È ora di finirla di giocare alla guerra in Ucraina

Mentre il territorio del Donbass viene lentamente conquistato dalle truppe russe e la sacca di Severodonetsk, dove si trovano le truppe ucraine, si avvia a essere chiusa, gli appelli di Zelensky al mondo economico usano ancora la retorica del “vinceremo”. E il mondo finanziario esulta […]

(DI FABIO MINI – Il Fatto Quotidiano) – Mentre il territorio del Donbass viene lentamente conquistato dalle truppe russe e la sacca di Severodonetsk, dove si trovano le truppe ucraine, si avvia a essere chiusa, gli appelli di Zelensky al mondo economico usano ancora la retorica del “vinceremo”. E il mondo finanziario esulta. Infatti pregusta la più grande pappatoia del secolo: appropriarsi dei fondi russi congelati nelle banche occidentali come anticipo dei trilioni di dollari che saranno richiesti alla Russia in riparazioni di guerra. Intanto, secondo questa narrazione, si avvicina anche la fine di Putin e del suo entourage di oligarchi, non molti a dire la verità, ma ancora danarosi, ai quali far pagare l’avventura ucraina. Prezzo che sarà in effetti pagato dalla popolazione russa che dovrà lavorare in silenzio per i prossimi decenni per conto dei vincitori. Nelle intenzioni dell’intero Occidente, si profila anche l’opportunità di metter le mani su tutte le immense risorse russe e prosperare per il prossimo secolo.

Il meccanismo attivato dagli Stati Uniti tende infatti a questo e la vittoria vicina dell’Ucraina rende ancora più urgente e promettente la partita da giocare in Estremo Oriente. Non a caso il presidente Biden continua a lanciare avvertimenti alla Cina “nel caso voglia invadere Taiwan”, esattamente come ha fatto con la Russia “nel caso avesse invaso l’Ucraina”: più che avvertimenti, sembrano inviti. E per l’Ucraina hanno funzionato.

Tutto insomma pare andare a gonfie vele, anche se qualche granello di sabbia potrebbe bloccare l’ingranaggio così meticolosamente predisposto per la vittoria. La resa della cosiddetta resistenza dell’Azovstal è uno dei più fastidiosi. Zelensky si è dovuto inventare l’ordine di arrendersi per giustificare la resa. È improbabile che i duemila tangheri attendessero l’ordine da Zelensky. Piuttosto si aspettavano di essere tirati fuori con un blitz organizzato dagli americani o dagli inglesi. Molti di loro si sentono traditi e abbandonati non solo da Zelensky, di cui hanno stima pari a zero, ma dai loro capi e finanziatori che tengono le redini del governo e le palle degli occidentali, americani e inglesi in particolare. Svanito l’eroismo del suicidio collettivo secondo il mito di Masada, al quale nessuno degli Azov aveva mai pensato, è subentrato il mito del “sacrificio” di arrendersi in obbedienza al capo. È un mito che può produrre eroi soltanto quando si è a corto di atti veramente eroici. Mito pericoloso perché attribuisce al capo le responsabilità delle azioni eroiche, ma anche dei crimini.

Ogni atto di barbarie commesso negli ultimi otto anni in Donbass e nel resto dell’Ucraina da membri dell’Azov ora è imputabile al capo. E ora i membri dell’Azov saranno processati. La trattativa per lo scambio di prigionieri dell’acciaieria, se mai ci sarà, riguarderà militari dell’esercito regolare che stavano in mezzo a loro, ma non necessariamente con loro. Così come i civili evacuati nei giorni precedenti non solo erano vittime, ma in un processo saranno “scudi umani e ostaggi” ai quali era stato impedito di lasciare la città. Per gli altri prigionieri, il processo non verterà esclusivamente sulle responsabilità personali, ma soprattutto su quelle della catena gerarchica. E questa risale a Zelensky.

