo colazione
Ma dov’è il pudore di queste persone
Pagate per dare un’opinione, drogate dalla televisione?
Genitori orchi, figli Snorky
Parenti contenti di stare in TV a lavare panni sporchi
Cerchi nuovi sbocchi per gli occhi
Fai zapping e ti sciocchi, trovi sciocchi gli show che imbocchi
Ti incacchi con presentatori ingrati, stipendiati da innamorati
Casi umani spesso interpretati da attori improvvisati
Ballerini incalliti giudicati da maleducati
Loro saranno famosi? Noi saremo frustrati!
Abituati ad una TV accesa che ci pare spenta
Ci pesa la gente che si accontenta da casa
E non s’addormenta, ma si gasa, commenta
E segue attenta ‘sto scempio mentre lo share aumenta
[Ritornello]
Perché nella vita vince chi figura
Farà passi da gigante chi figura
Possiamo farlo tutti quanti
Benvenuti nell’età dei figuranti, eh
Perché nella vita vince chi figura
Farà passi da gigante chi figura
Lo mette in culo a tutti quanti
Benvenuti nell’età dei figuranti, eh
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[Strofa 2]
Oggi vali poco se appoggi e tanto quanto distruggi
Immagina una pagina di insulti insulsi
Roba da lama nei polsi, morsi e pochi rimorsi
Mai pronti i soccorsi, aborro questi discorsi
Nei salotti TV figuranti stolti fanno più
Ascolti di molti programmi colti
Tant’è che tanti li han tolti dando potere a spalti di giudicanti
Tanti re, pochi fanti
Nei comizi tizi arroganti attizzano tizzoni ardenti
Schizzano epiteti pesanti, vanti
Venti spinti da fiati spenti soffiano
Intenti ad abbattere abbattono
E gli abbattuti si battono finché possono, poi capitolano
Capito non ho il capitolo che sto scrivendo
Non mi offendo né mi sorprendo se ti difendo
Così facendo rendo per ciò che innalzo, per ciò che stendo
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😊” che mai portato a fare a Foggia ?” Questa torrida estate vanno tutti a Foggia ?
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Foggia caput mundi!
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Posso rilevare che Veneziani ha fatto eco ad un articolo di Roberto Pecchioli, molto più esplicativo e interessante che riguarda la nuova generazione di cui posto il link che è tratto dal blog di M. Blondet. Chi è curioso vada pure a leggerselo.
/www.maurizioblondet.it/bello-e-il-brutto-e-brutto-e-il-bello-le-streghe-di-macbeth/
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Vero, articolo molto bello e condivisibile. Grazie
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Ma questo signore è quasi peggio di Alain Elkann
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E ringrazia che la maggior parte sono così se no il tuo idolo in miniatura ci stava ci stava corcaxxo a palazzo chigi!
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E’ difficile stabilire a chi attribuire il “luogo comune”
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Che strazio, che banale e insopportabile piagnisteo. Invece, noto una cosa importante: quei ragazzi che vanno a divertirsi la notte, a ballare o a “sballarsi”, prendono il treno invece che l’auto. Forse hanno capito oppure i genitori li hanno obbligati a capire che è troppo pericolosa.
Inoltre, se il suo amico che fa incontri nelle scuole non sa relazionarsi, per ignoranza o incapacità o altro, ai ragazzi di che si lamenta ? Se io vado a parlare di speculazione finanziaria, con dettagli tecnici espressi con acronimi inglesi a M.V. troverò in lui il più attento ed entusiasta interlocutore? Sciocchino.
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Ai commentatori prima di me che sovente, anche qui sul blog, si lamentano perchè in Italia non avvengono proteste di piazza contro le schifezze dei governi di qualsiasi colore, rileggetevi l’articolo senza pregiudizi sul nome dell’autore, ma con spirito critico.
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Il pregiudizio, come il covid, ha i suoi portatori sani.
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Eppure, per raddrizzare l’articolo e renderlo più utile, bastava una frasina/domandina infilata tra le righe di cotanta minuziosa nonché impietosa descrizione. Questa: ma perché i ragazzi sono diventati così?? Qual è l’origine di questa oscena mutazione antropologica?? E conseguente, prevedibile prossima deriva… etc. etc. etc.
Almeno metà del testo poteva essere rivolta a interrogativi di questo segno, con un tentativo di darvi una risposta. Anziché limitarsi a descrivere, non senza un pizzico di sadismo, per filo e per segno gli insulsi comportamenti degli occasionali compagni di viaggio. Di cui peraltro tutti ne avevamo già contezza dal momento che li incontriamo tutti i giorni nel mondo reale che frequentiamo. E’ chiedere troppo a MV ?? Boh!
