Pensioni e nodo Fornero, a Giorgia Meloni tocca una corsa contro il tempo

(franco Bechis – veritaeaffari.it) – Giorgia Meloni non avrà molti giorni per varare la sua prima legge di Bilancio su cui in queste ore sta impegnando tutta la sua squadra. Uno dei primi obiettivi però è quello di non fare scattare una vera e propria trappola che riceve in eredità dal governo di Mario Draghi. Al 31 dicembre 2022 infatti scadranno tutti i correttivi in vigore alla legge Fornero sulle pensioni. Che dal primo gennaio 2023 tornerebbe in vigore nel suo testo originale con l’età minima per andare a riposo sopra i 67 anni. Sarebbe ovviamente una pessima medaglia da mettersi sul petto per il centrodestra tornato al governo. Ma non ci sarà né tempo né spazio finanziario per fare grandi modifiche. Impensabile tornare a quota 100, mentre non risolverebbe molto prorogare quella quota 102 in vigore che è stata alla prova dei pensionati un flop assoluto. L’ipotesi più probabile che circola in queste ore è quella di un mix di penalizzazioni e incentivi.

Il sistema ipotizzato come spiega il nostro Maurizio Cattaneo è quello contenuto in una vecchia proposta di legge di un deputato di Fdi, Walter Rizzetto, che è la sola via di uscita possibile anche secondo una vecchia volpe della previdenza come l’ex ministro Pd, Cesare Damiano. Lì è prevista una forchetta per andare in pensione fra i 62 e i 70 anni, con piccole penalizzazioni di chi sceglie l’uscita anticipata e agevolazioni per chi vuole andare invece qualche anno dopo. Una soluzione pratica che non avrebbe costi abnormi (4-5 miliardi al massimo) e che è anche mostra anche il modo di governare scelto dalla Meloni: non ideologico, convinta come è dell’inutilità di sventolare bandiere tanto per farlo. Scelte invece pragmatiche, sia pure all’interno del proprio legittimo programma.