Il procuratore di Catanzaro: «Sono molto attivi anche in Colombia Paesi Bassi crocevia del traffico mondiale ma non ci hanno ascoltato»

(GIUSEPPE LEGATO – lastampa.it) – I primi «scaricatori» di droga in mare li trovò negli anni Novanta a largo di Saline, minuscolo comune a scavalco tra Reggio Calabria e Melito Porto Salvo, capitali di due dei tre principali mandamenti di ‘ndrangheta nel mondo, quello jonico e quello del capoluogo: «Lanciavano in acqua decine di chili di eroina comprata dai libanesi con dei galleggianti per farli recuperare ai pescatori». Da quella scoperta investigativa sono passati 30 anni, la ‘ndrangheta «si è presa il mondo del narcotraffico» con l’arroganza dei soldi e la cattiveria dei clan dell’Aspromonte: un mix micidiale innestato sugli errori stragisti dei Corleonesi. Le due tonnellate trovate al largo di Catania, ancorate a boe galleggianti, raccontano che cambiano le rotte, nuovi protagonisti entrano nel mercato («soprattutto la mafia albanese»), ma certi sistemi resistono.
Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro, resta lo specialista della lotta ai cartelli della coca: «Abbandonare temporaneamente in mare un carico così rilevante – dice – comporta meno rischi e più risparmi».
Procuratore, due tonnellate di cocaina sono tante. Perché lanciarle in mare e non farle invece arrivare sulle banchine nei container sigillati?
«Perché comporta meno rischi e comunque ogni volta che la cocaina arriva nei porti l’organizzazione o le organizzazioni criminali che controllano quello scalo percepiscono una tangente pari al 20% del valore del carico».
Quante volte dopo Saline le è capitato di recuperare droga in mare?
«L’ultima qualche anno fa: sequestrammo nell’oceano otto tonnellate di cocaina».
Per la sua esperienza c’è la ‘ndrangheta dietro un carico così grande?
«Il mercato della droga è aperto, non direttamente vincolato a un’organizzazione mafiosa anche se in questo caso si può propendere per questo. Poi ognuno spunta un prezzo in base ai pregressi, alla serietà, alla solvibilità, alla puntualità nei pagamenti».
E qui la mafia calabrese non ha pari. O no?
«È ancora leader, lo dicono tutti i rapporti pubblicati nel mondo, dall’Onu, all’Interpol ad Eurojust».
Lei lo diceva vent’anni fa…
«Ma in Olanda, ad esempio, non ci hanno ascoltato. Recentemente i ministri della giustizia e della sicurezza sono venuti in Italia a rappresentare che erano terrorizzati da una serie di omicidi legati al traffico di droga avvenuti nell’ultimo periodo».
Olanda crocevia del narcotraffico mondiale?
«Li si ritrovano con tre mafie ormai strutturate».
Quali?
«La ‘ndrangheta, la mafia albanese e la “Maffia”, terza generazione di un’organizzazione nordafricana. Hanno stanziato 100 milioni per costruire nuove carceri, sono pronti a copiare la legislazione antimafia italiana, ma ormai è tardi».
E in Europa?
«Se l’avessero capito avrebbero adottato quantomeno il sistema giudiziario italiano nel contrasto al fenomeno, ma quello di due anni fa. Perché un anno e mezzo di riforma Cartabia ha fatto disastri».
Si affacciano nuovi protagonisti che possono insidiare i calabresi?
«La mafia albanese, ma non in ottica di concorrenza semmai di joint venture tra le due organizzazioni che cominciamo a vedere in Colombia».
Punti di forza?
«I mafiosi albanesi sono abbastanza ricchi, provengono da uno Stato molto corrotto e comunque facilmente corruttibile in pezzi degli apparati di sicurezza e dell’amministrazione. Hanno la durezza che somiglia un po’ a quella della ‘ndrangheta. Questo li rende capaci di imporsi sui territori».
Solo l’Olanda è terminale dei carichi dal Sudamerica?
«Anche la Spagna, con la zona della Galizia, ha una sua centralità ma lì la droga arriva a bordo di lance in alluminio con motore Roll Royce capaci di trasportare nell’oceano fino a 8 tonnellate di droga».
Quanto costa un chilo di coca alle cosche calabresi?
«Mille euro direttamente nella foresta amazzonica».
Agli altri?
«Milleottocento».
Cosi non c’è partita…
«Ma infatti, almeno da 25 anni, se non subito dopo la stagione delle stragi, a noi risulta processualmente che è la ‘ndrangheta che rifornisce Cosa Nostra catanese e palermitana».
E questi sono i migliori …quindi siamo a braccetto con la mafia…altro che combatterla…
“……..CAMORRA
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E io sono giorgia!
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