MinculpoPd

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – A furia di concentrarci sul Borghi della Lega, che pure è un bel soggetto, ci eravamo persi il Borghi del Pd che è ancora meglio: Enrico, nientemeno che “responsabile Sicurezza Pd”. Non nel senso che garantisca la sicurezza dei dem, che pure ne avrebbero bisogno per difendersi dalla base. Ma nel senso della sicurezza nostra, […]

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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32 replies

  1. MinculpoPd

    (di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – A furia di concentrarci sul Borghi della Lega, che pure è un bel soggetto, ci eravamo persi il Borghi del Pd che è ancora meglio: Enrico, nientemeno che “responsabile Sicurezza Pd”. Non nel senso che garantisca la sicurezza dei dem, che pure ne avrebbero bisogno per difendersi dalla base. Ma nel senso della sicurezza nostra, come membro del Copasir. Intervistato da Rep, chiede di “fermare subito l’escalation”. Non quella delle armi in Ucraina, a cui Baioletta e Guer(r)ini contribuiscono da par loro. Ma quella delle interviste ai russi, che chiama giustamente “comizi”. Non però per la scarsa attitudine dei giornalisti italiani a fare domande ai politici, siano essi italiani, americani, ucraini o russi (altrimenti Borghi chiamerebbe comizi anche quelli del suo segretario quando si fa le domande e si dà le risposte alla Marzullo su giornaloni e tv; per non parlare di Draghi, che stigmatizza l’“osceno comizio di Lavrov senza contraddittorio” mentre comizia in tv senza contraddittorio e con la solita claque da Kim Jong-un). Bensì per le cose che han detto gli intervistati Lavrov a Rete4 e Solovyev a La7: due esponenti del regime putiniano che difendono sorprendentemente il regime putiniano. Il democratico Borghi è convinto che si debba intervistare solo chi è d’accordo con noi, anzi con lui. E freme di sdegno perché qualche giornalista fa ancora interviste senza chiedergli il permesso: “Questo fenomeno da noi dilaga mentre altrove, penso a Francia e Germania, non esiste”. Ecco, gli hanno pure raccontato che i russi parlano solo da noi.

    Forse non ha saputo che la Cnn ha intervistato Peskov, portavoce di Putin: la differenza è che Christiane Amanpour gli ha fatto delle domande. Ma le risposte di Peskov erano simili a quelle di Lavrov e nessuno s’è scandalizzato: persino negli Usa far conoscere il punto di vista russo è informazione, non attentato. Per Borghi, invece, “è un chiaro tentativo di destabilizzare le democrazie occidentali”, così forti nei propri argomenti da sentirsi minacciate da 40 minuti di soliloquio di un truce ministro russo. Che fare, dunque? “Per esempio prevedere che persone colpite da sanzioni dirette, come Lavrov, o indirette, come Solovyev, non possano accedere ai media italiani”: le loro interviste infatti “aggirano le sanzioni”. A pensarci prima, ci saremmo risparmiati quelle di Enzo Biagi a Gheddafi, di Oriana Fallaci a Khomeini, di Giulio De Benedetti a Hitler, di Indro Montanelli a Franco e altre vergogne curiosamente ritenute finora lezioni di grande giornalismo. Ma ora funziona così: i governi che vogliono tacitare qualcuno lo sanzionano e passano la lista di proscrizione ai giornalisti, trasformandoli in funzionari del Minculpop. Senza che nessuno noti la differenza.

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    • Nicolaj è un poco fenomeno da baraccone, un poco Limonov (ma quello raccontato da Carrère
      che, non quanto aderisca al vero Limonov)

      non prenderei per oro colato quello che dice, in fondo deve vendere un prodotto editoriale, se stesso

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  2. Hai detto bene Giansenio…

    Adesso, eccovi WIKIPEDIA in un’altra delle sue auto-revisioni storiche…

    Versione della guerra dell’Ossezia:

    Fino a marzo 2021:

    Inizio dei combattimenti

    La situazione nella regione georgiana prima del conflitto
    La seconda guerra fra Georgia ed Ossezia del Sud, provincia separatista filo-russa, è cominciata dopo che sono stati violati gli accordi sul “cessate il fuoco”[14] in vigore dal 1992. Ciascuna delle due parti in conflitto ha accusato l’altra di aver causato la ripresa delle ostilità.