Altro granello fastidioso è la posizione degli Usa. Gli americani più sprovveduti si stanno rendendo conto di essere in guerra con la Russia, circostanza fortemente negata dal presidente Biden che tuttavia la sta alimentando. Iniziano a percepire che il rischio di escalation e quindi di coinvolgimento diretto di americani è concreto e che l’opzione nucleare è già prevista. La stessa sicurezza dell’ambasciata Usa a Kiev, che deve essere rinforzata da una guarnigione di marines, è un brutto segnale: evidentemente non si temono i russi, ma gli stessi ucraini. Spetta infatti alla nazione ospitante garantire la sicurezza esterna delle strutture diplomatiche e quindi si paventa il pericolo che gli ucraini non siano in condizione di farlo e anzi che potrebbero essere proprio loro ad assaltarle.

Il provvedimento annunciato da Biden dovrebbe suonare a Zelensky come un segno di sfiducia, ma può essere che al suo entourage di estremisti la cosa possa fare comodo: o come appoggio o in forma di nuovi “scudi”. In tutti questi anni (almeno dal 2004 in poi) l’intelligence americana ha avuto il tempo di conoscere vita, morte e miracoli degli interlocutori ucraini e forse per questo non si fida: tant’è che ha fatto abbandonare la sede diplomatica di Kiev prima dell’invasione, contribuendo al panico internazionale; e ora ne rafforza la difesa forse per lo stesso motivo.

L’intelligence Usa nelle ultime settimane è visibilmente sotto pressione. All’interno della stessa Amministrazione crescono le domande sulla guerra, sui veri scopi e gli obiettivi americani e sui rischi da correre. Biden tenta di rassicurare ostentando sicurezza, ma la comunità dell’intelligence deve dargli risposte chiare su alcuni punti.

Per esempio: se davvero la Russia ha commesso un sacco di errori politici, militari ed economici, non è riuscita a prendere Kiev ed è in affanno in Donbass, come mai per anni è stata considerata una minaccia esistenziale fino a trascinarci in guerra? Si è trattato di una valutazione fallace per incapacità o un pretesto architettato? E, se ancora oggi si sostiene che la Russia non ha strategia, i suoi generali sono incompetenti, l’organizzazione militare è allo sbando ed è stata la resistenza ucraina a farla dirottare, su cosa si basa la previsione della minaccia russa all’Europa e alla Nato? E se oggi si è consapevoli che una Russia esasperata può fare ricorso alle armi nucleari, perché non è stata valutata prima? Era un’opzione da scartare, o da temere, o da sperare? E sulla base di quali elementi d’intelligence? Gli stessi che hanno sottovalutato, o esagerato, o falsificato la minaccia?

Infine: la pretesa di garantire la sicurezza del sistema occidentale con i suoi “valori” – veri o falsi, condivisi o divisivi, sentiti o sentiti dire – con l’allargamento della Nato, la guerra in Europa e la vittoria sulla Russia deve trovare una risposta piuttosto urgente al quesito che sta ronzando nei cervelli degli americani e di alcuni europei: fino a che punto provvede l’Ucraina e a partire da quale punto intervengono direttamente gli Stati Uniti e la Nato? Non si sa ancora se e come risponderà la comunità dell’intelligence statunitense, che tuttavia è piuttosto “elastica” nelle valutazioni.

Lo sanno bene Obama e Biden che fecero modificare la valutazione d’intelligence sull’Iran quando volevano fare l’accordo sul nucleare. Per poi cambiarla di nuovo quando non serviva più. Finora la sicurezza dell’Europa, della Nato e degli Stati Uniti è stata affidata ai “giochi” di guerra – in cui si crede esista un vincitore e uno sconfitto – e alle chiacchiere sulla pace. È giunto il tempo perché si smetta di giocare e si parli veramente di sicurezza, perché non c’è pace senza sicurezza.

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17 replies

  1. Ma gli articoli firmati dal generale italiano in pensione Mini, e pubblicati su Il Fatto, li scrive proprio lui o arrivano direttamente dall’ufficio stampa e propaganda del Cremlino? E’ così bene informato, stando a tavolino, delle reali intenzioni, pensieri e azioni e strategie occulte di Putin, Zelensky, Nato, Biden , Obama &C, o si diverte a “giocare alla guerra” anche lui con le parole, inventandosi strategie e insegnando a chi muore sul campo a come perdere la propria terra, per far vincere chi gliela sta occupando e distruggendo??

