Sanzioni, no grazie: il Qatar è insostituibile

Doha scelse il metano negli anni 90: è il principale esportatore di Gnl. La guerra di Putin per al-Thani è stata un regalo: adesso la Ue non può più fare a meno di lui. C’è una cosa strana nella vicenda della (presunta, per carità) corruzione all’Europarlamento […]

(DI MARCO PALOMBI – ilfattoquotidiano.it) – C’è una cosa strana nella vicenda della (presunta, per carità) corruzione all’Europarlamento: si parla molto, e giustamente, dei corrotti, assai poco e in maniera generica del corruttore. Eppure stiamo parlando – a stare alla magistratura – di uno Stato, il Qatar, che attraverso suoi emissari avrebbe provato a dirottare l’attività legislativa e politica dell’Unione europea: roba da richiamo della rappresentanza diplomatica, se non da sanzioni.

Problema: fosse tutto confermato, la Ue può sanzionare il Qatar? No, non può, visto che il piccolo Paese del Golfo è non solo un fondamentale alleato di Washington nell’area, ma anche il più grande esportatore mondiale di gas naturale liquido (Gln) e il vero “sostituto” del gas che l’Europa non comprerà più dalla Russia.

Meglio il metano. È passato più o meno un secolo da quando il piccolo Stato arabo era tutt’uno col suo mercato delle perle, neanche una trentina d’anni invece da quando il cugino povero di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti s’è staccato dall’invadente famiglia scegliendo il gas al posto del petrolio, tanto da uscire (nel 2018) persino dall’Opec. In questi tre decenni il Qatar ha perseguito una propria linea indipendente dalle altre monarchie dell’area, fatta di soft power e sbarazzine relazioni internazionali, attenzione al brand (dal battesimo di al Jazeera negli anni 90 agli attuali Mondiali di calcio) e strategici investimenti all’estero del suo fondo sovrano (ancora il calcio col Psg, ma anche la moda, l’immobiliare di pregio in Europa e negli Usa, le grandi istituzioni finanziarie, l’industria e ovviamente il settore energetico). Venticinque anni fa il Pil nazionale superava di poco i 10 miliardi di dollari, l’anno scorso era 180 miliardi, quest’anno grazie ai prezzi energetici tornerà a sfondare i duecento con meno di 3 milioni di abitanti.

Amici di Washington. Tutto questo, va da sé, senza mettere in discussione il rapporto principale, che è quello con gli Stati Uniti: la base di al-Udeid è la più grande degli Usa in Medioriente (11 mila soldati e sede del Centcom) e Joe Biden lo scorso 10 marzo ha riconosciuto il Qatar come “MNNA”, Major non-NATO Ally: un ringraziamento per l’aiuto nella fuga da Kabul dell’estate 2021 e una discreta iniezione di capitale diplomatico per al-Thani.

L’import di armi. Una relazione speciale con l’Occidente che – dando per scontati i buoni uffici che Doha ha svolto e svolge per conto di Washington (tiene, ad esempio, i rapporti con l’Iran e i talebani) – l’emiro al-Thani ha provveduto a rinsaldare divenendo un forte cliente dell’industria della Difesa atlantica: secondo i dati Sipri (Stockholm International Peace Research Institute), nel quinquennio 2016-2021 la spesa in armamenti del Qatar è salita del 361% rispetto ai 5 anni precedenti facendo di Doha il sesto importatore al mondo (il conto supera i 3 miliardi annui). Anche l’Italia, ovviamente, vende le sue armi al Qatar, di cui è il terzo fornitore, ancorché molto staccato dai primi due (Stati Uniti e Francia): le nostre vendite a Doha superano i 200 milioni l’anno. Non stupisce che il ministro della Difesa, Guido Crosetto, in visita nel Paese due settimane fa, abbia definito il Qatar “Paese amico e alleato importante”. Viste le cifre, si potrebbe pensare che lo sceicco al-Thani si prepari a una guerra, ma non è così: “Per i Paesi del Golfo la diplomazia comprende comprare armi di cui non hanno bisogno”, era il titolo di un editoriale dell’Economist del 2018.

E poi Arriva Putin. Se tutto questo non bastasse, adesso c’è il gas: il Qatar è dal 2012, sopravanzato per brevi periodi dagli Stati Uniti, il maggiore esportatore al mondo di gas naturale liquido col 21% di quota di mercato. I suoi clienti sono soprattutto in Asia, ma anche in Europa ha buoni sbocchi: Polonia, Spagna, Belgio e poi i due più grossi, Regno Unito e Italia. Nel 2021 il Qatar ha scaricato nei rigassificatori della penisola circa 7 miliardi di metri cubi di Gnl, quasi il 10% dell’import nazionale, cioè più o meno quel che ci ha garantito il gasdotto Tap.

Poi è arrivata l’invasione russa dell’Ucraina e Doha ha fatto bingo: da Mosca all’Europa viaggiavano ogni anno 150 miliardi di metri cubi di metano (circa 30 dei quali verso l’Italia), che ora andranno sostituiti. Volodymyr Zelensky, in un video inviato al Doha Forum di fine marzo, disse che il Qatar può evitare che “la Russia usi l’energia come un’arma per ricattare il mondo”. In platea ad applaudire c’era anche il capo della diplomazia Ue, Josep Borrell.

I contratti. L’Italia s’era già mossa. Il 6 marzo l’allora ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, era corso in Qatar per annunciare una partnership energetica tra il nostro Paese e il regno del Golfo: a giugno seguì l’accordo tra Qatar Energy (75%) ed Eni (25%) per un grosso progetto Gnl. La Germania, la cui Nazionale di calcio aveva appena protestato contro le censure anti-Lgbtq+ (tutti con la mano sulla bocca), il 29 novembre ha annunciato la firma di un contratto di fornitura per 2,8 miliardi di metri cubi all’anno per il prossimo quindicennio: in realtà il contratto è tra Qatar Energy e l’americana ConocoPhillips, che poi rivenderà il gas ai tedeschi, ma la sostanza non cambia. I qatarini, d’altra parte, sono ben felici di inviare in Europa le navi col loro gas visti i prezzi che il Vecchio continente è disposto a pagare: quest’anno, secondo Bloomberg, l’export energetico dovrebbe fruttare agli emiri circa 115 miliardi di dollari contro i 73 miliardi del 2021.

Il futuro. Anche quello si prospetta roseo. Doha ha già lanciato (l’accordo con Eni ne è parte) un programma per aumentare del 60% il suo export di Gnl entro il 2027 e sta chiedendo agli amici europei se per caso deve far crescere quella percentuale. Ieri il direttore dell’Agenzia internazionale dell’energia, Fatih Birol, in conferenza stampa a Bruxelles accanto a Ursula von der Leyen, ha detto che il prossimo inverno l’Ue potrebbe essere corta di 30 miliardi di metri cubi di gas. L’emiro al-Thani è pronto a dare una mano in cambio di onerosi contratti da 15 o 20 anni di durata e per pagarli non basteranno certo le valigie di contanti di cui si parla in questi giorni.

Il Qatar ha oggi la fortuna di condividere col destino almeno una qualità: essere inevitabile.

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6 replies

  1. In attesa di vedere cosa combina il Luigi d’Oriente, direi di fare scorte di calzettoni e maglioni di lana ( se non l’avete giá fatto)

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