Fermiamoli

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Se pensiamo che Putin, autocrate criminale e guerrafondaio (da 20 anni, però), abbia invaso l’Ucraina per prendersela tutta, ingoiarsi l’intera ex-Urss e poi, novello Hitler, “arrivare a Lisbona” (l’autorevole Severgnini), dobbiamo essere conseguenti: freghiamocene dei trattati, che ci vietano persino di inviare armi all’Ucraina, e scateniamo la terza guerra mondiale: No-fly zone, missili anche atomici […]

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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106 replies

  1. Fermiamoli

    (di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Se pensiamo che Putin, autocrate criminale e guerrafondaio (da 20 anni, però), abbia invaso l’Ucraina per prendersela tutta, ingoiarsi l’intera ex-Urss e poi, novello Hitler, “arrivare a Lisbona” (l’autorevole Severgnini), dobbiamo essere conseguenti: freghiamocene dei trattati, che ci vietano persino di inviare armi all’Ucraina, e scateniamo la terza guerra mondiale: No-fly zone, missili anche atomici e truppe. Non le invierebbero gli Usa, che adorano appiccare fuochi ai nostri usci e lasciarci raccogliere cocci, morti e profughi; ma quell’esaltato di BoJo, gli invasati polacchi e i servi sciocchi italioti non vedono l’ora. Se invece, come scrive il Fatto dal primo giorno e ora pure i giornaloni (ma per dire che i russi sconfitti battono in ritirata), Putin punta ai territori russofoni di Crimea, Donbass e corridoio sul mar Nero che già controlla, alla neutralità e al disarmo dell’Ucraina, dobbiamo porci qualche domanda. Che senso ha imbottire di armi l’Ucraina, cioè perlopiù milizie mercenarie che dopo una tregua sarà difficilissimo disarmare? Che senso hanno gl’insulti di Biden che, novello Bush jr., riparla di “esportare la democrazia” e illude gli ucraini sulla riconquista di tutti i territori e pure sulla caduta di Putin, contro ogni evidenza e a prezzo di altre stragi e distruzioni? Cosa vogliono gli opinionisti embedded (quasi tutti) che, a chi evoca un compromesso che garantisca la sovranità dell’Ucraina rimasta e la sicurezza degli altri attori dell’area, rispondono come al primo giorno di guerra, e cioè che ogni concessione negherebbe che gli aggressori sono i russi (cosa che tutti sanno e dicono)? E che senso ha insistere su un vecchio impegno del governo Renzi con la Nato per passare da 25 a 38 miliardi l’anno in armi, anziché ridiscuterlo alla luce del progetto di esercito Ue che costerebbe molto meno a ogni Stato membro?

    Leggete il generale Mini a pagg. 4-5: tallonato dal Congresso e dai media della lobby delle armi, Biden ignora i report del Pentagono sulle vere intenzioni di Putin, per allungare e allargare la guerra. E chi in Europa gli va dietro, da BoJo a Draghi, è – come dice il Papa – “un pazzo”. La maggioranza degli italiani non segue i media da sbarco: vedi i sondaggi. L’unico leader che contrasta la deriva bellicista è Conte, che oggi e domani si spera otterrà molti voti online per rafforzarsi dentro e fuori il M5S e resistere alle pressioni indicibili che subisce perché si arruoli. Poi ci sono SI di Fratoianni, Alternativa, le voci isolate nel Pd (Delrio, Bindi, Boldrini) e nella Lega, e l’associazionismo (Pax Christi, Anpi, Emergency, Cgil, Uil, pacifisti e ambientalisti…): vanno sostenuti tutti, per rompere il fronte Sturmtruppen che, ridendo e scherzando, lavora alla terza guerra mondiale.

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    • Inutile Caro Travaglio.La guerra si fermerà quando gli Ucraini capiranno che nessuno si muoverà per difenderli e capiranno che la Nato li sta usando e abusando e non interverrà mai con minacce dissuasive su Putin. Quando capiranno che devono ragionare con la loro testa e non con il culo degli Usa
      si fermerà la guerra. Quando si renderanno conto che sono stati mandati allo sbaraglio per puro interesse economico degli Usa e degli inglesi quando si renderanno conto che il programma di Bidet , cambiare regime in Russia richiederà lunghissimi anni e quindi lunghissima guerra con la conseguenza dell’intera distruzione non degli Usa o di altri paesi Nato ma della loro Ucraina, finirà la guerra.E per finire cederanno il DonBass la Crimea e prometteranno in costituzione che non entrernno mai nella Nato.Nel frattempo l’Europa si staccherà definitivamente dalla Russia e comunque il disegno americano ed inglese di non fare unire Europa occidentale con Europa orientale sarà realizzato.Verra’ così evitata creazione di una grandissima e temutissima potenza autonoma dagli angloamericani .Provate ad immaginare se Putin aggredisse l’Inghilterra.. interverrebbe immediatamente tutta la Nato secondo voi ?oppure no?e che farebbe Putin scatenerebbe la guerra nucleare dove anche la Russia ne uscirebbe distrutta???? Mai e poi mai attaccherebbe un paese Nato.E allora che significa la Nato che dice non interverremo direttamente in Ucraina???non è un messaggio che dice”Putin stai sereno noi non interverremo “” e che rischiamo di distruggerci per L’ucraina?? Quindi cari Ucraini scegliete il male minore perché oltre le armi non faranno nulla per voi