    Dopo diversi giorni di scontri al confine tra la milizia dei separatisti dell’Ossezia meridionale, sostenuta e addestrata dalla Russia e l’esercito georgiano, nella notte fra il 7 e l’8 agosto 2008, approfittando dell’attenzione dei media distratta dalla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici, la Georgia attacca ed invade l’Ossezia del Sud impiegando tre brigate dell’esercito supportate da 27 batterie lanciarazzi e pezzi di artiglieria da 152 mm. L’attacco georgiano si concentra principalmente sul capoluogo della regione Tskhinvali, dove provoca gravi distruzioni. Secondo fonti dei rappresentanti della provincia secessionista, l’attacco provoca fra 1700 e 2000 morti principalmente tra la popolazione civile, tale grave numero di vittime viene descritto dalle autorità russe come genocidio. Non è stato però possibile valutare il numero reale delle vittime civili del bombardamento di Tskhinvali.

    Le autorità georgiane affermano che l’attacco si era reso necessario per “ristabilire l’ordine costituzionale”[15] e per impedire i continui attacchi sui civili georgiani da parte delle milizie dell’Ossezia meridionale[16] che avevano ripreso il bombardamento di alcuni villaggi georgiani il 7 agosto, violando il “cessate il fuoco”[17].

    Il comandante delle forze di interposizione russe, Marat Kulachmetov, riferisce che, in seguito al bombardamento georgiano con artiglieria pesante e razzi su Tskhinvali, la città è quasi interamente distrutta[18], che sono morti anche una decina di militari del contingente russo di peace-keeping, presente in Ossezia dal 1992, e che alcuni caccia bombardieri georgiani Sukhoi-25, di produzione sovietica, hanno colpito postazioni dei separatisti nei dintorni del villaggio di Tkverneti[19].

    Dopo il bombardamento dell’artiglieria sulla capitale l’attacco prosegue via terra: truppe georgiane circondano Tskhinvali[20] ed occupano alcuni piccoli centri in Ossezia; una televisione indipendente georgiana annuncia anche che i militari della Georgia sono entrati all’interno della capitale.

    Dopo aver discusso della crisi con il collega statunitense George W. Bush e con le autorità cinesi, e che si sono espresse contro la guerra, il Primo ministro russo Vladimir Putin, direttamente da Pechino, dove si trovava per la cerimonia di inaugurazione dei XXIX giochi olimpici, garantisce azioni di risposta. Il presidente georgiano Mikhail Saakashvili decide di preparare le forze georgiane alla reazione russa ordinando una mobilitazione generale attraverso la televisione, dove riferisce inoltre che le forze georgiane controllano circa metà di Tskhinvali e la maggior parte del territorio dell’Ossezia del Sud.

    Il presidente russo Dmitrij Medvedev convoca, subito dopo, una riunione di emergenza del consiglio nazionale di sicurezza sulla crisi nella regione georgiana.

    L’intervento russo
    Già durante il primo giorno del conflitto truppe russe appartenenti alla 58ª Armata affluiscono in Ossezia attraverso il tunnel di Roki[21], anche se, secondo fonti georgiane[22] (non confermate dalle agenzie di intelligence occidentali[23]), alcuni reggimenti russi della 58ª Armata sarebbero entrati in Ossezia prima dell’attacco georgiano su Tskhinvali della mattina dell’8 agosto. La 58ª Armata russa era da tempo dispiegata in prossimità della Ossezia, avendo condotto nel febbraio del 2008 una esercitazione militare, denominata in inglese Caucasian milestone, che prevedeva una rapido intervento nella zona del tunnel di Roki[24]. Altre esercitazioni militari si erano svolte in luglio su entrambi i versanti di questa zona del Caucaso: la quarta brigata georgiana era stata impegnata nella Immediate Response 2008, mentre Caucasus 2008 era stata l’esercitazione per alcuni reparti appartenenti al distretto militare del Caucaso Settentrionale – con il sostegno della 76ª divisione paracadutisti[25].

