
(di Roberto Vivaldelli – mowmag.com) – Lo scrittore Nicolai Lilin (autore di “La guerra e l’odio. Le radici profonde del conflitto tra Russia e Ucraina”) ci racconta del suo tentativo di arruolarsi nella brigata Wagner, fa il punto sul conflitto, si esprime sulla Nato e spara sul governo italiano: “L’ultimo statista italiano è Bettino Craxi. Dopo di lui solo pagliacci. E sulla guerra l’Italia è uno zerbino”
“L’ultimo statista italiano è Bettino Craxi. Dopo di lui solo pagliacci”. Parola di Nicolai Lilin, il celebre scrittore autore di Educazione siberiana (2009) e di diversi saggi, non ultimo Ucraina: la vera storia e il recentissimo La guerra e l’odio. Le radici profonde del conflitto tra Russia e Ucraina pubblicato per Piemme. Lo abbiamo raggiunto per porgli qualche domanda sul video nel quale racconta come ha tentato di arruolarsi nella Wagner e per fare il punto della situazione sulla guerra in Ucraina, in vista del vertice Nato di Vilnius e superati i 500 giorni dall’inizio dell’invasione russa.

Partiamo dal video in cui racconti del tuo tentativo di “arruolarti” nella Wagner. Che cosa volevi dimostrare, esattamente?
In occidente c’è stata una reazione degradante e strumentale di ciò che è accaduto in Russia con la Wagner. Siccome i media mainstream occidentali hanno cominciato a raccontare che ci sono persecuzioni e arresti ai danni della Wagner, ho dimostrato che non è così e che la Wagner continua ad esistere. Tant’è che Putin ha recentemente incontrato Prigozhin a Mosca.
Quindi non era una ribellione armata o una rivolta contro il presidente russo?
Sono sicuro che Putin e i servizi russi hanno gestito e sfruttato la situazione a proprio favore. Putin, infatti, ha rafforzato la propria posizione nel Paese, facendo un po’ di pulizia per fare pulizia nei propri ranghi e nel proprio potere verticale.
Che cambiamenti potrebbero esserci, ora?
La Wagner non può cambiare perché fa parte di una delle strutture più importanti del potere russo. Dal 2014, quando è stata creata, la Wagner è stata una costola non ufficiale dell’FSB russo. Fu fondata per dare la possibilità a questi esperti militari di operare nelle zone fuori dalla giurisdizione dell’esercito, dove un militare russo non può essere ufficialmente presente, come la Repubblica Centroafricana e altre zone. La Wagner è legata a doppio filo all’FSB russo e per questo non può smettere di esistere.
E Prigozhin che fine farà?
Quello che può cambiare sono i compiti del manager che per un po’ di anni ha svolto il ruolo capo ufficiale. Prigozhin è infatti un manager, un imprenditore, di cui avevano bisogno i militari perché lui fungeva da rappresentante commerciale della struttura. Non ha mai fatto servizio militare, è stato un imprenditore vicino a Putin, e a lui è stato dato compito di gestire questa struttura. Ora può darsi che modificheranno i suoi compiti e magari lo manderanno in Africa, in Bielorussia o lo lasceranno a gestire gli uffici a Mosca.

A Vilnius è in programma il vertice della Nato. Stati Uniti e Germania sembrano cauti, almeno a livello di dichiarazioni pubbliche, rispetto a un imminente ingresso di Kiev nell’Alleanza Atlantica. Come la vedi?
Credo che la Nato non farà mai entrare ufficialmente l’Ucraina nell’Alleanza, ci sono molte spaccature oggi all’interno delle coalizioni di potere dell’occidente, e un ingresso di Kiev porta con sé più svantaggi che vantaggi. Per gli Stati Uniti è più comodo avere l’Ucraina in una posizione simile a quella del Giappone, dell’Australia o di Israele, stabilendo degli accordi commerciale ma non l’obbligo di intervenire militarmente in caso di guerra. Perché gli americani non vogliono fare la guerra per gli interessi ucraini.
No?