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      • Perchè gli ucraini possano capirlo servirebbe però che qualcuno li aiutasse a capire informandoli, e invece sono completamente immersi nella propaganda (ucraina, ma dettata dagli USA) e non hanno speranza di capire.

        Per quello che ne sanno loro stanno vincendo la guerra,contro mostri che giocano a calcio con le teste dei bambini e bombardano le centrali atomiche e usano lo stupro come arma di guerrae il resto del mondo li sostiene e sta per entrare in guerra al loro fianco, e la Russia è sull’orlo di un default economico e finanziario e Putin ha tutti contro nel suo paese … come fanno a capire che l’unica soluzione possibile è trattare la resa rinunciando ad ospitare in futuro missili USA?

        Non possono letteralmente capirlo, anche considerando che l’opposizione parlamentare è stata messa fuori legge e il sistema mediatico fuso ufficialmente in un unico media che da una sola versione dei fatti.

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  2. None. Arinone. None al quadrato. Il Putin e’ un mafioso, se avesse conquistato l’Ucraina in 2 giorni adesso passerebbe alla Lituania e all’Estonia, l’ha detto lui, mica il mago Otelma:

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/03/07/i-nostri-amici-bielorussi-vogliono-uno-sbocco-sul-mare-putin-avverte-anche-i-paesi-baltici-che-sono-gia-nella-nato-e-in-ue/6517629/

    Sono le mazzate che ha preso e continua a prendere in Ucraina che possono metterlo a cuccia. Le armi le ha chieste il presidente dell’Ucraina sotto i bombardamenti, e proprio perche’ ci sta parando il culo a noi dobbiamo dargliele, se la prossima volta non vogliamo essere noi itagliani a rimetterci la pelle (almeno i fessacchiotti che non riescono a filarsela).

    Altra cosa sono le menate del 2% del bilancio, che sono fondi per i ladroni mafiosi e canaglioni dell’industria (leggasi cosca) militare itagliana, i quali come al solito approfittano dei stragi per riempirsi le tasche, quelle loro e quelle dei pollitici comprati un tanto a chilo.

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    • Grazie Travaglio.
      D’accordo su tutta la linea.
      Ma durissima convincere i nostri politicanti da quattro soldi asserviti al potente americano che ha pianificato l’incendio e continua a fomentarlo nell’illusione di mettere il suo tallone atomico su quella parte di Europa che manca al suo scacchiere.

      Questi insulsi politicanti non rappresentano più il paese reale e, a emergenza Covid quasi annullata anche grazie ai vaccini, è ora che se ne tornino a casa.
      Nuove elezioni subito, sperando nell’arrivo di aria più pulita.

      Grazie ancora al Fatto Quotidiano (cartaceo) che, tra tante avversità, riesce a rappresentare i sentimenti di chi vuole una pace rapida e non umiliante per Russia e Ucraina. Sentimenti maggioritari nel nostro Paese.

      Le indicazioni di massima di Travaglio per arrivare alla pace rapida, sono sensate e bisogna che diventino maggioritarie nell’opinione pubblica per zittire i guerrafondai di varia natura che si nascondono nella finzione che le ragioni stiano solo da una parte e torti solo dall’altra.

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      • “a emergenza Covid quasi annullata anche grazie ai vaccini…”:

        una faccia da tolla come la tua, raramente se ne incontrano!

        E poi sarei io quello che ci mette dentro la pandemia dappertutto…

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      • …Gli insulsi politicanti di cui parli sono gli stessi che hanno preso le decisioni sulla pandeminchia e che adesso non rappresenterebbero più il Paese reale, solo perché ce lo vengono a dire i FESSI come te che si sono fatti rappresentare fino al 24-02-2022 dagli insulsi di cui sopra.

        Ma vai a dormire, Morfeo!

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      • Ascolta Gatto,
        voglio dirtelo con quel risptto che tu non conosci per nessuno.

        Tu, Zoch e tutti quei grandi “pensatori” che vogliono convicere il mondo di essere presi in giro da quella sorta di “grande fratello” che vuole mettere l’anello al.naso a 6 miliardi di persone nel mondo, non riuscirete mai a convincere chi ha ritenuto di vaccinarsi per provare a porre un argine ad un virus letale, di aver sbagliato a farlo.

