Perché l’Ucraina ha messo nel mirino il ponte che collega Russia e Crimea

(Federico Giuliani – it.insideover.com) – Per la Russia è un simbolo di successo e potere, mentre agli occhi dell’Ucraina una cicatrice ancora fresca. Dal punto di vista militare e strategico rappresenta invece un’infrastruttura chiave che potrebbe addirittura decidere le sorti della guerra. Tutto dipenderà dal suo futuro: sarà distrutto oppure continuerà a svettare in tutta la sua lunghezza? Stiamo parlando del ponte di Crimea, il più lungo di tutta la Russia e pure d’Europa grazie ai suoi 18,1 chilometri.

È anche noto con il nome di Ponte di Kerc, è un doppio ponte stradale e ferroviario, ed è stato costruito da Mosca proprio nello stretto di Kerc per unire la penisola di Taman, nel territorio di Kransodar, alla penisola di Kerc in Crimea, territorio annesso alla Russia. Prima di entrare in ambito militare, può essere utile riportare un paio di appunti degni di nota. La costruzione di un ponte del genere era stata ipotizzata addirittura nei primi anni del Novecento, anche se la sua progettazione è stata avviata soltanto nel 2014, ovvero dopo la citata annessione della Crimea da parte della Russia.

Il presidente Vladimir Putin all’inaugurazione del ponte che collega la Crimea alla Russia

La sua costruzione è stata affidata, o meglio appaltata, al Gruppo SGM di Arkadij Rotenberg. L’inaugurazione è avvenuta il 16 maggio 2018, anche se il collegamento ferroviario è stato terminato nel dicembre 2019. Vladimir Putin in persona ha ufficialmente inaugurato il ponte alla fine del 2019 attraversandolo a bordo di un camion.



Il ponte nel mirino di Kiev

Tornando al presente e alla guerra in Ucraina, per quale motivo Kiev vorrebbe far saltare in aria questo ponte? Come ha sottolineato Repubblica, nel caso in cui l’esercito ucraino riuscisse anche solo a danneggiarlo, oppure interrompere le sue funzioni infrastrutturali, allora i russi dovrebbero fare i conti con una perdita non da poco. Non solo per il simbolo che incarna il ponte di Crimea, pietra miliare della vittoriosa conquista russa della stessa Crimea e orgoglio di Putin, ma anche per il peso che un simile risultato avrebbe nella “guerra delle infrastrutture” tra Russia e Ucraina che sta andando in scena da qualche settimana a questa parte.

Togliere di mezzo il ponte di Putin, come lo hanno soprannominato alcuni analisti, consentirebbe all’Ucraina di rallentare un non trascurabile flusso economico che consente a Mosca di rifocillare la Crimea ma, soprattutto, di compromettere il controllo del Cremlino sullo stretto di Kerc. Stiamo infatti parlando di uno stretto che divide il mar d’Azov dal Mar Nero e che costituisce un importante sbocco a sud per i russi. Lo stesso sbocco, già controllato da Mosca, che consente a Putin di schierare una flotta di fronte a Odessa.

Un’infrastruttura strategica

Dovessimo trovare un aggettivo per definire il ponte di Crimea optiamo per strategico. “Se avessimo avuto la capacità di farlo, lo avremmo già fatto. E se ci sarà l’occasione, lo faremo”, ha dichiarato Olelsiy Danilov, segretario del Consiglio di difesa e sicurezza nazionale, riferendosi proprio al suddetto ponte.

Il motivo è presto detto: stando a quanto riportato da Kiev, i russi starebbero portando in Crimea scorte di grano e macchinari rubati in Ucraina tra Melitopol e Kherson, e pure rifornimenti militari per la contraerea capace di colpire Odessa.

In generale, distruggere ponti e infrastrutture chiave è fondamentale per le truppe ucraine, tecnicamente inferiori rispetto all’esercito russo, al fine di ridurre il gap con gli avversari. Nel Donbass, ad esempio, Kiev ha fatto saltare in aria sei ponti a nord di Sloviansk e ha cosparso di mine l’unico rimasto nella stessa Sloviansk e quelli che vanno da Mykolaiv a Odessa. Ma anche la Russia ha dimostrato di usare la stessa tattica infrastrutturale, visto che Mosca ha disintegrato ponti così come ferrovie, stazioni, depositi di carburante e fabbriche strategiche. Insomma, la guerra in Ucraina passa anche attraverso la distruzione delle infrastrutture strategiche.