Stati Uniti e Gran Bretagna sono speculatori finanziari, bugiardi e assassini. Non hanno interesse a fare del bene, a loro interessa solo creare presupposti per derubare gli altri Paesi. L’Ucraina diventerà come I’Israele, Paese verso il quale i finanziatori statunitensi stanziano dai 2 ai 4 miliardi di dollari l’anno e, attraverso accordi segreti e una partita di giro, li fanno tornare all’industria militare e alle aziende americane che si occupano di Difesa. È un do ut es, attraverso degli accordi che si rinnovano ogni anno.
Quindi Kiev non entrerà nella Nato?
L’ingresso di Kiev nella Nato potrebbe scatenare una guerra nucleare. Tra i potenti ci sono persone spregiudicate ma non degli idioti, agli ucraini daranno un «contentino».
Rispetto alle fantomatiche bombe grappolo a Kiev, in un video spieghi che non si tratta di una novità.
La questione delle “bombe a grappolo” è una presa per il culo della stampa e dei giornalisti che non sanno nulla di guerra. Non parliamo di bombe aree, ma di munizioni da 155mm per obici da campo che hanno sistemi di distribuzione degli ordigni a cassette, volgarmente definiti “a grappolo”. Nel linguaggio tecnico-militare parliamo di sub-munizione: significa che tu hai una grande munizione che funziona come forza portatile e all’interno a sua volta sono contenute tante minzioni che hanno capacità esplosive per colpire obiettivo. Quest’ultimo viene colpito non da un elemento portatile ma da sub-munizioni che sono al suo interno.
Ma allora perché se ne parla ora?
Per un semplice motivo, gli Stati Uniti hanno inviato tutte munizioni disponibili all’Ucraina e non ne hanno più disponibili. Hanno addirittura costretto gli alleati e i Paesi saltelli a rivendere loro le munizioni da 155 mm, come hanno fatto con la Corea del Sud. Una vera follia. Il problema della mancanza di queste munizioni è data dalla tipologia di guerra che si svolge nel Donbass, legata a grandi scambi di fuoco e di artiglieria, rispetto alla quale i russi hanno un predominio totale, non avendo mai smesso di produrre questo tipo di munizioni e avendo i magazzini pieni.

A un mese dall’inizio della controffensiva ucraina, quali sono i risultati?
Gli ucraini dovrebbero superare di 4-5 volte il fuoco di artiglieria russo per poter svolgere le operazioni di offensiva. Il problema è che non ci riescono, mandando a morire moltissimi militari. In più di un mese, i russi hanno fatto fuori più di 80 mila militari ucraini, e questo lo dicono gli americani. Per un mezzo meccanizzato distrutto vengono distrutti sette mezzi della Nato, e per un militare russo ucciso o ferito gravemente, ne vengono uccisi almeno 10 ucraini. E in queste condizioni un esercito come quello ucraino non può andare in offensiva, servono munizioni per l’artiglieria e gli americani non sanno più dove andare a prenderle. Tra l’altro quelle munizioni a grappolo non è certo la prima volta che fanno a loro comparsa in questa guerra, essendo state usate dagli ucraini nel 2014-2015 contro le postazioni civili nel Donbass.
Cosa ne pensi dell’aggressione brutale contro la giornalista Elena Milashina in Cecenia?
Sono contrario alla violenza e mi dispiace molto che sia stata picchiata, non sono assolutamente d’accordo con questi metodi.
Però?
Va spiegata cos’è la Cecenia oggi, dopo la seconda campagna cecena. Per vincere quella guerra Putin, usando anche metodi brutali, ha portato dalla sua parte quelli che prima erano i nemici, i terroristi di matrice wahabita, pagati dagli oligarchi in una sistema gestito dalla CIA. Se Putin non avesse risolto quel problema, oggi nel Caucaso avremmo avuto un Califfato islamico stile ISIS. Questo non è andato giù alle strutture anglo-statunitensi, ai vari scrittori, intellettuali e giornalisti che dipingono la Cecenia come uno stato corrotto. Ma cosa ti puoi aspettare da un Paese governato da Kadyrov, che combatte sin da quando aveva 10 anni, e non ha alcuna formazione scolastica? Si aspettano forse che organizzi il gay Pride? È un ex terrorista diventato un fedelissimo di Putin.