        Pur avendo constatato che il vaccino stesso NON ha sortito tutti gli effetti sperati.
        Noi ci abbiamo provato. Ok?
        Abbiamo fatto quel che abbiamo ritenuto giusto fare e, per parte mia, non ho.mai rotto le scatole a nessuno che non se la sentisse di fare la puntura.
        Ho chiamato scrocconi solo coloro che insultavano chiamando gonzi o beoti i vaccinati ipotizzando pure fantomatici innesti di microchip che (fosse vero), nel.mio caso non hanno sortito nessunissimo effetto, visto che ritenevo mortifera la Nato prima di vaccinarmi e la considero ancor più mortifera oggi che sono plurivaccinato.

        Mi rendo conto benissimo che con l’avvento dell’era informatica, la tentazione, da parte di regie occulte, di teleguidare le menti di tutti noi è reale.
        Ma, se e è vero tutto ciò, è mia convinzione che quella regia non c’è riuscita attraverso il battage pubblicitario pro vaccino.
        Anche se è vero che ha ingrassato le case farmaceutiche dei padroni del mondo, non credo sia una buona ragione per convincere un vaccinato di essersi fatto prendere in giro.

        Il vaccinato è convinto (aldilà delle persuasioni a tambur battente -che pure contano- di politici e televisioni) di aver fatto la cosa giusta soprattutto perché convinto di aver fatto la sola cosa utile possibile, alla collettività in un momento drammatico.

        Adesso ol Covid è (forse) sconfitto: per voi non sono stati vaccini? Bene. Per me e tanti altri i vaccini hanno fatto la loro parte.

        Ora si può parlare della guerra in Ucraina e magari anche dei laboratori militari che potrebbero aver prodotto virus per guerre batteriologiche… E mollare i vaccini che, fosse vero che il virus è stato prodotto in un laboratorio, sono almeno stati un tentativo di antidoto alla stupidità umana?

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      • GSI fai pace col tuo cervello, quelli che definisci “nostri politicanti da quattro soldi” guerrafondai sono gli stessi che hanno fatto le norme sui vaccini che tanto ti piacciono. Un mese fa erano il meglio che poteva capitarci, oggi il peggio?

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      • @GSI Non mi sembra opportuno assurgere a interprete del pensiero di tutti i vaccinati. Personalmente i fatti mi hanno portato a rivalutare molti aspetti della campagna vaccinale. Per esempio: quando ho fatto le prime due dosi era passato un tempo congruo sia dalla sperimentazione che dalle prime iniezioni ai sanitari per stabilire che l’immunità prodotta si riduceva dopo qualche mese. Eppure le autorità sanitarie ci hanno spinto alla vaccinazione sostenendo che saremmo stati immunizzati per almeno un anno, ma probabilmente di più. Il primo green pass aveva validità di un anno. Dunque l’informazione fornita per ottenere il mio consenso informato era inadeguata, poi bisogna capie se consapevolmente (il che sarebbe grave) o inconsapevolmente (il che sarebbe altrettanto grave). Comunque sia, anche un vaccinato, davanti a ciò, può mettere in dubbio la fiducia.

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      • “non ho.mai rotto le scatole a nessuno che non se la sentisse di fare la puntura.”:

        E GRAZIEEE AL CAZZOOOO!!!! Sai che ce frega del povero Gsi? Sai quanto conta il povero Gsi? MENO DI UN CAZZOOOOO!!!

        Qualcuno che vale tanto quanto te, cioè un cazzo, ma ha avuto purtroppo potere decisionale le ha rotte le scatole eccome e non solo quelle, mandando letteralmente a puttane la vita di milioni di cittadini italiani che hanno pari diritti delle nullità come te.

        CAPITO MORFEOOOO????????????????

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      • Te e la Scoreggiona siete il peggio di questo Paese intellettualmente, e non solo, FALLITO.

        Empio LoGuasto tutta la vita!

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    • Vorrei ricordarle che quello che lei ritiene un eroe della resistenza!! ( che fa gia ridere per il paragone ) è un povero pazzo protagonista di “un love boat ” indifferente a qualsivoglia trauma e morte ! Intanto lui combatte dalla sua postazione sicura,( un Cadorna qualsiasi) facciamoci ancora del male ! Dove siete stati prima che morissero altri bambini? Erano nati in stati a voi non consoni e fratelli ? Dove cs siete stati quando l america ha fatto guerre solo per stabilire che solo loro sono o padroni del mondo !
      Svegliatevi e ragionate !so long!

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    • Vorrei ricordarle che quello che lei ritiene un eroe della resistenza!! ( che fa gia ridere per il paragone ) è un povero pazzo protagonista di “un love boat ” indifferente a qualsivoglia trauma e morte ! Intanto lui combatte dalla sua postazione sicura,( un Cadorna qualsiasi) facciamoci ancora del male ! Dove siete stati prima che morissero altri bambini? Erano nati in stati a voi non consoni e fratelli ? Dove cs siete stati quando l america ha fatto guerre solo per stabilire che solo loro sono o padroni del mondo !
      Svegliatevi e ragionate !so long!

