Come il mercatino delle candidature spiega il Rosatellum

Dentro un Cottarelli, fuori un Lotti. Metti un Franceschini – più ferrarese di un Finzi-Contini – a Napoli; un Nannincini – di Montevarchi, zona Madonnina Boschi – a Cologno Monzese; un Fassino – sabaudo come un gianduiotto – in Veneto. Un risiko rabberciato che segue logiche […]

(di Silvia Truzzi – Il Fatto Quotidiano) – Dentro un Cottarelli, fuori un Lotti. Metti un Franceschini – più ferrarese di un Finzi-Contini – a Napoli; un Nannincini – di Montevarchi, zona Madonnina Boschi – a Cologno Monzese; un Fassino – sabaudo come un gianduiotto – in Veneto. Un risiko rabberciato che segue logiche per nulla “territoriali” in favore di quelle mercantili. Ci saremmo risparmiati volentieri le trattative delle liste, anche solo per evitarci i pensierini della sera di Monica Cirinnà – (“Letta chiacchiera di occhi di tigre. Li tiro fuori ma lo faccio solo perché il Pd è l’unico a poter fermare Meloni e Salvini. Ci ho pensato tutta la notte. Combattere come gladiatori è l’unico modo per non sfuggire alle mie responsabilità”) e di tutti quelli che, come lei, non hanno avuto in sorte un seggio sicuro e dovranno provare a farsi votare. Certe cose è meglio non saperle, non solo per lo squallore in sé di certe isteriche dichiarazioni (il seggio non è un vitalizio) e per l’ineleganza degli smemorati che s’indignano a intermittenza (vedi Lotti, che deve essersi scordato le epurazioni del suo amichetto Matteo). Ma anche e soprattutto perché la riffa dei collegi non fa che mettere a nudo (oltre alle rivedibili qualità morali della nostra classe dirigente) anche la natura di una legge elettorale pessima, partorita con tanto di voto segreto e fiducia dopo due leggi elettorali definite incostituzionali dalla Consulta (di cui una, l’Italicum, uccisa nella culla prima di venire utilizzata). Legge che, travestita da proporzionale, è stata congegnata con l’unico scopo di poter controllare l’esito del voto, grazie ad alcune porcherie come i listini bloccati e le pluri-candidature, trucchetti per manomettere il risultato e dare ai segretari di partito il potere di decidere chi sarà eletto. I nominati devono così ai leader lealtà incondizionata. Serve a questo la legge elettorale? E a disposizione dei segretari di partito o degli elettori?

Evidentemente quando nel 2017 il Rosatellum fu approvato nessuno, tra i tanti fieri sostenitori, si è posto il problema di essere – la ruota, sai com’è, gira – fuori dalla rosa dei fortunati abbonati al club “seggio sicuro”. Che poi del doman non v’è certezza mai: bisognerà pure fare i conti con l’effetto flipper della legge, una sorta di rimbalzo che può dirottare i voti in un altro seggio, quando un listino non riesce a coprire il numero di eletti previsti in base al numero di voti ottenuti. Voi direte: tutto già visto nel 2018, che c’è di nuovo? Nulla, a parte il fatto che stavolta i parlamentari smemorati hanno dimenticato di avere pure approvato la riforma costituzionale che taglia il numero di deputati e senatori: con 345 posti in meno, il gioco della sedia si fa più feroce. La legge costituzionale ha ricevuto il plauso convinto degli italiani, ma ora è chiaro che è stata votata in Parlamento ob torto collo da quasi tutti. Si disse, allora, che tirava una brutta aria e che la legge che porta il numero dei senatori da 315 a 200 e dei deputati da 630 a 400 “non si poteva non votare”, pena venir tacciati di opportunismo e attaccamento alla poltrona: fu, com’è evidente dal penoso mercanteggiare odierno, una scelta opportunista e per nulla convinta. Tant’è vero che, al solito, si profila all’orizzonte dei poveri elettori un discreto esercito di impresentabili (un’immunità non si nega a nessuno). Ci è stato detto e ripetuto che sarebbe vano attendersi dai partiti una legge elettorale “disinteressata”: il guaio, pare, è che le classi dirigenti dei partiti sono a tal punto scadenti che nemmeno riescono a scrivere leggi pro domo loro. Così ora siamo tutti cornuti e mazziati: i politici, costretti a conteggi cervellotici a causa di una legge elettorale farraginosa (quando dovrebbe essere chiara e facile da capire); e gli elettori che non sanno bene a chi andrà a finire il loro voto. Senza dire che la fiera del bestiame delle candidature avrà un solo effetto: rimpinguare la già folta schiera degli astensionisti. Un capolavoro.

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6 replies

  1. A mio avviso i partiti sanno benissimo scriversi le leggi pro domo loro, compresa quella elettorale, si candidano,votano ed eleggono tra di loro e meno sono a votare meglio controllano il sistema;quelli che si indignano per l’esclusione attuale sanno benissimo che al prossimo giro toccherà a loro,nel frattempo si consoleranno con qualche altro incarico.Sembra,dico sembra,che il movimento 5S sia al momento estraneo a questo andazzo( tanto che di Maio si è affrettato a saltare di là),d’altronde il rosatellum è stato approvato per non farlo vincere…

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  2. Un piccolo esempio dei gne,gne dei cittadini:
    Solinas – Sardegna
    Fontana- Lombardia
    De Luca -Campania
    Musumeci- Sicilia
    Totti- Liguria
    Zingaretti- Lazio
    Chi ce li ha messi?
    Chi li ha votati ?
    Arrangiatevi !

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  3. I politici riservono sempre… sorprese. Se ne sono ben accorti anche gli elettori dei 5stelle, costretti da un giorno all’ altro a passare dall’ amore all’ odio per un beln po’ di personaggi.
    Meglio non fidelizzarsi, quindi, e mantenere le distanze anche dai più ( al momento) organici. Non si sa mai.
    Ma vedo un gran tifo, in giro…

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