Arriviamo al punto.
Il punto è che, piaccia o meno, se togliamo di mezzo Kadyrov scoppierebbe una guerra civile. La Cecenia è gestita da dei clan, che si proteggono a vicenda. Una cultura tribale. Dopo tanti anni di guerra, la gente vuole stabilità. Quindi è successo che Elena Milashina è andata a filmare un processo riguardante una signora che fa parte di una famiglia ostile a Kadyrov, e questo atto è stato visto come una “provocazione” che mette a rischio la stabilità del Paese.
Ok, ma picchiare una giornalista non ha scusanti…
Fino a dieci anni fa in Cecenia si tagliavano teste e si lapidavano le donne. La Cecenia dovrà fare il suo percorso, ci metteranno 200 anni? Sono questioni loro interne. Purtroppo in quel Paese è ancora troppo fresco il ricordo della guerra, vogliono essere lasciati in pace. Mi dispiace che sia stata picchiata ma la Cecenia è un Paese complicato.

Un tuo giudizio sull’operato del governo Meloni rispetto alla guerra in Ucraina?
L’Italia è uno zerbino, non ha alcun tipo di autonomia e questa cosa è davvero molto triste e mi rattrista anche a livello personale. Un Paese così bello, importante, culla della cultura occidentale, che ha regalato così tanto a questo mondo, oggi viene trattato in maniera sprezzante dagli anglosassoni. I politici sono dei traditori dei valori della Costituzione, l’Italia non ha alcun bisogno di sostenere questa guerra. E non dico che dovrebbero essere dalla parte di Putin, perché quando leccavano il culo a Putin gli criticavo e gli dicevo di occuparsi delle questioni italiane. L’ultimo statista è stato Craxi, poi solo pagliacci.
Sicuramente intelligente e scafato,ma quanto te la meni Lilin: c’è qualcuno che dice le stesse cose da Settembre del 2022.
E secondo te ,tra diverse cose,se gli yankees fossero in difficoltà lo vanno a sbandierare ai 4 venti ? O vogliono mandare altri messaggi a chi di dovere?
Ma soprattutto pensa ai caxxi tuoi e al paese tuo.
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Carlgen guarda che ha cittadinanza italiana da un po’.
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Sai quanti hanno “carte da italiano” ma interessi e cuore “stranieri”
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Area Fiat?
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Anche …ma mi riferivo principalmente a “liberi battitori” ai miei occhi non troppo liberi.
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Aridaje co sto Craxi statista.
Bettino Craxi, “statista come De Gasperi e Churchill”, “sconfitto dallo status quo”, “atletico”: 20 anni dopo è beatificazione, in tv e sui giornali
Un “uomo leale“, che “ha fatto del bene a tanti“, uno capace di “tenere testa agli Stati Uniti nella notte di Sigonella“, di “portare l’Italia a essere la quinta potenza industriale“. Ma anche “una specie di Schumacher, che andava troppo veloce per tutti“. E poi un uomo “atletico, alto quasi due metri”, che “in gioventù non era così grosso, anzi era snello, si dedicava alla pallacanestro” ed era pure “ballerino di samba“. In una parola: uno “statista“. Di più: “L’unico italiano dopo De Gasperi a meritare di essere considerato uno statista“. Anzi neanche “dopo De Gasperi“, e quindi secondo, ma “insieme a De Gasperi“: a pari punti. Qualche errore nel curriculum? “Il no al referendum per la preferenza unica voluto da Mario Segni“. E poi? “Alla caduta del Muro, quando non seppe leggere il nuovo quadro politico che si apriva con la crisi del comunismo”. Basta? Pare di sì. È una vera e propria beatificazione quella che sta andando in onda a reti quasi unificate nel ventesimo anniversario della morte di Bettino Craxi. Quotidiani, settimanali, approfondimenti televisivi, rotocalchi, pellicole cinematografiche: ogni mezzo di comunicazione è stato invaso da commossi pensieri dedicati all’ex presidente del consiglio, simbolo della Milano da bere degli anni ’80 e di Tangentopoli nei ’90.