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    • Silvio b , avemano dei sospetti ! Ma adesso siamo certi ! Sej un poveraccio a prescindere ! Qualora tu sia in caso di capire la nostra lingua !enjoy!!

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    • X Silvio B.

      tu sei quello che gode quando ammazzano i soldati russi.

      Te l’ho già detto: sei un gran figlio di P. E non parlo di Putin.

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  3. Mi sgomenta sempre, francamente, la seplicità di Travaglio nell’esporre le cose. Ma mi sgomenta molto di più il fatto che sia praticamente l’unico, in questo paese di imbecilli (con riferimento assolutamente voluto alla classe dirigente e i propri tirapiedi, cioè il quarto potere), a dirle. Verrà ascoltato? Perché le lobby dei giornaloni e TG mafiosi, mica lo fanno. Come al solito.

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  4. Grazie Marco Travaglio. Ad ogni modo, se la Russia avesse realmente voluto prendersi tutta l’Ucraina, non avrebbe schierato carri armati da museo… non scherziamo !! Ci sono evidenze inequivocabili. Finiamola di dare anche un minimo di credito a personaggi squallidi manutengoli della Nato che tutto stanno facendo tranne che preparare la pace.

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  5. Che il giornalismo italiano sia una fogna a cielo aperto non ci piove, lo sappiamo da trent’anni a questa parte e non serviva una guerra a scoprirlo.
    Ma che si prenda per buona la sparata di Putin di voler denazificare l’Ucraina, dove i nazisti veri, anche irregimentati, saranno poche migliaia su 40 milioni di abitanti, ce ne passa.
    Equivale a prendere per buona l’esportazione missilistica della democrazia dei Bush e degli Obama.
    Soprattutto perché chi vuole denazificare un Paese da poche migliaia di pseudo-nazisti, sta radendo al suolo città, bombardando ospedali e zone residenziali, deportando chissà dove (Siberia?) decine di migliaia di civili, in poche parole sta usando metodi nazisti.
    Come i suoi vicini e sodali fanno nello Xinjang e in Tibet, quelli sì, nei fatti, veri nazisti, nel silenzio dei sinceri democratici e pacifisti.
    Di Nato si può e si deve discutere, la Nato può e deve essere superata, ma forse nella storia dal dopoguerra ad oggi non c’è mai stato momento in cui la sua esistenza in funzione di deterrenza sia stata opportuna, e certi Paesi dell’Est, non certo noi che abbiamo il sedere al calduccio, ne sanno qualcosa. E ora insultatemi pure, è il prezzo dell’essere liberi dalle ideologie.

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    • “è il prezzo dell’essere liberi dalle ideologie.”

      Ah ah ah!

      Come diceva bene qualcuno: l’importante è crederci!

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      • Adesso hai decisamente rotto i coglioni quegli ammennicoli incostistenti che hanno tutti i gatti castrati come te ! Potresti al massimo della tua potenza virile sfogarti su porn hub e smanettare di gran leva al punto di non avere piu forza per scrivere e affliggere ! In porn we trust !!

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      • E quindi che facciamo nazinonnina? Vuoi il divorzio? Prima bisogna sentire il testimone di nozze se approva: Lo Guasto che dici, mi trasferisco su un porn hub?

        Squinternata dalle fondamenta (cit.)!

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      • Gatto, sai perché non vedo l’ora che questa guerra finisca?!? Per poter tornare tutti allegramente a parlare di Giggino, del Felpato e di Burioni.
        Prosit.

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  6. LA QUESTIONE UCRAINA NELLA ANALISI DI JACQUES BAUD( SERVIZI SEGRETI SVIZZERI)
    19 Marzo 2022

    La questione Ucraina nella analisi di Jacques Baud( servizi segreti svizzeri)

    I referendum condotti dalle due repubbliche autoproclamate di Donetsk e di Lugansk nel maggio 2014 non sono stati referendum di “indipendenza” (независимость), come sostenuto da alcuni giornalisti poco scrupolosi, ma di referendum di “autodeterminazione” o di “autonomia” L’aggettivo “filo-russo” suggerisce che la Russia fosse parte del conflitto, ma non era proprio il caso. Il termine “russofoni” sarebbe stato più onesto. D’altra parte, questi referendum sono stati proposti contro il parere di Vladimir Putin.

