Riciclati, miracolati e soliti noti: i 24 di Giorgia

Giorgia Meloni, 5 ottobre 2022: “Ci attende un compito difficilissimo: daremo alla Nazione un governo di alto profilo”. Ancora un prefetto di carriera nel ministero più politico di tutti, il Viminale, stavolta un prefetto in carica (a Roma) e in un governo politico, che peraltro dovrà gestire una crescente crisi sociale […]

(DI LORENZO GIARELLI, ALESSANDRO MANTOVANI E TOMMASO RODANO – Il Fatto Quotidiano) – Piantedosi – Torna al Viminale dopo l’anno con Matteo. Ancora un prefetto di carriera nel ministero più politico di tutti, il Viminale, stavolta un prefetto in carica (a Roma) e in un governo politico, che peraltro dovrà gestire una crescente crisi sociale con possibili riflessi sull’ordine pubblico. Il nuovo ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, 59 anni, napoletano, ha fatto gran parte della carriera a Bologna, con diversi passaggi al Viminale, da ultimo come capo di gabinetto di Matteo Salvini nel 2018-19 quando fu coinvolto nella gestione degli sbarchi oggetto di un processo a Palermo (e poi anche con Luciana Lamorgese). C’è chi lo considera in quota Lega, senz’altro è gradito al “capitano” leghista a cui è stato impedito il ritorno al Viminale, ma non è detto che Piantedosi risponderà alla Lega. Nella sua esperienza romana resta la macchia dell’assalto fascio-no vax alla Cgil.

Alberti Casellati Queen Elizabeth è “senza portafoglio”
Maria Elisabetta Alberti Casellati finisce alle Riforme istituzionali, ministero senza portafoglio a cui in genere si dedica una riga in fondo agli articoli sul totoministri (se si è lunghi di un centinaio di battute, si sacrifica quella). Un po’ poco per chi, fino alla scorsa settimana, era presidente del Senato con ambizioni da Capo dello Stato (già azzoppata a gennaio in un’umiliante prova del voto con 70 franchi tiratori dal centrodestra). Ora Casellati si dovrà accontentare, nonostante Berlusconi si fosse battuto in ogni modo per averla alla Giustizia. Certo, c’è il presidenzialismo che dovrebbe passare dal suo ministero, ma in pochi scommettono che la battaglia arriverà alla meta. Dal 2016 (erano i tempi di Maria Elena Boschi, governo Renzi) il ministero per le Riforme peraltro era sparito, con le deleghe distribuite qua e là.

Urso Allo Sviluppo economico l’ennesima vita dell’ex finiano
L’ennesima vita di Adolfo Urso lo porta, a 65 anni, a una poltrona nel primo governo guidato da un’ex missina come lui: è ministro dello Sviluppo economico (ora “Imprese e Made in Italy”). Della cultura post fascista, Urso porta la firma in una pubblicazione giovanile: nel 1983 fu tra gli autori del libro Atleti in camicia nera. Lo sport nell’Italia di Mussolini. Fu tra i promotori di An e seguì Fini nella sfortunata impresa di Futuro e Libertà, il partito brevemente vissuto dopo il “che fai, mi cacci?” di Berlusconi (ci rimise una poltrona da viceministro). Prima di tornare in sella con Meloni, una parentesi da imprenditore: fondò una società di “consulenza e assistenza per imprese italiane all’estero” che quasi gli costò la presidenza del Copasir, nel 2021: Salvini provò a impallinarlo per gli “affari con l’Iran degli ayatollah”.

Calderoli Niente senato, gestirà l’Autonomia leghista
Lontanissimi i tempi del Porcellum, dei matrimoni celtici, delle magliette anti-Islam e del rogo di leggi inutili a favore di telecamere, oggi il leghista Roberto Calederoli è massima istituzione in tema di procedure parlamentari. Quasi un moderato, un tecnico. Tra i pochissimi della “vecchia” Lega a mediare tra i cosiddetti Nordisti e il cerchio magico di Salvini, di cui non si può dire faccia parte al pari di altri fedelissimi, ma a cui certo non è ostile. Proprio in virtù del suo equilibrismo tra le correnti e dell’indiscussa competenza tecnica, Calderoli era tra i favoriti per diventare il presidente del Senato, incarico poi dirottato verso FdI e Ignazio La Russa. Da qui la scelta di affidare a Calderoli un ministero, naturalmente caro al Carroccio: gli Affari regionali gestiranno l’enorme tema dell’autonomia, da cui dipende molto del destino di Salvini dentro la Lega.

