Fazio lascia la Rai e si frega le mani. Discovery lo blinda con dieci milioni

(Maurizio Caverzan – la Verità) – A seguire il flusso dei soldi non si sbaglia. Soprattutto se il beneficiario è Fabio Fazio, nativo di Savona. Nessun martirio, nessuna censura. Ci mancherebbe. L’addio alla Rai «dopo quarant’anni di onorata carriera», tra folle di vedove inconsolabili e sodali de sinistra in servizio permanente, è una faccenda di mercato editoriale. Una questione di danè. Altro che vittime della democrazia.

Nella nuova casa della Warner Bros Discovery Italia, Fazio guadagnerà 2,5 milioni all’anno che, moltiplicati per quattro, fanno 10 milioni tondi tondi. Rispetto al milione e 900.000 percepito in Rai con l’ultimo contratto. Il miglioramento è ancora più ragguardevole considerando la durata del nuovo accordo che la Rai di sicuro non avrebbe potuto garantirgli […] senza contare quanto incasserà Officina, la società fondata nel 2017 e di cui ora è socio al 50% con Banijay. Nell’ultimo biennio, per la produzione delle trenta puntate del talk show di Rai 3, l’incasso è stato di 10,6 milioni. Se la percentuale d’incremento fosse la stessa, si sfiorerebbe la cifra di 14 milioni, sempre all’anno. Ma questa è solo un’ipotesi.

«Io e Luciana (Littizzetto ndr) non abbiamo nessuna vocazione a sentirci vittime né martiri», ha assicurato, bontà sua, tentando poco convintamente di sedare i piagnistei della tifoseria desiderosa di buttarla in politica. «Siamo persone fortunatissime e avremo occasione di continuare altrove il nostro lavoro», ha ribadito. Ieri, con il solito gioco di prestigio tra narrazione e fatti reali, i giornaloni fiancheggiatori hanno dato il meglio per pilotare sul conto del governo di Giorgia Meloni il clamoroso divorzio. […] Fazio non ha voluto aspettare che, giusto ieri, la nuova governance s’insediasse in Viale Mazzini e Roberto Sergio, amministratore delegato, e Giampaolo Rossi, direttore generale, prendessero possesso degli uffici, firmando il giorno prima con Discovery. Anche in questo caso la tempistica è rivelatrice. Aspettare avrebbe voluto dire valutare un’offerta verosimilmente al ribasso che lo avrebbe posto di fronte al bivio: i danè o la Rai?

Meglio rompere prima gli indugi e non farsi scappare l’allettante offerta di Warner Bros.

L’unica rimasta sul tavolo dopo che anche Urbano Cairo, patron di La7 con la quale il conduttore aveva già flirtato, si è defilato quando Fazio ha chiesto di contrattualizzare anche la squadra di autori e il gruppo di Officina. […] Ma per i bilanci controllatissimi del parsimonioso Cairo arruolare tutti avrebbe potuto essere un colpo mortale. Come quello che, nel 2001, portò alla fine precoce del tentativo di creare dall’ex Telemontecarlo di Vittorio Cecchi Gori ceduta a Roberto Colaninno l’agognato terzo polo tv. Anche allora c’erano Fabio Fazio e Luciana Littizzetto tra i volti della nuova emittente. Ma i debiti accumulati e il nuovo cambio di proprietà fecero abortire il progetto in poche settimane.

Che, tuttavia, valsero a Fazio una liquidazione di 28 miliardi di vecchie lire, utili per prestigiosi investimenti immobiliari. Ci vollero due anni prima che il conduttore di Savona tornasse nella tv pubblica, nel 2003, ricominciando da Che tempo che fa. […]

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10 replies

  1. “Una questione di danè. Altro che vittime della democrazia.”

    Meno male che qualcuno che guarda le cose con occhio sfoderato dal prosciutto ogni tanto c’è. E non ci vuole granché per capire che la supposta censura del governo non c’entra nulla. C’entra piuttosto l’abilità con cui Fazio, senza mai nominarla, ha semplicemente fatto credere che ci sia, mentre in realtà ha solo colto la palla al balzo per cambiare compenso e fare pure la vittima per farsi pubblicità.

    Ci può arrivare anche uno di sinistra a capire che se davvero Fazio fosse stato cacciato, cioè se davvero fosse caduto in disgrazia, Dicovery gli avrebbe offerto una cifra assai più modesta: mica sono fessi a pagare un cachet bello grande per uno che non non vuole più nessuno (basta ricordare cosa capitò alle famose vittime del cosiddetto editto bulgaro per le quali non fu certo rose e fiori, mi pare).

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    • Ragionamento impeccabile, ma come sempre bisogna sbattere il mostro (che comunque lo è, Fazio a parte) in prima pagina

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    • Caverzan scrive su Laveritá che si è appiattita sul governo Meloni (nemmeno nel periodo del governo gialloverde il quotidiano ha lasciato così tanta bava di lumaca!)

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    • Il fatto che ” paghino i privati” è tutto da discutere. Alla fine paghiamo sempre noi: i soldi spesi dai ” privati” nell’intrattenimento e nella pubblicità vengono caricati sui prodotti e i servizi che acquistiamo.
      Alla fine è sempre il popolo che paga. Tutto.

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  2. Be’, va be’…Visto che sono cosi furbi sti destronzi gli hanno dato pure l’appiglio per uscire da martire. Pensa te che c0glion@zzi.

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  3. Mah @Mauro, sicuro che non ci facciamo di più la figura di cO…zi noi che riempiamo giornali, video, blog, discorso pubblico… con la difesa della a quanto pare inamovibile poltrona di questi milionari qui?
    Certo non ci dimostriamo granchè di… “sinistra”, non le pare? E per l’ ennesima volta…

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