Roberto Scarpinato: “Solo guanti di velluto per i colletti bianchi”

“La legge è il semaforo verde per le centrali delle mazzette e disincentiva chi collabora”. Il decreto cosiddetto Rave, approvato ieri dal Senato a larga maggioranza, contiene la riforma dei reati ostativi ai benefici penitenziari per i detenuti mafiosi e terroristi che non collaborano con la giustizia. Non ci sarà più un divieto assoluto […]

(DI ANTONELLA MASCALI – Il Fatto Quotidiano) – Il decreto cosiddetto Rave, approvato ieri dal Senato a larga maggioranza, contiene la riforma dei reati ostativi ai benefici penitenziari per i detenuti mafiosi e terroristi che non collaborano con la giustizia. Non ci sarà più un divieto assoluto ma relativo. Non per i corrotti, che non avranno neppure il minimo paletto per ottenere i benefici, perché la maggioranza ha cancellato dalla lista degli ostativi i reati contro la Pubblica amministrazione, introdotti dalla Spazzacorrotti. Cosa cambierà adesso nella lotta alla mafia e alla corruzione? Ne parliamo con Roberto Scarpinato, ex pm antimafia, senatore del M5S, che ieri ha fatto la dichiarazione di voto contrario a nome del suo gruppo.

Con riferimento all’ergastolo ostativo, che legge è uscita dal Senato?

Potrebbe essere rinominata come una legge per disincentivare la collaborazione con la Giustizia e incentivare la non collaborazione. Infatti, sono stati interrotti una serie di meccanismi che riservano ai collaboratori un trattamento peggiore di quello per chi non collabora.

Faccia degli esempi che aiutino a capire.

C’è un singolare doppio binario: obblighi inflessibili e severe sanzioni per i collaboratori, indulgenza di Stato per i patrimoni occulti dei condannati che non collaborano. Ai collaboratori è imposto l’obbligo di specificare tutto il patrimonio occulto che viene immediatamente sequestrato e poi confiscato. In caso di dichiarazioni mendaci sul patrimonio, è prevista la revoca del programma di protezione, dei benefici penitenziari concessi e la revisione dei processi per eliminare gli sconti di pena. Invece a coloro che non collaborano è stato concesso di conservare il silenzio sulla ricchezza accumulata e sottratta alla confisca e nessuna sanzione in caso di accertato mendacio.

Sembra che sia più conveniente stare zitti.

Purtroppo è così. Per i collaboratori di giustizia la legge prevede che non è sufficiente la revisione critica della condotta, ma occorre un requisito in più, l’avvenuto ravvedimento. Proprio per la carenza di questo requisito, a Giovanni Brusca non è stata concessa la detenzione domiciliare. Inoltre, collaboratori e non collaboratori possono accedere ai permessi premio e al lavoro esterno più o meno con la stessa tempistica. Quindi, perché un mafioso dovrebbe collaborare esponendosi al grave rischio di ritorsioni, quando non collaborando e limitandosi a recidere ogni rapporto con l’associazione criminale di appartenenza può accedere ai benefici penitenziari accollandosi solo il costo di qualche anno in più di carcere?

Lei sostiene che questa legge impedirà l’intera verità sulle stragi. Perché?

Scoraggiando le collaborazioni, questa legge sopprime ogni residua speranza di conoscere i segreti che si celano dietro le stragi del 1992-93 di cui sono ferrei custodi una decina di boss mafiosi stragisti, che si sono sempre rifiutati di parlare nutrendo l’incrollabile certezza che, prima o poi, in cambio del silenzio sarebbe stato loro concesso di uscire dal carcere.

Ma sono al 41-bis e quindi non possono avere i benefici perché pericolosi…

Non tutti. Per esempio, il 41-bis è stato tolto ad Antonino Troia, che fece i sopralluoghi per Capaci e che custodì l’esplosivo, e a Gioacchino Calabrò, in possesso di sofisticatissimi cellulari clonati, condannato per le stragi del ’93.

Secondo lei sarà riformato anche il “carcere duro”?

Il 41-bis è già entrato nel mirino da tempo.

