Uccellacci e uccellini

Se fallirà Twitter, pazienza: ci risparmieremo i politici twittatori compulsivi. Letta che twitta frettolosamente sulla Polonia quando ancora non si sapeva che il missile fosse ucraino. Crosetto e le banalità su Meloni e vita privata. Calenda scatenato contro Salvini. Sangiuliano che si fa i complimenti da solo. Elon Musk, facci un favore: se Twitter chiude ce li togli di mezzo.

(Paolo Landi – tag43.it) – Quando Enrico LettaGuido Crosetto e Carlo Calenda vedono comparire sul loro account la frase «Non hai ancora twittato!» il senso di colpa brucia, quindi scrivono subito la prima cosa che gli viene in mente. Letta twitta la sua solidarietà alla Polonia senza aspettare di sapere che il missile atterrato là per errore era ucraino; Crosetto vorrebbe fare un assist alla madre cristiana che si trascina dietro la figlioletta, non solo su Instagram ma anche a Bali, sottoponendola a viaggi intercontinentali perché nessuno deve dirle, a lei, «come deve fare la madre», ma finisce per rendersi ridicolo twittando che «a titolo informativo» (aiuto!) anche lui cercherà di coniugare gli impegni istituzionali con la vita privata cui ha diritto e che continuerà quindi a essere «padre, marito, figlio» (speriamo anche zio, suocero e cognato).

Calenda è un twittatore compulsivo ed è senz’altro il più sveglio perché ha capito nella sua specificità il mezzo, che ci vuole attivi, se no ci rimprovera con quelle frasi colpevolizzanti, e ci disorienta quando ci comunica «Non c’è niente da vedere qui. Per ora» (chissà se Elon Musk terrà – se non lo chiude come minaccia tutti i giorni di fare – l’equipe di psicologi che aveva assunto Jack Dorsey, per indurci a consumare sempre di più questo prodotto commerciale travestito da Speaker’s Corner a Hyde Park) e ha 449.365 follower contro i 741.494 di Letta, che però ha aperto il suo account tre anni prima di Calenda e quindi sta visibilmente segnando il passo, con l’Azionista che lo insegue e gli mette pressione. Come per la Ferrari nel Mondiale di F1 per Letta (absit iniuria verbis) non è più una questione di vincere, ma di come andare avanti, con quel rosso che sbiadisce mentre il bull (Red?) dei Parioli con il suo centro spregiudicato lo tallona.

Tesla, Elon Musk vende azioni per 4 miliardi di dollari. Il miliardario con Twitter perde 4 milioni al giorno.

Il Capitano bacchettato per le sue «cretinate»

Poi c’è Matteo Salvini: Calenda non gliene lascia passare una. Twitta il Capitano tutto contento: «Vorrei creare un polo di attrazione e di investimenti per capitali stranieri». Gli risponde Calenda: «Le cretinate a caso che riesce a dire @mattesalvinimi sono stupefacenti: “Un polo di attrazione di investimenti e per capitali stranieri” non vuol dire nulla. E sarebbe magari auspicabile che qualcuno glielo facesse notare» (si assume lui questo ingrato compito).

Recentemente ha provocato ilarità anche Gennaro Sangiuliano, l’ex direttore del Tg2 premiato da Giorgia Meloni con un ministero a caso, si direbbe: quello della Cultura. Sangiuliano, di cui Matteo Marchesini ha scritto sul Foglio: «Somiglia più a Giovanni Gentile che a Croce, lo spirito crociano latita, soprattutto per la mancanza di gusto verso i dettagli significativi, e sentendolo parlare sembra di ascoltare una retorica nebulosa dalla quale è possibile intravedere Putin come atto puro», perché l’ex direttore ha la mania di evocare i massimi filosofi italiani all’ora di cena; Sangiuliano, dicevamo, ha scarsa dimestichezza con queste diavolerie moderne come Twitter, così si è risposto da solo a un tweet che aveva pubblicato lui stesso scrivendo «Condivido le sue parole». Voleva evidentemente rispondere a qualcun altro ma, con la stessa fretta di Letta, Crosetto e Calenda, si era dimenticato di switchare l’account, provocando gli sghignazzi di tutti i crudelissimi twittaroli che stanno su questo social più che altro per affinare il loro sarcasmo.

Le nostre timeline invase dai Donzelli, dai Lollobrigida e da tutti i Fratelli d’Italia

Come cambierà Twitter ora che Elon Musk lo ha comprato, forse per farlo fallire ma per farlo risorgere più a sua immagine e somiglianza? Qui in Italia resterà sempre, temiamo, il social dei giornalisti, gli «ignoranti furbastri… i tangheri, ciarlatani giornalisti» secondo la poetessa Patrizia Valduga, che ha dedicato loro una invettiva piena di livore in un prestigioso volumetto della Serie Bianca Einaudi. La provincia, si sa, fa scopa con l’Italia e ora che la destra vuole risollevare anche la lingua nazionale cominciando a tradurre in dialetto le parole del politically correct, con l’algoritmo che fa comparire anche nelle nostre timeline i Crosetto, i Donzelli, i Lollobrigida e tutti quei Fratelli d’Italia che sembrano usciti dal Medioevo prossimo venturo ma che la vittoria alle elezioni ha sparato nei trend, Twitter sarà pronto a cambiare nome nel più italiano “Tibotter” come lo chiama @parrmirro, il mitico demolitore di questo social, cui tira colpi micidiali tutti i giorni con cinguettii che mandano in vacca i contenuti (twittate, twittate, qualcosa resterà, forse).

Categorie:Cronaca, Interno, Media, Politica

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