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    • si certo è colpa dell’ex-generale MINI della guerra

      Cara nonna con l’elmetto
      libera di leggere le opinioni e le osservazioni personali del suddetto,
      come per altro di bearsi di quelle dei vari media,
      compresa quella di massimino d’urso (cit.) o di brunetto vespa

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      • Capito che cosa ci linka l’elemento?
        Una carrellata di foto commoventi ed eroiche, che suscitino la nostra empatia per i poveri gnomi benefici prigionieri nell’antro del gigante cattivo… e tutto ciò a cura di uno di loro, un naziAzov particolarmente artistico…
        È così coinvolgente ed veritiera questa immaginetta…così attendibile la fonte… mi strappa il cuore, guarda!

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    • “Fabio Mini
      militare e saggista italiano
      Nascita Manfredonia, 11 dicembre 1942
      Dati militari
      Paese servito Italia
      Forza armata Coat of arms of the Esercito Italiano.svg Esercito Italiano
      Anni di servizio 1965 – 2003
      Grado Generale di corpo d’armata
      Comandante di Kosovo Force
      Istituto superiore di stato maggiore interforze
      Studi militari Accademia militare di Modena

      Fabio Mini (Manfredonia, 11 dicembre 1942) è un generale e scrittore italiano, già comandante della missione KFOR in Kosovo dal 2002 al 2003.

      Biografia
      Dopo gli studi presso l’Accademia militare di Modena e la Scuola di Applicazione di Torino, si è laureato in Scienze strategiche per poi perfezionarsi in scienze umanistiche presso l’Università Lateranense e in Negoziato internazionale presso l’Università di Trieste.

      Tra i vari incarichi è stato portavoce del capo di Stato maggiore dell’Esercito italiano e, dal 1993 al 1996, ha svolto la funzione di addetto militare a Pechino. Ha inoltre diretto l’Istituto superiore di stato maggiore interforze (ISSMI).

      Generale di corpo d’armata, è stato capo di Stato maggiore del Comando NATO per il Sud Europa e a partire dal gennaio 2001 ha guidato il Comando Interforze delle Operazioni nei Balcani. Dall’ottobre 2002 all’ottobre 2003 è stato comandante delle operazioni di pace a guida NATO, nello scenario di Guerra in Kosovo nell’ambito della missione KFOR (Kosovo Force).

      Commentatore di questioni geopolitiche e di strategia militare, scrive per Limes, la Repubblica,l’Espresso ed il Fatto Quotidiano dal 2015, è membro del Comitato Scientifico della rivista Geopolitica ed è autore di diversi libri. “

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      • “Una carrellata di foto commoventi ed eroiche”
        mica tanto
        guarda come sono ridotti
        se volevano fare proseliti e avere nuovi arruolati, hanno sbagliato modelli
        se invece volevano ottenere empatia
        qualcuno potrebbe chiedersi, come mai non sono andati a salvarli?
        tutta questa retorica degli eroi e tutte le armi inviate e poisono mollati cosi?
        in ogni caso non è stata una grande trovata
        fa ancora più rabbia chi continua a parlare di vincere la guerra
        questi che cxxo hanno vinto?
        una protesi se tutto va bene

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      • Consideravo l’intenzione del fotografo…non certo l’effetto, ma intanto qualcuno che sminuisce, grazie al pathos del “servizio”, il loro credo nazista l’hanno trovato.
        In base a che cosa, poi, è fatto imperscrutabile, se non perché si vuol vedere ciò che si desidera…e si è sensibili alla retorica dell’eroe solo e abbandonato al suo destino😭, dopo aver perso gli scudi umani, loro sì evacuati NON in senso fisiologico come ‘sti 4 stron2i.