    A un giorno dall’inizio delle violenze (scatenate dopo l’iniziale attacco georgiano a Tskhinvali), le forze ribelli sudossete, sostenute dai militari russi, prendono il controllo della capitale. Una delegazione congiunta di Stati Uniti, Unione europea e Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) in Georgia propongono un “cessate il fuoco” e una immediata soluzione al conflitto. La Russia passa invece all’offensiva, attaccando la città di Gori, direttamente in Georgia. Tuttavia pare sia chiaro che almeno due aerei russi (un Sukhoi Su-25 e un Tupolev Tu-22M) sono stati abbattuti dalle forze armate georgiane, anche se il ministro della difesa della Georgia parla di addirittura 10 aerei russi abbattuti oltre che di un pilota fatto prigioniero. Nel frattempo 30.000 profughi scappano dall’Ossezia, diretti verso territori russi.

    Prime reazioni esterne
    Intanto a New York il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunisce in seduta d’urgenza al Palazzo di Vetro, su richiesta russa, per esaminare e discutere il conflitto tra Georgia e i ribelli dell’Ossezia del Sud invitando la comunità internazionale a intervenire per «evitare un bagno di sangue».

    L’ambasciatore belga Jan Grauls, presidente di turno, riferisce che al momento «il Consiglio di sicurezza non è in grado di esprimere un’opinione sul conflitto». USA, Gran Bretagna e altri Paesi rifiutano di votare un documento in cui si chiede a tutte le parti del conflitto di «rinunciare all’uso della forza». L’ambasciatore russo commenta la posizione occidentale come «un grave errore di giudizio». L’Unione europea chiede la cessazione immediata delle ostilità.

    La sessione si conclude senza che i 15 membri del massimo organo esecutivo dell’Onu abbiano raggiunto un accordo su una dichiarazione comune sulla crisi caucasica. Vitali Churkin lamenta una mancanza di volontà politica tra i partner del Consiglio di Sicurezza. Churkin e un rappresentante della Georgia si accusano reciprocamente della responsabilità delle violenze nella regione separatista.

    L’inasprimento delle ostilità

    Dopo 3 giorni di combattimenti, la Russia rivendica di aver assunto il controllo della maggior parte di Tskhinvali. Il vice capo di Stato Maggiore russo Anatolij Nogovicyn dichiara che la città è controllata «dalle forze di pace» russe, la denominazione usata dai russi per definire il contingente di interposizione mantenuto da Mosca nella provincia georgiana ribelle. Si apre quindi un nuovo fronte da parte dei separatisti dell’Abcasia, altra repubblica georgiana filorussa. Sabato la Georgia offre un “cessate il fuoco” alla Russia che aveva però richiesto prima un ritiro completo delle truppe georgiane sulla posizioni precedenti l’inizio delle ostilità. Intanto unità da guerra della Marina Militare della Federazione Russa si attestano ai limiti delle acque territoriali della Georgia, sul Mar Nero, imponendo un blocco navale alla Repubblica caucasica. Il gruppo navale è guidato dall’ammiraglia delle Flotta del Mar Nero, l’incrociatore missilistico Moskva, accompagnato dal cacciatorpediniere Smetlivy, da tre mezzi anfibi da sbarco e da navi-appoggio; nella zona già incrociano altre tre unità anfibie salpate dal porto di Novorossijsk, in Russia, e dalla base russa di Sebastopoli, allora in Ucraina.

    Nei combattimenti la motocannoniera missilistica georgiana Dioskuria del tipo Combattante II di costruzione francese e l’aliscafo lanciamissili Tbilisi della Classe Matka di costruzione sovietica sono stati affondati dalla flotta russa. Secondo il comando militare russo, ai marinai è stato assegnato il compito di impedire che armi e altri rifornimenti militari raggiungano la Georgia, e cioè che sono in corso i preparativi per il blocco navale della Georgia, operazione ritenuta assolutamente necessaria per impedirle di ottenere armamenti via mare, operazione quindi che contribuirà a evitare un aggravamento delle attività militari in Abcasia. Stando al portavoce del ministero dell’Interno georgiano, Shota Utiashvili, durante la notte altri 6000 soldati russi sono entrati sul territorio “georgiano” dall’Ossezia del Sud, attraverso il tunnel conteso di Roki, e ulteriori 4000 sono giunti via mare nel porto di Ochamchire, in Abcasia. I rinforzi inviati da Mosca arrivarono così a 10000 uomini.

