Augias lava più bianco

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Mercoledì il Fatto rivela ciò che tutti sanno: un convegno organizzato alla Camera da Pd e +Europa per presentare l’ennesima lista di proscrizione di “putiniani” a opera di due strane fondazioni (“Disinformazione sul conflitto russo-ucraino”) e moderato da Jacopo Iacoboni della Stampa, noto allevatore di bufale travestito da cacciatore di fake news (una specie di […]

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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37 replies

  1. Augias lava più bianco

    (di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Mercoledì il Fatto rivela ciò che tutti sanno: un convegno organizzato alla Camera da Pd e +Europa per presentare l’ennesima lista di proscrizione di “putiniani” a opera di due strane fondazioni (“Disinformazione sul conflitto russo-ucraino”) e moderato da Jacopo Iacoboni della Stampa, noto allevatore di bufale travestito da cacciatore di fake news (una specie di Riotta minore, ove mai fosse possibile essere meno di Riotta). Nessun altro giornale ne parla, tanto i putiniani all’indice saranno i soliti: Orsini, Spinelli, Di Cesare, insomma la gentaglia del Fatto e dintorni già schedata da Riotta su Rep, da Claudio Gatti sulla Stampa (in una lista con un solo nome: Orsini) e dalla joint venture Dis-Copasir-Sarzanini-Guerzoni sul Corriere. Invece stavolta sulla colonna infame è scolpito anche il nome di Augias, volto Rai e firma di Repubblica, per non parlare di Oliver Stone (un tocco di classe internazionale). Apriti cielo. Augias legge il Fatto e giovedì protesta su Rep (“Putiniano a chi?”), omettendo però gli sponsor dell’iniziativa (i Pd Romano e Quartapelle e il piùeuropeista Magi, anche se la seconda e il terzo si sono sfilati in extremis, lasciando solo quel genio del primo). E la stessa Rep, come se non avesse pubblicato la lista di Riotta e difeso quella del Dis rimpolpata dal Corriere), scopre improvvisamente che è uno scandalo “mischiare tutto in un pentolone: opinioni, fatti, versioni e interviste”, senza “distinguere tra opinioni personali e fake news”. Cioè fare come Rep e il Corriere.

    Ieri, buon’ultima, si sveglia la Stampa, che aveva criticato le black list precedenti, ma sull’ultima aveva osservato un pietoso silenzio per non dover nominare il suo imbarazzante Iacoboni. Però, avendo in pagina la replica della giornalista Rai Eva Giovannini, anche lei finita nella lista per una vecchia intervista a Dugin, deve pur spiegare ai lettori di che si sta parlando. Nella cronaca si legge che è “un paradosso etichettare come filoputiniani una bella fetta di giornalisti e persino due divulgatori di indiscussa indipendenza intellettuale quali Augias e Barbero”, nonché “famosi commentatori come Orsini, Di Cesare e Spinelli… ben difficili da etichettare come agenti della disinformazione putiniana”. Non è meraviglioso? Per tre mesi i giornaloni spacciano Orsini per un vero “putiniano” e un falso esperto (Gatti sulla Stampa: “Non ha titoli per parlare della guerra”). Poi basta che finisca in lista con Augias e altra gente che piace, e diventa un “famoso commentatore” indipendente. Per contagio. Nelle migliori redazioni atlantiste, i valori liberaldemocratici ricordano quelli delle cosche: se toccano uno dei nostri, è uno sgarro da lavare col sangue; se toccano uno degli altri, festeggiamo.

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  2. Travaglio, dai notizie, no ti buttare nel pentolone malmostoso della stampa. Che te frega di dovere fare il cacciatore di menzogne. Tanto chi ti segue non è così abbindolabile in confronto agli ignoranti che si nutrono al mainstream..

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  3. Travaglio dà voti a tutti e offende chi caspita gli pare; però se gli toccano il “biondino” e “pochette vagante” gli escono i brufoli e diventa paonazzo. È diventato un giornalista italiano da un pezzo.

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  4. Travaglio non fa bene ma fa benissimo a descrivere( e continui a farlo) lo stato pietoso, servile e qualcos’altro in cui versa l’informazione di casa nostra, meno male che c’è, altroché!

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    • Penso che chi segue il Fatto sappia da un po del sistema Italia distorto dalla A alla Z e giustamente Travaglio lo evidenzia ma quando arriva nel campo politico prende le cantonate come quella per Conte e insiste a difendere l’indifendibile senza capire di essere in un vicolo cieco che non va paragonato con il viale alberato del M5Stelle di Gianroberto Casaleggio e di Alessandro Di Battista e tanti altri fuoriusciti o espulsi che lui non cita mai .