La cancellazione dei reati corruttivi dagli ostativi per il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è corretta dato che “una norma così severa va limitata a reati gravissimi”. Non hanno lasciato reati meno gravi?

Hanno tolto dal regime i più gravi reati contro la Pubblica amministrazione, puniti anche fino a 20 anni di carcere, hanno escluso persino le associazioni per delinquere finalizzate alla corruzione e hanno lasciato nel regime ostativo reati come il contrabbando di tabacchi punito fino a 6 anni! Un semaforo verde per le grandi centrali della corruzione che sono ai nastri di partenza ora che sono tornati i soldi con il Pnrr.

Il ministro Nordio ha giustificato la sua intenzione di cancellare il reato di abuso d’ufficio con la richiesta degli amministratori locali di poter lavorare. Non hanno qualche ragione?

L’ultima riforma del reato di abuso d’ufficio ha stabilito che il reato esiste soltanto in caso di violazione intenzionale di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge e dalle quali non residuano margini di discrezionalità. Questo determina una sovraesposizione dei sindaci i quali diventano per mafie e lobby la porta di ingresso ai fondi pubblici proprio perché hanno quell’ampia discrezionalità fuori controllo penale.

Il ministro è pure contro il reato di traffico di influenze e contro la legge Severino che sospende gli amministratori condannati in primo grado e li dichiara incandidabili.

I reati di abuso d’ufficio e traffico di influenze illecite sono la cassetta degli attrezzi della corruzione. Il ministro Nordio, invece, farebbe bene a occuparsi dell’approvazione di una legge sul conflitto di interessi la cui assenza ha aperto una vasta prateria all’illecita interferenza di interessi privati nei processi decisionali pubblici. Quanto alla riforma della Severino, ricordo che Nordio, non ancora ministro, è stato promotore dei referendum che chiedevano la bocciatura anche della norma di quella legge che prevede l’incandidabilità per chi è stato condannato con sentenza definitiva per mafia e altri gravi reati.

Voi senatori che avete votato contro questo decreto siete stati accusati di essere i soliti “manettari” e “giustizialisti”. Lei, alla luce della sua lunga esperienza di magistrato antimafia, ha detto che hanno messo in chiaro i loro obiettivi. Cioè?

Assistiamo da un lato all’eliminazione dei più gravi reati di corruzione dagli ostativi, alla volontà di depenalizzare il reato di abuso di ufficio, alla demonizzazione e al taglio delle intercettazioni anche per reati di mafia e corruzione; dall’altro si introduce un reato che criminalizza coloro che organizzano raduni musicali non autorizzati con pene spropositate da 3 a 6 anni che rendono obbligatorio l’arresto in flagranza e autorizzano le intercettazioni. Dietro la maschera di un garantismo di facciata esibito come alibi per varare queste riforme, si cela il vero volto classista delle scelte di politica criminale di questa maggioranza: pugno di ferro e ferocia giustizialista per reati della gente comune; guanti di velluto e lassismo per i reati dei colletti bianchi che popolano i piani alti della piramide sociale.

16 replies

  1. Quello che dice Scarpinato e con lui il fatto è una rappresentazione della realtà alquanto distorta….la verità non sta mai da una sola parte…i PM poi farebbero bene a star zitti.

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  2. E da che parte starebbe la verità? Scarpinato si prende la briga di spiegare il suo punto di vista, il punto di vista di chi ha fatto (ieri) il magistrato e che sa quello che dice. Lei invece chi è? Lo delegittimare “a priori” come un troll qualsiasi!

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  3. Scarpinato fino a ieri ha fatto il pubblico inquisitore con risultati nemmeno memorabili….ovviamente in questo disgraziato paese si è deciso non so quando e nemmeno perché che ciò che dice o fa un PM è verità assoluta e insindacabile…i danni che certe procure hanno arrecato alle persone sono enormi e il più delle volte non hanno avuto nemmeno il buon gusto di chiedere scusa. Ecco io non voglio stare in maniera acritica dalla parte del presunto giusto ma valutare caso per caso. L’art. 4bis cosi come modificato dal presunto ministro Bonafede era un abominio e meritava una immediata riforma come è effettivamente successo e non serviva Nordio per rendersene conto ma vedere le tragedie che ha causato l’inserimento nel numero dei reati ostativi di reati contro la PA. gente che è finita a scontare in carcere una pena per aver preso una risma di carta da un ufficio o per aver fatto una telefonata da un telefono pubblico ma vi sembra un paese normale? a me no.