    Nel frattempo proseguono i raid aerei russi: all’alba è stato di nuovo colpito l’aeroporto di Tbilisi. Bombardamenti anche su Zugdidi e sulla gola di Kodori, unica porzione di Abcasia controllata dal governo centrale, che l’Aviazione di Mosca martella ininterrottamente.

    Gli interventi diplomatici
    Nel frattempo l’amministrazione Bush invita Mosca a cessare gli attacchi. In caso contrario, (è il monito della Casa Bianca), ci saranno “significative” ripercussioni sui rapporti tra USA e Russia. «Se la sproporzionata e pericolosa offensiva russa dovesse continuare – dice il vice Consigliere Usa per la Sicurezza nazionale, Jim Jeffrey – questo avrà un impatto significativo e a lungo termine sui rapporti Stati Uniti – Russia».

    Intervenendo in mattinata a dare la propria versione dei fatti, lo Stato maggiore russo sostiene che le forze russe «non hanno condotto raid aerei su nessuna area popolata della Georgia» (solo aree militari), contestando quella di Tbilisi. Il generale Anatolij Nogovicyn, portavoce dello Stato Maggiore, dice che «la Russia non intende prendere iniziative per un’escalation in Abcasia», sottolineando che «la parte russa non ha ricevuto alcuna proposta ufficiale dalla parte georgiana per l’avvio di un processo di pace e per porre fine allo spargimento di sangue. Dalla Georgia vogliamo azioni, non dichiarazioni».

    L’Abcasia dichiara lo stato di guerra, mentre le forze georgiane si sono ormai ritirate dall’Ossezia del Sud. L’Ucraina in questo momento riveste un ruolo importante in questa mediazione, in quanto sembra non voglia dare il suo permesso alla Russia di utilizzare i porti affittati per scopi commerciali e che la marina russa vorrebbe utilizzare per schierare la sua flotta. L’Ucraina “entra in campo”, affermando che bloccherà le navi russe di stanza davanti alle coste abcase, impedendo loro di tornare nella base di Sebastopoli.

    Il segretario dell’ONU Ban Ki-Moon si dimostra preoccupato dell’intensificarsi delle violenze in Georgia e per l’estendersi delle violenze, e chiede un immediato “cessate il fuoco” e una soluzione pacifica al conflitto. Il ministero degli Esteri israeliano ordina la sospensione immediata del rifornimento di armi alla Georgia, temendo ripercussioni da parte russa. Tuttavia il governo israeliano è altresì preoccupato dal fatto che la Russia possa vendere armi a Iran e Siria. Da un anno lo stato ebraico aveva infatti sospeso la vendita di armi ‘offensive’ alla Georgia, continuando a fornire però materiale ‘difensivo’ e l’aiuto di consulenti militari.

    La Georgia respinge l’ultimatum delle forze russe a deporre le armi nella zona di sicurezza all’esterno dell’Abcasia.

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  3. PARTE 2:

    ADESSO:

    Conflitto russo-georgiano

    La situazione in Georgia prima del conflitto.
    Dopo l’elezione di Vladimir Putin come Presidente della Federazione Russa nel 2000, e un democratico cambio di potere pro-occidentale in Georgia nel 2003, le relazioni tra i due Stati hanno cominciato a deteriorarsi, raggiungendo una piena crisi diplomatica in aprile 2008.