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Forse perchè M.V. fa il giornalista e non il filosofo o il sociologo?
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Te ne accorgerai caro vecchio quando quel treno arriverà a destinazione tra’ qualche decennio e sarà colpa di quell’atavica generazione di contadini ignoranti di cui parlavi che ha messo al mondo quelli come te che sono la causa della creazione dei ragazzi degli smartphone.
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commento pieno di astio. Senza capo né coda.
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Gentilissima,
anch’io ogni tanto torno dalle quelle parti e mi piace assaporate i vecchi ricordi,
per cui mi catapulto in esperienze come quelle di Marcello e moltissimamente assai di più, pur non avendo i suoi anni.
Osservo col mio modesto spirito analitico, luoghi, persone e quant’altro mi circonda.
Le confesso obiettivamente che,
è triste vedere come un patrimonio
culturale in senso lato, anche se di base contadino/proletario, costruito dalla notte dei tempi,
[per farle un esempio,
io ho ancora in mente i freschi cortili lastricata in pietra viva, con le piante di basilico e non solo, che adornavano le basi dei muretti,
i cui vasi erano ricavati da grosse buatte
di alici in salamoia,
(perché in quelle buatte il basilico veniva meglio) ,
chiaramente il basilico non era solo pianta ornamentale che rilasciava un intenso aroma nelle torride serate estive
pugliesi,
ma veniva utilizzato nel momento in cui si facevano le conserve fatte in casa,
(perché tutte le famiglie facevano le conserve per l’inverno),
in primis salsa di pomodoro, pomodori pelati e un’altra moltitudine di ortaggi-frutta…., e poi arrivava il rito della bollitura, dei suddetti boccacci, ben affilati nei tini zingati.
Sulla brace residua post bollitura
si grigliavano i variopinti peperoni, e che profumi…..].
La moltitudine delle case erano imbiancate di grassello di calce bianca,
le rinfrescate rigorosamente a pompa manuale,
nulla a che fare con quei residui storici che oggi vengono visitati da turisti estasiati alla scoperta della Puglia e delle Paposce infarcite a 1€,
e che comunque stridono con le pacchiane costruzioni odierne.
Peccato che questo nutrito patrimonio
sia stato soppiantato dal dozzinalismo dei giorni nostri,
è veramente triste osservare le tante acculate signore trangugiare drink
e consumare cornetti surgelati già di primo mattino davanti ai molteplici bar d’assalto.
Detto questo, a me sembra comunque
che, del pezzo di Veneziani,
a lei affascina più la narrazione letteraria
dell’analisi storico/politica sulle cause del degrado sociale, che in qualche modo traspare nel suo racconto,
e vorrei rammentarle che,
Marcellino non si è mai opposto seriamente affinché questo non accadesse,
se non in quel suo tipico sottile
ondeggiamento politico/giornalistico lento,
mirato e perché no interessato,
oltretutto considerando che nella sua
lunga carriera è stato codirettore
di un /2 giornali e membro del consiglio di amministrazione Rai,
cavalcando quindi, a volte, il crinale
per poi dolcemente scendere e risalire
ma senza mai disturbare il manovratore,
che all’epoca stendeva programmi
e metteva in atto provvedimenti sfasciapopolo.
È sempre e coerentemente rimasto nei limiti della sua staccionata di riferimento,
ma questo non significa che ha contribuito fattivamente a un miglioramento sociale
anche dal punto di vista della sua appartenenza politica,
certo è, che non ha mai perso di vista i sui obiettivi personali.
Vabbè è per questo che non si chiama Montessori ma Veneziani
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La sua risposta mi è molto piaciuta. I suoi bei ricordi della Puglia sono anche i miei, perché pur vivendo oggi a Roma , in Puglia ci sono nata e ci ho passato l’infanzia. Lì sono le mie radici. È vero . Di Veneziani ho apprezzato il lato letterario. D’altronde non conosco la sua storia di impegno.Ma so che in questo paese nessuno (o quasi) fa qualcosa di reale per preservare le cose migliori ,per valorizzarle e farle apprezzare. Le masse di VIP o di gente comune che invadono oggi la Puglia sono orribili e non fanno che solleticare gli appetiti dei peggiori. Ma anche chi la ama resta a guardare da lontano.
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Sempre bellissimi e (purtroppo) veri gli articoli di Marcello Veneziani. Unica voce di consapevolezza in mezzo al generale inutile vaniloquio contemporaneo.
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Sì, ma hai visto come lo trattano. L’avesse scritto Marco Travaglio (e l’HA SCRITTO PER DAVVERO, un articolo del genere anni fa), sai come l’avrebbero osannato.
