Aiuti all’Ucraina? “Kiev è un immenso hub di armi illegali”

(affaritaliani.it) – Intanto, il Fatto Quotidiano riporta anche voci sulla fine che fanno gli aiuti militari, o parte di essi, inviati in Ucraina. “Una marea di armi che fa temere per il contrabbando”, scrive anche il Washington Post che – “nonostante le vaghe rassicurazioni di Biden” – pubblica un rapporto secondo cui il paese di Zelensky sarebbe “un centro di traffico d’armi di lunga data”. Come riporta il Fatto, il quotidiano americano scrive che “il mercato illegale di armi dell’Ucraina è in cresciuto a dismisura dall’inizio dell’invasione russa nel 2014, sostenuto da un’eccedenza di armi sparse e controlli limitati sul loro utilizzo”, scrive il quotidiano americano che la definisce “una scomoda realtà”, proprio nel momento in cui Zelensky chiede più artiglieria per contrastare le forze russe nel Sud e nell’Est.

“Kiev è un hub di armi illegali”: ecco dove finiscono i nostri “aiuti”

(DI ALESSIA GROSSI – Il Fatto Quotidiano) – Anche se il voto definitivo è slittato di qualche giorno, gli Stati Uniti si preparano a varare un ulteriore pacchetto di aiuti soprattutto militari all’Ucraina pari a 40 miliardi di dollari. “Una marea di armi che fa temere per il contrabbando”, scrive il Washington Post che – “nonostante le vaghe rassicurazioni di Biden” – pubblica un rapporto secondo cui il paese di Zelensky sarebbe “un centro di traffico d’armi di lunga data”.

Della difficoltà di tenere traccia dello smistamento degli armamenti e della possibilità che questi vengano dirottati nel tragitto dalle stesse truppe russe, aveva avvisato giorni fa la Cnn citando fonti interne al Pentagono. Pronte erano arrivate le rassicurazioni dell’amministrazione Biden: “Ora sappiamo dove arrivano gli equipaggiamenti che forniamo a Kiev”, aveva dichiarato il portavoce della Difesa, John Kirby. Poi però ci si erano messi i russi a smentirlo, bombardando le rotaie su cui viaggiavano le armi che dalla Polonia – centro di raccolta delle armi Occidentali – vengono smistate in Ucraina. Ieri, il Wp è tornato sul punto con una notizia che va oltre la difficoltà logistica nota, per un Paese, gli Usa, che in Ucraina non ha militari, come invece era in Afghanistan, ad esempio.

“Il mercato illegale di armi dell’Ucraina è in cresciuto a dismisura dall’inizio dell’invasione russa nel 2014, sostenuto da un’eccedenza di armi sparse e controlli limitati sul loro utilizzo”, scrive il quotidiano americano che la definisce “una scomoda realtà”, proprio nel momento in cui Zelensky chiede più artiglieria per contrastare le forze russe nel Sud e nell’Est. “È semplicemente impossibile tenere traccia non solo di dove stiano andando e di chi le stia usando, ma anche di come vengono utilizzate”, ha spiegato Rachel Stohl, esperta del controllo di armamenti e vicepresidente dello Stimson Center al Wp. Il giornale ha ricostruito “la storia dell’Ucraina come hub per il traffico di armi che risale alla caduta dell’Unione Sovietica, quando l’esercito dell’Urss lasciò grandi quantità di armi leggere e di piccolo calibro in Ucraina senza un’adeguata registrazione e controllo dell’inventario. Negli ultimi anni la situazione non è cambiata. Anzi, secondo lo Small Arms Survey, il centro di ricerca con sede a Ginevra citato dal Post, parte dei 7,1 milioni di armi leggere dell’esercito ucraino nel 1992 “sono state dirottate verso aree di conflitto” con il “rischio di sfociare sul mercato nero locale”. Secondo il rapporto Measuring illeciti arms flows di Sas del 2017, dopo l’invasione della Russia nel 2014, i combattenti hanno saccheggiato depositi di munizioni dei ministeri di Difesa, Interni e servizi di sicurezza. “I combattenti irregolari di entrambe le parti hanno progressivamente avuto accesso a un’ampia gamma di equipaggiamenti di livello militare”, si legge nel rapporto. “I funzionari hanno stimato che almeno 300mila armi leggere e di piccolo calibro sono state saccheggiate o perse tra il 2013 e il 2015. Una manna per il mercato nero gestito da gruppi di stampo mafioso nel Donbas e altre reti criminali”. A detta del Wp, il governo Usa conosce il rischio tanto che “dopo il 24 febbraio, funzionari delle agenzie dell’amministrazione Biden hanno incontrato esperti esterni nel controllo degli armamenti per discutere del pericolo di proliferazione delle armi leggere nel conflitto. Secondo Stohl, gli Usa hanno offerto rassicurazioni ma con scarsi dettagli su come avvenga il controllo e il monitoraggio. Tra le misure ci sarebbe quella di accordi che “non consentono a Kiev di trasferire apparecchiature a terzi previa autorizzazione degli Usa”. Ma, dicono esperti al Wp, “non ci sono mezzi per far rispettare tali accordi”. Il compito di garantire che le armi vengano utilizzate per lo scopo previsto – una responsabilità congiunta dei dipartimenti di Stato e Difesa – è reso più difficile dall’enorme volume di armi che viaggiano verso Kiev. “Gli aiuti superano l’anno record di quelli forniti dagli Usa alle forze di sicurezza afghane in 20 anni di guerra”, ha detto al Post William Hartung, esperto di controllo degli armamenti presso il think tank del Quincy Institute. Questo mentre, secondo lo studio di Ginevra, “l’Ucraina attualmente non dispone di un registro centrale di armi da fuoco e un completo e moderno sistema di licenze”. E “in queste circostanze è difficile persino distinguere tra armi da fuoco legali e illegali nel Paese e, per estensione, monitorare i flussi illeciti di armi”. Ci vorrebbero “leggi” e “riforme”. Peccato che il rapporto sia del 2017 e questo non sia momento per legiferare. “Senza di esse l’Ucraina rimarrà difficile da monitorare”.

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