    Il 20 aprile, un drone georgiano che sorvolava l’Abcasia è stato abbattuto da un aereo da guerra russo. Tuttavia, la Russia ha negato la responsabilità dell’incidente e l’Abcasia ha rivendicato l’abbattimento come compiuto da “un aereo L-39 dell’aeronautica militare abcasa”.[32] L’ambasciatore russo presso la NATO, Dmitry Rogozin, ha attribuito la responsabilità a un MiG-29 dell’Alleanza Atlantica. L’allora segretario generale della NATO Jaap de Hoop Scheffer ha commentato negando le accuse.[33] Il 26 maggio, un’inchiesta dell’UNOMIG ha concluso che un aereo da guerra russo, un MiG-29 o un Su-27, era stato responsabile dell’abbattimento.[34]

    Agli inizi di luglio la situazione in Ossezia del Sud inizia ad aggravarsi con un deciso aumento della violenza: il 3 luglio viene ucciso un ufficiale della milizia separatista, poche ore dopo vi è un fallito attentato contro Dmitry Sanakoyev, leader del governo osseto sostenuto dalla Georgia, che porta al ferimento di diversi ufficiali della polizia georgiana[35], seguiranno nelle settimane successive diverse scaramucce tra le due parti.

    Alle 8:00 del 1º agosto 2008, un ordigno esplosivo improvvisato esplode al passaggio di un camion della polizia georgiana sulla strada che porta alla enclave georgiana di Tskhinvali ferendo cinque agenti di polizia. In rappresaglia alle 18.17 i cecchini georgiani sparano sulle postazioni di frontiera osseta, uccidendo quattro osseti e ferendone sette.[36] La maggior parte dei rapporti attribuisce agli osseti del sud la responsabilità di aver istigato l’esplosione della bomba, aprendo così le ostilità.[37]

    Lo stesso giorno, i separatisti filo-russi dell’Ossezia del Sud hanno iniziato a bombardare intensivamente i villaggi georgiani, con una risposta sporadica da parte delle forze di mantenimento della pace georgiane nell’area.[38][39][40][41][42] Gli attacchi di artiglieria da parte dei separatisti hanno infranto l’accordo di cessate il fuoco del 1992, firmato a Soči, in Russia e costretto le forze di pace e i militari georgiani nella regione a rispondere al fuoco.[43][44] Il 3 agosto, il viceministro della difesa russo Nikolay Pankov ha avuto un incontro segreto con le autorità separatiste a Tskhinvali.[45]

    Il 7 agosto, il Presidente georgiano Saakashvili ha annunciato un cessate il fuoco unilaterale e un ordine di non risposta agli attacchi. I separatisti hanno continuato gli attacchi, bombardando Tamarasheni e Prisi. Hanno raso al suolo Avnevi e un edificio della polizia a Kurta, il centro dell’entità amministrativa provvisoria dell’Ossezia del Sud. I crescenti assalti hanno costretto i civili georgiani a fuggire dalle loro case.[46][47] Per porre fine agli attacchi osseti e ristabilire l’ordine, le Forze Terrestri georgiane sono state inviate nella zona di conflitto in Ossezia del Sud la notte tra il 7 e l’8 agosto.[48] In base al rapporto della commissione d’inchiesta indipendente istituita dall’Unione europea, presieduta dalla diplomatica svizzera Heidi Tagliavini, la mobilitazione delle forze georgiane, portate a un punto di rottura dopo le continue provocazioni reciproche, ha portato il conflitto su più vasta scala.[49] I georgiani hanno preso il controllo della maggior parte di Tskhinvali, un baluardo separatista, in poche ore.

    Reparti delle Forze armate della Federazione Russa, non appartenenti alla forza congiunta di peacekeeping, avevano già illegalmente attraversato il confine russo-georgiano, passando per il tunnel di Roki, ed erano avanzati in Ossezia del Sud il 7 agosto stesso, prima ancora della risposta militare georgiana.[44][50][51][52][53] La Russia ha accusato la Georgia di “aggressione contro l’Ossezia del Sud”[48] e l’8 agosto ha lanciato un’invasione terrestre, aerea e marittima su vasta scala nello Stato georgiano con il pretesto di un’operazione di peace-enforcement.[54] Le forze russe e dell’Ossezia del Sud hanno combattuto le forze georgiane dentro e intorno alla regione separatista per diversi giorni, fino a quando le forze georgiane si sono ritirate. Le forze russe e abcase hanno aperto un secondo fronte attaccando la gola di Kodori, controllata dalla Georgia. La Marina militare russa ha bloccato parte della costa georgiana mentre l’aviazione russa ha attaccato obiettivi oltre la zona di conflitto, in parti della Georgia non soggette a dispute territoriali. Questo è stato il primo scontro militare nella storia in cui la guerra cibernetica è stata condotta insieme con l’azione militare. Durante e dopo il conflitto è stata utilizzata anche la tecnica dell’information warfare.

