E siamo a due! Anche Renato Brunetta lascia Forza Italia

(ANSA) – Il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta lascia Forza Italia. Lo annuncia in una nota nella quale afferma che “non votando la fiducia a Draghi, Forza Italia ha tradito la sua storia e i suoi valori. Non sono io che lascio, è Forza Italia che lascia se stessa”.

BRUNETTA: “NON VOTANDO LA FIDUCIA A DRAGHI, FORZA ITALIA HA TRADITO LA SUA STORIA E I SUOI VALORI. NON SONO IO CHE LASCIO, È FORZA ITALIA CHE LASCIA SE STESSA” 

La nota di Renato Brunetta

“Non sono io che lascio, ma è Forza Italia, o meglio quel che ne è rimasto, che ha lasciato se stessa e ha rinnegato la sua storia. Non votando la fiducia a Mario Draghi, il mio partito ha deviato dai valori fondanti della sua cultura: l’europeismo, l’atlantismo, il liberalismo, l’economia sociale di mercato, l’equità.

I cardini della storia gloriosa del Partito popolare europeo, a cui mi onoro di essere iscritto, integralmente recepiti nell’agenda Draghi e nel pragmatismo visionario del Pnrr. 

Sono fiero di aver servito l’Italia da ministro di questo Governo. Sono degli irresponsabili coloro che hanno scelto di anteporre l’interesse di parte all’interesse del Paese, in un momento così grave. I vertici sempre più ristretti di Forza Italia si sono appiattiti sul peggior populismo sovranista, sacrificando un campione come Draghi, orgoglio italiano nel mondo, sull’altare del più miope opportunismo elettorale.

Io rimango dalla stessa parte: dalla parte dei tanti cittadini increduli che mi stanno scrivendo e chiamando, gli stessi che nei giorni scorsi si sono appellati a Draghi perché rimanesse alla guida del Governo. Io non cambio, è Forza Italia che è cambiata.

Mi batterò ora perché la sua cultura, i suoi valori e le sue migliori energie liberali e moderate non vadano perduti e confluiscano in un’unione repubblicana, saldamente ancorata all’euroatlantismo. Perché dobbiamo contrastare la deriva di un sistema politico privo degli anticorpi per emanciparsi dal populismo e dall’estremismo, piegato a chi lavora per modificare gli equilibri geopolitici, anche indebolendo l’alleanza occidentale a sostegno dell’Ucraina.

È una battaglia per il futuro che coincide con la difesa della mia storia, e di quella di Forza Italia”.

Così Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione.

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18 replies

  1. Fondi un partito, così potrà fare comizi nelle libere piazze e vediamo che succede.
    P.S. Economia sociale di mercato è un ossimoro, “il laissez faire” ha portato a situazioni di equilibrio solo nella teoria ideale di chi l’ha fondata, mai nella realtà, ciuccione

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    • Il laissez faire è un’estremizzazione del liberismo, ma non ne è sinonimo. “Economia sociale di mercato” indica un impianto economico liberista (non neo-), cioè in cui chiunque abbia diritto di stipulare rapporti di compravendita, ma in cui intervenga lo Stato a tutelare i soggetti più economicamente fragili. Il modello keynesiano è liberista, ma non ha nulla a che vedere con il laissez faire, né con la “mano invisibile” di Smith (so io che ci si è fatto con quella mano…)

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      • La frase con cui Keynes nel 1923 critica apertamente il laissez-faire che nel lungo periodo avrebbe regolato il mercato da sè con la famosa frase: «ma questo lungo periodo è una guida fallace per gli affari correnti. Nel lungo periodo siamo tutti morti».

        Lasciar fare il mercato perchè si regoli da solo è un principio proprio del liberalismo economico, non favorevole all’ intervento dello Stato.

        L’economia sociale di mercato è una teoria allo stato attuale inattuabile perchè in contrasto con il sistema che si sta implementando verso chiaro liberismo, gli stati non sono in grado nemmeno di mettere un tetto al prezzo del gas per contenere il disagio economico delle fasce più deboli, infatti l’UE ha rimandato la questione posta da Draghi in persona a ottobre, ha preso tempo per non dire no

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      • Tutto condivisibile, ma liberismo e laissez faire non sono sinonimi: il primo è iperonimo del secondo. Esistono modelli di economia di mercato in cui lo Stato interviene con dei correttivi. L’intervento dello Stato nell’economia non è una bestemmia, né per un certo tipo di liberismo (impuro? ibrido? Chiamalo come vuoi) né per il liberalismo in sé – il social-liberalismo, in particolare.

        La deregolamentazione del mercato è il fondamento del liberismo sfrenato, cioè del laissez faire, non del liberismo in sé, che è più una categoria molto ampia.

        Ultraliberismo, liberismo e neoliberismo non sono concetti coincidenti.

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  2. Ahahah… “il mio partito ha deviato dai valori fondanti della sua cultura: l’europeismo, l’atlantismo, il liberalismo, l’economia sociale di mercato, l’equità”. E io che pensavo si fondasse solo su soldi e patonza. Oggi Renzi ha annunciato il desiderio di un grande rassemblement ispirato a Europa e antlantismo. Sara’ uno spasso seguire le appassionate discussioni tra Renzi, Calenda, Di Maio, Brunetta, Gelmini, e tanti altri ancora. Presto sui vostri schermi!

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  3. Il rettile di Arcore è impegnato in cene eleganti, serie di eventi ai quali feltri padre non è mai stato invitato.

    .

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  4. “Economia sociale di mercato”????
    Di che si tratta?
    Speculatori di borsa che devolvono il capital gain ai più bisognosi?
    Boh…..andiamo avanti a leggere…….
    “Equità”?????
    In che senso?
    Messa giù così è una parola assolutamente priva di significato e avulsa da un qualsivoglia contesto.
    Va be dai…..inutile continuare a leggere.
    Spero solo che si candidi perchè un suo comizio non me lo perderei per nulla al mondo.
    Risate assicurate e oltretutto gratis!

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  5. Il dottor, professore, onorevole, ministro Brunetta ha lascito F I perché il padrone è stato condannato per FRODE ed etichettato come delinquente naturale, e ha saputo che Mubarak non aveva nipoti! Quindi il capo di partito non affidabile.

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  6. Com’era quella delle ciliegie?

    Ah si …lui coglieva le ciliegie migliori dall’albero, allungava le braccine e con le manine laboriose le coglieva, aveva pure mimato il gesto, ospite dell’annunziata( altra buona).

    Peccato che quello non fosse un albero ,e quelle non erano ciliegie ma…

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