Cantieri al trivio

(Giovanni Vasso – lidentita.it) – Il sogno del Pnrr rischia di trasformarsi in un incubo se il prezzo delle materie prime continuerà a salire e se le amministrazioni pubbliche non riusciranno, in un tempo brevissimo, a rimpinguare i loro ranghi con personale dotato di competenze digitali (e manageriali) utili a far fare all’Italia quello scatto di reni necessario per poter rendere realtà il grande lavoro che è stato fatto, finora, solo sulla carta.

Il Pnrr, dunque, non è a un bivio ma a un trivio. E tutte e tre le strade deve intraprendere per evitare che il sogno di quella valanga di investimenti che finalmente porterebbe il Paese (almeno) in pari rispetto ai partner europei, si trasformi nel doloroso incubo dell’ennesima occasione perduta.

In primo luogo, la questione dei prezzi. L’ultimo allarme è arrivato, ieri, dal presidente dell’Unione delle Province italiane Michele de Pascale che, dal festival delle Città organizzato da Ali, ha fatto i conti in tasca alle aziende che si apprestano a partecipare alle gare indette dai Comuni. “Con il trend dell’aumento dei prezzi dell’energia e dei materiali, i costi delle opere del Pnrr sono aumentati di almeno il 50%. Una scuola che un territorio attendeva da anni e che doveva costare 10 milioni ora ci costa 15 milioni”. Le cifre, dunque, non mentono. E le istituzioni hanno il dovere di rispondere, subito, a quest’emergenza: “Quello che l’Ue e il Governo dovrebbero capire è che la scuola che come Province chiedevamo da anni di realizzare la stiamo costruendo dentro la bolla di speculazione – ha affermato de Pascale -. O Comuni e Province ottengono da Governo e Ue le risorse necessarie per coprire la spesa in più, oppure cambiamo la tempistica di attuazione del Pnrr” . L’impegno, per il presidente dell’Upi, da solo non basta: “Noi sindaci e presidenti di Provincia faremo l’impossibile per portare a termine queste opere, ma se bandiamo oggi le gare, non troviamo ditte disposte a costruire a questi costi e le gare vanno deserte”.

Il secondo fronte aperto riguarda le amministrazioni pubbliche. Il personale è poco e la Cgil-Funzione pubblica adesso alza la voce e il segretario Florindo Oliverio suona l’allerta. “Le amministrazioni centrali dello stato sono tutte nella stessa condizione di pesante carenza di organico e rischiano di non realizzare gli obiettivi del Pnrr se non si danno concrete prospettive di stabilità a quanti vi entrano”. Ma non basta: “Mentre guardiamo con favore alle stabilizzazioni già previste per i funzionari del Pnrr di quelle amministrazioni, come Mef e altre chiediamo da tempo alle altre, la Giustizia in testa, di prevedere già la proroga dei contratti con durata inferiore e creare così le condizioni per la stabilizzazione di tutti gli altri assunti del Pnrr”. Il rischio è pesante, secondo la Cgil-Fp: “Abbiamo sin da subito giudicato incomprensibili le assunzioni a 31 mesi dei funzionari addetti all’ufficio per il processo del Ministero della Giustizia, per poi procedere a nuove assunzioni a 24 mesi di nuovo personale. Gli abbandoni di questi mesi dovrebbero aver insegnato che senza una prospettiva di stabilizzazione i neoassunti rinunciano e vanno altrove. E se le amministrazioni perdono un’occasione utile a evitare chiusure di uffici, il Paese rischia di perdere le risorse dell’Europa”.

Il terzo busillis riguarda le competenze dei funzionari attualmente in servizio. A questo proposito, ieri è partita l’iniziativa di formazione sul partenariato pubblico-privato per ai Comuni e voluta dal Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica della presidenza Consiglio dei ministri e dall’Istituto per la finanza e l’economia locale.

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