    Le forze russe sono rimaste in Ossezia del Sud dopo il conflitto, inclusa la base di Java, violando il cessate il fuoco del 12 agosto
    Il 12 agosto, Nicolas Sarkozy, Presidente della Repubblica francese e capo di Stato di turno alla presidenza del Consiglio dell’Unione europea, ha negoziato un accordo di cessate il fuoco.

    NOTARE BENE:

    Nella discussione della voce ‘seconda guerra d’Ossezia’ c’é chi ha avuto addirittura la faccia di dire che FREE EUROPE RADIO (ovvero una diretta emanazione del governo americano e della CIA) sarebbe una fonte ‘attendibile’.

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  4. 777
    666
    7 e 6, 13.
    La linea del 666 più altri 111 diavoli e un cerchio si compie.
    Ogni 111 anni dovrebbe compiersi un girone infernale.?
    E 666 + 333 ?

    Nessuno mi ha mai spiegato i tempi nei gironi danteschi se non il periodo del passaggio di Dante e la sua esperienza.
    Ma i gironi danteschi dovrebbero avere sigilli di eternità in scale.
    Quindi livelli eterni e l’uno dentro l’altro ma ognuno un abisso a sé.

    Se si considera un processo vitale: si può osservarlo in linee approssimative verticali o generazionale e in scale di età: ascendenti o discendenti.

    Gruppi in insiemi generazionali destinati alla dannazione eterna!. Chi nel groviglio del purgatorio.e coloro che finalmente potranno osservare , anche da morti, ls chiara luce del sole e delle stelle e chi invece, gettato in grotte e caverne semi buie e oscure con qualche mostro e qualche evento calamitoso a ricordarci del nostro peccato in vita per il quale, la nostra anima pagherà in eterno ! ( grazie ancora!)

    Auguri ai golosi di pasticcini e alle anime defunte maritate al contrappasso dell’inferno, senza mai più avere la possibilità di morire di nuovo.
    A meno che il nostro angelo o il nostro demone non riprenda sembianze umane dall’aldila del tempo.

    Forse una seconda o una terza possibilità?
    Bisogna sempre credere in qualcosa .

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  5. Il solito, inutile e fastidioso bla bla bla del PD. Un partito di finti morti e con il nulla dentro che quando parlano fanno solo danni. Infatti quando stanno zitti, incredibilmente crescono nei sondaggi.

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    • Assolutamente vero !! Il primo che dovrebbe tacere per sempre e tornare da dove “si era forzatamente esiliato ” e lasciarlo per sempre sulla rive gauche a parigi! Chi diavolo l ha fatto tornare con l elmetto in testa e giubbotto antiproiettile? Ma non si rendono conto di essere ridicoli , li voglio in prima linea a combattere , tanto hanno gia tutto l equipaggiamento necessario per stare nascosti in albergo come un Gilletti qualsiasi .. bella la guerra con il c.. degli altri!!pardon

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  6. Che la destra sia un grumo in metastasi è cosa accertata e risaputa e che i pdioti siano peggio della peste nera è un fatto assodato che il fu mv5s con brancaleon giuseppi sia solo un cumulo in cerca di sistemazione senza una reale identità se non quella di riservarsi uno strapuntino in un qualche palazzo oramai è chiaro anche a chi non vuol vedere.

