Mario, il nuovo Gandhi sulla via di Washington

Sarà per colpa di una prospettiva miope, cinica e provinciale, ma lo scappellamento collettivo della stampa per la spedizione di Mario Draghi a Washington appare giusto un filo esagerato, impercettibilmente fuori misura […]

(Tommaso Rodano – Il Fatto Quotidiano) – Sarà per colpa di una prospettiva miope, cinica e provinciale, ma lo scappellamento collettivo della stampa per la spedizione di Mario Draghi a Washington appare giusto un filo esagerato, impercettibilmente fuori misura. Traboccano improvvise suggestioni pacifiste, sboccia l’ottimismo: Draghi da Biden allontana a mani nude il mondo dall’apocalisse. Le prime pagine sono perentorie ed enfatiche. Il Corriere della Sera, “Draghi: Putin non è invincibile”. Repubblica, “La via diplomatica”. La Stampa: “Draghi agli Usa: un tavolo per la pace”. Ancora Repubblica, all’interno, ci racconta il premier deciso, risolutivo: “Ora Usa e Russia si parlino”. Quanti pezzi al miele. Sempre sul giornale di Molinari, Draghi lancia “tavoli di pace”, “si appella per ricostruire un dialogo”, si rivolge “alle due superpotenze” e mostra “un ambizioso rilancio”. Il Mahatma di Palazzo Chigi però non si preoccupa che venga riconosciuto il ruolo italiano, perché “non bisogna cercare un ruolo, ma la pace”.

La sua visita è quella “di un leader sul quale l’Amministrazione Usa fa molto affidamento”, un “solido alleato” e “profondo conoscitore dell’America”, grazie a lui si preannuncia “un cambio di passo nella valutazione della guerra e delle sue conseguenze” (Corriere della Sera). Il Foglio esonda: “Ai pacifisti ha ‘dato’ la pace, agli atlantisti l’Atlantico, agli europeisti l’Europa e all’Italia un po’ di credibilità perduta”. “Biden è deliziato di avere Draghi come partner” (ancora Repubblica); “è il leader europeo più ascoltato Oltreoceano” (Libero).

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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4 replies

  1. Ghandi….. l’anima grande.
    Dopo di lui, il diluvio.

    Invece segnalo:

    di Daniele Luttazzi

    La giornalista uccisa in Israele e l’insolita reticenza di Saviano

    Le forze di occupazione israeliane hanno assassinato la nostra amata giornalista Shireen Abu Akleh mentre raccontava la loro brutalità a Jenin questa mattina (Husam Zomlot, ambasciatore palestinese in Uk, 11 maggio).

    Indossavamo tutti giubbotti e caschi, eravamo quattro giornalisti in una zona esposta. È stato un cecchino israeliano a spararci. Non eravamo coinvolti nel fuoco incrociato tra soldati e combattenti palestinesi come sostiene l’esercito israeliano (Shaza Hanaysha, giornalista che era con Shireen, 11 maggio).

    Israele dice che sta indagando sull’uccisione della giornalista di “Al Jazeera” Shireen Abu Akleh, che è stata uccisa dalle truppe israeliane nella Cisgiordania occupata. Israele afferma che i giornalisti erano “armati di telecamere” (Al Jazeera Plus, 11 maggio).

    Poiché Shireen Abu Akleh era una cittadina americana, la deputata statunitense Rashida Tlaib (D) ha chiesto al governo Usa di indagare sull’uccisione di Shireen Abu Akleh, dicendo che Washington non dovrebbe permettere che “le stesse persone che commettono quei crimini di guerra svolgano le indagini”, riferendosi a Israele. “Dobbiamo indagare, noi stessi, sull’uccisione di una cittadina americana. Una giornalista che era là fuori a fare il proprio lavoro di custode della verità è stata assassinata dal governo dell’apartheid, che continuiamo a finanziare con aiuti incondizionati”, ha detto Tlaib ad Al Jazeera in un’intervista tv. Come già successo altre volte, per esempio dopo l’assassinio di Vittorio Arrigoni (avvenuto poche settimane dopo che un sito dell’ultra-destra Usa lo aveva elencato, con tanto di foto, fra i “terroristi palestinesi da uccidere”, mentre Vittorio era un attivista per i diritti umani, un pacifista che portava ai palestinesi medicine e aiuti alimentari, ed esortava tutti a “restare umani”), la tesi israeliana è quella che il proiettile potrebbe essere palestinese (l’esercito ha twittato il video di un palestinese che spara in un vicolo di Jenin, ma da un’altra parte rispetto al luogo dell’assassinio). In questo filmato, invece, vediamo un ragazzo che cerca di aiutare Shireen e viene preso di mira dal cecchino: bit.ly/3sx6Ilk. Fra i commenti equilibristi si segnala quello di Pina Picierno (Pd, vicepresidente del Parlamento europeo): “L’uccisione della giornalista di Al Jazeera Shereen Abu Aqleh a Jenin è un fatto orribile. Auspico l’apertura immediata di un’inchiesta congiunta tra israeliani e palestinesi affinché si faccia luce sulla dinamica e sulla responsabilità della sua morte”. (Nicola Melloni commenta: “Interessantissima ’sta cosa che in questo caso l’inchiesta debba essere fatta dalle due parti congiunte. Mi pare la stessa richiesta fatta per i crimini in Ucraina? No? Sbaglio?”. E Nicola Arcuri posta il tweet della Picierno su Bucha, datato 3 aprile. Picierno: “L’orrore di Bucha fa comprendere la strategia criminale di Putin in Ucraina. Siamo accanto al popolo ucraino e determinati a proteggerlo”.) E c’è pure chi brilla per la sua assenza, come nota @mbartolotta63: “Avete letto il toccante tweet di Roberto Saviano sulla reporter Shireen Abu Akleh uccisa da un cecchino sionista? No?… Neanche io”. Commenta @jennaro69: “Troppo preso a postare foto di bambini di Donetsk mutilati nel Donbass dalle bombe di Zelensky 8 anni fa, spacciandoli per vittime della ‘guerra di Putin’”. Rincara la dose @awabe79: “Ha tempi lunghi, Roberto Saviano. Ancora sta pensando a cosa rispondere a Vittorio Arrigoni”. Che gli inviò questo messaggio (bit.ly/3w6b3xP): “Nelson Mandela ripeteva che l’oppressione ai danni dei palestinesi da parte degli israeliani è molto peggio di quello che subivano loro, neri, da parte di una cerchia di bianchi razzisti. Caro Saviano, sto parlando di Nelson Mandela, non di Fabio Fazio”.

    https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/05/13/la-giornalista-uccisa-in-israele-e-linsolita-reticenza-di-saviano/6589971/

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  2. A me vengono in mente quei film della rimpianta comedia italiana dei vari Risi,Comencini, Scola etc… in cui si prendeva in giro il ventennio e i suoi ruffiani . È impressionante la similitudine di attegiamenti e perfino del manierismo e il lessico usati . Una cosa cambia : quelli erano film,questa la realtà .

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