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Ma una domandina onestamente intellettuale Marcellino non se la pone? Banale banale. Quali sono i modelli culturali con cui sono cresciuti e crescono i ragazzi? E chi glieli ha dati questi modelli? Niente niente una società distrutta alle basi (famiglia, scuola, giustizia, lavoro, walfare, sanità, ecc.) da chi magari voleva proprio formare un popolo a bassa scolarizzazione e relegarli in ruoli di schiavitù lavorativa sottopagata, in modo da prosperare liberamente in Italia con gli amici e amici degli amici? E questi bei modelli, chi li ha dati e dove li troviamo oggi? Dai Marcellino, accendi la TV (magari Rai dove eri stato nominato o ugualmente su uno dei tanti canali del fu ziu Silviu) e chiediti chi ci li ha messi lì i fenomeni da baraccone che ora trovi dentro il tuo bel trenino.
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Dio, questo qui. Più scontato e raffermo del pan grattato prima della grattata.
Sempre peggio.
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Il problema di questo articolo è che se vomiti disprezzo per tutto il pezzo poi non sei credibile quando fingi preoccupazione per i ragazzi, e risulta evidente che il vero scopo è sempre ribadire che sei meglio di tutti gli altri.
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Da molti anni ho un’avversione, una rabbia, verso Marcello Veneziani ( che in passato apprezzavo molto). Ed è troppo lungo spiegare il perché ( risale tutto al 2009 e si dipana negli anni a venire).
Ma la mia onestà intellettuale mi impedisce di bocciare a prescindere un articolo, un pensiero, un’osservazione per pregiudizio.
Questo articolo fa una fotografia reale, osserva e in parte spiega la degenerazione attuale degli “uomini e donne” del futuro. Una gioventù, con poche eccezioni, nella migliore delle ipotesi anestetizzata, nella peggiore malata terminale di una Società occidentale senza bussola, senza valori.
A me è bastato vedere l’arena romana piena di ragazzi al Concerto di tale Scott(?), rapper americano ( e non entro nel merito del gusto musicale imbarazzante), tutti, ma dico tutti, col telefonino fiondato sul Palco a riprendere il “concerto”…praticamente vivendolo tramite video, per comprendere la drammatica fine che si sta delineando. Impressionante.
Ora, come dice qualcuno qui sopra, se le stesse parole le usa una persona gradita si apprezzano. Le scrive Veneziani si bocciano.
Siamo anche noi pessimi esempi del degrado.
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Questo articolo osserva ma non spiega, perché non ricerca le cause (e infatti l’uso compulsivo del cellulare è un sintomo). E parlando per me, non lo si critica per pregiudizio, o perché non perde occasione di rimarcare la sua distanza, ma perché lo fa con compiacimento.
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QUEL TRENO PER FOGGIA- Viviana Vivarelli
Prima questo Alain Elkann con la sua altezzosità, poi Marcello Veneziani con una spocchia che non è da meno. Ma che due palle!
Odio le banalità, le ovvietà, i discorsi ripetuti, i moralismi del caxxo.
Credo che già 75.000 anni fa, al tempo dell’homo sapiens ci fossero già questi soggetti con la puzza al naso che, mentre prendevano il treno per Foggia, pontificavano sui giovani “che non sono più ‘sapiens’ come una volta” e magari al posto della clava portano lo scalpello per incidere la pietra e al posto della pelle d’orso vestiti vegetali. E poi, giù giù per i secoli, questa solfa è continuata e sempre qualcuno che spuzzava i giovani dall’alto del suo moralismo d’accatto. Chiamiamola “costante storica negativa dello spuzzo”.
E questi giovani cristiani, e questi sans-culotte, e questi garibaldini, e questi comunisti, e questi ecologisti, e questi pacifisti…e anche basta!
Più il mondo si degrada e muore, più ci sono vecchi bacucchi che deplorano i bei tempi andati, quando la Terra grondava sangue e ci si scannava con tanta poesia. Ma con tanti guai di questo povero mondo, questi catafalchi solo come si vestono i giovani e come parlano devono screditare?
Mi chiedo da che pulpito vengono queste prediche e se il caro Elkann rimpiange quei bei mercati di schiavi in catene di una volta frustati da eleganti signori aristocratici ben vestiti col papillon, o se Veneziani stima tanto quei bei gentiluomini di fresche carni che andavano in giro col manganello e l’olio di ricino mentre portavano la gente in luoghi come la Risiera di San Sabba o se al posto di giovani coi calzoni corti, lo zaino e lo smartphone preferirebbe le camice brune e le aggressioni sociali.
