Benzina, un italiano su due boccia il decreto del governo Meloni

Solo il 26% promuove l’operato dell’esecutivo su inflazione, bollette e accise. Scettico un elettore su tre di Forza Italia. E cala ancora la fiducia nella leader Fdi

(ALESSANDRA GHISLERI – lastampa.it) – La luna di miele con il presidente del Consiglio e il suo governo non è finita. Tuttavia, per la seconda rilevazione nelle prime settimane dell’anno l’indice di fiducia della premier e del suo governo calano attestandosi ad un livello inferiore al 40%. Giorgia Meloni registra un 38,5% (-1,4% in 20 giorni) e il suo esecutivo il 36,7% (-2,5%). Ancora il suo risultato come leader di partito è il più alto nel confronto con i suoi competitor. Di fatto il governo si è instaurato poco meno di 3 mesi fa, il 22 ottobre; quindi, è ancora troppo presto per definirla una tendenza. Negli ultimi 4 anni i sentimenti che hanno connotato i giudizi degli italiani sono evoluti dalla «rabbia», predominante nel 2019, alla «paura» del 2020. Superando la «rassegnazione» del 2022 oggi gli italiani si definiscono in «attesa». Quindi ancora il credito per questa maggioranza è attivo.

I cittadini sentono la presenza di un cambiamento in atto e sono alla ricerca di una qualche indicazione, un supporto, un sostegno. Si può dire che l’inverno sia solo all’inizio e dall’Ucraina non arrivano certo notizie positive che facciano pensare ad una fine del conflitto. L’inflazione, il carovita, il potere d’acquisto, stanno mordendo il portafoglio degli italiani e il ritorno delle accise sui carburanti rappresenta il primo vero ostacolo per la maggioranza.

I cittadini hanno già toccato con mano gli aumenti delle bollette: l’80,5% per l’energia elettrica (+2,7 in 2 mesi), il 77,5% per il gas (+6,8% in 2 mesi) e il 94,4% per la benzina. Percentuali bulgare che fanno pensare -anche- ad un fatto di percezione generalizzata. L’attenzione del pubblico è massima e proprio su questi temi il Governo non viene promosso dal 52,3% degli intervistati, mentre il 26% degli elettori promuove il governo rispetto alle politiche antinflattive. Il dato che colpisce è che tra coloro che bocciano l’Esecutivo si riscontrano anche il 15% degli elettori della Lega, l’11,8% di quelli di Fratelli d’Italia e ben un sostenitore su 3 per Forza Italia. Questo dato diventa importante alla luce della comunicazione istituzionale, perché quando gli ostacoli, gli affanni di governo e le incomprensioni con gli alleati cominciano a sommarsi allora anche il consenso dei partiti ne risente. In questo scenario gli alleati della premier sono quelli che pagano il prezzo più alto nel confronto con il mese di dicembre, perdendo quasi un punto percentuale ciascuno nell’ultima rilevazione. Nello specifico la Lega di Matteo Salvini registra un calo dello 0,7%, mentre Forza Italia dello 0,8. Pur rimanendo il primo partito dopo l’astensione (32,2%), Fratelli d’Italia – invece – con il 28,2% registra un calo dello -0,4%. La fortuna di Giorgia Meloni è che il Partito Democratico con il 16,7%, pur guadagnando quasi un punto percentuale da dicembre (+0,9%), si mostra più conquistato dal tema delle primarie, data del congresso, voti tra on-line e gazebo. Comunque, tallona il Movimento 5 Stelle (17,5%) con uno scarto inferiore ad un punto di percentuale (0,8%). Il partito di Giuseppe Conte sembra invece essersi assestato nella sua crescita. Gli scandali che hanno coinvolto l’Alleanza Verdi e Sinistra italiana hanno fatto perdere lo 0,7% al partito portandolo al di sotto della soglia del 2% e alimentando la crescita del Pd. Azione con Italia Viva rimane stabile intorno all’8%. Dall’insieme di questi primi dati dell’anno emerge nei confronti del governo quel richiamo all’affidabilità, alla competenza, all’azione, ma soprattutto a quella coerenza che tanto ha caratterizzato la linea politica di Giorgia Meloni negli ultimi anni. Le contraddizioni e le successive inversioni di marcia degli ultimi giorni hanno generato una sorta di fastidio tra gli italiani soprattutto quando «si devono fare i conti con la realtà» – citazione – il che ci riporta a quel gap che la politica conosce molto bene tra parole e azione e che molte volte ha fatto rimpiangere agli italiani nell’averci creduto.

4 replies

  1. E meno male che la luna di miele non è ancora finita perché se fosse finita dove andavano sotto zero?

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  2. sai con il controllo medio ….quante pippe!
    E se aumenterà il prezzo? ….rimarranno le accise..mortacci loro!

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  3. Infatti con il prezzo medio regionale esposto io da Roma posso andare tranquillamente in Toscana ,oppure Campania,Umbria se mi costa meno….. che pupazzi .
    Sai l’astensionismo come galopperà con questi presupposti, ma tanto loro hanno le truppe cammellate che si muovono ogni elezione con pacchi di voti sicuri.

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