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    • Puoi farmi un esempio di persone che sono andate in carcere per una risma di carta (che sarebbe comunque un furto fra l’altro) o per una telefonata da un telefono pubblico (qui il reato penale è meno intuibile)?
      Oppure potresti dirmi dov’è che Scarpinato a tuo parere ha detto delle inesattezze?
      Sennò sembra una minchiata detta a caso da un nick falso che si ricicla, come se io dicessi che mio cuggino l’hanno messo in galera perchè non ha fatto il presepe (fra l’altro mio cuggino quella volta si è salvato solo perchè ha dimostrato essere agosto), e quindi le galere vanno eliminate.

      Comunque sono d’accordo col tuo messaggio implicito: abolire la galera … e magari trasformare le carceri in B&B così fra l’altro lo stato migliora i conti. Sennò spianarli e farci dei campi di pallavolo, così i ladri si convertono allo sport e non hanno più tempo per rubare, per cui elimineremmo alla radice il prolema della criminalità e dell’inquisizione.

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    • Chi sono queste persone innocenti che sotto la riforma di Bonafede sono state ingiustamente punite? Gente che parla ad un telefono pubblico ed é stata messa al gabbio. Ahahahahhaha
      Ma ve le inventate de notte ste strunzate xD Per caso sei Italo Bocchino in incognito?

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  4. Ah quindi secondo il suo alto ragionamento Enzo Tortora era un fuorilegge e la procura che lo inquisì era un centro benefico ……io per lavoro assisto persone che hanno a che fare con le procure…a volte hanno fatto qualcosa a volte sono innocenti ma devono sudare mille camicie per dimostrare la loro innocenza contro chi per partito preso considera gli assolti persone che l’hanno fatta franca…..e qui chiudo…

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    • Fabio Massimo chi ha generalizzato additando Scarpinato come uno da prendere con le molle e far conseguire una diffidenza su tutti i PM ( o forse intendevi tutti i magistrati) sei tu.
      Prima cosa da dire è che Scarpinato è stato magistrato rispettabile e serio. Ma ti ha già risposto Viviana in merito.
      Che tra i magistrati ci siano e ci siano stati personaggi pessimi è oggettivo. Non scomodo nemmeno Palamara come esempio. Ma ricorderei il giudice Carnevale, che ne ha fatte tante.
      Tu ricordi Enzo Tortora. Un caso disgustoso di giustizia indegna. Anche in quel caso ci sono nomi e cognomi di magistrati pessimi. Diego Marmo, l’omonimo Di Pietro, mi sembra che l’altro sia Di Persia. E altri casi di malagiustizia ci sono. Eccome.
      Ma da questo puoi far conseguire che le armi a disposizione dei magistrati perbene ( la maggioranza) debbano, per combattere la corruzione, essere spuntate? In Italia? Che ha una delle piaghe corruttive più evidenti?
      Il tema è questo. La Giustizia va amministrata meglio, consentendo che le indagini abbiano tutti gli strumenti per scoprire i reati?
      Oppure siccome ci sono errori o abusi ( che vanno evitati e sanzionati) disarmiamo tutti i magistrati affinché non potendo procedere più al meglio, limitandoli ( e quindi allargando le maglie in cui può cadere il delinquente), sbaglieranno di meno? E costeranno di meno. Loro. E la corruzione che ci costa 10 volte tanto ringrazia…