– Al netto delle tangenti – “Il mio è un ricordo di Craxi senza pregiudizi”, ci tengono a specificare quasi tutti gli autori, ma in effetti è soprattutto un ricordo senza i giudizi passati in giudicato. Un “Craxi al netto delle tangenti“, che censura – nella migliore delle ipotesi – ogni riferimento alle note vicende giudiziarie. Ma anche il resto: tra il 1983 e il 1987, cioè quando Craxi era a Palazzo Chigi, il debito pubblico passò da 400mila a un milione di miliardi di lire (463 miliardi di euro) e il rapporto debito-Pil dal 69 al 92%. Su fino al 116% del 1993 quando il “costo della democrazia”, come lo chiamano oggi (cioè le tangenti della Prima Repubblica) costrinse il governo di Giuliano Amato a fare una manovra da 93mila miliardi, a riformare le pensioni, a prelevare forzosamente il 6 permille dai conti correnti degli italiani. Tutte informazioni che nei “ricordi senza pregiudizi” di questi giorni non trovano spazio. Non potrebbe essere altrimenti visto che a narrare le gesta di Craxi sono soprattutto estimatori, amici, sodali, familiari, persino i suoi coimputati.
– Il ricordo del coimputato – È il caso di Silvio Berlusconi, che dal governo Craxi incassò nel 1984 tre decreti fondamentali per mantenere accese le sue reti televisive. E che con Craxi venne condannato il 13 luglio del 1998 per finanziamento illecito ai partiti nel primo processo All Iberian: due anni e quattro mesi per l’ex cavaliere, quattro anni all’ex leader del Psi. I reati si prescriveranno in appello il 26 ottobre del 1999, prescrizione poi confermata nel novembre del 2000 dalla Cassazione, che bocciò la richiesta di assoluzione di Berlusconi. “Bettino Craxi era un uomo leale, siamo stati amici per tanti anni e posso testimoniare che poche altre volte nella vita ho avuto amicizie sincere e disinteressate come la sua”, spiega il leader di Forza Italia ai microfoni dello speciale dedicato dal Tg2 Dossier all’ex capo socialista. Il giornalista si è ben guardato dal ricordare come quell’amicizia “sincera e disinteressata” fosse dovuta anche a 21 miliardi di lire bonificati dalla società off-shore All Iberian, riconducibile alla Fininvest, su due conti esteri attribuibili a prestanome di Craxi: una vicenda considerata provata dal tribunale di Milano ma dimenticata dalla narrazione della seconda rete pubblica, un tempo di estrazione socialista e ora in mano alla Lega. È più importante evidentemente far spiegare a Berlusconi il suo punto di vista sull’amico Bettino: “È l’unico politico italiano del dopoguerra a meritare di essere definito statista insiema a De Gasperi. Voleva modernizzare le istituzioni, se gliel’avessero permesso l’Italia sarebbe ora un Paese assai migliore. Il giustizialismo fu l’arma con cui si fermò quel cambiamento che Craxi aveva tentato di realizzare”. Un ricordo impeccabile se non fosse che dopo la caduta di Craxi e la fine della Prima Repubblica – quando cioè fu bloccato il presunto cambiamento di matrice Psi – a tenere a battesimo la Seconda da presidente del consiglio fu proprio Berlusconi.