    In realtà, queste repubbliche non hanno cercato di separarsi dall’Ucraina, ma di acquisire uno status di autonomia che garantisca loro l’uso del russo come lingua ufficiale. Infatti, il primo atto legislativo del nuovo governo formato dopo il rovesciamento del presidente Yanukovych, è stata l’abolizione, il 23 febbraio 2014, della legge Kivalov-Kolesnichenko del 2012 che faceva del russo una lingua ufficiale. Questa decisione provoca una tempesta nella parte di popolazione di lingua russa. Ne segue una feroce repressione contro le regioni di lingua russa (Odessa, Dnepropetrovsk, Kharkov, Luhansk e Donetsk) fin dal febbraio 2014, che conduce ad una militarizzazione del contesto e ad alcuni massacri (a Odessa e Mariupol, i più importanti). Alla fine dell’estate del 2014, non resta altro che le repubbliche autoproclamate di Donetsk e Luhansk.

    In questa fase, troppo rigidi e trincerati dietro ad un approccio dottrinario dell’arte delle operazioni, gli stati maggiori ucraini subiscono il nemico senza riuscire ad imporsi. L’esame dello svolgimento dei combattimenti nel 2014-2016 nel Donbass mostra che lo stato maggiore ucraino ha applicato sistematicamente e meccanicamente gli stessi schemi operativi. Tuttavia, la guerra condotta dagli autonomisti assomiglia molto a ciò che osserviamo nel Sahel: delle operazioni molto mobili effettuate con mezzi leggeri. Con un approccio più flessibile e meno dottrinario, i ribelli sono stati in grado di sfruttare l’inerzia delle forze ucraine per “intrappolarle” ripetutamente.

    I ribelli sono armati grazie alle defezioni delle unità ucraine di lingua russa che passano dalla parte dei ribelli. Con il progredire degli insuccessi ucraini, i battaglioni di carri armati, di artiglieria o di contraerea incrementano i ranghi degli autonomisti. È questo ciò che spinge gli ucraini ad impegnarsi negli accordi di Minsk.

    Ma, subito dopo aver firmato gli accordi di Minsk 1, il presidente ucraino Petro Poroshenko lancia una vasta operazione antiterrorismo (ATO / Антитерористична операція) contro il Donbass. Bis repetita placent: consigliati male dagli ufficiali della NATO, gli ucraini subiscono una sconfitta schiacciante a Debaltsevo che li costringe ad impegnarsi negli Accordi di Minsk 2 …

    È essenziale ricordare qui che gli accordi di Minsk 1 (settembre 2014) e Minsk 2 (febbraio 2015), non prevedevano né la separazione, né l’indipendenza delle repubbliche, ma la loro autonomia nel quadro dell’Ucraina. In queste accordi è scritto esplicitamente che lo status delle repubbliche doveva essere negoziato tra Kiev e i rappresentanti delle repubbliche, per una soluzione interna all’Ucraina.

    Ecco perché dal 2014, la Russia ha sistematicamente chiesto la loro applicazione rifiutando di essere parte nei negoziati, perché era una questione interna all’Ucraina. D’altra parte, l’Occidente – guidato dalla Francia – ha rigorosamente cercato di sostituire gli accordi di Minsk con il “formato Normandia”, che portava russi e ucraini faccia a faccia. Tuttavia, ricordiamoci che non ci sono mai state truppe russe nel Donbass prima del 23-24 febbraio 2022. D’altra parte, nemmeno gli osservatori dell’OSCE hanno mai osservato la minima traccia di unità russe operative nel Donbass. Allo stesso modo, la mappa dell’intelligence americana pubblicata dal Washington Post il 3 dicembre 2021 non mostra truppe russe nel Donbass.

    Nell’ottobre 2015, Vasyl Hrytsak, direttore del Servizio di sicurezza dell’Ucraina (SBU), ha confessato che solo 56 combattenti russi erano stati osservati nel Donbass. L’esercito ucraino era allora in uno stato deplorevole. Nell’ottobre 2018, dopo quattro anni di guerra, il capo della Procura Militare ucraina Anatoly Matios dichiarava che l’Ucraina aveva perso 2.700 uomini nel Donbass: 891 per malattie, 318 per incidenti stradali, 177 per altri incidenti, 175 per avvelenamenti (alcol, droghe), 172 per manipolazione imprudente di armi, 101 per violazioni di regole di sicurezza, 228 per omicidio e 615 suicidi.

    In effetti, l’esercito è minato dalla corruzione dei suoi quadri e non gode più del sostegno della popolazione. Secondo un rapporto del ministero degli Interni del Regno Unito, in occasione del richiamo dei riservisti nel marzo-aprile 2014, il 70% non si è presentato per la prima sessione, l’80% per la seconda, il 90% per la terza e il 95% per la quarta. Nell’ottobre/novembre 2017, il 70% dei soldati di leva non si è presentato alla campagna di richiamo “Autunno 2017”. Per non parlare dei suicidi e delle diserzioni (queste spesso a beneficio degli autonomisti) che raggiungono fino al 30% delle forze nella cosiddetta area di Anti-Terrorist Operation. I giovani ucraini si rifiutano di andare a combattere nel Donbass e preferiscono l’emigrazione, il che spiega anche, almeno parzialmente, il deficit demografico del paese.

