(Roberta Labonia) – Il ministero dello Sviluppo economico diventa quello delle Imprese e del “Made in Italy”; il ministero delle Politiche agricole diventa il ministero dell’Agricoltura e della “sovranità alimentare”; aI ministero dell’Istruzione viene aggiunta la dicitura “del merito”; il ministero della Famiglia diventa anche quello della “natalità”.

Queste ed altre varianti minori ai nomi dei dicasteri sono farina della prima premier donna della Repubblica italiana. La Meloni, già dai titoli, ha iniziato a “segnare il territorio”, il suo, un po’ come per loro natura fanno i cani e i gatti.

Quando la ex ragazzetta del Fronte della Gioventù ci aveva preconizzato che il suo governo sarebbe nato sotto l’insegna del “cambiamento”, ora lo sappiamo, si riferiva ai nomi dei ministeri, non dei ministri. E si perché oltre il 50% dei nuovi nominati altro non sono che le comparse e i sottosegretari del ventennio berlusconiano. A partire dalla triade apicale Meloni/Berlusconi /Salvini per finire ai ripescaggi delle solite Santanche’, Bernini, Crosetto, Fitto, Musumeci, Fratin, Mantovano, dell’onnipresente suo cognato Lollobrigida da lei elevato al rango di ministro dell’Agricoltura con salsa di sovranità alimentare, della suffragetta attempata di B, la solita serbelloni Casellati vien dal mare, per finire col reperto paleolitico leghista Calderoli. Insomma un’ammucchiata “de mezze tacche” sovraniste come non se ne vedevano, tutte insieme, da anni.

E le new entry, se possibile, non sono da meno : vogliamo parlare dell’uomo RAI Gennaro San Giuliano, fino a ieri direttore del TG2 oggi fatto dalla Meloni ministro dei Beni Culturali? Alla faccia della terzietà che dovrebbero caratterizzare i giornalisti di un emittente pubblica! E come non inquietarsi nell’apprendere che certa Eugenia Roccella da oggi sarà capa del ministero della Famiglia e della “Natalità”, una tristemente nota per le sue battaglie antiabortiste? Un velo pietoso, poi, mettiamo sulla nomina a ministro della P. A. Paolo Zangrillo, il fratello del medico personale di Silvio Berlusconi.

Al quadro spiccatamente clientelare e desolante di queste nomine, dicevamo, fanno da cornice sostantivi inquietanti come il “merito” appiccicato a forza al dicastero dell’Istruzione. “Che vordi’?”, chiederebbe il Verdone della prima ora. Sia che Il “merito” lo si pretenda dagli insegnanti che dagli studenti la trovo una sottolineatura ridondante e per certi versi intimidatoria. E che dire della “sovranità alimentare” di cui d’ora in avanti si dovrà forgiare quello che fino a ieri era semplicemente il ministero delle politiche agricole? Questa “sovranità” condita in tutte le salse, ficcata a forza in ogni contesto, esibita come un trofeo da riconquistare dalle destracce di casa nostra, che scopo ha? Certo non quello di affrancarci dall’unica sudditanza che ci pesa in questo momento storico, quella verso USA e NATO che ci sta annichilendo. Non a caso la neo Thatcher de noantri ha definito il suo governo prima di tutto “atlantista”! E ancora, quel “natalità” che da oggi farà il paio con “famiglia” in me rievoca la fissa della buonanima del duce, che le madri di famiglie numerose le premiava con la medaglia d’onore.

Altro che cambiamento cari signori, qui stiamo ripiombando in un clima di feroce restaurazione!

Alla moltitudine di donne e uomini progressisti nell’animo (da non confondersi coi radical chic da salotto), dico non abbattetevi, piuttosto preparatevi, prepariamoci alle barricate, dentro e fuori dal Parlamento.