– “La favoletta di Alì Baba” – Non sono le uniche informazioni che mancano nello speciale del Tg2, molto più concentrato a raccontare il Craxi “capace di vincere la sfida del Pci e della Cgil contro il taglio della scala mobile, di tenere testa agli Stati Uniti nella notte di Sigonella, di portare l’Italia a essere la quinta potenza industriale. Il rinnovatore di una tradizione riformista finita in naftalina, l’anticipatore di questioni ancora attuali”. Uno pensa: ora si parla della corruzione, questione che da Tangentopoli in poi non ha mai smesso di essere un’emergenza. E invece no, si tratta delle “riforme costituzionali, del presidenzialismo, della governabilità, della meritocrazia”. E le tangenti? E le due condanne già divenute definitive quando il leader socialista morì ad Hammamet? “Tutto a lungo ridotto nell’immaginario collettivo a una mera vicenda giudiziaria, a processi e condanne e a una favoletta in stile Ali Baba e i 40 ladroni“, recita la voce narrante dello speciale. Soddisfatta nel registrare un generale cambio di opinioni sulla figura del leader del Psi: “Oggi a vent’anni dalla morte di Bettino Craxi lo spirito del tempo inizia a soffiare in un’altra direzione: l’irresistibile ascesa degli anni ’80 e la repentina caduta vengono viste in una prospettiva storica sine ira ac studio e la bilancia dei giudizi si ribalta”.
– “Il leader snello che giocava a basket” – E per ribaltare la bilancia dei giudizi sine ira ac studio il Tg2 ricorda che il giovane Craxi “alto quasi due metri e atletico, si dedica anche alla pallacanestro”, mentre sullo schermo si vede un filmato di repertorio in cui il leader socialista si vanta: “Ricordo che dopo un incontro fui squalificato per un paio di giornate perché avevo rivolto parola offensive all’arbitro”. Risate e ilarità prima che la narrazione torni seria. Il suo storico delfino, Claudio Martelli, lo paragona a Churchill: “Ha salvato la Gran Bretagna dai nazisti, nel 1945 lo mandarono a casa. Ma Craxi non è stato sconfitto dagli elettori ma dai poteri forti. Se tu difendi i diritti dei popoli rischi di schierarti contro i potenti, se difendi i diritti dei lavoratori finisci per trovarti contro l’élite del tuo Paese. Ma non è una novità perché se l’era trovata contro anche De Gasperi“. Quella del paragone col padre della Repubblica è praticamente una costante nel ricordo del leader del Garofano. Matteo Renzi, invece, sembra tentare il paragone personale: “Diciamo che cambiare in Italia è molto difficile, perché quando qualcuno ci prova davvero si scatena l’alleanza dello status quo. Sicuramente è successo anche a Craxi“. Anche a Craxi. Per l’ex segretario del Pd le monetine dell’hotel Raphael oggi si lanciano su facebook: “Fu un momento barbaro che segna l’inizio della nuova stagione della politica. L’aggressione prosegue oggi sui social“.
“Pochissime colpe in una stanza polverosa” – Per Vittorio Feltri, invece, Craxi “era diventato una specie di Schumacher, andava troppo veloce per tutti”. E dire che proprio Feltri chiamava “ladri” i politici di Tangentopoli sulla prima pagina dell’Indipendente, giornale da lui diretto all’epoca. Quando e perché Feltri ha cambiato idea su Craxi? “Un giorno – racconta – lui mi telefonò e io andai a trovarlo all’hotel Raphael e mi accorsi che viveva come un poveraccio, in una stanza polverosa. Mi convinsi che non aveva tutte le colpe, anzi ne aveva pochissime“. Pochissime colpe in una stanza polverosa. La beatificazione arriva anche da Ciriaco De Mita, lo storico avversario della mancata staffetta a Palazzo Chigi: “L’alterazione del giudizio è stata ingenerosa, è come se uno che perde una partita viene messo in galera“, dice l’ex segretario della Dc. Che poi confessa: “Io passo per uno che si è salvato: io sono stato indagato 12-13 volte ma poi sono stato sempre archiviato“. Craxi invece no, visto che – nonostante la narrazione non ne faccia quasi cenno – morì con due condanne definitive a dieci anni di carcere: aveva preso cinque anni e mezzo nel processo per le tangenti Eni-Sai, quattro anni e mezzo per quelle della Metropolitana milanese. “Ma Milano – ci tiene a far sapere l’ex sindaco socialista Carlo Tognoli – non era una città corrotta, era una città in cui si sono trovati episodi di corruzione. Milano è stata presa di mira perché era la città di Craxi“. E dunque non perché, come ha ricordato Gianni Barbacetto sul Fatto Quotidiano, a Milano la linea 3 della metropolitana costava 192 miliardi di lire al chilometro, mentre ad Amburgo ne bastavano 45. E neanche perché il passante ferroviario milanese è costato 100 miliardi al chilometro, mentre quello di Zurigo si fermava a 50. E non c’entra niente neanche che per ampliare lo Stadio di San Siro ci sono voluti 180 miliardi, mentre a Barcellona solo 45: nossignore, a Milano s’indagava sulle tangenti solo perché era la città di Craxi.