Francamente sarei stanca di queste menate che rivelano solo la vetustà di menti scarsamente pensanti ormai fuori dal mondo, dalle mode, dagli stili, dal tempo che passa, dalla storia.
E su questo treno per Foggia metteteci un bel cartello: “Chi spregia i giovani crepi!”
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Mi chiedo se ti è capitato negli anni recenti di prendre un treno affollato di giovani. Se ti è mai capitato di prendere un treno quando eri giovane tu, affollato di giovani. Ci trovi qualche differenza fra allora e oggi?
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Cara Viviana, è banale anche il tuo intervento. Anzi di più. Perché si limita a screditare chi “descrive e giudica” ma non fa altra descrizione né dà altro giudizio. E poi Elkann dimostrava di essere quel che è, un uomo d’élite con la puzza sotto al naso. Veneziani ( pur abbastanza str…zo) non fa parte dei censori da Ztl o da Twiga. E le sue considerazioni sono molto più articolate. Se poi deliri con le “camicie brune” non fai bella figura. E mi dispiace.
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VISTO che a Veneziani non la si passa, passiamo a Caparezza, vediamo se pure lui è un reazionario ottuso matusa.
Caparezza:
[Testo di “Io Diventerò Qualcuno”]
Io diventerò qualcuno
Non studierò, non leggerò, a tutti voi dirò di no
Ecco perché diventerò qualcuno
Se vuoi parlare un po’ con me, ti devo addare al mio MySpace
Nel dopoguerra non c’era chi
Urlava nei comizi più di un cherokee
Non c’erano TV colme di Nembo Kid
Né radioattive come nubi a Chernobyl
C’era l’uomo qualunque
Sostenuto dal Fronte dell’Uomo Qualunque
Nella schiena dei partiti affondò le unghie:
“Io non sono di destra né di sinistra, sono un uomo qualunque
E lo stato è demagogo, nel sistema bipolare non mi ci ritrovo”
Oh, ferma tutto, devo aver avuto un herpes
Dato che questo sfogo non mi è nuovo
Vivo decenni dopo nello stesso clima
Che su questo fuoco getta più benzina
Ma non c’è più l’uomo qualunque
Tutti sono qualcuno, tutti sono in vetrina
Io diventerò qualcuno
Non studierò, non leggerò, a tutti voi dirò di no
Ecco perché diventerò qualcuno
Se vuoi parlare un po’ con me, ti devo addare al mio MySpace
Il qualcunista milita in una banda che
Prende piede se la prendi sotto gamba
Gode come te quando ti stendi sotto Ramba
Ma è talmente finto che sembra un ologramma
Partecipa al raduno di quelli che gridano “Italia Uno”
Poco prima di un programma
Scrive recensioni di CD nel web
E non distingue Zenyatta Mondatta da Ummagumma
È una farsa, ha una cultura scarsa
Ma non gli basta il ruolo della comparsa
Prima parla per bocca di Giorgio Bocca
Poi la pensa come Giampaolo Pansa
Lascia nei forum commenti di boria
“Ma sì, sono piccoli momenti di gloria”
Porta avanti una staffetta scorretta:
Non passa il testimone, ma passa a testimonial
Rit:
Il Fronte dell’Uomo Qualcuno è il primo partito di questo paese. Grazie e arrivederci
Bene, adesso mister e miss
Faranno del parlamento la Diaz del blitz
Non distinguono Il Foglio dal Manifesto
Del resto io non distinguo Libero da Gin Fizz
La democrazia fa la fine del VIP
Che ritrova H.P. sull’uscio dell’hotel Ritz
E siamo tutti nelle mani di chi?
Di questi che per diventare qualcuno cambiano nick?
Sì, il Fronte dell’Uomo Qualcuno
Ha voti al cubo, mamma che dolore al culo, lo appuro
Se questo è uno scherzo manca di sense of humor
Uh, che manrovescio
Stiamo seppellendo nell’Endemol generation
Devo aspettare di perdere il mio diritto di voto
Per guadagnare il diritto alla nomination?
[Ritornello]
Io diventerò qualcuno
Non studierò, non leggerò, a tutti voi dirò di no
Ecco perché diventerò qualcuno
Se vuoi parlare un po’ con me, ti devo addare al mio MySpace
Io diventerò qualcuno
Non studierò, non leggerò, a tutti voi dirò di no
Ecco perché diventerò qualcuno
Se vuoi parlare un po’ con me, ti devo addare al mio MySpace
[Outro: Pasquale Anselmo]
Ciao Capa, sono Luigi delle Bicocche. Hai visto che schifo?
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