Dell’inferiorità morale e culturale dei poveri

(UGO ROSA – glistatigenerali.com) – E’ interessante come molti esemplari delle classi agiate, in particolare gli elementi più progressisti e ostentatamente “di sinistra”, riescano a sommare ai privilegi di cui godono “per posizione” anche quello di ritenersi moralmente superiori a coloro che di quei privilegi non godono affatto.

La priorità, per questi ultimi, consiste nel sopravvivere; ma si tratta di una priorità che solo di rado, anzi quasi mai, consente nobiltà e disinteresse.

Talvolta, anzi, può essere conseguita solo in maniera piuttosto ignobile.

Per i primi invece gli obbiettivi esistenziali sono, al confronto, straordinariamente elevati.

Perciò il povero fa schifo due volte: perché è inadatto a “stare nel mercato”, vendere in modo concorrenziale la sua merce e vendersi come merce – che poi è la stessa cosa ed è l’unica cosa che conti – e perché è cattivo. O nel migliore dei casi coglione.

Una volta acquisita la sua inferiorità culturale e morale si tratta però di farglielo capire.

Al progressista agiato, infatti, non è sufficiente godere dei privilegi di cui gode.

Se facesse solo questo si sentirebbe profondamente a disagio.

La sua levatura morale è tale che egli deve anche convincere chi non ne gode che lui ne beneficia a ragion veduta; è necessario bisogna che tutti accettino questo dato di fatto – siamo tutti nella stessa barca… – e tutti si diano da fare perché le cose continuino a filare lisce.

Per ottenerne la collaborazione si procede con la colpevolizzazione del povero.

I modi sono svariati ma tutti presentano la caratteristica di risultare straordinariamente gratificanti per chi li mette in atto.

Oltre a persuadere il povero (quasi sempre ignorante, cattivo e presumibilmente fannullone) della sua corresponsabilità nei guai che affliggono il pianeta il benestante persuade vieppiù se stesso – che del resto era disponibilissimo, fin dal principio, a lasciarsi persuadere – del proprio inarrivabile civismo e di un senso morale a prova di bomba.

Lo incontriamo quotidianamente laddove il povero non lo trovi neppure a cercarlo col lanternino: nei banchetti che raccolgono le firme per ottenere diritti inalienabili e ormai improcrastinabili come lo ius scholae, il matrimonio egualitario e la libertà di coltivazione e di uso della cannabis (che infatti sono i pilastri del programma elettorale del suo partito di riferimento, altro che ridistribuire ricchezza…). Quante giovani donne impegnate per il progresso dell’umanità sono costrette a lasciare i figli alla tata rumena per correre a un flash mob a reclamare il diritto delle manager a non essere pagate meno dei manager (perché loro solo trenta volte in più di un operaio e i maschi sessanta?).

Se si attivassero con il medesimo entusiasmo per redistribuire il benessere e i privilegi di cui loro godono e gli altri no il problema sarebbe risolto…ma innanzitutto quegli altri sono, s’è capito, degli ignoranti e dei fannulloni e poi, santiddio, non si può certo pretendere che si occupino di tutto.

Il loro ambito è quello del civismo: quando si tratta di legalità, raccolta differenziata, risparmio energetico e lotta senza quartiere al surriscaldamento globale, allora, sono imbattibili.

Di più, davvero, non gli si può chiedere.

Tutto questo, si capisce, comporta tempo ed energie.

Ma ne vale certamente la pena, perché testimonia inequivocabilmente della levatura morale dell’agiato e al contempo inchioda il poveraccio alle sue incontrovertibili responsabilità. Questi continua infatti, nonostante gli amorevoli richiami, a non sentire ragioni: sporca le spiagge, mangia cibo spazzatura, consuma un fottio di acqua per farsi il bidè e soprattutto, maledizione, non capisce un cazzo di politica e si fa incantare dai populisti…questa volta si dà il caso che vada perfino a votare per un vecchio puttaniere che invece di promettergli il matrimonio egualitario gli promette di portargli la pensione da seicento a mille euro al mese…ma si può essere più bestie?

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12 replies

  1. Complimenti Ugo. Bell’articolo.
    I poveri insistono a disinteressarsi dei problemi di principio, che si chiudono per lo più in sterili discussioni, e insistono nel voler mangiare tutti i giorni.

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  2. Pecora te fai e lupo te se magna stato sociale e statuto dei lavoratori smantellato attraverso jobs act e cancellazione dell’articolo 18 senza una minima protestina diceva una volta un noto sindacalista i diritti conquistati non sono eterni se bon li difendi il oadrone te li toglie …. meditate operai meditate 🤔