Santanchè Balneari in festa: al “turismo” ci pensa una di loro
Chissà che fine farà il dossier sulle concessioni balneari, se a gestire il ministero del Turismo sarà Daniela Santanchè, proprietaria insieme ad altri del Twiga, notissimo stabilimento della Versilia. La sua nomina rimanda subito all’archivio grande e tondo che in genere sta sotto le scrivanie, destinazione dei fogli appallottolati. Difficile pensare che la categoria potesse essere più tutelata di così, di fronte alla minaccia che con il governo Draghi (e con una decisione del Consiglio di Stato) sembrava essere ineluttabile, ovvero la messa a gara delle concessioni. Anche se le gare non si potranno evitare, il prossimo governo dovrà decidere le regole del gioco e non c’è bisogno di chiamarsi Maigret per dedurre che saranno previste corsie preferenziali e salvagenti per gli attuali concessionari.

Lollobrigida Il cognato d’Italia: ministro in famiglia
Come da pronostici, Francesco Lollobrigida entra nel governo di sua cognata: il marito di Arianna Meloni, sorella della premier, sarà a capo dell’italianissimo (appena rinominato) ministero dell’Agricoltura e della sovranità alimentare. “Lollo”, detto anche “Beautiful” negli anni della comune militanza missina, è il più vicino a Giorgia in tutto e per tutto, la frequenta dagli anni 90, quando erano ragazzi, ne ha accompagnato la scalata e ne conosce ogni segreto. A parte qualche scivolone nostalgico – come quando, da assessore regionale, promosse l’inaugurazione di un sacrario in memoria del criminale di guerra Rodolfo Graziani ad Affile, in provincia di Roma – si è sempre dimostrato affidabile. Meloni gli ha conferito responsabilità sempre maggiori nel partito e ora l’ha voluto all’Agricoltura, a raccogliere l’eredità di Stefano Patuanelli.

Musumeci Risarcito con il Sud dopo la faida siciliana
Forza Italia e Lega gli avevano fatto la guerra a casa sua, in Sicilia, fino a violare la “sacra” regola secondo cui, se c’è un governatore uscente di centrodestra, la coalizione lo sostiene alle Regionali successive. E così in primavera Nello Musumeci, 67 anni, di cui 50 spesi tra Msi e sue reincarnazioni, aveva dovuto rinunciare alla corsa per il secondo mandato in favore di Renato Schifani. Fratelli d’Italia – il rapporto con Ignazio La Russa è molto stretto – ne aveva già ricompensato la lealtà con un seggio in Senato, ma adesso il risarcimento è compiuto davvero: sarà ministro per il Sud e per il Mare. Casella da cui, magari, potrà regolare qualche conto coi suoi nemici siciliani (Salvini, invece, ha già preteso per sé e per le Infrastrutture la delega sui porti).

Fitto La rivincita dopo crisi, rotture, sconfitte e processi
Riecco Raffaele Fitto. Sembrava finito mille volte, invece la sua carriera è viva e vegeta: sarà il ministro agli Affari europei e al Pnrr del governo Meloni. Fitto è uscito indenne da svariate tempeste giudiziarie (non tutte sono concluse: due giudizi ancora pendono su di lui al tribunale di Bari), è rinato dopo la dolorosa rottura del sodalizio con Berlusconi, è sopravvissuto anche alla sconfitta, per mano di Michele Emiliano, nelle Regionali pugliesi del 2020 (dopo essere stato a sua volta governatore dal 2000 al 2005: eletto a 31 anni, era il più giovane d’Italia). Nato democristiano, è stato uno dei primi forzisti a salire sul carro di Meloni, in tempi non sospetti: entrato in Fratelli d’Italia nel 2018, è diventato uno dei punti di riferimento di Giorgia in Europa, aiutandola nel percorso di accreditamento tra i conservatori del Vecchio continente.

