Non è la Rai, ma TeleMeloni. E la premier va a reti unificate

Meloni torna in tv e a reti unificate e per difendersi dalle accuse per aver tolto lo sconto sulle accise inaugura TeleMeloni

Giorgia Meloni

(Alessandro Righi – lanotiziagiornale.it) – Quando di mezzo ci sono le figuracce, nessun problema se a mettere le toppe c’è TeleMeloni. Questo pare essere il nuovo nome della televisione pubblica e privata. Da una parte la Rai, sempre più disposta a piegarsi alle esigenze del potere politico; dall’altra Mediaset, la rete che fa capo direttamente alla galassia Berlusconi.

E così, dopo la figuraccia sull’aumento dei prezzi della benzina, con il governo che ha accusato i gestori di speculazione per nascondere la mancata proroga dello sconto sulle accise, la premier Giorgia Meloni ha cercato di metterci una pezza “a reti unificate“, con due interviste in contemporanea ai maggiori notiziari televisivi, il Tg1 e il Tg5.

“Incontrerò la categoria e dirò loro che non c’è nessuna volontà di fare scaricabarile, la stragrande maggior parte dei benzinai si sta comportando con grande responsabilità, a loro tutela serve individuare chi non lo sta facendo”, ha detto, dopo che i rappresentanti del settore hanno proclamato uno sciopero per il 25 e 26 gennaio contro la “ondata di fango” nei loro confronti.

“Però voglio dire che occorre anche mettere la categoria al riparo da certe mistificazioni, perché quando si parla per settimana del prezzo della benzina a 2,5 euro quando il prezzo medio della benzina è 1,8 euro diciamo che non si aiuta”, ha accusato.

La leader di Fdi poi ha ripetuto quanto già detto nella videorubrica “Gli appunti di Giorgia”, in cui ha affermato (contro l’evidenza) di non aver mai promesso tagli delle accise in campagna elettorale: “Nel programma non c’è scritto che avremmo tagliato le accise e non ne ho mai parlato come priorità in campagna elettorale. Si parlava di sterilizzazione delle accise, ovvero, se il prezzo sale oltre una determinata soglia, quello che lo Stato incassa in più di Iva verrà utilizzato per abbassare il prezzo. L’opposizione ritenti”.

I numeri del ministero dell’Economia sulle entrate tributarie, però, dicono proprio che nei primi 11 mesi del 2022 lo Stato ha incassato 21 miliardi di Iva in più anche per effetto dell’andamento del prezzo del petrolio. Non solo, ma Meloni arriva addirittura a criticare l’esecutivo Draghi per aver calmierato il costo del carburante: “Con i soldi spesi dal precedente governo, in 9 mesi, per tagliare le accise, si sarebbero potute tagliare le tasse sul lavoro di circa sette punti, che avrebbe voluto dire mettere fino a 200 euro al mese nelle tasche dei lavoratori con reddito fino a 35mila euro”.

Manovre in corso

Insomma, toppa prontamente messa. D’altronde TeleMeloni ha già dato prova di sé nei mesi scorsi. Salvo qualche eccezione lo schema è grossomodo sempre lo stesso: attacco sfrenato al Reddito di cittadinanza (manco fosse al governo il Movimento cinque stelle) e difesa a spada tratta (velata ovviamente) dell’operato del governo. E dunque nessun approfondimento sui tanti dietrofront o sui tanti controsensi della Manovra targata Meloni-Giorgetti.

E non è detto che andando avanti TeleMeloni non possa che rafforzarsi. Se infatti Mediaset, in quanto rete privata, obbedisce al suo padrone che nella circostanza è anche uno dei principali azionisti di maggioranza, con la Rai, oggi guidata da Carlo Fuortes, le nomine ancora devono essere fatte. E quando la destra potrà calare i suoi assi, la musica – questo è perlomeno il dubbio di tanti – potrebbe cambiare in maniera ancora più radicale.

A questo punto, però, la curiosità è tanta, anche perché cominciano da settimane a circolare insistentemente alcuni nomi che sarebbero pronti per occupare un ruolo di direzione. Se infatti sulla governance bisognerà aspettare – salvo imprevisti, dato che il Cda scade nel 2024 – non è così per le direzioni, come detto. I veri “asset” interni alla Rai (e su cui Fratelli d’Italia avrebbe messo gli occhi) sono le direzioni Approfondimento (oggi diretta da Antonio Di Bella) e Prima serata (oggi guidata da Stefano Coletta).

Le grandi novità, a sentire i ben informati, arriverebbero in primavera. Se è vero che il Cda Rai scade come detto nel 2024, Fratelli d’Italia non ha intenzione di attendere così tanto per mettere le proprie pedine. E poi ci sono ambiziose possibilità anche per Paolo Corsini che potrebbe aspirare alla guida di Rainews, mentre Paolo Petrecca potrebbe coordinare i giornali radio, infine Angelo Mellone virare su qualche direzione di genere di primaria importanza come Approfondimento o Prime time.

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10 replies

  1. Ma non vi ricordate quando nel 2001 dopo l’attacco alle torri gemelle in una conferenza stampa Berlusconi blatero’ di una presunta superiorità della civiltà occidentale sull’Islam creandoci dei problemi con un miliardo e mezzo di persone e facendo incazzare anche l’amico Bush? Pur davanti all’evidenza dei filmati ebbe il coraggio di dire. NON L’HO MAI DETTO. Giorgia fa lo stesso.

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  2. Sono quasi stufo di leggere “per i redditi sino a 35000 euro”.
    Ormai ogni intervento di natura economica di questo governo si riferisce a coloro che hanno un reddito inferiore o uguale a 35000 euro lordo/anno.
    Ma lo sà il governo che se vivi a Milano con 35000 euro lordi/anno fai la fame?
    Quando avremo l’adeguamento degli stipendi dei parlamentari a 35000 euro/lordo anno ?

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