Kiev continua a essere colpita dai missili di Putin, mentre l’Occidente si rifiuta di trattare con la Russia. Putin apre e Biden chiude, nonostante le pene indicibili che i civili ucraini patiscono ogni giorno. La Russia ha offerto il dialogo due volte nelle ultime settimane […]

(Alessandro Orsini – Il Fatto Quotidiano) – Kiev continua a essere colpita dai missili di Putin, mentre l’Occidente si rifiuta di trattare con la Russia. Putin apre e Biden chiude, nonostante le pene indicibili che i civili ucraini patiscono ogni giorno. La Russia ha offerto il dialogo due volte nelle ultime settimane. La prima volta dopo l’avanzata di Kiev sul fronte di Kharkiv; la seconda, invece, dopo il lancio di missili su Kiev per vendicare l’attacco al ponte di Crimea. Lavrov ha dichiarato che Putin vorrebbe incontrare Biden, che però si è detto disponibile a parlare soltanto di Brittney Griner, la cestista americana detenuta in Russia. La chiusura di Biden ha provocato la reazione stizzita di Putin che, preoccupato di salvare la faccia, ha giudicato l’incontro con il suo antagonista non più necessario. Il risultato è che Putin aveva promesso di porre fine all’attacco missilistico su larga scala e poi ha ricominciato. L’opinione pubblica continua a essere spaccata. Per alcuni, “solidarietà” con l’Ucraina significa rifornirla di armi per sconfiggere la Russia sul campo; per altri, significa operare per un cessate il fuoco immediato alla ricerca della pace.

All’inizio della guerra, gli ambienti italiani più facinorosi credevano che Putin si sarebbe arreso in breve tempo con tanto di scuse all’Ue e ai suoi concittadini. Ma non è accaduto e adesso un buon numero di giornalisti e politici inizia a capire molte cose. La prima è che questa è una guerra esistenziale per la Russia, ovvero non prevede la resa incondizionata, come conferma il trasferimento delle testate nucleari al confine con l’Ucraina. Non è detto che voleranno, ma Putin si è posto nella condizione di lanciarle. Quel buon numero di giornalisti e politici italiani sta anche capendo che la Russia, quel Paese sconfinato, ha investito una piccola parte delle risorse che è in grado di mobilitare. Il buon numero inizia a notare che la Russia non ha ancora dichiarato guerra all’Ucraina. E non l’ha dichiarata per chiarire che non ha ancora iniziato a combattere seriamente. La seconda cosa è che Putin non è isolato internazionalmente e che la Cina è pronta a schierarsi con la Russia non appena gli Stati Uniti avranno varcato la linea rossa su Taiwan. La terza è che l’economia ucraina è collassata, ma non quella russa che regge piuttosto bene se si considera che contro di sé ha i Paesi più ricchi e potenti del mondo. La quarta è che la Russia non sta combattendo contro l’Ucraina, bensì contro i trenta Paesi della Nato più l’Ucraina. Nel valutare le forze della Russia, il buon numero capirà presto che è una guerra trentuno contro uno. La quinta cosa è che l’economia italiana rischia di collassare se la guerra andrà avanti all’infinito e allora i problemi alla sicurezza nazionale dell’Italia saranno posti non tanto dai soldati russi quanto dagli italiani che rischiano di dichiararsi nemici della propria Repubblica trasformandosi in una minaccia interna superiore a quella esterna. La sesta è che le munizioni scarseggiano non soltanto per la Russia, ma anche per i Paesi della Nato, i cui generali, inclusi quelli americani, urlano ai rispettivi governi che, sostenendo l’Ucraina a questi ritmi, rischiano di ritrovarsi con i magazzini sguarniti. La settima è che gli Stati Uniti e l’Ue – si leggano le ultime dichiarazioni di Janet Yellen – hanno iniziato con le scortesie giacché la Casa Bianca accusa gli europei di fare gli “scrocconi” scaricando i costi della guerra sugli americani.

L’idea che la Nato possa pompare armi e soldi senza limiti è uno di quei periodici deliri di onnipotenza dell’Occidente di cui i talebani ridono tutti i giorni in Afghanistan. Deliri che oggi fanno piangere gli ucraini e domani pure gli italiani, stando agli ultimi dati della Caritas sui poveri assoluti.