In Lousiana servirà mostrare la carta d’identità per navigare sul web

(Walter Ferri – lindipendente.online) – Negli Stati Uniti, lo Stato della Louisiana ha appena assorbito nel suo sistema normativo una nuova legge che impone ai gestori di diversi siti internet di verificare l’anagrafica dei propri utenti. Non basterà che le aziende ricevano un’autocertificazione firmata dai diretti interessati, piuttosto le varie entità dovranno direttamente farsi carico dei controlli chiedendo ai propri visitatori di fornire in fase d’iscrizione un documento attraverso cui registrare la loro identità. La legge di Stato in questione è entrata in vigore il primo gennaio e, come spesso capita nei contesti normativi digitali, il suo testo lascia a giuristi e avvocati ampio margine interpretativo con cui perseguire le singole entità. Nello specifico, la regola dev’essere applicata da tutti i portali che conservano al loro interno una “parte consistente” di “materiali dannosi per i minori”. Quantitativamente, il carteggio specifica che la quota da tenere d’occhio sia il 33,3% di quanto custodito negli archivi dei siti, mentre per quanto concerne il lato qualitativo è chiaro che a essere incriminati siano perlopiù tutti gli elementi che rientrano sotto il cappello della pornografia.

Il documento definisce infatti l’intervento come un “rimedio civile” atto ad ammortizzare gli effetti nefasti di una “crisi sanitaria” che ha “un’influenza corrosiva” sulle fasce anagrafiche giovani. “La pornografia contribuisce all’ipersessualizzazione degli adolescenti e dei preadolescenti e può causare bassa autostima, disordini nella percezione dei corpi, un aumento in tenera età di attività sessuali problematiche e un aumento del desiderio tra adolescenti di partecipare in comportamenti sessuali rischiosi”, riporta il testo della legge. La facilità di reperimento di simili materiali causerebbe dunque contraccolpi alla psiche e difficoltà nel mantenere relazioni sane e positive. 

Poco sorprendentemente, Pornhub, Youporn e Redtube, i portali pornografici per eccellenza, hanno già iniziato a chiedere un “metodo di verifica anagrafica ragionevole”, ovvero hanno collegato l’accessibilità ai loro video all’app LA Wallet, programma adoperato nello stato della Louisiana per custodire le patenti di guida. I portali promettono che appoggiandosi a un’entità esterna approvata dallo Stato sarà possibile tutelare la propria privacy, tuttavia l’esternalizzazione dei servizi digitali da parte del Governo USA ha evidenziato negli anni molte criticità. A gioire della novità è sicuramente Envoc, azienda che controlla LA Wallet e che ha visto dal primo gennaio un aumento esponenziale dei download dell’applicazione in questione.

Il testo della norma sembra comunque identificare nella pornografia il male assoluto della società – il documento non accenna in alcun modo ad armi, violenze o materiali che istigano a suicidio e bulimia –, ma questo punto di vista si presta anche a derive particolarmente cupe e ambigue. Non è chiaro, per esempio, se alcuni video seducenti di TikTok possano rientrare nel cappello dei contenuti dannosi o se i blog che esplorano a fini divulgativi la sessualità LGBTQ siano o meno considerati deleteri per la gioventù. Olivia Snow, sex worker e collaboratrice di ricerca dell’Università della California a Los Angeles, è arrivata a sostenere senza mezzi termini che la nuova legge possa rientrare nelle pratiche di sorveglianza. “Con l’aumento dell’omofobia e della transfobia, non mi stupirebbe che lo Stato se la prenda con le persone che fruiscono di porno gay e lesbico sorvegliandoli con maggiore attenzione o criminalizzando le loro tendenze”, ha dichiarato Snow a TechCrunch.

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