Il soffritto di interessi di Crosetto

(Giovanni Tizian – editorialedomani.it) – «Tranquilli, sono assolutamente convinto di continuare a tenermi i privilegi di privato cittadino per tanto tempo», diceva Guido Crosetto, commentando l’articolo di Domani, che lo indicava come consigliere principale della leader di Fratelli d’Italia e possibile ministro di un esecutivo di destra.

Alla fine gli toccherà giurare da ministro e per giunta della Difesa, settore che conosce a menadito per la sua esperienza pluriennale da presidente di Aiad, la federazione confindustriale che cura gli interessi delle aziende del settore dell’aerospazio e della difesa.

Un ruolo che lo aveva portato persino a dimettersi da parlamentare per evitare possibili conflitti di interesse, vista la delicatezza del tema e i miliardi che ballano sul tavolo dei governi e delle industrie che il nuovo ministro dovrà trattare. Certamente Crosetto dovrà lasciare la presidenza di Aiad, passerà dall’altra parte: sarà il capo del ministero principale interlocutore dell’associazione che ha rappresentato fino a oggi.

 «La presidenza dell’Aiad per statuto è gratuita», aveva chiarito Crosetto. In realtà il regolamento interno dice altro. «Tutte le cariche non sono retribuite, fatta eccezione per la carica del presidente ove il cda lo ritenga opportuno», si legge. Evidentemente per Crosetto non ha deliberato conseguentemente. «Da dove vengono i miei guadagni? Dalla mia attività privata, eventuali dividendi di società, entrate da proprietà e fatturato partite Iva», aveva risposto il fondatore di Fratelli d’Italia.

I CONFLITTI DI CROSETTO

Il fidato meloniano Crosetto è stato, come detto, il cofondatore del partito. Si è dimesso dal parlamento nel 2018. Ha preferito continuare a rappresentare la lobby delle aziende delle armi, della difesa e dell’aerospazio. 

Oltre a essere un imprenditore, è stato sottosegretario alla Difesa nel quarto governo Berlusconi, oggi è all’Aiad ed è, informalmente, consigliere della Meloni. Un doppio ruolo che spesso genera conflitti. Anche perché di Aiad fa parte Leonardo Spa, l’ex Finmeccanica, che gestisce larga fetta degli affari con il ministero che sarà il regno di Crosetto.

Anche dopo essere diventato numero uno dell’Aiad, Crosetto è rimasto per molto tempo coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia, con il rischio di plurimi conflitti di interessi: dell’associazione fanno parte 186 aziende più 3 associazioni nazionali quali l’Associazione nazionale produttori armi e munizioni sportive (Anpam), l’Associazione per la normazione, la formazione e qualificazione nel settore dell’aerospazio, difesa e sicurezza (Unavia) e l’Associazione per i servizi, le applicazioni e le tecnologie Ict per lo spazio (Asas).

Aiad rappresenta il comparto ai massimi livelli. Ha un ruolo predominante nella scelta dei membri della delegazione nazionale presso Niag (Nato industrial advisory group) ossia un «gruppo consultivo ad alto livello di industriali appartenenti ai paesi membri della Nato che agiscono riportando alla Conferenza dei direttori nazionali degli armamenti (Cnad), forum principale per la cooperazione in ambito Nato sugli armamenti».

In pratica la delegazione nazionale selezionata da Aiad ha lo scopo di riportare le istanze dell’industria nazionale nei confronti di studi e programmi richiesti o sollecitati da parte di organismi dell’Alleanza atlantica. Si tratta di spazi di confronto in cui si decidono strategie di business nel delicato settore degli armamenti che possono valere svariati miliardi di euro.

C’è chi dice: una volta lasciata la presidenza per Crosetto ogni possibile conflitto svanirà. È davvero così? C’è da dire che all’interno di Aiad e delle aziende che ne fanno parte Crosetto ha molti amici. Per esempio in Aiad potrà sempre contare sul segretario generale, Carlo Festucci:  un dirigente che la famiglia Crosetto conosce bene, è nel consiglio di amministrazione di una azienda che ha tra i soci il 25enne figlio del fondatore di Fratelli d’Italia.

La benevolenza dell’industria degli armamenti verso Crosetto e Fratelli d’Italia è indicata anche da un altro elemento: poco tempo fa un’azienda ha versato 10mila euro al partito. Si tratta della Drass Galeazzi srl, si occupa di «tecnologia subacquea e prodotti per la difesa marina come sommergibili e veicoli per le forze speciali». Drass però membro di Aiad, il cui presidente è Crosetto, l’imprenditore e fondatore del partito di Meloni. Diventato ora il ministro della Difesa con cui Drass dovrà confrontarsi.