– “Costretto a morire in esilio” – Una città dalla quale dovette andare via quando, come racconta sempre il Tg2 citando Antonello Venditti, “dal socialista ottimista si è passati nell’immaginario collettivo al socialista ladro“. “Craxi decide di lasciare per sempre l’Italia“. “La patria che amò e che ingrata lo costrinse a morire in esilio“, ricorda Martelli. “Per molti è una latitanza, per lui è un esilio“, spiega il Tg2 Dossier, che con ironia involontaria ripesca un filmato del leader socialista mentre rivendica fiero: “Io ho fatto della libertà la bandiera della mia milizia politica“. Gherardo Colombo spiega con garbo che “nel momento in cui esiste una misura cautelare si passa da essere un cittadino all’estero ad essere latitante“. Ma la figlia Stefania non è d’accordo: “Nessuno aveva fatto un divieto d’espatrio”. L’attuale senatrice di Forza Italia, l’Anita del film di Gianni Amelio (di cui ilfattoquotidiano.it ha scritto qui), è presenza fissa in queste settimane di commemorazione. Qualche giorno fa ospite di Mara Venier ha spiegato come tra i (pochi) difetti di suo padre ci fosse “aver dato fiducia e potere a persone che non lo meritavano“, le stesse che “attraversavano la strada pur di non incrociarmi”. La conduttrice cerca di metterla a suo agio: “Noi con Bettino eravamo amici . Tuo padre ha fatto del bene a tanti“. Stefania è ovviamente d’accordo.
– Ghino-Craxi era una “persona semplice” – E per meglio celebrare il genitore ha recentemente dato alle stampe Parigi-Hammamet, romanzo inedito del leader socialista pubblicato dalla berlusconiana Mondadori. Il protagonista del libro è in pratica lo stesso Craxi visto che si tratta di un ex presidente del consiglio italiano in fuga di nome Ghino, come Ghino di Tacco, il brigante medievale che Eugenio Scalfari paragonò al leader socialista. Si trattava di un bandito che alla fine del 1200 controllava l’accesso alla strada tra Firenze e Roma, estorcendo denaro a ogni passante. A Craxi quel paragone piacque talmente tanto da firmarci i suoi articoli sull’Avanti. E poi da battezzarci il protagonista della sua storia inedita, che ovviamente – trattandosi di se stesso – è un eroe senza macchia e senza paura: “Una persona semplice, disponibile, pronta a farsi carico dei problemi di tutti, delle questioni anche più banali e quotidiane, tanto diffidente e cauta nei confronti dei suoi pari, intendo dire i politici, i dirigenti, gli uomini di potere, quanto fiduciosa nelle persone qualsiasi, amica di tutti, pronta a sedersi nella più umile casa di pescatori per discutere, inframezzando francese, italiano e arabo, sulle cose di tutti i giorni”. Al romanzo inedito e autoelogiativo di Craxi hanno dedicato un’intera pagina il Corriere, che si è limitato a pubblicarne un estratto, e il Messaggero, che invece lo ha recensito definendolo “un plot gonfio di trame, misteri, storie d’ amore e di tradimenti, vendette e paure”.