    Il ministero della Difesa ucraino si rivolge allora alla NATO per farsi aiutare a rendere le proprie forze armate più “attraenti”. Ma ciò richiede tempi molto lunghi e proprio per questo il governo ucraino ha fatto ricorso a milizie paramilitari per compensare la mancanza di soldati. Esse sono soprattutto composte da mercenari stranieri, spesso attivisti di estrema destra. Nel 2020, esse costituivano circa il 40% delle forze ucraine e contavano circa 102.000 uomini, secondo Reuters. Sono armate, finanziate e addestrate dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna, dal Canada e dalla Francia. Vi sono rappresentate più di 19 nazionalità, tra le quali quella svizzera.

    I paesi occidentali hanno quindi chiaramente creato e sostenuto le milizie ucraine di estrema destra. Nell’ottobre 2021, il Jerusalem Post ha lanciato l’allarme denunciando il progetto Centuria. Queste milizie operano nel Donbass dal 2014, con il sostegno occidentale. Sebbene il termine “nazista” possa essere discusso, resta il fatto che queste milizie sono violente, diffondono un’ideologia nauseante e sono virulentemente antisemite. Il loro antisemitismo è più culturale che politico, motivo per cui il termine “nazista” non è davvero appropriato. Il loro odio per l’ebreo deriva dalle grandi carestie degli anni 1920 e 1930 in Ucraina, derivanti dalla confisca dei raccolti da parte di Stalin per finanziare la modernizzazione dell’Armata Rossa. Tuttavia, questo genocidio – noto in Ucraina come Holodomor – è stato perpetrato dal NKVD (antenato del KGB), i cui livelli dirigenziali superiori erano composti principalmente da ebrei. Ecco perché, oggi, gli estremisti ucraini chiedono a Israele di scusarsi per i crimini del comunismo, come osserva il Jerusalem Post. Siamo quindi ben lontani da una “riscrittura della storia” da parte di Vladimir Putin.

    Queste milizie, nate dai gruppi di estrema destra che hanno animato la rivoluzione dell’Euromaidan nel 2014, sono composte da individui fanatici e brutali. La più nota di queste è il reggimento Azov, il cui emblema ricorda quello della 2a Divisione Panzer SS Das Reich, che è oggetto di vera venerazione in Ucraina per aver liberato Kharkov dai sovietici nel 1943, prima di perpetrare in Francia il massacro di Oradour-sur-Glane nel 1944.

    Tra le figure famose del reggimento Azov c’era l’oppositore Roman Protassevitch, arrestato nel 2021 dalle autorità bielorusse a seguito del caso del volo RyanAir FR4978. Il riferimento è al dirottamento intenzionale di un aereo di linea da parte di un MiG-29 il 23 maggio 2021 – con l’accordo di Putin, ovviamente – per arrestare Protassevitch, anche se le informazioni ora disponibili non confermano in alcun modo questo scenario.

    Protassevitch un “giornalista” innamorato della democrazia. In verità, un’indagine piuttosto illuminante prodotta da una ONG americana nel 2020, metteva in evidenza le attività militanti di estrema destra di Protassevitch. Il complottismo occidentale si mette allora in moto e dei media poco scrupolosi “ripuliscono” la sua biografia. Infine, nel gennaio 2022, viene pubblicato il rapporto dell’ICAO a riprova che, malgrado alcuni errori procedurali, la Bielorussia ha agito in conformità con le regole in vigore e che il MiG-29 è decollato 15 minuti dopo che il pilota RyanAir aveva deciso di atterrare a Minsk. Quindi nessun complotto bielorusso, tanto meno in complicità con Putin. Un altro dettaglio: Protassevitch, crudelmente torturato dalla polizia bielorussa, ora è libero.

    La qualifica di “nazista” o “neonazista” data ai paramilitari ucraini è considerata propaganda russa. Forse, ma questa non è l’opinione del Times of Israel, del Simon Wiesenthal Center o del Counterterrorism Center della West Point Academy. Ciò detto, possiamo parlarne perché, nel 2014, la rivista Newsweek sembrava invece associarli invece allo… Stato islamico. Dunque, l’Occidente sostiene e continua ad armare le milizie che dal 2014 si sono rese colpevoli di molti crimini contro le popolazioni civili: stupri, torture e massacri. Mentre il governo svizzero è stato molto veloce ad assumere sanzioni contro la Russia, non ne ha adottata alcuna contro l’Ucraina, che massacra la propria popolazione dal 2014. In effetti, chi si batte per difendere i diritti umani in Ucraina ha condannato da lungo tempo le azioni di questi gruppi, ma non è stato seguito dai nostri governi. Questo perché, in realtà, non stiamo cercando di aiutare l’Ucraina, ma piuttosto di combattere la Russia.