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  7. allora il (suo) cinquestelle DiMaio è andato in Nigeria per il petrolio ed il gas
    che già ci operasse l’ENI da anni è secondario, doveva fare una passerella dimostrativa di talento e capacità

    purtroppo i nigeriani, gente buona, semplice ed operosa l’ha preso in parola
    e si sono messi subito all’opera per accontentarlo, in nero (per motivi fiscali, non per il colore dell’epidermide)
    ed hanno organizzato una raffineria “spontanea”, purtroppo i l risultato è stato
    un incidente con un numero elevato di decessi tra le maestranze
    quindi si torna all’ENI

    però oggi arriva la notizia che, sempre i nigeriani, starebbero organizzando, con i marocchini
    (quelli veri, non i nostrani, lo dico per i padani che mai leggessero queste righe),
    un metanodotto che risulterebbe il più lungo al mondo, 5.660 km,
    il ministro per il petrolio e gas nigeriano, Timipre Silva, avrebbe dichiarato
    “Opec e i russi sono molto desiderosi di investire in questo progetto”
    strano che DiMaio non si sia proposto come partner strategico, tanto km più, km meno
    s’arriva in Sicilia, anzi no, a Pozzuoli e forse pure a casa sua

    andando sul faceto
    gli americani hanno pubblicato un manuale, in russi, su come traferire
    informazioni alla CIA, solo che il traduttore automatico utilizzato l’ha intitolato
    – ammetto di aver tradotto a spanne –
    “Come tradire il tuo paese aiutando il suo avversario militare”
    avendo limato sui costi, le escort in usa sono care, non hanno ricontrollato il testo
    e quindi è andato in stampa -on line- con questo strafalcione

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  8. Oramai abbiamo ascoltato e intervistato giornalisti e opinionisti russi, visto talk sempre della loro propaganda pro Putin (quelli contro non esistono) e la conclusione è una sola : sarà impossibile trattare e ragionare con un popolo così, che trasuda malafede da tutti i pori, l’ho visto anche ieri sera in Nadana F, giornalista giovane ma incarnata nel loro schifoso sistema

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  9. Il pd…….sempre il pd.
    Ma con che coraggio gli Italiani ( a parte i super ricchi che posso comprendere ) continuano a votarlo??????

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    • Continuano a votare PD quelli che campano facendo i piedini. E sono milioni. Considerando anche parenti, amici e bisognosi del loro aiuto.

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  10. Gentile @Marco bo, comprendo che Di Maio non è nelle sue corde, ma essendo Ministro degli Esteri, occorreva la sua presenza come rappresentante del Governo. O lui o Draghi: qualunque Ministro degli Esteri sarebbe dovuto andare.

    Per quanto riguarda il gas africano, mancano le infrastrutture per le quali nè lì nè da noi ci sono tempi… cinesi. (A meno che non vengano fatte costruire dai Cinesi…)

    https://www.internazionale.it/notizie/festus-iyorah/2022/03/02/gas-africa-europa-russia

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  11. Il servilismo italiano agli Usa sta tutto nel gesto, pacchiano, del ” giornalista” americano Friedman, di pulire la sedia dove si era seduto un ex presidente del consiglio italiano. ….in un paese con un minimo di decenza, sarebbe stato sbattuto fuori da una trasmissione televisiva pubblica nazionale. ….eppure di sedie da pulire americane ne avrebbe a volontà, da quella di Bush fino a quella di Biden che Sì, effettivamente, data demenza senile con collaterali borborigmi intestinali e flautolenze , può indurre nel dubbio di una fallace tenuta del pannolone. ……meglio pulire prima di sedersi!

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    • Ci sarebbe da pulire le terga di Friedman(quello che parla come se avesse dodici ceci bollenti in bocca)con un bel numero di calci in culo,fino a toglierli la polvere di m..da secca che ha al posto della materia grigia nel cervello

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  12. «Propaganda : quelli che “Non vado a Kiev”

