Il virologo Caruso: “L’ondata non preoccupa, picco Omicron 5 già a luglio”

“Andrà meglio che in Portogallo. Il governo rassicuri i medici per curare a casa con gli antivirali”. Il professor Arnaldo Caruso, docente a Brescia e presidente della Società italiana di virologia, guarda con ottimismo all’evoluzione della pandemia e ritiene che l’ondata in corso, dovuta alla sottovariante Omicron Ba.5 […]

(DI ALESSANDRO MANTOVANI – Il Fatto Quotidiano) – Il professor Arnaldo Caruso, docente a Brescia e presidente della Società italiana di virologia, guarda con ottimismo all’evoluzione della pandemia e ritiene che l’ondata in corso, dovuta alla sottovariante Omicron Ba.5, si esaurirà presto senza fare troppi danni: “Abbiamo visto la stessa tendenza qualche settimana prima, in altri Paesi, dove si è avuto un picco e il virus sta regredendo, come una piccola fiammata. Inattesa, per un virus respiratorio, in questo periodo molto caldo. Arriviamo con un paio di settimane di ritardo rispetto a Paesi come il Portogallo, quindi verosimilmente avremo un picco nella prima decade di luglio, poi ci aspettiamo una discesa per fare un agosto più tranquillo e speriamo anche qualcosa di più di agosto”.

C’è chi vede in questa ondata estiva una conferma della possibile origine artificiale del virus, altri scienziati invece sottolineano che il Covid ha già colpito, in questi due anni, dove faceva molto caldo.

Si afferma spesso che un virus respiratorio d’estate non si manifesta, resta sottotraccia e non dà segni, non dà sintomi, dà infezioni banali. Però un virus che si presenta sintomatico e reinfetta le persone ha una carica importante: dobbiamo imparare a conoscerlo, rappresenta una sorpresa anche per noi virologi. Si sta differenziando anche dalle varianti precedenti, sta prendendo una via evolutiva particolare. Anche quelle del passato avevano conosciuto una remissione estiva.

Però anche l’estate scorsa, con altre varianti e milioni di vaccinazioni più recenti, i contagi erano aumentati.

Non in maniera così importante, oggi assistiamo a un nuovo picco mentre in passato era una coda lunga, lo scorso anno l’avevamo avuto alla fine dell’estate, ai primi di settembre. In piena stagione calda è una novità ma magari è solo un episodio transitorio e attendiamo un eventuale ritorno dell’infezione a settembre-ottobre.

In Portogallo c’è stato un aumento fino a quasi il raddoppio dei pazienti in terapia intensiva, in 20 giorni, a maggio, e poi sono tornati a scendere: dobbiamo aspettarci lo stesso anche da noi?

Noi abbiamo tenuto un’attenzione più alta, specie per i fragili. Tantissimi colleghi e molti che sono al governo hanno premuto perché non ci fosse una completa apertura per tutti. C’è la quarta dose per i fragili ed essi stessi sono attenti a evitare contatti: credo sia nell’indole dell’italiano.

Lei avrebbe mantenuto l’obbligo delle mascherine al chiuso?

A mio avviso ci vuole una completa libertà da parte delle persone e una sorta di autoresponsabilità. Chi vuole tenere la mascherina può farlo, non sono per disporre che tutti la tengano. In un locale sì e allo stadio no? Mi sembra esagerata la maniacalità. La mascherina resta fortemente consigliata, va utilizzata da chi ritiene di proteggere così se stesso o gli altri, ma senza imporla a tutti specie con il caldo dell’estate.

Il governo dovrebbe fare qualcosa di più e di diverso?

Dovrebbe fare molto di più sul territorio. Noi non possiamo rischiare di avere un ritorno della pandemia con numeri elevatissimi nei Pronto soccorso e nelle corsie. I medici di medicina generale devono avere meno compiti burocratici onerosi, dai tamponi ai certificati, e dedicarsi di più ai pazienti. C’è una sorta di medicina difensiva perché poi sono tutti pronti a dare la colpa al medico se va male: non usano i farmaci antivirali contro il Covid perché hanno controindicazioni e nessuno vuole rischiare, così mandano i pazienti in ospedale e i Pronto soccorso, in particolare, sono in gravi difficoltà. Servirebbe un decreto che dia più libertà ai medici nella prescrizione di antivirali e monoclonali. E una formazione specifica.

In Italia gli antivirali, molto efficaci contro il Covid se somministrati subito, sono stati usati molto meno rispetto agli Usa.

Non è un caso se sono invenduti. Chiunque avrebbe voluto utilizzarli ma c’è il terrore che capiti qualcosa.

Il problema è nelle troppe interazioni messe in luce dall’Aifa?

L’elenco intimorisce. Era giusto farlo ma se guardiamo sul bugiardino cosa potrebbe succedere non prendiamo neanche un’aspirina. E questo è un farmaco innovativo, più difficile da prescrivere.

4 replies

  1. ”C’è la quarta dose per i fragili ed essi stessi sono attenti a evitare contatti: credo sia nell’indole dell’italiano.”

    Ah, la quarta dose. Come se funzionasse. Conosco casi di persone infettatesi 3 volte nonostante avessero fatto 3 vaccini. Poi vai a leggere le statistiche ISS e vedi che l’80% dei morti sono tri-quadri dosati. Meno male che preveniva l’infezione grave.

    ”’Non è un caso se sono invenduti. Chiunque avrebbe voluto utilizzarli ma c’è il terrore che capiti qualcosa.”’

    MA RENDIAMOCI CONTO. Il terrore sarebbero gli antivirali?!? E gli effetti avversi dei vaccini invece, resi addirittura obbligatori per intere fasce di persone (sanitari, insegnanti, divise, over 50), non fanno paura? La Canepa e la Tuscano non insegnarono niente l’anno scorso, a parte mandare nell’oblio gli Astra-days!

    ”’Il problema è nelle troppe interazioni messe in luce dall’Aifa?

    L’elenco intimorisce. Era giusto farlo ma se guardiamo sul bugiardino cosa potrebbe succedere non prendiamo neanche un’aspirina. E questo è un farmaco innovativo, più difficile da prescrivere.”’

    AH! Invece i vaccini a RNA non sono mica innovativi! Ci sono ricerche che dimostrano come alterino lo stesso DNA anche se dicevano che non potevano farlo!

    E l’AIFA non ha ancora spiegato come mai non accettò i 10.000 monoclonali nell’autunno 2020, salvo poi comprarne 200.000 pochi mesi dopo! Mavaff!

    E gli itagliani niente, non si ricordano più niente a parte i parenti dei morti e dei danneggiati.

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