    L’integrazione di queste forze paramilitari nella Guardia Nazionale non si è in alcun modo accompagnata ad una “denazificazione”, come alcuni pretenderebbero. Tra i tanti esempi, quello delle insegne del Reggimento Azov è edificante.

    Molto schematicamente, nel 2022, le forze armate ucraine che combattono l’offensiva russa sono articolate in:
    – Esercito, sotto il controllo del ministero della Difesa: è articolato in 3 corpi d’armata e composto da formazioni di manovra (carri armati, artiglieria pesante, missili, ecc.).
    – Guardia Nazionale, che dipende dal ministero dell’Interno ed è articolata in 5 comandi territoriali.

    La Guardia Nazionale è quindi una forza di difesa territoriale che non fa parte dell’esercito ucraino. Comprende milizie paramilitari, chiamate “battaglioni di volontari” (добровольчі батальйоні), conosciute anche con il nome evocativo di “battaglioni di rappresaglia”, costituiti da fanteria. Principalmente addestrati per il combattimento urbano, ora difendono città come Kharkov, Mariupol, Odessa, Kiev, ecc.

    La maggior parte dei servizi non sono più in grado di comprendere la situazione militare in Ucraina. Gli autoproclamati “esperti” che sfilano sui nostri schermi trasmettono instancabilmente le stesse informazioni modulate dall’affermazione che la Russia – e Vladimir Putin – sono irrazionali. Facciamo un passo indietro.

    Dal novembre 2021, gli americani non smettono di denunciare la minaccia di un’invasione russa dell’Ucraina. Eppure gli ucraini non sembrano essere d’accordo. Per quale motivo?

    Dobbiamo tornare al 24 marzo 2021. Quel giorno, Volodymyr Zelensky emise un decreto per la riconquista della Crimea e iniziò a schierare le sue forze nel sud del paese. Simultaneamente, si svolgono diverse esercitazioni della NATO tra il mar Nero e il mar Baltico, accompagnate da un significativo aumento dei voli di ricognizione lungo il confine russo. La Russia ha poi condotto alcune esercitazioni, al fine di verificare la prontezza operativa delle sue truppe e per dimostrare che stava seguendo l’evoluzione della situazione.

    Le acque si calmano fino a ottobre-novembre, con la fine delle esercitazioni ZAPAD 21, i cui movimenti di truppe sono interpretati come un rinforzo in vista di un’offensiva contro l’Ucraina. Eppure anche le autorità ucraine confutano l’idea di preparativi russi per la guerra e Oleksiy Reznikov, ministro della Difesa ucraino, afferma che non c’è stato alcun cambiamento al confine dalla primavera.

    In violazione degli accordi di Minsk, l’Ucraina conduce delle operazioni aeree nel Donbass utilizzando droni, con cui effettua almeno un attacco contro un deposito di carburante a Donetsk nell’ottobre 2021. La stampa americana lo nota, ma non quella europea, e nessuno condanna queste incursioni.

    Nel febbraio 2022, gli eventi precipitano. Il 7 febbraio, durante la sua visita a Mosca, Emmanuel Macron ribadisce a Vladimir Putin il suo attaccamento agli accordi di Minsk, un impegno che avrebbe ripetuto al termine del suo incontro con Volodymyr Zelensky, il giorno successivo. Ma l’11 febbraio, a Berlino, dopo 9 ore di lavori, si conclude senza un risultato concreto la riunione dei consiglieri politici dei leader del “Formato Normandia”: gli ucraini si rifiutano ancora di attuare gli accordi di Minsk, apparentemente sotto la pressione degli Stati Uniti. Vladimir Putin constata allora che Macron gli ha fatto promesse vane, e che l’Occidente non è pronto a far rispettare gli accordi, come d’altronde è da otto anni.

    I preparativi ucraini nell’area di contatto continuano. Il Parlamento russo si allarma e il 15 febbraio chiede a Vladimir Putin di riconoscere l’indipendenza delle repubbliche, cosa che egli rifiuta di fare.

    Il 17 febbraio, il presidente Joe Biden annuncia che la Russia avrebbe attaccato l’Ucraina nei giorni successivi. Come fa a saperlo? .Ma dal 16, i bombardamenti di artiglieria sulle popolazioni del Donbass sono drammaticamente aumentati, come dimostrano i rapporti quotidiani degli osservatori dell’OSCE. Naturalmente, né i media, né l’Unione europea, né la NATO, né alcun governo occidentale reagisce né interviene. Si dirà in seguito che questa è disinformazione russa. Nei fatti, sembra che l’Unione europea e alcuni paesi abbiano deliberatamente ignorato il massacro del popolo del Donbass, sapendo che ciò avrebbe provocato un intervento russo.

    Allo stesso tempo, ci sono segnalazioni di atti di sabotaggio nel Donbass. Il 18 gennaio, i combattenti del Donbass hanno intercettato sabotatori equipaggiati con attrezzature di lingua occidentale che tra loro si esprimevano in polacco e cercavano di provocare incidenti chimici a Gorlivka. Potrebbero essere mercenari della CIA costituiti da combattenti ucraini o europei, guidati o “consigliati” dagli Americani per compiere azioni di sabotaggio nelle Repubbliche del Donbass.

