Emilia: la legge “ad castam” per le poltrone dei consiglieri

Il governatore (candidato dem) fa peggio di Emiliano in Puglia. Altro che “Parole, parole, parole”, come cantava ai tempi belli Mina. Per Stefano Bonaccini l’imperativo del Pd deve essere lavoro e ancora lavoro! E c’è da […]

(DI ILARIA PROIETTI – ilfattoquotidiano.it) – Altro che “Parole, parole, parole”, come cantava ai tempi belli Mina. Per Stefano Bonaccini l’imperativo del Pd deve essere lavoro e ancora lavoro! E c’è da credergli: chiedere per conferma ai consiglieri regionali della sua Emilia-Romagna che ne han già fatto tesoro mettendo intanto in cassaforte le loro poltrone, ben oltre la fine del mandato previsto a gennaio 2025. Come? Attraverso una modifica della legge elettorale regionale che sposta in là la data per il ritorno alle urne. E che soprattutto blinda i loro scranni e dunque i loro emolumenti, anche se Bonaccini dovesse lasciare anticipatamente per candidarsi alle elezioni europee previste a metà 2024: il consiglio regionale gli sopravvivrebbe da un minimo di 9 a un massimo di 12 mesi. Durante i quali l’Emilia-Romagna rimarrebbe guidata dalla sua vice Irene Priolo scelta da Bonaccini dopo che Elly Schlein ha deciso di candidarsi in Parlamento. Chi sia la nuova vicegovernatrice, è presto detto: è la moglie del parlamentare del Pd Andrea De Maria e capataz di Bologna. Che, va senza dire, ha immediatamente appoggiato la corsa del presidente della regione alla scalata del Nazareno.

Bene, bravi, bis. La Regione guidata da Bonaccini ha fatto addirittura più e meglio della Puglia che attraverso un analogo barbatrucco infilato nella legge di Bilancio di fine anno ha allungato la vita ai consiglieri regionali in caso di dimissioni di Michele Emiliano. Alle latitudini del Tavoliere però almeno qualcuno ha storto il naso non fosse altro perché il codicillo scompagina i piani di Antonio Decaro che tra poco più di un anno finirà il secondo mandato e dovrà correre per la presidenza della Puglia senza la fascia di sindaco di Bari. In Emilia-Romagna invece zitti tutti perché il Pd, sotto le insegne di Bonaccini, è come un sol uomo. Del resto le modifiche alla legge regionale del 2007 (costituzione e funzionamento della Consulta di garanzia statutaria) e alla legge regionale 2014 n. 21 (norme per l’elezione dell’assemblea legislativa e del presidente della giunta regionale) non solo sono state approvate senza problemi, ma pure senza l’ombra di malcontenti o malumori tra i banchi della variegata maggioranza né tra quelli sparuti della sua opposizione.

E si capisce: la normativa precedente prevedeva che le elezioni per il rinnovo degli organi (governatore e assemblea legislativa) avvenissero in coincidenza o meglio prima della scadenza naturale dei 5 anni prevista dalla legge. E soprattutto che in caso di scadenza anticipata del mandato, viste le dimissioni del governatore, che una apposita Commissione di Garanzia ne prendesse atto entro 3 giorni (dalla decadenza del governatore o di scioglimento dell’assemblea) individuando nel giro di 2 mesi la data delle elezioni entro i 3 mesi successivi, con il risultato di un rapido rinnovo degli organi. La nuova riforma stabilisce invece che l’unica finestra utile per tornare alle urne regionali è quella tra il 15 aprile e il 15 giugno. E soprattutto che nell’ipotesi non peregrina in cui il governatore dovesse scegliere di staccare un biglietto per il Parlamento europeo scendendo in campo per guidare alla vittoria il Pd, la regione rimarrebbe guidata dalla sua vice e con pieni poteri. Perché nel frattanto è stato anche modificato la Statuto regionale. Cosa prevedeva in precedenza? Che al vicepresidente della Giunta regionale spettassero le funzioni del presidente solo in caso di sua assenza o temporaneo impedimento: ora invece è previsto che in caso di dimissioni, morte o altre cause di impedimento permanente del presidente, ovvero nei casi di scioglimento anticipato degli organi, il vicario venga promosso sul campo presidente con l’effetto di “rianimare” (questa l’espressione usata durante l’approvazione del provvedimento) quegli stessi organi che passano sotto il suo controllo fino all’inizio della finestra elettorale successiva. E non c’è Commissione di garanzia che tenga i cui poteri sono stati abrogati con un tratto di penna. Da giugno 2024 (data ipotetica dell’approdo di Bonaccini in Europa), in Emilia-Romagna si voterebbe per eleggere il nuovo consiglio regionale tra il 15 aprile e 15 giugno 2025. Senza soluzione di continuità per un periodo da 9 mesi a un anno, tra la guida dell’attuale governatore e quella della sua vice che è sua diretta espressione, anziché degli elettori: Bonaccini l’ha cooptata in giunta nell’ambito del rimpasto deciso a ottobre assicurandosi con questa mossa l’appoggio del di lei consorte, esponente di peso del Pd regionale, nonché deputato ormai di lungo corso. In precedenza Priolo era stata promossa assessore a Bologna dall’allora sindaco Virginio Merola rispetto al quale, fino a poco prima della scelta, De Maria (al tempo di area Cuperliana), era più che critico. Oggi assieme alla consorte vicegovernatrice, sposata nel 2013 sotto i tendoni della Festa dell’Unità di Bologna sulle note di Bella Ciao, è passato armi e bagagli con Bonaccini.

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2 replies

  1. Resta di stucco: è un Barbatrucco 😄
    Messo sotto la foto, è uno slogan vincente!
    Il Barbatrucco del pd, ahahahahah

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    • E certa gente vuole governare assieme a questi che sono la fusione tra il peggio del PCI e il peggio della DC.

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