No ai leader Pd-FdI. La decisione del garante. L’ autorità garante delle comunicazioni ha bocciato il gran duello finale della campagna elettorale: lo scontro Letta-Meloni organizzato da Bruno Vespa a tre giorni dalle urne. Non si farà […]

(DI TOMMASO RODANO – Il Fatto Quotidiano) – L’ autorità garante delle comunicazioni ha bocciato il gran duello finale della campagna elettorale: lo scontro Letta-Meloni organizzato da Bruno Vespa a tre giorni dalle urne. Non si farà: avrebbe causato “un indebito vantaggio” ai leader di Pd e Fdi.

Ma nonostante lo zelo di Agcom, per ora la famosa par condicio, scattata all’alba del 23 agosto, che dovrebbe garantire “imparzialità ed equità” per tutti i partiti politici, è lettera morta. Più che altro, nei talk show, vige la conventio ad excludendum: i partiti moderati sono sovrarappresentati, gli altri scomparsi. A parte una singola sortita di Luigi de Magistris a L’aria che tira su La7, l’Unione Popolare in tv non è contemplata. Gianluigi Paragone e Italexit sono ignorati nonostante i sondaggi che li collocano al di sopra dello sbarramento al 3%, Giuseppe Conte nelle ultime settimane è comparso in una puntata di La corsa al voto (La7) e in un’intervista di Lucia Annunziata (Rai3), per il resto il M5S non esiste. L’unico “estremista” che rimedia qualche invito, per fare folklore, è il comunista Marco Rizzo.

Nei talk è un’orgia centrista: dei partiti moderati, corretti, atlantici ed europeisti. Il Pd occupa con precisione militare le trasmissioni. Dopo Ferragosto, il virologo Andrea Crisanti, fresco di candidatura con i dem, è stato ospite per diversi giorni quasi consecutivi (17 agosto Agorà, Rai 3; 19 agosto In Onda, La7; 22 agosto Controcorrente, Rete 4), mentre l’altra new entry, Carlo Cottarelli, ha avuto l’onore di due prime serate (22 agosto La7, 23 agosto Rete 4).

A In Onda c’è praticamente un democratico al giorno: il 23 agosto Debora Serracchiani, il 22 Letta, il 20 Stefano Bonaccini, il 19 appunto Crisanti, il 18 Elly Schlein. Anche il “terzo polo” di Matteo Renzi e Carlo Calenda ottiene un’attenzione straordinaria e inspiegabile, sondaggi alla mano. Dopo Ferragosto, almeno in tv, Renzi ha ceduto il passo a Calenda e l’ex ministro è tornato tra gli ospiti più frequenti di tutti i palinsesti. Non solo lui: anche lo scudiero Matteo Richetti, Mariastella Gelmini e i renziani Davide Faraone, Luciano Nobili e Luigi Marattin.

I dimaiani, poi: forse non esistono nella società, ma in tv sì. Non solo il leader (Luigi Di Maio è stato intervistato da Celata il 17 e da Veronica Gentili il 19 agosto), ma le seconde linee, come Laura Castelli e Lucia Azzolina. Clemente Mastella è praticamente ospite fisso di Celata, su La7, con un ruolo a metà tra politico e stand up comedian, ma ha portato le sue perle di saggezza democristiana anche a Controcorrente. Maurizio Lupi è, inspiegabilmente, ovunque. E quando non c’è lui, c’è uno tra Giovanni Toti e Luigi Brugnaro: l’orgia moderata non dimentica nessuno, centrosinistra, centrodestra o centro-centro.

La campagna di Forza Italia è affidata alla verve non proprio trascinante di Antonio Tajani, plurinvitato nelle ultime settimane, ma sono più efficaci di lui (e meno presenti) Andrea Ruggeri e Giorgio Mulè.

La più attesa è quella che si nega: Giorgia Meloni ha evitato i talk show e si è fatta rappresentare dalla parlantina bonaria dell’onnipresente Guido Crosetto, dalla giovane Augusta Montaruli e anche da Daniela Santanchè. Pure Matteo Salvini è comparso una volta sola, lunedì scorso da Celata: al suo posto si vedono Alberto Bagnai, Edoardo Rixi e Riccardo Molinari.

In tv si parla di candidature, sondaggi, questioni interne ai partiti; pochissimo di programmi (e quando succede è sempre per l’ambiente o per l’energia), poco di guerra e ormai quasi più di Covid. Soprattutto: ne parlano sempre gli stessi.