Nonostante la rivolta di Prigozhin, Putin è rimasto stabilmente al potere, né sembra avere perso credibilità agli occhi dei principali leader mondiali che gli riconoscono tutta la sua autorità. Perché così tanti analisti […]

(di Alessandro Orsini – ilfattoquotidiano.it) – Nonostante la rivolta di Prigozhin, Putin è rimasto stabilmente al potere, né sembra avere perso credibilità agli occhi dei principali leader mondiali che gli riconoscono tutta la sua autorità. Perché così tanti analisti in Italia hanno sbagliato nel ritenere che Putin sarebbe stato tragicamente indebolito da Prigozhin sul piano interno ed estero? È stata trascurata l’esperienza storica stabilendo un’equazione fantasiosa: “Se un presidente subisce una rivolta militare allora ne uscirà certamente indebolito”. Ma l’evidenza dimostra che spesso accade il contrario, cioè che le rivolte interne rafforzino il centro del potere.

Si prenda il caso di Erdogan. Il 15 luglio 2016 subì un tentativo di golpe militare molto più tragico di quello capitato a Putin. Un pezzo dell’esercito sparò contro l’altro e i morti furono circa trecento. Non meno tragica fu l’immagine di Erdogan in fuga su un aereo. Il presidente turco diffondeva un video sui social registrato con il suo telefonino in cui chiedeva alla popolazione di rivoltarsi contro i golpisti. Ebbene, schiacciato il golpe militare, Erdogan è diventato più forte che mai. Ha accresciuto i propri poteri e ha vinto più di un’elezione democratica. Nessun leader mondiale ha smesso di rispettare Erdogan perché era scappato su un aereo temendo di essere ucciso dai golpisti. Al contrario, nessun capo di Stato manca di omaggiarlo. Erdogan è addirittura il più importante mediatore nella guerra in Ucraina tra Russia e Nato. Nonostante Prigozhin, Putin è sempre Putin e la Russia è sempre la Russia. Siccome Zelensky è sempre Zelensky e l’Ucraina è sempre l’Ucraina, i rapporti di forza non sono cambiati. La Russia è sovrastante come Biden certifica con la sua decisione di inviare le bombe a grappolo.

Il presidente americano ha spiegato che gli ucraini stanno esaurendo le munizioni. Significa che, in prospettiva, gli ucraini rischiano di perdere nuovi territori anziché riconquistarli giacché le munizioni in guerra equivalgono alla vita. Insomma, la dinamica non cambia. Il tempo gioca in favore di Putin. La Russia si rafforza e l’Ucraina si indebolisce una distruzione dopo l’altra. Ogni giorno in Ucraina cade un ponte, una diga, una strada: l’Ucraina perde sangue in un’emorragia continua. Interroghiamoci sulle conseguenze e poniamoci questa domanda: l’assorbimento dell’Ucraina nella Nato tra il 2014 e il 2022 ha portato più vantaggi o svantaggi all’Ucraina? L’Ucraina è un Paese più ricco o più povero? Più indipendente o dipendente? Più felice o infelice? Per negare il fallimento totale delle politiche occidentali in Ucraina, la propaganda ha stabilito che la Russia ha perso la guerra perché Putin non ha conquistato l’Ucraina in tre giorni. A chi verrebbe in mente di dire che gli americani hanno perso la Seconda guerra mondiale perché hanno impiegato troppo tempo per giungere a Berlino? Certi ragionamenti non hanno alcun senso in guerra, dove l’unica cosa che conta è vincere e non stabilire il record olimpico di velocità nelle conquiste.

Le bombe a grappolo sono l’ennesima prova empirica che in Ucraina tutto volge al peggio. L’escalation delle armi è continua. Non c’è mai stato un solo mese in cui le cose non siano peggiorate e non ho dubbi che la regolarità empirica che questa rubrica aveva enunciato all’inizio della guerra sarà nuovamente confermata: “Per ogni proiettile della Nato che l’Ucraina lancerà contro la Russia, la Russia lancerà dieci proiettili contro l’Ucraina”. Chi possiede il maggior numero di bombe a grappolo tra Putin e Zelensky?