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  5. Gli articoli di Travaglio sanno solo parlar male dei suoi colleghi (che non lo ritengono collega però) oppure dei politici oppure …
    Mai visto un articolo che Lodi qualcuno, ad eccezione dei suoi del FQ che hanno bisogno di difese d’ufficio. E di Conte del quale si è innamorato e per decenni gli scienziati cercheranno un perché. Comunque meglio perché tutti coloro che per sbaglio hanno preso un raro complimento da Travaglio sono finiti male e nel fango. Mentre molti degli offesi sono usciti puliti lavati con dash e lui si è ben guardato dsl chiedere scusa…(Boschi padre e figlia)

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  6. Ieri il Fatto pubblicava in prima pagina l’ennesimo editoriale del direttore Travaglio sulla telenovela Draghi-Grillo-Conte. Sullo stesso giornale, molto più opportunamente, un articolo del generale Mini titolato “La Nato vuole trascinare l’Europa alla guerra con la Russia” ci informava di cosa stanno preparando nelle cucine reali di Sua Maestà i nostri cari alleati inglesi (su ricetta, ovviamente, dei loro cugini USA). Il generale Mini, in sostanza, riportava un lungo virgolettato tradotto del capo di stato maggiore dell’esercito inglese Patrick Sanders in cui si preconizzano terrificanti scenari in prossimo allestimento sul vecchio continente. Ecco, sarebbe tempo che Travaglio, con la maestria che gli riconosciamo, abbandonasse al suo misero destino la “fattoria degli animali” dei palazzi romani e iniziasse a occuparsi, prima che sia troppo tardi, dell’apocalisse socio-economica che, stante gli annunciati deliri anglo-americani, si abbatterà su tutta Europa. Basta con il teatrino italico dei Di Maio, dei Brunetta, dei Salvini, delle Meloni, dei Draghi-Grillo-Conte. Basta! Siamo in pericolo, perdio!

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    • Non perdo un intervento del Generale Fabio Mini, perché oltre al suo autorevole punto di vista ,descrive fatti,dichiarazioni personaggi e ruoli che altrove ovviamente non si trovano.
      Confermo, dobbiamo avere paura,questi vogliono la guerra per ricostruire,visto che il malatissimo sistema del capitalismo senza fine è al collasso

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  7. Per me Travaglio è sempre un ottimo giornalista, ma con il tempo è cambiato. Come i suoi pseudocolleghi soubrette, è diventato troppo presenzialista, un tuttologo su temi che non sono nelle sue corde, insomma si è cucito sopra il vestito del bastian contrario poco sobrio e abbastanza scorretto ed offensivo sia nei confronti dei suoi pseudocolleghi (pseudo perché cani da riporto) che nei confronti delle persone (anche se spesso non proprio gigli di campo) a volte ingiustamente bersagliate dalla sua penna satirica (oltreché a volte dalla magistratura). A volte sembra Fonzie che non riesce dire scusa, mi sono sbagliato, ma lui e il suo giornale sono uno degli ormai sempre più rari esempi di libero pensiero. Ad avercene di più giornalisti come lui.

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  8. Se un libro di storia dedicato all’Ucraina e scritto da storici con la S maiuscola fosse letto da tutti questi signori che discettano in tv e sui giornali sulla “guerra di Putin” dovrebbero a malincuore rendersi conto che si tratta dell’ennesima guerra degli Usa . Ma essendo in malafede non lo ammetterebero mai e accuserebbero quegli storici di putinismo anche se fossero stati ritenuti fino al giorno prima i più obiettivi del mondo.

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  9. Su Analisidifesa questo splendido articolo ,datato 2 luglio, di Gianandrea Gaiani.

    “”
    La conferenza stampa di presentazione del report “Disinformazione sul conflitto
    russo-ucraino”, a cura delle Federazione Italiana Diritti Umani e Open Dialogue Foundation, avvenuta alla Camera il 28 giugno su iniziativa del PD si è trasformata nell’ennesima lista di proscrizione contenente i nomi di giornalisti, intellettuali e scrittori che hanno in diverse occasioni espresso valutazioni critiche o comunque “non allineate” circa la guerra in Ucraina.

    Dopo quelle elaborate da servizi di sicurezza nazionale e da alcuni giornali ora anche ong e partiti politici si arrogano il diritto di stilare liste di proscrizione che elencano gli “amici di Putin”, definizione attribuita ormai a chiunque si macchi del reato d’opinione di non recepire e diffondere in modo acritico la narrazione imposta dalla propaganda anglo-NATO-ucraino-americana che domina media e dibattiti anche in Italia.

    Come se fosse sufficiente porsi domande e valutare in modo critico il ruolo di USA, NATO e UE in questa crisi per essere arruolato d’ufficio tra i propagandisti putiniani.

    Il report (a questo link in versione integrale) di fatto evidenzia opinioni difformi dal “mainstream” censurandole e discriminandole in base alla loro supposta attendibilità, stabilita a quanto pare da un “Ministero della Verità” i cui “funzionari” sono al tempo stesso accusatori e giudici.

