Quirinale: la fondazione privata che diventa pubblica

Non ditelo a Marta Cartabia, perché rischierebbe di rimanerci male, lei che – dice – vuol stroncare la “pericolosa commistione tra politica e giustizia”. Ebbene sotto il suo naso i mandarini di Palazzo Spada hanno fatto un miracolo […]

(DI ILARIA PROIETTI – Il Fatto Quotidiano) – Non ditelo a Marta Cartabia, perché rischierebbe di rimanerci male, lei che – dice – vuol stroncare la “pericolosa commistione tra politica e giustizia”. Ebbene sotto il suo naso i mandarini di Palazzo Spada hanno fatto un miracolo: a beneficiarne, il consigliere di Stato, Paolo Aquilanti, che potrà restare fino al 2026 a capo di Ri.Med, una Fondazione privata, nonostante la legge lo vieti. Ma non per lui: grazie a un colpo di bacchetta magica, l’organo di autogoverno della giustizia amministrativa presieduto da Franco Frattini ha deciso che quella Fondazione è pubblica, ancorché l’evidenza dica il contrario. Del resto l’evidenza dice pure che l’incarico è lautamente remunerato, ma Aquilanti si era dimenticato di comunicarlo, cumulando lo stipendio da consigliere di Stato con l’emolumento di presidente dell’organismo con sede a Palermo per la realizzazione di progetti di ricerca biotecnologica e biomedica sì caro a Sergio Mattarella.

Ma chi è Aquilanti? Attualmente è capo dei Revisori contabili del Quirinale e consigliere speciale del ministro della Cultura, Dario Franceschini. Soprattutto è stato Segretario generale di Palazzo Chigi all’epoca di Matteo Renzi premier: epoca per lui fortunatissima giacché venne pure insignito dei galloni di consigliere di Stato mentre era ancora al servizio della macchina governativa che dovette, ahi lui, lasciare a causa del fastidioso intralcio della legge che vieta di svolgere contestualmente i due incarichi. Ma poco male: rassegnatosi a vestire solo i panni di magistrato, il nostro comunicava pochi giorni dopo che proprio su di lui era caduta la scelta della Presidenza del consiglio appena lasciata, per ricoprire l’incarico ai vertici di Rimed. Un incarico per un consigliere di Stato possibile solo a condizione che fosse gratis. Peccato però che l’incarico siciliano vale 130 mila euro all’anno: Aquilanti lo ha detto poche settimane fa ai suoi colleghi quando si è trattato di ottenerne il via libera al rinnovo, come proposto da Roberto Garofoli pure lui consigliere di Stato oggi Segretario generale a Palazzo Chigi. Lo avranno punito? Almeno una tiratina d’orecchio per l’omissione? Giammai. Palazzo Spada ha sanato a modo suo: equiparando Ri.Med a una fondazione pubblica ha potuto concedere ad Aquilanti l’aspettativa da magistrato, riservandosi di avviare un’indagine su quanto abbia eventualmente intascato in passato. Indebitamente? No, “in buona fede” .

3 replies

  1. Dove sono i miracolati grillini. Sperano di far dimenticare il loro passato di grillini sol perché si fanno chiamare cinquantini. Gli elettori truffati venne ricorderemo e non voteremo mai un partito che li ricandidi e neanche per nessun altro partito di quella eventuale coalizionedi di cui dovessero fa parte.

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    • A Paolo
      Avidi di soldi, incarichi e macchine blu. Una volta, gli alti burocrati erano incompetenti, ladri ma almeno pagati relativamente poco. Adesso, continuano ad essere ladri e incompetenti, ma per di più prendono un fracco di soldi. Grazie al delincuente Berlusconi, fu lui a cambiare, in peggio, le cose

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