Ciriani La guida Di Fdi nelle insidie di Camera e Senato
Luca Ciriani è uno dei pretoriani di Giorgia Meloni, una guida sicura tra i codici e le procedure parlamentari. Come lei ha fatto tutta la trafila nella fiamma, dal Movimento Sociale fino a Fratelli d’Italia e ora al governo: sarà il ministro per i Rapporti con il Parlamento. D’altra parte, come detto, è un esperto navigatore delle Camere e dei loro regolamenti. Meloni gli aveva affidato le truppe di FdI al Senato nella passata legislatura e anche in quella appena iniziata: era appena stato rieletto capogruppo a Palazzo Madama, ora naturalmente dovrà rinunciare per cause di forza maggiore. È apprezzato per il carattere compassato e cordiale, è stato uno dei più frequenti censori degli eccessi nel ricorso alla decretazione d’urgenza sia dei governi Conte sia di quello Draghi: ora siede dall’altra parte della barricata. Cambierà?

Locatelli Sceriffa alla Disabilità, come in Lombardia
Per diventare ministra della Disabilità, Alessandra Locatelli lascerà l’analogo incarico in Regione Lombardia, dove era stata chiamata due anni fa nel rimpasto che “commissariò” la guida di Attilio Fontana. Leghista, educatrice con lunga esperienza nell’assistenza dei disabili, Locatelli è stata ministra per la Famiglia e la disabilità nel governo gialloverde. Quando Salvini sembrava voler far saltare la ricandidatura di Fontana in Lombardia, il nome di Locatelli era uno dei più apprezzati tra le varie alternative. Di lei si ricordano anche uscite da sceriffa quando, da vice-sindaca di Como, se la prendeva coi mendicanti, invitando i cittadini a non fare l’elemosina in nome dell’ordine pubblico. La chiamata a Roma consente anche a Salvini di mantenere un ministero in quota lombarda, variabile mai da sottovalutare negli equilibri del partito.

Calderone Al Lavoro con un doppio conflitto d’interessi
La nuova ministra del Lavoro dovrà risolvere un paio di conflitti di interessi niente male. Marina Calderone, classe 1965, è un nome tecnico stimato da Meloni, però da 17 anni è presidente del Consiglio dell’Ordine dei consulenti del lavoro, professione che lei stessa ha svolto per anni. Non basteranno però le sue dimissioni, perché anche il marito, Rosario De Luca, ha incarichi di peso, in quanto presidente del cda della Fondazione studi del Consiglio nazionale consulenti del lavoro e consigliere d’amministrazione Inps. Tutti enti legati alla vigilanza del ministero del Lavoro. Da tenere d’occhio sarà anche la posizione della ministra sul Reddito di cittadinanza tanto contestato a destra, perché Calderone non si è mai esposta contro il sussidio, al punto che il suo profilo era sponsorizzato anche da diversi 5 Stelle. Un’altra era, almeno in politica.

Pichetto Fratin Vittima della gaffe, andrà all’Ambiente
Ci sono molti modi per cercare continuità con il governo Draghi. Uno di questi, anche se forse non il più appariscente, è Gilberto Pichetto Fratin, prossimo ministro della Pubblica amministrazione, dopo essere stato viceministro allo Sviluppo economico coi “Migliori”. Piemontese, 68 anni, è berlusconiano da una vita. Buona parte della sua carriera politica l’ha trascorsa nella sua Regione (dove è stato a lungo anche coordinatore di Forza Italia): consigliere, assessore, poi vicepresidente. Ora è al terzo mandato in Parlamento, ma il profilo “economico” e l’accreditamento durante il governo Draghi lo hanno reso un nome buono per la promozione a ministro. Quando Meloni ha letto la lista dei ministri era finito “per errore” alla P.A., poi, come da pronostico, Pichetto Fratin è andato all’Ambiente.

Zangrillo Alla P.a. l’amico di Silvio (fratello di Alberto)
Fratello di Alberto, ovvero il medico personale di Berlusconi, primario al San Raffaele e presidente del Genoa Calcio, anche Paolo Zangrillo vanta un solido rapporto con il Cavaliere. Al punto che, dopo una lunga carriera manageriale in Magneti Marelli, Fiat, Iveco e poi Acea, nel 2018 Berlusconi fa il suo nome per la Camera. Nello stesso anno, Zangrillo diventa coordinatore di FI in Piemonte, dove lo scorso 25 settembre ha vinto nel suo collegio uninominale guadagnandosi la seconda legislatura (questa volta al Senato). Inizialmente indicato per l’Energia, in serata è arrivata la correzione: Zangrillo sarà ministro della Pubblica amministrazione. Il che l’ha reso protagonista di una vicenda surreale, perché dopo la prima nomina (errata) aveva subito diffuso una nota per decantare l’importanza del dossier energetico.

