Ora Draghi pensa a dimettersi. Ipotesi urne il 25 settembre

Letta. La linea: “Dopo ex bce, No ad altri esecutivi”. La parola “dimissioni” di Mario Draghi aleggia nell’aria e da ieri sera può diventare una certezza dopo il no di Conte. Perché il premier ha passato ieri un’altra giornata a cercare di ricucire con Giuseppe Conte […]

(DI WANDA MARRA – Il Fatto Quotidiano) – La parola “dimissioni” di Mario Draghi aleggia nell’aria e da ieri sera può diventare una certezza dopo il no di Conte. Perché il premier ha passato ieri un’altra giornata a cercare di ricucire con Giuseppe Conte. Ma di fronte all’eventuale – per non dire probabile – mancato voto dei Cinque Stelle alla fiducia sul decreto Aiuti di oggi, sia che il governo abbia i voti, sia che non ce li abbia, potrebbe reagire così. Lo sanno al Quirinale, dove infatti continuano a parlare di “trattativa politica”. Lo sanno al Nazareno, tanto che Enrico Letta convoca una riunione dei gruppi di Camera e Senato, senza discussione, quasi solo per dire che “dopo Draghi si vota”. Una cosa che ha iniziato ad affermare il 30 giugno, ma che – dopo che l’ha ripetuta anche Matteo Salvini – suona più forte. E che lui rinforza ulteriormente in serata: “Questo è l’ultimo governo della legislatura”.

La drammatizzazione del quadro in politica fa parte del gioco. Ma la realtà è che nessuno sa cosa faranno i senatori dei Cinque Stelle oggi.

Ieri, Draghi ha nuovamente parlato con Conte. Stavolta si è trattato di una telefonata. A Palazzo Chigi raccontano di aver registrato una certa disponibilità da parte dell’ex premier a riconsiderare le sue posizioni: Draghi si sarebbe trovato di fronte a un leader pronto a cercare di convincere i suoi a rinnovargli la fiducia. Sono stati i toni del colloquio, più che le parole, a indicare il fatto che il premier sta cercando di tendere una mano al suo precedessore, insistendo sull’agenda sociale. E dunque, reddito di cittadinanza, salario minimo e cuneo fiscale. Non a caso, ieri, Draghi ha visto il presidente di Confindustria Bonomi. Sul tavolo anche il costo del lavoro dipendente. E non a caso ieri Andrea Orlando in un question time a Montecitorio ha ribadito che sul salario minimo “daremo risposte a 2 milioni e mezzo di lavoratori”. A Palazzo Chigi e al Nazareno sulla mediazione ci stanno lavorando, ormai da giorni. Ma il premier all’avvocato ha ribadito quanto detto in conferenza stampa martedì: che ci sarà un provvedimento entro fine luglio, che alcune misure entreranno nella legge di Bilancio. Ma ha anche ripetuto che nel dettaglio non vuole e non può entrare. Draghi non vuole il mercato, non può permetterselo, non vuol rischiare di porgere il fianco alle richieste della Lega un minuto dopo aver esaurito il capitolo Conte. E dunque, è più facile che annunci il decreto dopo il voto in Senato, e non un minuto prima. Gli occhi di tutti, dunque, anche dentro Palazzo Chigi, restano puntati su Conte. Draghi gli ha chiarito che senza un sostegno chiaro dei Cinque Stelle l’esecutivo viene meno. Ma si ragiona sul fatto che basterebbe un segnale: l’indicazione dell’ex premier al Movimento a votare la fiducia. Anche con la contemporanea assicurazione di comprendere le ragioni di chi non la vota. Questo per Draghi sarebbe sufficiente ad andare avanti. E anche se poi molti senatori facessero un’altra scelta.

A che punto sono davvero le cose nessuno lo sa. Bisogna aspettare il voto di oggi. Dopodiché la palla tornerà al premier.

