Euroscandalo, è Cozzolino il terzo uomo: “Agiva per soldi”

La procura belga: il deputato Ue parte della rete pro Qatar e Marocco. Verso la richiesta di revoca dell’immunità. Il tesoro italiano di Panzeri

(Giuliano Foschini, Claudio Tito – repubblica.it) – BRUXELLES – Un gruppo composto da tre persone: Antonio Panzeri, Francesco Giorgi e l’eurodeputato del Partito democratico Andrea Cozzolino. Un gruppo con una “motivazione prioritaria: il lavoro con il Marocco e il Qatar in cambio di denaro. Il gruppo riceveva pagamenti per le sue attività. E nel 2019 aveva concluso un accordo per effettuare ingerenze a favore del Marocco in cambio di denaro”. Parte da qui – da quello che i magistrati belgi scrivono nel decreto che ha portato all’arresto la scorsa settimana di Panzeri e Giorgi – la seconda fase dell’inchiesta del Qatargate. Del gruppo, secondo le informazioni che i servizi belgi hanno girato alla Procura, farebbe parte un terzo uomo: Cozzolino, appunto. Che però al momento non è stato indagato perché non ci sono prove di dazioni di denaro. E, soprattutto, perché gode dell’immunità da parlamentare. 

È proprio su questo che stanno lavorando i magistrati in questi giorni: dai computer, dai telefoni, dalle chat sequestrate (recuperando anche, grazie ai sofisticati mezzi a disposizione della polizia belga, quelle cancellate) stanno cercando di tirare fuori eventuali accuse a carico di Cozzolino per poi chiedere al Parlamento di procedere nei suoi confronti. Determinante è quello che racconterà il suo assistente, Francesco Giorgi

Nel primo interrogatorio davanti al giudice Michel Claise ha parlato per più di dodici ore, facendo saltare tutto il programma di giornata di testimonianze. In quell’occasione, Giorgi a domanda specifica su Cozzolino, cioè se Panzeri avesse mai pagato l’europarlamentare italiano, ha detto di “supporre” che uno scambio ci possa essere stato. Ipotesi che, però, ieri il parlamentare del Pd ha respinto con sdegno: “Sono del tutto estraneo alle indagini. Non sono indagato, non sono stato interrogato, non ho subito perquisizioni né, tantomeno, sono stati apposti sigilli al mio ufficio. Non ho mai perseguito interessi, vantaggi o utilità personali nella mia vita politica”.

Cozzolino sostiene di non aver mai potuto influire né per il Qatar né per il Marocco. E che tutte le sue mosse – come per esempio la mail, pare scritta da Giorgi, nella quale chiedeva al gruppo socialista di ammorbidire la posizione nella votazione sulla mozione contro il Qatar – sono state dettate tutte da volontà politiche. “Non ho mai avuto alcun vantaggio personale e mi batterò per fare piena luce su sospetti infondati”. Cozzolino si dice pronto a essere interrogato ma in questo momento i magistrati belgi nulla possono fare nei suoi confronti senza chiedere l’autorizzazione al Parlamento. Cosa che, appunto, potrebbe accadere a breve, non appena cioè la Polizia concluderà gli accertamenti sui computer sequestrati. 

Ma, a questo punto, gli accertamenti non saranno soltanto dei magistrati belgi. La Guardia di Finanza ha ricevuto delega dalla procura di Milano di mettere il naso nei conti di Panzeri e Giorgi: analisi dei movimenti bancari, carte di credito, acquisti immobiliari dell’ultimo periodo sulla base del sospetto, fondato su “elementi idonei”, che ci siano altre somme in Italia. “Ci troviamo di fronte – ha scritto la procura nel decreto di perquisizione nelle case italiane di Panzeri e Giorgi – a un gruppo indeterminato e molto ampio di corruzione, operante all’interno di strutture europee con o senza legami con l’Unione europea”. Un gruppo che avrebbe venduto la “propria attività” in cambio di “ingenti somme di denaro”. 

Nei giorni scorsi a casa Panzeri, a Calusco d’Adda, sono stati sequestrati tre sacchi nascosti in un armadio con dentro 17mila euro in banconote. A Giorgi invece sono stati trovati circa 20 mila euro in una cassetta di sicurezza. Tra le indagini previste, su richiesta di Bruxelles, anche la convocazione delle persone che hanno lavorato con Fight Impunity, la Ong fondata dall’ex parlamentare europeo nel 2019. 

Questo, perché Fight Impunity è considerata uno dei cuori dell’inchiesta. La polizia belga ha accertato che parte dei fondi arrivati sui conti correnti della Ong giungessero direttamente dal Qatar. È quello che ha raccontato Francesco Giorgi – “le Ong servono a far girare il denaro” -, è quello che è stato contestato a Luca Visentini, il segretario del sindacato mondiale, fermato e poi rilasciato la scorsa settimana. Visentini ha ricevuto da Fight Impunity un finanziamento per la campagna elettorale che lo ha eletto segretario. La Procura sospetta che sia stato uno scambio per ottenere dichiarazioni pro-Qatar, alla vigilia dei campionati del mondo. Visentini si è difeso mostrando che i bonifici erano stati registrati. I soldi spesi, effettivamente, per la campagna elettorale. E che le posizioni del sindacato nei confronti del Qatar erano state sempre molto dure. Il giudice gli ha creduto e, per questo, lo ha rilasciato.