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  5. Dunque, Fabio Massimo, secondo te, Scarpinato “non avrebbe fatto nulla di memorabile”?????
    Sei sicuro di stare bene?
    Ha fatto parte del pool di Falcone Borsellino
    Si è occupato dell’assassinio politico-mafioso di Piersanti Mattarella, Presidente della Regione siciliana, di Pio La Torre, segretario regionale del PCI, di Michele Reina, segretario provinciale della Democrazia Cristiana e di Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto di Palermo
    Dopo la strage di via D’Amelio, il 19 luglio 1992, è stato il promotore della rivolta di otto sostituti procuratori contro il procuratore capo Pietro Giammanco, al quale viene addebitata la responsabilità di avere progressivamente isolato Giovanni Falcone, inducendolo ad andare via dalla Procura di Palermo[
    Tra i processi più rilevanti gestiti da Scarpinato assumono un rilievo nazionale quelli a carico del senatore Giulio Andreotti e di Bruno Contrada numero tre dei servizi segreti civili.
    Si è occupayo dei moventi e retroscena politici delle stragi del 1992 e del 1993. Divenuto Procuratore aggiunto, ha condotto pressanti indagini sui rapporti tra la mafia e la massoneria deviata, sulla Trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra nel periodo delle stragi, e sui rapporti tra mafia ed economia
    Nel 2005 ha diretto il Dipartimento mafia-economia all’interno del quale ha creato un gruppo di magistrati e investigatori specializzati, che ha smantellato colossali patrimoni illegali, giungendo a sequestrare dal 2008 al 2010 beni in Italia ed all’estero per un valore di circa 3,5 miliardi.
    Come Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Caltanissetta. ha gestito il complesso procedimento per la revisione delle sentenze di condanna emesse nei processi cd “Borsellino uno e Borsellino bis” per la strage di via D’Amelio del 19 luglio 1992 nella quale furono assassinati il dott. Paolo Borsellino, Procuratore aggiunto della Procura di Palermo e cinque agenti della sua scorta con la collaborazione di Gaspare Spatuzza, esponente mafioso già condannato all’ergastolo per le stragi del 1993 e per altri numerosi e gravissimi delitti, tra i quali l’omicidio di padre Puglisi e l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo.Ha avocato il procedimento per il duplice omicidio dell’agente di Polizia Stato Antonino Agostino e della moglie Ida Castelluccio, assassinati il 5 agosto 1989, un caso rimasto irrisolto per più di venticinque anni, del quale la Procura della Repubblica di Palermo aveva chiesto l’archiviazione. A seguito delle nuove indagini svolte dalla Procura Generale che tra l’altro portavano alla luce torbidi rapporti tra le famiglie mafiose dei Madonia e dei Galatolo e soggetti appartenenti ai Servizi Segreti dei quali l’agente Agostino era venuto a conoscenza nel corso di una attività, l’inchiesta ha portato il 19 marzo 2021 alla condanna all’ergastolo in primo grado del capo mafia Antonino Madonia.
    Per la refluenza di talune indagini condotte sotto la sua guida dalla Procura Generale di Palermo nei procedimenti stragi del 1992 e del 1993, ha partecipato alla Procura Nazionale Antimafia alle riunioni di coordinamento per le indagini sui mandanti esterni di tali stragi unitamente ai procuratori della Repubblica di Palermo, Caltanissetta, Reggio Calabria e Firenze.

    Fra i principali processi a cui ha preso parte:
    quello a carico del senatore Giulio Andreotti, insieme a Guido Lo Forte e Gioacchino Natoli per il reato di associazione di tipo mafioso.
    quello per l’omicidio dell’europarlamentare Salvo Lima.
    quello per l’omicidio del presidente della Regione Siciliana, Piersanti Mattarella
    quello per l’omicidio del segretario regionale del Pci, Pio La Torre
    quello per l’omicidio del prefetto di Palermo Carlo Alberto Dalla Chiesa
    quello per l’omicidio del segretario provinciale della Democrazia Cristiana, Michele Reina.
    Indagine relativa ai progetti di eversione dell’ordine democratico sottostanti alle stragi del 1992 e del 1993.

    Tu dici che non ha fatto nulla di memorabile!! Ma chi te le suggerisce certe frasi? La mafia?

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  6. Caro Fabio massimo è certo che abolendo le intercettazioni il rischio di prendere granchi per i pm sarà sempre più alto ,credo che facendo le indagini come Holmes e Watson aumenteranno le persone che assisterai.

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