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  3. Veramente questa presuntamente caratterizzante mentalità radical-chic risulta molto, ma molto più diffusa presso le peggiori classi padronali, quelle che si appropriano sempre più consistentemente e impunemente del più elevato benessere sociale, al contempo comprimendo al massimo diritti e aspettative delle classi subordinate più deboli, ossia considerate ai più bassi livelli della scala sociale. Il progressismo radical-chic vi si aggrega a suo modo cercando di distinguersi, ma solo in nome di una congrua ripartizione del potere politico ed economico. Così le aperture demagogiche ai meno abbienti nelle fasi elettorali della vita politica risultano solo contingenti ampliamenti del panem et circenses da assicurare a categorie di elettorato in cambio del voto, elemosine più o meno laute del momento utili solo ad estendere il consenso dei clientes. Destra e sinistra di regime ci vanno a braccetto salvo non contraddire entrambe le ragioni dell’elettorato più dotato di deterrenza sociale e quindi di potere economico-finanziario. Quindi niente redditi minimi né di cittadinanza che siano, niente adeguate tutele salariali e del diritto al lavoro, niente tutele adeguate del sacrosanto diritto dei lavoratori alla salute … insomma niente che impedisca quello sproporzionato e indebito arricchimento. Meglio piuttosto spendere e spandere tanto in spese militari quanto in progetti più o meno utili ma faraonici, garantendo, assieme all’enorme sperpero del denaro pubblico e alla corruzione che me costituisce il fondamento, la migliore salvaguardia dei ceti più parassitari. Che, per le indebite sproporzioni della distribuzione della ricchezza, sono abbastanza più frequentemente quelli economicamente più elevati. Non quelli più bassi.

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  4. È una curva.

    No, è un cerchio.

    È una curva, non vedi il paesaggio sempre diverso?

    È un cerchio, muori prima di rivedere le stesse cose.

    La curva fa presupporre un percorso una crescita verso qualcosa, il cerchio rappresenta la staticità, l’incapacita di uscire da una tara. È un cerchio.

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  5. Bravo! Ottimo commento. questo non è un problema da poco. L’ossessione dei cosiddetti liberals per i diritti civili da decenni fa il gioco delle classi di potere, felici di sapere che la sinistra di oggi è impegnata in battaglie di princìpi e lascia correre sulle questioni sociali ed economiche imposte dal neoliberismo e dal mercato libero, menzionato nel testo. Ancora bravo. Da condividere con tutti gli amici che pensano di essere di sinistra.

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  6. Ottimo articolo.
    Pane al pane e vino al vino.
    Le cose stanno proprio così, purtroppo.
    Questo è il motivo per cui non posso votare il pd o chiunque stia con lui.
    L’unica cosa buona che ha nel suo miserabile programma è la liberalizzazione della cannabis……peccato che siano solo parole elettorali buttate al vento.
    Il pd è al governo da circa una decina d’anni, se avesse voluto legalizzarla davvero l’avrebbe già fatto da tempo.
    Niente da fare……pidioti e soci fanno proprio schifo:
    Incapaci, spocchiosi, vanitosi e, soprattutto…….bugiardi seriali.

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  7. Beh, se lo scopo principale dell’articolo è contrapporre all’algidità sociale, micragnosa e altezzosa, delle teste d’uovo della sinistra di regime la liberalità imbonitrice, affabile e “generosa”, dei Berlusca e compagnia bella della destra di regime stiamo messi veramente bene. Tanto varrebbe votare per chi ci sembra più capace nel raccontare barzellette: già si sa: ancor più, in quel caso, che de gustibus non est disputandum.

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  8. Non mi pare sia così.
    Purtroppo è il leitmotiv di questi tempi: se critichi la “sinistra” ( o i 5stelle) vuol dire che sei di destra ( e viceversa).
    Semplicemente l’ Autore ci mostra ciò che già sappiamo: una “sinistra” ( nominalmente tale) che ha completamente dimenticato la questione sociale e si è arricchita anche lei mediante lo sfruttamento e la globalizzazione.
    Eppure un tempo era persino NoGlobal, ricordate Naomi Klein? Poi c’è stata la Diaz, e chi doveva intendere ha inteso…
    Ora ci si concentra sui presunti “diritti” che interessano un nuomero relativo di persone ( ma per lo più di “sinistra”) come se il problema di arrivare a fine mese non lo avessero anche il “popolo LGBT+” e gli immigrati ai quali lo jus scholae dei figli ( che godono già di tutti i diritti ed i servizi degli altri bimbi) interessa molto meno dello sfrttamento nei campi per pochi euro. O nelle case “sinistre” per lo più in nero.

    Ma insomma, piace vincere (perdere?) facile: buttarsi su determinati “diritti” non cambia di una virgola il sistema turbocapitalistico in cui siamo immersi, nè le disuguaglianze sociali nè il quieto vivere politico-economico in cui ex comunisti ed ex Margherita, con l’ aggiunta di ex FI, da tempo si spartiscono risorse e poteri.
    Il “popolo” non si rivolge a “destra” perchè ama Salvini o Meloni, ma perchè spera (spera) di rompere finalmente la cappa mefitica in cui è confinato.
    Spera: rimarrà per l’ ennesima volta deluso.

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  9. I poveri dovrebbero semplicemente andare a votare e mandarli tutti a casa questi moralisti da strapazzo che se ne strafregano della poverta’.
    Poveri di tutto il mondo, unitevi e votate, votate, votate il 25 settembre

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  10. Io sono superconservatrice, di tutti quei diritti che i “progressisti” ci stanno rapidamente togliendo: al lavoro, alla salute, alla casa, alla scuola, alla sicurezza …
    E’ ora di rovesciare il paradigma, altrimenti a forza di ” progressismo” torniamo al Papa Re ( per il bene del Paese, ovvio…)

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