Il Quirinale ha fatto sapere che se il governo avrà comunque i numeri e non andrà sotto, potrebbe comunque rimandare l’esecutivo alle Camere a riprendere la fiducia. Se Draghi ci sta. Perché se i Cinque Stelle saranno palesemente fuori, l’ex Bce non potrà far altro che dimettersi, dopo averlo annunciato.

Al Colle, gli scenari ufficialmente non si fanno. Ma rispetto all’indisponibilità di Draghi a un bis, in realtà ci sarebbero solo due carte che Mattarella potrebbe giocarsi. La prima, quella di mandare il Paese al voto subito: le elezioni sarebbero il 25 settembre e il nuovo esecutivo avrebbe anche il tempo di fare la manovra. La seconda, un governo sotto la guida di Daniele Franco, con il compito di fare la legge di Bilancio e di portare il Paese al voto a febbraio. Ma le forze politiche dovranno dire la loro.

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12 replies

  1. Adesso dopo il papete di Salvini , e la manovra di Renzi ! Ai quali non è mai stato chiesto conto di alcuna responsabilità ! La colpae responsabilità è dei pochi coerenti dei 5 stelle ? Un interessante teoria per gli idioti che ancora ci credono ! Ma secondo me é stata la Raggi !!!

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  2. Basta chiacchere. All’opposizione al governo dei Draghi e dei gattopardi. Il popolo italiano, ed il Movimento che è il suo vero rappresentante anche se moltissimi non lo comprendono, ha già sopportato troppo mischiandosi (errore bestiale) con questa gentaglia

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  3. In mente cosa aspetta al Governo in autunno/inverno?
    E magari con tutti i media contro in cerca di calzini azzurri veri o presunti? E il processo Grillo che si dilungherà? E che qualunque cosa succedesse in giro per il mondo sarebbe colpa di Conte? E i Trolls che impazziranno?

    Sicuri sicuri che non convenga attendere la primavera e la conclusione della legislatura così non sarebbe “colpa dei 5stelle”?
    Proprio sempre martellarsi i cabbasisi?

    Non si sarebbe neppure dovuti entrare, in questo governo (potendo), ma adesso conviene non farlo cadere: mi pare che lo stesso draghi, annusata l’ aria, non veda l’ ora di andarsene…

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  4. Voler anche solo pensare che Salvini si senta in diritto di fare le sue richieste, a favore di nord, imprenditori furbetti ed evasori, dopo quelle di Conte, fa capire l’abisso tra destra e sinistra, tra cercare il bene del popolo e quello dei soliti profittatori.
    Senza la minima vergogna, anzi, cercando vendetta per il Papeete e i pieni poteri finiti al cesso.
    Uguali motivazioni, proprio.

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  5. Da noi c’è una tradizione di colpi di stato organizzati dai vertici:
    – l’entrata in guerra nel 1915 cedendo alla rumorosa minoranza degli interventisti
    – il rifiuto di firmare lo ” stato d’assedio” al momento della marcia su Roma nel 1922
    – l’arresto di Mussolini a Villa Savoia dopo essere stato sfiduciato il 25 luglio 1943 dal gran consiglio del fascismo e l’incarico dato a Badoglio

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  6. Draghi si dimetterà semplicemente perché non vuole essere li quando arriverà tutta la m…. che ha scatenato contro di noi,ma spera che ci sia un M5S sotto con l’ombrello bucato.
    Stessa cosa che aspettano tutti i giornaloni già pronti al massacro

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  7. Se restano al governo sono spacciati. L’aiuto di Di Battista se lo possono scordare e invece l’alleanza con il pd sarà la loro tomba.PENSATECI !

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    • Di Battista muove quattro gatti. Non appena avrà responsabilità concrete … sarà costretto a scendere a patti.

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  8. Schifosi! Così se cade il Migliore, per l’ennesima volta si potrà dire che la colpa sia di Conte! Schifosi, ma d’uno schifoso da far schifo! Perché si sa che poi il mainstream ci andrà a nozze con ‘sta notizia… schifosa! Schifosiiiiii!!!

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