    Ci dovrei aver fatto l’abitudine, eppure è stupefacente come la narrazione più idiota e sgangherata possa riuscire a vincere sulla ragione e sui dati di realtà: in queste ultime settimane abbiamo sentito un sacco di personaggi dire che “non andranno a Kiev”. Non ci andrà Biden, non ci andrà il presidente tedesco, non ci andrà nemmeno il Papa che dopo aver sbandierato bandiere ucraine con simboli nazisti ora ammette che l’operazione russa possa essere istigata dalla Nato il che probabilmente deriva dal non aver compreso il limite di sopportazione dei cattolici. Ma si tratta solo e soltanto di una commedia con la quale si vorrebbe far intendere che l’Ucraina è ancora completamente in piedi al punto da poter ospitare visite di stato: e che solo questioni marginali ostacolano la stretta di mano a Zelensky. In realtà però a Kiev non ci si può andare perché l’aeroporto è inagibile, le linee ferroviarie sono senza elettricità, le strade sono pericolose e ormai ciò che resta dell’esercito è più una collezione di bande armate delle quali non ci si può fidare. Inoltre a Kiev cominciano ad essere colpiti edifici dove si sospetta vi siano i comandi Nato che dirigono le operazioni militari. Quindi tutte gli incontri si svolgono altrove, magari in Polonia o nella regione di Leopoli o in tutti questi posti insieme. L’ultimo leader maximo che è “andato a Kiev” è stato Boris Johnson il quale però ha fatto un viaggio impossibile visto che la durata della sua visita mordi e fuggi non è conciliabile in alcun modo con i tempi reali: certo con le tecniche cinematografiche è possibile situare chiunque in qualsiasi posto, con straordinario realismo, ma non puoi rischiare di vendere un viaggio che si può fare solo nel doppio del tempo dichiarato, anche tenendo conto dell’appoggio mediatico totale.

    Questo testimonia del differente metodo di propaganda usato dai contendenti. Washington e in seconda istanza Londra, non si rivolgono agli ucraini e men che meno ai russi, ma bombardano le proprie popolazioni con il loro punto di vista fino a che esso non diventa verità e poi passano ad altro argomento: il filone principale di tale propaganda consiste nella minimizzazione dei nazismo ucraino e nella enfatizzazione dei presunti crimini di guerra russi, che spesso e volentieri – come è accaduto con Bucha – vengono appositamente creati. Quando dopo giorni di trapanamento del cervello la verità comincia a emergere, allora si cambia argomento nella quasi certezza che la massima parte delle persone conserverà l’inprinting originario della strage russa. La propaganda ucraina si inserisce in tutto questo con l’invenzione di vittorie militari, che i media occidentali esaltano fino alle stelle, ma che sono rapidamente smentite e con le accuse di crimini abominevoli compiuti dall’esercito russo, altrettanto rapidamente smentiti.

    I russi dal canto loro considerano invece gli occidentali gente che non vuole accettare la realtà e non cambierà parere finché non sarà stata sconfitta. Perciò si rivolge solo ai russi e agli ucraini che ritiene in buona fede, sebbene ingannati dai banderisti. Invece che incentrare la comunicazione sui fatti della guerra, apre gli archivi militari per dimostrare che i banderisti non si sono mai fatti scrupolo di assassinare e torturare gli stessi ucraini. Mosca afferma soprattutto che mai, assolutamente mai, i banderisti hanno combattuto i nazisti; rovescia la ingannevole storia ufficiale, diffusa da Wikipedia e dalle organizzazione dei nazionalisti ucraini facente riferimento a Bandera, la quale racconta che i banderisti hanno lottato sia contro i nazisti sia contro i sovietici. La stampa occidentale non diffonde queste rivelazioni perché obbligherebbe a prendere posizione contro i banderisti e soprattutto tenta di nascondere i documenti tedeschi, anch’essi rivelati da Mosca, i quali dimostrano che il regime nazista e i banderisti concepirono congiuntamente un piano di annientamento delle popolazioni del Donbass. Un piano che non fu portato a termine durante la seconda guerra mondiale, ma che i banderisti di Kiev hanno iniziato ad attuare dopo il 2014 con il pieno appoggio e la totale complicità dell’occidente. Ma questo rifiuto della storia che in fondo è anche quello della realtà e la tracotanza delle elite occidentali nel pensare di poterla cambiare a piacimento si rivelerà alla fine una debolezza fatale.».

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