Schillaci Dall’Iss con Speranza alla Salute di Fdi
Non c’è traccia di impegno politico diretto nella biografia del nuovo ministro della Salute, Orazio Schillaci, 56 anni, romano. Un tecnico indicato da Fratelli d’Italia. Specialista in medicina nucleare, dal 2019 è rettore della seconda università pubblica della capitale, Tor Vergata, legata al Policlinico che serve gran parte della periferia est. Con lui Tor Vergata è uscita dagli anni difficili della gestione di Giuseppe Novelli, quella delle chiamate dirette in cattedra, in relazione alle quali l’ex rettore è stato condannato in primo grado per aver minacciato un ricercatore. Schillaci ha fatto parte di commissioni della Regione Lazio e nel 2020 è stato nominato da Roberto Speranza nel comitato scientifico dell’Istituto superiore di sanità. FdI ha promesso di eliminare gli obblighi vaccinali, ma il neoministro un anno fa si schierò a favore del green pass negli atenei.

Abodi Dalla serie B allo Sport, grazie alla spinta Malagò
Un rivale di Lotito, ma soprattutto un amico di Malagò: al ministero dello Sport e delle Politiche giovanili approda il 62enne Andrea Abodi. Si muoveva con ambizione tra le federazioni calcistiche da anni: nella disastrosa epopea ai vertici di Tavecchio, Abodi interpretava l’alternativa, il volto più presentabile e umano della Figc. Dopo sette anni alla guida della Serie B, nel 2017, la sua scalata si concluse con una sconfitta: vinse Tavecchio 55 a 45. Ma ormai Abodi era lanciato: negli anni successivi ha fatto incetta di incarichi tra sport e turismo (ma è pure consigliere pure di Abi). Con Meloni il rapporto è eccellente, ma piace anche alla Lega: Zaia e Fontana lo volevano a capo della fondazione per le Olimpiadi di Milano-Cortina. Meloni voleva candidarlo sindaco a Roma – lui rifiutò per motivi di salute – ora gli ha dato un ministero.

Valditara Il prof. che restituisce l’Istruzione alla Lega
Mette d’accordo quasi tutti, il prof. Giuseppe Valditara, docente di Diritto romano a Torino: fa felice Salvini, ma pure Meloni e i suoi. Nella sua biografia compare infatti la fiamma post missina – è stato senatore dal 2001 al 2013, eletto con Fini in An – ma soprattutto la formazione leghista: Valditara è cresciuto a pane e federalismo alla scuola di Gianfranco Miglio. È stato uno degli interpreti del sogno gollista di Pinuccio Tatarella, un ponte naturale tra destra e leghismo. Negli ultimi anni è entrato tra gli ideologi di Salvini, con i libri Sovranismo. Una speranza per la democrazia e L’Italia che vogliamo (con prefazione del segretario leghista). La sua nomina all’Istruzione (e al Merito) restituisce Viale Trastevere alla Lega dopo il biennio di Bussetti nel Conte-1 (fu proprio l’ex ministro a nominare Valditara capo dipartimento al Miur).

Matteo Salvini Il leader della Lega, messo da parte il sogno Viminale, avrà le Infrastrutture e sarà indicato come vicepremier

Antonio Tajani Nonostante le turbolenze degli ultimi giorni, Tajani è confermato agli Esteri come da pronostico: insieme a Salvini, sarà vicepremier

Giancarlo Giorgetti Per il Mef Meloni ha sondato diversi tecnici, ma alla fine ha scelto Giorgetti, il leghista più apprezzato fuori dalla Lega

Guido Crosetto Nonostante avesse smentito, Crosetto avrà un ruolo chiave: sarà alla Difesa, dove giungerà da presidente dell’Aiad

Carlo Nordio Meloni ha resistito alle pressioni di Berlusconi sul ministero della Giustizia e alla fine in Via Arenula andrà l’ex pm veneziano Nordio

Annamaria Bernini Sembrava che l’Università dovesse andare a un’altra forzista, ma alla fine Bernini l’ha spuntata su Gloria Saccani

Gennaro Sangiuliano Arriva al ministero della Cultura dalla direzione del Tg2, dove era stato indicato in quota Lega, prima di avvicinarsi a FdI

Eugenia Roccella Già sottosegretaria con B., cattolica, attiva nel Family Day, è stata appena eletta alla Camera con FdI (dopo aver militato in FI)

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