    La migliore risposta a questa sempre più soffocante deriva autoritaria e intimidatoria, l’ha fornita a nostro avviso il reporter di guerra Gian Micalessin (nelle foto), inserito nella “lista di proscrizione” per il suo lavoro (Analisi Difesa pubblica in questi giorni in copertina un suo interessante reportage dal fronte del Donbass).

    Risposta pubblicata ieri sul sito de “il Giornale” e che riproduciamo qui sotto.

    Io, inserito nella lista nera da putiniano. Messo alla gogna da quei Dem filo Urss

    30 Giugno 2022

    All’indice per il deputato del Pd Romano per un documentario del 2017 e per l’ingresso in Ucraina dalla Crimea. Senza senso

    Gian Micalessin

    Gian-Micalessin

    Cari lettori, mi hanno scoperto, sono uno vergognoso putiniano e merito la gogna. O peggio. La gogna già c’è. L’ha allestita martedì in una sala del Parlamento il deputato dem Andrea Romano presentando con toni da Prefetto della Santa Inquisizione la ricerca Disinformazione sul conflitto russo ucraino preparato dalla Fondazione Diritti Umani e da una Fondazione Open, emanazione del filantropo George Soros.

    La «ricerca» sarebbe irrilevante se non fosse lesiva dei più elementari principi sulla libertà d’espressione e d’opinione.

    Le sue trenta paginette, degne più di un’aula delle elementari che non della Camera, si limitano ad elencare alcuni «virgolettati» sul conflitto in Ucraina attribuiti a una ventina fra giornalisti, commentatori e ricercatori protagonisti di cronache o programmi televisivi.

    Tra questi spiccano non solo il nome del corrispondente Rai da Mosca Marc Innaro, dell’inviato Mediaset Toni Capuozzo e dell’abusato professor Alessandro Orsini, ma persino quello del regista Usa Oliver Stone colpevole di aver intervistato Vladimir Putin. Poi c’è il dossier a mio nome.

    La mia prima macchia è un documentario, poco gradito a Kiev, messo in onda nel 2017 (qui la versione integrale NdR) dal programma di Nicola Porro Quarta Repubblica. In quel documentario alcuni militanti georgiani, mai pagati per i loro servizi criminali, mi confessano di essere i veri esecutori della strage di dimostranti del febbraio 2014 attribuita alla polizia di Viktor Janukovich. Una strage che portò alla cacciata del presidente filo-russo e all’instaurazione di un governo allineato con Usa e Ue.

    Per gli autori della ricerca fanno testo solo le tesi ucraine che, guarda caso, liquidano come false le confessioni dei cecchini georgiani. Ovviamente il tutto omettendo la regola fondamentale dell’informazione che impone di sentire i diretti interessati, ovvero il sottoscritto. Se l’avessero fatto avrebbero scoperto che prima di trasformarmi in presunto putiniano ho iniziato la mia carriera seguendo, fin dal 1983, i mujaheddin afghani in lotta con i sovietici.

    E che in Afghanistan sono tornato con i marines statunitensi e con i soldati italiani per raccontare la guerra della Nato ai talebani. E magari avrei potuto aggiungervi i reportage in Cecenia dove nel 1994 prima e nel 2000, quando a Mosca c’era già Putin, seguii le imprese dei ribelli anti russi.

    Ma per la nuova Santa Inquisizione filo-Kiev questi trascorsi contano poco rispetto alle mie colpe attuali. Il 16 marzo scorso dopo aver realizzato uno dei primi servizi nelle zone occupate dai russi, ho venduto il servizio al Tg1 ignorando, a detta dei miei detrattori, che entrare in Ucraina dalla Crimea occupata «rappresenterebbe una violazione della legislazione ucraina».

    Una logica assolutamente becera in base alla quale anche in Afghanistan e in Cecenia avrei dovuto tener conto dei divieti di Mosca ai giornalisti stranieri. E ancor più becero è il silenzio sui contenuti del servizio da Melitopol in cui davo voce agli abitanti pronti a condannare l’invasione russa.

    Stessa logica strumentale utilizzata per mettere alla berlina la cronaca da Donetsk in cui, a maggio, ricordavo i sentimenti della popolazione delle autoproclamate repubbliche di Lugansk e Donetsk decisi a pretendere l’esecuzione dei militanti del Reggimento Azov protagonisti, dal 2014 al 2022, di una dura repressione degli esponenti filorussi.

    Ma non c’è da stupirsi. Come spiega l’«inquisitore» Andrea Romano: «Un conto è il pluralismo e la libera circolazione delle idee… un altro il trattamento paritario di ogni opinione». Come dire le tue idee valgono solo se identiche alle mie. Un pensiero non degno, forse, di Voltaire, ma ben in linea con le regole di un’Urss dove i dissidenti si curavano in manicomio. Un’Urss di cui molti compagni di quel Pd in cui milita Romano hanno negato per decenni i crimini.””

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