La solitudine inquietante di Gratteri

Mi telefona dalla Papuasia un giornalista che deve scrivere un’inchiesta sulla ‘ndrangheta. Il suo direttore ha letto su internet delle nuove, ripetute minacce contro Nicola Gratteri ed è rimasto particolarmente colpito dal progetto di attentato contro il procuratore di Catanzaro – il nemico pubblico numero uno delle cosche […]

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – “Non partecipo agli anniversari di via D’Amelio. Mio padre fu lasciato solo e tradito”.
Fiammettta Borsellino. Mi telefona dalla Papuasia un giornalista che deve scrivere un’inchiesta sulla ‘ndrangheta. Il suo direttore ha letto su internet delle nuove, ripetute minacce contro Nicola Gratteri ed è rimasto particolarmente colpito dal progetto di attentato contro il procuratore di Catanzaro – il nemico pubblico numero uno delle cosche – che nei mesi scorsi l’Fbi ha segnalato ai servizi segreti italiani. Ecco alcuni brani della conversazione intercorsa con il gentile collega. “Immagino che la notizia del possibile attentato abbia avuto grande rilievo sulle prima pagine dei giornali italiani e nelle aperture dei tg, che tuttavia qui in Papuasia non riusciamo a vedere”. Sì, qualcosa è uscito ma non sulle prime pagine e neppure nelle aperture dei tg. “Non capisco, risponde al vero che adesso la scorta del magistrato si compone di un numero imprecisato di uomini armati fino ai denti e di cinque jeep blindate, di cui una munita di “bomb jammer”, il disturbatore di frequenze per impedire la ricezione del segnale?”. È così. “Come è possibile allora che da voi non sia una notiziona?”. Non so che dire e mi rifugio in corner citando come esempio di solidarietà civile la manifestazione a sostegno di Gratteri organizzata a Milano la sera del 5 luglio. Con l’adesione di più di cento organizzazioni antimafia e di personaggi della cultura e dello spettacolo come Marco Paolini, Pif, Michele Placido, Luca Zingaretti, Maurizio De Giovanni, Ficarra e Picone, Pino Aprile, Angela Iantosca, Giovanni Minoli, Albano, Padre Maurizio Patricello, Gianluigi Nuzzi, Paolo di Giannantonio, Luca Barbarossa, Valentina Petrini, e il presidente della Commissione Antimafia, Nicola Morra. “Benissimo”, si riaccende il collega papuasico, “e quante decine di migliaia di persone erano presenti?”. Non più di mille, almeno così ho letto, sai faceva molto caldo. “Capisco, sicuramente però il presidente del Consiglio e il ministro della Giustizia hanno inviato messaggi di solidarietà?”. Sul punto di balbettare un non mi risulta imbarazzato, con un fastidioso sfrigolìo la linea con il Pacifico s’interrompe. Naturalmente, non ho parlato con alcun giornalista della Papuasia, che ho inventato per rappresentare un luogo all’altro capo del pianeta dove, tuttavia, la potenza delle mafie italiane è tristemente nota, veicolata anche dal cinema e dalla tv. E dove il martirio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino suscita ammirazione e rispetto, come in tutto il mondo. Però, se avessi continuato ad ascoltare le calzanti domande dell’ipotetico collega sul perché si abbia la netta impressione che Nicola Gratteri sia stato lasciato solo dalle istituzioni, avrei dovuto rispondere su qualcosa che non so o che non ho ben capito. È come se intorno a questo coraggioso magistrato fosse stato innalzato un muro di no, invisibile, impenetrabile. Caso unico di un signore che entra al Quirinale (Napolitano regnante) come ministro della Giustizia del governo Renzi e il cui nome scompare nelle segrete stanze. Mentre, quando nel maggio scorso fu candidato alla guida della Procura Nazionale Antimafia perfino i muri del Csm sapevano che non sarebbe mai passato. Qualcuno obietterà che nel blindarlo, come se dovesse addentrarsi nel Donbass filorusso sventolando la bandiera ucraina, le istituzioni mostrano grande sollecitudine per la sua incolumità. Con ingiusta cattiveria qualcun altro potrebbe replicare che anche Falcone e Borsellino erano superscortati. Noi ci limitiamo a pensarlo.

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5 replies

  1. E’ vero! Nel 2013 Matteo Renzi, facendo l’unica cosa buona e giusta della sua vita politica, propose Nicola Gratteri come Ministro della Giustizia.
    Con lui l’Italia avrebbe avuto un Guardasigilli finalmente degno, per competenza, autonomia e determinazione.
    Il Presidente Giorgio Napolitano, chissà perché, bocciò la proposta, preferendogli il geometra Andrea Orlando.
    C’è uno strano filo nero che unisce le infinite vicende del sempre irrisolto problema della giustizia italiana.
    Sono passati tanti anni, sono cambiate le maggioranze parlamentari, si sono alternati i Capi di Governo, è cambiato il Presidente della Repubblica, ma non è sostanzialmente cambiato niente.
    Nicola Gratteri è rimasto a Catanzaro, e come ministra della Giustizia ci ritroviamo Marta Cartabia, nominata nel 2011 Giudice Costituzionale da Giorgio Napolitano.
    Quel filo nero, intrecciandosi e avvolgendoci, è ormai diventato una ragnatela…

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    • Lo propose ben sapendo che tanto Napolitano avrebbe messo il veto. Fu una mossa esclusivamente pubblicitaria, in perfetto Renzi-style. Non a caso Gratteri, in più interviste recenti, ha detto di esser stato usato da Renzi e di essersi sentito preso per i fondelli

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  2. Sembra di rivivere lo stesso copione di Falcone…..se davvero il pentito Mancuso inizierà a parlare con Gratteri, allora sarà una condanna. Siamo sempre lì, in quel giorno, mai passato, sempre oggi, senza scampo

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    • Grazie!
      Il che conferma che Napolitano, ex aequo con Mattarella, è stato il miglior Presidente della Repubblica, se tutti i loro predecessori non fossero stati migliori di loro.

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  3. I martiri e gli eroi di questa nazione sono spesso il risultato, a volte imprevedibile, di una volontà superiore che mira a sopravvivere in se stessa con la sua dimostrativa crudeltà.
    Abbiamo il nostro singolo piccolo coraggio di dire basta ? O ci sta bene essere una goccia nel fiume che quella maligna volontà decide dove deve sfociare ?

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