Guerra in Ucraina, trapelano le prime informazioni sulle armi inviate dall’Italia

(Valeria Casolaro – lindipendente.online) – Tra le armi che l’Italia ha donato all’Ucraina vi sarebbero alcune delle dotazioni più moderne a disposizione del nostro esercito e della NATO. Tra questi figurerebbero anche i MLRS, armi a lunga gittata che, nelle dichiarazioni del vice capo del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev, avrebbero sensibilmente aumentato il rischio di un’escalation verso un conflitto mondiale. Intanto, è atteso per metà novembre il sesto pacchetto di armi che Roma dovrebbe inviare a Kiev, che dovrebbe comprendere anche i sistemi di difesa antiaerea dei quali il presidente ucraino Zelensky aveva fatto domanda alla premier Giorgia Meloni.

Le indiscrezioni circa la natura delle armi inviate all’Ucraina dal governo Draghi sono state riportate da un articolo del quotidiano La Repubblica, che spiega come gli ultimi pacchetti inviati a Kiev contenessero alcune delle dotazioni più moderne delle quali il nostro esercito dispone. Tra questi vi sono i semoventi MLRS, versioni aggiornate degli Himars americani, che possono trasportare 12 razzi con guida satellitare GPS e portata di 70 chilometri muovendosi su di un veicolo cingolato e corazzato. L’Italia, che dispone di 18 MLRS, ne ha donati a Kiev 2. Riguardo a tali armi si era espresso qualche settimana Dmitry Medvedev, che aveva dichiarato: «La strada più veloce per far degenerare il conflitto in Ucraina fino alle irreversibili conseguenze di una guerra mondiale è quello di fornire agli psicopatici di Kiev le armi a lungo raggio MLRS».

Insieme ai MLRS, l’Italia avrebbe inviato anche i PZH2000, obici semoventi che dispongono di un cannone da 155 millimetri a caricamento automatico e direzione di tiro computerizzata, capaci di colpire obiettivi fino a 40 chilometri di distanza (che arrivano a 70, se caricati con munizioni speciali) sparando venti proiettili in tre minuti. Dei 68 PZH2000 dei quali dispone il nostro Paese, 6 stanno per essere inviati a Kiev, che avrebbe intenzione di schierarli a Bakhmut, città chiave dei combattimenti di questi giorni.

Con l’ultimo decreto Draghi, poi, sarebbero stati messi a disposizione anche armamenti pesanti di più vecchia data, quali venti o trenta (non si conosce con certezza il numero) semoventi M109L, fotografati lungo le autostrade del Nord con il simbolo del reggimento di Torino ben visibile. Si tratta anche in questo caso di cingolati corazzati con cannoni da 155 millimetri. E poi veicoli di trasporto truppe M113, obici Fh70, fuoristrada blindati Lince, mortai da 120 millimetri e mitragliatrici pesanti e leggere (questi ultimi donati a fine primavera).

A coordinare il trasferimento di tutto l’arsenale è stato il Comando Vertice Interforze (il COVI), diretto dal generale Francesco Paolo Figliuolo. Ora è atteso, per metà novembre circa, il sesto pacchetto di armi all’Ucraina, che dovrebbe comprendere i sistemi di difesa antiaerea chiesti da Zelensky alla Meloni. La gittata dei nuovi armamenti non dovrebbe permettere agli ucraini di attaccare in territorio russo, secondo quanto dichiarato da fonti della maggioranza. A fine anno, inoltre, scadrà il decreto legge riguardante l’invio di armi siglato da Mario Draghi, rendendo necessaria una nuova risoluzione, un nuovo voto parlamentare e quindi un nuovo decreto (o il rinnovo di quello attuale) per proseguire con tale politica nel 2023.

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3 replies

  1. La gittata dei nuovi armamenti non dovrebbe permettere agli ucraini di attaccare in territorio russo, secondo quanto dichiarato da fonti della maggioranza.

    QUALCUNO informi questi degenerati che l’Ucraina CONFINA con la Russia e già la bombarda nella zona di Belgorod e Kursk.

    A proposito, Bakhmut è stata ripresa dai russi, a quanto pare le controffensive delle ‘democrazie’ che piacciono tanto a gente come il ragionier Cerasa, sono fallite lasciando un cimitero gialloblu dietro di loro.

    Quanto agli ucronazi, ecco chi sono, quando ancora la stampa ne parlava come meritavano:

    L’Ucraina ha distrutto buona parte della regione di Donetsk. La LORO regione, intendo, almeno a dire dei media occidentali.

    https://www.cnnbrasil.com.br/internacional/forcas-ucranianas-destroem-donetsk-segundo-separatistas-e-tv-estatal-russa/

    E questi sono gli Azov, i fanatici su cui il Guardian s’interrogava:

    https://www.theguardian.com/world/2014/sep/10/azov-far-right-fighters-ukraine-neo-nazis

    But there is an increasing worry that while the Azov and other volunteer battalions might be Ukraine’s most potent and reliable force on the battlefield against the separatists, they also pose the most serious threat to the Ukrainian government, and perhaps even the state, when the conflict in the east is over. The Azov causes particular concern due to the far right, even neo-Nazi, leanings of many of its members.

    Dmitry claimed not to be a Nazi, but waxed lyrical about Adolf Hitler as a military leader, and believes the Holocaust never happened. Not everyone in the Azov battalion thinks like Dmitry, but after speaking with dozens of its fighters and embedding on several missions during the past week in and around the strategic port city of Mariupol, the Guardian found many of them to have disturbing political views, and almost all to be intent on “bringing the fight to Kiev” when the war in the east is over.

    The battalion’s symbol is reminiscent of the Nazi Wolfsangel, though the battalion claims it is in fact meant to be the letters N and I crossed over each other, standing for “national idea”. Many of its members have links with neo-Nazi groups, and even those who laughed off the idea that they are neo-Nazis did not give the most convincing denials.

    “Of course not, it’s all made up, there are just a lot of people who are interested in Nordic mythology,” said one fighter when asked if there were neo-Nazis in the battalion. When asked what his own political views were, however, he said “national socialist”. As for the swastika tattoos on at least one man seen at the Azov base, “the swastika has nothing to do with the Nazis, it was an ancient sun symbol,” he claimed.

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  2. Robe da matti. Con le nostre tasse, finanziamo le forniture di preziosi armamenti gratis agli Ucraini, e i nostri bilanci familiari vengono scardinati dalle sanzioni e balle varie di cui la Russia si fa un baffo. Cornuti e mazziati dalle sprovvedute decisioni di chi dovrebbe badare al benessere degli Italiani e invece si preoccupa, non da ieri purtroppo, di fare contento Biden ed il suo prediletto Zelensky

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