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      • E, Adriano, aggiungo che non solo la frase “incriminata”, ma tutto il mio commento era ironico.
        Non si capiva, alla fine? Figurati se mi si spezzava il Quore…💔 😆

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      • @ Anail guardi che la biografia del generale Fabio Mini l’avevo già letta da tempo anch’io su Wikipedia e non c’era bisogno di ricopiarla qui. E comunque il rileggerla non rende più credibili le sue posizioni attuali sulla guerra in Ucraina; anzi aumenta le perplessità , constatando la contraddizione fra il ruolo svolto in passato anche per conto della NATO, tra l’altro in Kossovo, e in rappresentanza dello Stato e del governo italiano, e questo suo quotidiano bellicoso atteggiamento critico contro la Nato e le prese di posizione del governo italiano, schierandosi apertamente a sostenere le giustificazioni e le argomentazioni a favore del “re di Prussia” che oggi è rappresentato dal dittatore Putin. Del resto nella storia d’Italia e del mondo gli esempi di generali che hanno preso solenni cantonate e fatto clamorosi errori di valutazione e strategia sono numerosi, causando perdite , sconfitte e “rese”. E ha dimenticato di citare che il nostro ex generale è anche uno “studioso” delle scie chimiche. Non vorrei che anche lui con l’età avesse perso qualche colpo. Di me, coetanea, si dice pure che sono una “vecchia arteriosclerotica”…

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      • Era solo per dirti che forse, ma dico FORSE, qualcosa più di te la conosce, sia di strategia militare che di Nato, visto che vorresti dubitare delle sue conoscenze nel campo e persino della sua abilità di scrivere da solo i suoi articoli, privo della propaganda Nato che tanto ti attizza.
        Se poi conoscevi già il suo curriculum, la cosa è maggiormente grave.
        E forse anche per le scie chimiche si riferisce a qualcosa che noi non sappiamo, magari è un’opinione lievemente diversa da quella che può avere un profano o uno che parla a vanvera…sempre che Wikipedia sia assolutamente attendibile riferendo il fatto, cosa che ultimamente mi lascia seri dubbi.
        Comunque le cose che scrive Mini risultano PERSINO a me che non sono certo del ramo, ma tendo ad ascoltare gli esperti che esprimono concetti logici che collimano con i fatti.
        Basta ascoltare ciò che le persone dicono di voler fare, non ciò che altri vogliono fargli dire o “interpretano”, per gli idioti che abboccano.
        Io non tendo a fare di tutte le erbe un fascio e non ho le tue incrollabili certezze e la tua ammuffita prosopopea, grazie a Dio.
        Forse ti si giudica non necessariamente in base all’età anagrafica, ma alla rigidità delle cose che scrivi, che certo non denotano la lucidità e l’attendibilità, scevra da asservimenti, del gen. Mini.

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      • ECCERTO, le solenni cantonate sgamate dalla nostra nonnetta con l’elmetto.

        Vorrei proprio vederti a colloquio con Mini, sai le risate che susciteresti visto che ti esprimi come una tifosetta da 3a media.

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    • Magda ! Non perdere mai l occasione di scrivere putt .. una vera serial killer del senso comune che assomiglia , guarda a caso , alla ns indimenticabile ?ops non ricordoz

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  2. Brutte teste di cazzo.
    I nazisti sono in Europa (siamo noi).
    In Ucraina, se vogliono aprire un franchising, lo dicano, c’è la fila.
    Hanno tritato la Grecia, noi… dove cazzo eravamo??
    Bravi, ecco, appunto. Il caso Grecia va oltre ogni immaginazione, avete occhi e non vedete un cazzo.
    Di che sostanza sono fatti, non si sa, vedo gli effetti ma non vedo la causa.

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  3. Signora Magda, l’Elemento le risponde… Sono le foto di uno che stava nell’assedio e che prima di essere catturato le ha mandate in rete. Lo scopo del riferimento era di fare un pochino di contraltare a chi fa d’ogni erba… un Fascio.

    Adriano… vale anche per te e per tutti/e: “Sono le foto di uno che stava nell’assedio e che prima di essere catturato le ha mandate in rete. Lo scopo del riferimento era di fare un pochino di contraltare a chi fa d’ogni erba… un Fascio.”

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