– Leghisti dal cappio ad Hammamet – Un’intera pagina é quella firmata sul Foglio da Giorgio Gori, sindaco Pd di Bergamo ed ex dirigente delle reti Fininvest, che chiede in pratica di mettere “fine a una demonizzazione che non solo offusca il ruolo che per vent’ anni Craxi ha avuto nelle vicende della sinistra italiana, ma che finisce per cancellare un pezzo importante della storia della sinistra e del nostro paese”. Il tentativo di Gori è far includere finalmente in modo ufficiale il leader socialista tra i padri spirituali del Pd: “È evidente che il ‘manifesto’ fondativo del Pd – il Vetroni del Lingotto – ha le sue radici nel pensiero di Craxi ben più che nella tradizione comunista. Eppure ancora oggi appare difficilissimo ammetterlo”. Gori è dato tra i presenti alla commemorazione di Craxi ad Hammamet. Con lui anche Gianni Pittella, mentre il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha declinato l’invito arrivato da Stefania Craxi. Ci saranno invece due leghisti: l’ex viceministro Massimo Garavaglia e l’ex sottosegretario Armando Siri. Quest’ultimo, da qualche mese indagato a Roma per corruzione, è stato socialista da giovane, negli anni in cui il Carroccio sventolava il cappio in Parlamento all’indirizzo degli inquisiti di Tangentopoli. Quando Craxi fuggì ad Hammamet, Umberto Bossi commentò: “I Re non sono mai destinati alla galera. O salgono sulla ghigliottina o muoiono in esilio. Craxi ha già scelto l’esilio”. Un’affermazione forte ma è inevitabile notare come già all’epoca la Lega non parlava di latitanza.
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E c’era bisogno di intervistare questo scrittore per capire che quel “tentativo di colpo di stato”era stato solo una messa in scena per dare a Putin la scusa per fare piazza pulita?
O forse, anche quelli del fatto vorrebbero riabilitare Craxi, ma, temendo di screditarsi, cominciano a utilizzare le parole di uno scrittore straniero in attesa di tempi migliori?
Parlare bene del “patriota Craxi” per parlare male del comportamento da “zerbino” della “falsa patriota”Meloni”?
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Nicolai Lilin ha acquisito cittadinanza italiana da moltissimi anni, è moldavo di nascita quando ancora era Urss e ha fatto il soldato nell’esercito russo per un breve periodo, “Educazione Siberiana” , di ispirazione autobiografica, è un romanzo da cui Salvatores ha realizzato l’omonimo film. Conosce bene come funzionano le cose sul campo di battaglia e conosce bene l’ambiente culturale della federazione, è decisamente filo-russo benchè molto critico di Putin a cui ha dedicato un intero libro. Lui è stato l’unico in quei giorni a dire che il tentato golpe aveva la modalità di una messa in scena, mentre tutti credevano nella guerra civile, al massimo in un ammutinamento, ma restano ipotesi, come è probabile che sia stata una iniziativa di Prigozhin, poi pilotata e gestita da Putin con una certa maestria.
Quando Lilin cita Craxi si riferisce al fatto che è stato l’unico che ha osato mettersi di traverso contro gli americani che hanno fatto sempre da padrone su suolo italiano (e dietro le quinte di molti fatti della nostra storia recente) se poi qualcuno volesse ricordare chi altri, quale statista, abbia puntato i piedi verso il padrone pretendendo il rispetto della sovranità nazionale, ce lo ricordi che ci fa un favore
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Ohohohhoohoh
Attacco frontale a Carlgen
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Con il permesso del sociologo provocatore Serpe,
Propongo la mia veloce(5minuti non di più)
analisi (gratis,non ho romanzi da lanciare ne studi tatoo da far conoscere🤣),
seguendo il metodo (Orsiniano😁?) di “scienza applicata” a questioni umanistiche. E quindi mi avvalgo,come da teoria e prassi,dell’analisi costi benefici sulla questione Sigonella.
-BENEFICI
Agli occhi del bobolo italiano prova di forza verso gli ameriKani.(ma quando mai)…solo agli occhi coperti da cateratte… più avanti il perché.
-Benefici per Craxi:
Si assicura un buen ritiro tunisino nel suo fine carriera da fuggiasco.
