Giuli al MAXXI così si rompe un altro soffitto di cristallo

(Fulvio Abbate – lidentita.it) – L’arrivo di Alessandro Giuli alla presidenza del MaXXI di Roma, prestigioso museo delle arti del XXI secolo, dal logo imperiale che racchiude un intento ciclopico rispetto alla contemporaneità espressiva, può essere ritenuto un doveroso assalto al Palazzo d’Inverno veltroniano che finora, attraverso Giovanna Melandri, ha occupato la vetrina della vera o presunta ricerca espositiva e ogni sua propaggine, ogni cosa segnata dal gusto “maggioritario” proprio dei turisti dell’arte stessa.
Alessandro Giuli, sia detto con la stima, se non l’affetto, che nutro per lui, è persona colta, un intellettuale nel senso più complesso della parola. Se, come affermavano gli Illuministi, “la curiosità è filosofia” e ancora, come sosteneva Tommaso Landolfi, “non si fa letteratura con la letteratura, non si musica con la musica, non si fa arte con l’arte”, occorre aggiungere che Giuli, nella sua irregolarità, mostra tutte le carte in regola per meritare quel trono sghembo.

In Alessandro Giuli è assente ogni sentimento barbarico post-fascista, pessima qualità di cui alcuni impropriamente lo tacciano. Un intellettuale in possesso di un alfabeto “civile” estraneo ad altri suoi colleghi di strada politica e culturale da cui il ragazzo giunge, eppure, questi ultimi, incredibilmente blanditi come menti raffinate anche dalla bella gente “di sinistra”.

L’ho conosciuto un decennio fa nelle stanze del non proprio, almeno per me, ospitale quotidiano fra tutti quelli da me frequentati, e non sono pochi, quando lì curavo una rubrica dedicata ai “Conformismi”, che ha resistito sulle pagine finché Giuliano Ferrara, o forse i suoi palafrenieri, hanno deciso di cancellarla. Da Alessandro, anche nei giorni di quel non proprio ospitale “arrivederci e grazie”, ho ricevuto invece parole di vicinanza, calore, empatia anche culturale, prossimità di intenti, consonanza nel comune sguardo sulle cose del mondo. In lui, allora, e anche in seguito, ho sempre avuto un interlocutore invidiabile, proprie di una persona che possiede il dono della comprensione del dissimile, dell’altro da sé, assente in molta parte del mondo giornalistico e intellettuale nazionale, compresi molti miei “compagni”. Per queste umane ragioni credo che il suo arrivo nell’edificio progettato da Zaha Hadid per il quartiere Flaminio di Roma, va ritenuta una notizia straordinaria, se non oro. Anche in risposta a un contesto regressivo proprio di molta destra.

Vederlo a sostituire Giovanna Melandri riempie di luce il cielo romano dell’arte, e magari non solo quello. Un benefico colpo al cuore dell’amichettismo culturale che ha segnato la vita pubblica di questi ultimi anni. Era il gennaio 2015 quando Giuli riceveva dalle mie mani la tessera dell’ormai disciolto movimento di Situazionismo e libertà, come potrete constatare nella foto che accludo alle mie parole di stima per lui. Non tutto, forse, è perduto. Dimenticavo i miei auguri di buon lavoro.

Categorie:Cronaca, Interno, Media, Politica

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6 replies

  1. Ah, quindi avendolo frequentato ai tempi de “Il Foglio” ne fa il candidato ideale per tale medaglia al merito.
    Sarà una brava persona, non lo discuto e non mi interessa, ma faceva parte di un circo che ha sostenuto un pregiudicato mafioso che è stata la radice e causa di tutti i mali italiani dell’ultimo quarto di secolo.
    Anche lui si esercitva nella difesa delle peggiori porcate criminogene e di decadenza dei costumi del vecchio lenone.
    Cosa ci si aspetta da lui? Una crescita di partecipazione del pubblico o della critica di parte?
    Darà prestigio al museo più di chi lo ha preceduto?
    Chiamarla semplicemente LOTTIZZAZIONE fa così brutto?

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    • Chiamarla lottizzazione non è poi così brutto se per lottizzazione si intende ridurre il sottopotere al momento tutto nelle mani del pd. Comunque è normale che i pidini e i loro amici possano temere che ridurre anche di poco quel sottopotere potrebbe dare l’avvio alla scomparsa di un partito nel quale si erano rifugiati i peggiori democristiani e i peggiori comunisti.

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  2. Nella logica “militarizzata” per la quale c’è sempre un Nemico dal lato opposto al proprio, che sia politico o culturale, anche Alessandro Giuli è da abbattere o comunque da scomunicare. Io che non ragiono così provo sempre a cogliere qualcosa di apprezzabile, di condivisibile, in quelle persone “schierate” diversamente da me. Perciò trovo Alessandro Giuli una persona che con stile sostiene una parte politica, e delle idee, che non condivido, se non qualcuna, e che a mio avviso merita rispetto. Uno dei pochi giornalisti che non ha mai “sparato” a palle incatenate contro i 5stelle. Già questo lo rende migliore della stragrande maggioranza dei servi di Sistema, chiamati giornalisti.

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  3. Sì ma la tanto decantata competenza? Un giornalista a gestire un mega museo di arte moderna, vabbè… però è una brava persona si dice. E allora a posto siamo. Però non venite a scassare le palle con il merito e la competenza eh? E ogni tanto ricordate che è legato a filo doppio con il giro stretto della Meloni (nel senso di parenti). Ovviamente tutto questo valeva, a suo tempo, anche per la scandalosa nomina Melandri (che peraltro non ho mai sopportato proprio a pelle, a differenza di Giuli). Ma non è che siccome quelli di prima facevano cose pessime allora io gli rendo la pariglia con gli stessi metodi. Sennò non se ne esce più da questa eterna lotta tra compagni e camerati. Se volete suonarvele trovatevi un bel capannone abbandonato e sfogatevi ma poi basta, avere strarotto il cazzo

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