E qualche regalino (privato)in Svizzera o alle Cayman da Gheddafi & associated per una “felice pensione dorata”
-COSTI
~Crisi di Governo(Spadolini Andreotti)
~Abu Abbas condannato all’ergastolo in contumacia e nessun giorno all’interno delle patrie galere italiche per un reato commesso su suolo italico ( la nave era suolo italico)
~Il terrorismo non si fermò,anzi strage di Fiumicino 2 mesi dopo,
13 morti italiani…tante Grazie da quelle famiglie.
~Appeccoramento craxiano verso USA(in via confidenziale leggere l’allora segretario di stato americano George Shultz) nella gestione di Sigonella-post-crisi che porta alla guerra di Sirte.
~Guerra di Sirte provocata dagli americani ( grazie anche al permissivismo e al doppiogiochismo di Bettino),in cui l’Italia rischiò di trovarsi di mezzo…
Chiedere agli amici di Lampedusa quando si beccarono due scud libici di fabbricazione russa in casa.
Che dire …parallelismo…Bettino un piccolo Zele? Ci sta? “Potenzialmente Abbastanza”per conto mio.
Lascio ai sociologi trarre le conclusioni.
Proseguo
➡️Dichiarazioni (poi Verificate al 100%)di Craxi riportate dal suo cerchio magico(ai tempi).
“«non avrei POTUTO fare diversamente da come avevo fatto»” riguardo al SigonellaGate.⬅️
Altrimenti avrebbe ripudiato i suoi doveri di capo del governo nel rispetto costituzionale e sarebbe caduto,deduzione basata solo sul buon senso e sulla logica.
Da notare il “potere” (POTUTO)non il “volere”…quindi non una sua scelta,ma la costrizione a fare quella scelta;
d’altronde non ho mai visto entrare polizia e/o esercito straniere in uno stato democratico:anche Assange(che “un” Dio gli sia vicino)ha vissuto nell’ambasciata ecuadoriana a Londra(suolo nemico addirittura )senza che per anni nessuno ci entrasse.
Purtroppo quando l’odio ( troppo per essere razionalmente scusato)per qualcuno trova giustificazione e sostegno in determinate azioni o fatti passati che si prestano a quell’interpretazione, ci trova contenti a vedere i fuochi di San Giovanni mentre qualcuno ci svuota la casa.Ovvero quando la propaganda ci piace… e quindi è tutto vero ai nostri occhi inconsapevoli e filtrati…proprio perché amiamo il fatto che essa avvalori la nostra opinione…troppo condizionata e condita ideologicamente.
Detto questo
Se
L’azione craxiana “non poteva fare altrimenti”
Porta a chiamarlo “statista”(🤣😂🤣😂😂😅)( per Sigonella e senza tener conto di tutte le porcherie che ha combinato)
Allora
Il “non poteva fare altrimenti “ di Giuseppe Conte( che ho votato,che NON considero statista ma solo un bravo politico,eccellente se rapportato alla m3rda politica odierna)durante la pandemia…
Allora dicevo,
Giuseppe Conte, vista la portata storica (delle sue dovute e non potute scelte )della pandemia rispetto a Sigonella…
non meriterebbe di essere chiamato statista,
ma solo che statue d’oro massiccio raffiguranti il suo busto(GiuseppeContiano),con pochette in bello sfoggio,fossero erette lungo tutto il perimetro del suolo italico.
Ma per restare seri e con i piedi per terra,e non “NicolaiLiliniani”
è giusto che le statue non ci siano e che lo statista socialista(😂) si sia “automesso” al confino scappando come un comune ladro, e trattato con gli onori dovuti(😂).
Buona giornata
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Ahahahahah
Provocatore io?
Ahahahaahh
Oggi il voto lo do io.
Per i metodi più qualificativi che quantatitavi usati.Più che buono
85/100
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Di un uomo delle istituzioni come Putin o Craxi si può contemporaneamente non condividere le scelte politiche interne, deplorare la condotta morale, ma apprezzare lo spessore politico in campo internazionale in termini di indipendenza e capacità di incutere rispetto e non derisione.
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