    In effetti, Joe Biden sa già dal 16 febbraio che gli ucraini hanno iniziato a bombardare le popolazioni civili del Donbass, mettendo Vladimir Putin di fronte a una scelta difficile: aiutare militarmente il Donbass, e creare un problema internazionale, o stare a guardare i russofoni del Donbass farsi schiacciare.

    Se decide di intervenire, Vladimir Putin può invocare l’obbligo internazionale della “Responsibility To Protect ” (R2P). Ma sa che qualunque sia la sua natura o la sua portata, l’intervento innescherà una pioggia di sanzioni. Pertanto, che il suo intervento sia limitato al Donbass oppure che si spinga oltre per fare pressione sugli Occidentali con riguardo allo status dell’Ucraina, il prezzo da pagare sarà lo stesso. Questo è ciò che spiega nel suo discorso del 21 febbraio.

    Quel giorno, accetta la richiesta della Duma e riconosce l’indipendenza delle due repubbliche del Donbass e, subito dopo, firma trattati di amicizia e assistenza con esse.

    I bombardamenti dell’artiglieria ucraina sul popolo del Donbass proseguono e il 23 febbraio le due repubbliche chiedono aiuto militare russo. Il 24, Vladimir Putin invoca l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che prevede l’assistenza militare nel quadro di un’alleanza difensiva.

    Al fine di rendere l’intervento russo totalmente illegale agli occhi dell’opinione pubblica, viene deliberatamente nascosto il fatto che la guerra sia effettivamente iniziata il 16 febbraio. L’esercito ucraino si stava preparando ad attaccare il Donbass già nel 2021, come alcuni servizi di intelligence russi ed europei sapevano bene… Nel suo discorso del 24 febbraio, Vladimir Putin ha esposto i due obiettivi della sua operazione: “smilitarizzare” e “de-nazificare” l’Ucraina. Non si tratta quindi di impadronirsi dell’Ucraina, o addirittura di occuparla, e certamente non di distruggerla.

    A partire da quel momento, la visibilità sullo sviluppo dell’operazione è limitata: i Russi hanno un’eccellente capacità di mantenere segrete le operazioni (processo OPSEC) e i dettagli della loro pianificazione non sono conosciuti. Certo, abbastanza rapidamente, lo svolgimento delle operazioni consente di capire come gli obiettivi strategici siano stati tradotti sul piano operativo.

    – Smilitarizzazione:
    . distruzione a terra dell’aviazione ucraina, dei sistemi di difesa aerea e delle risorse di ricognizione;
    . neutralizzazione delle strutture di comando e di intelligence (C3I), nonché delle principali rotte logistiche nella profondità del territorio;
    . accerchiamento della maggior parte dell’esercito ucraino ammassato nel sud-est del paese.

    – Denazificazione:
    . distruzione o neutralizzazione di battaglioni di volontari che operano nelle città di Odessa, Kharkov e Mariupol, nonché in altre sedi sul territorio.

    L’offensiva russa si sta svolgendo in un modo molto “classico”. In primo luogo – come avevano fatto gli israeliani nel 1967 – con la distruzione a terra dell’aviazione nelle primissime ore. Poi, assistiamo a una progressione simultanea su più assi, secondo il principio dell’”acqua che scorre”: si avanza ovunque la resistenza sia debole e si lasciano le città per un secondo momento. A nord, la centrale di Chernobyl è occupata immediatamente per prevenire atti di sabotaggio. Le immagini dei soldati ucraini e russi che monitorano congiuntamente l’impianto non sono mostrate, naturalmente…

    L’idea che la Russia stia cercando di impadronirsi di Kiev, la capitale per eliminare Zelensky, viene tipicamente dagli occidentali: questo è ciò che essi hanno fatto in Afghanistan, Iraq, Libia e ciò che volevano fare in Siria con l’aiuto dello Stato islamico. Ma Vladimir Putin non ha mai avuto intenzione di eliminare o rovesciare Zelensky. Al contrario, la Russia cerca di tenerlo al potere spingendolo a negoziare con l’assedio a Kiev. Lui che si era rifiutato di farlo fino ad ora per attuare gli accordi di Minsk, ma ora i russi vogliono ottenere la neutralità dell’Ucraina.

    Molti commentatori occidentali sono rimasti sorpresi dal fatto che i russi abbiano continuato a cercare una soluzione negoziata, mentre conducevano operazioni militari. La spiegazione è nella filosofia strategica russa, fin dai tempi sovietici. Per gli occidentali, la guerra inizia quando la politica si ferma. Tuttavia, l’approccio russo segue un’ispirazione clausewitziana: la guerra è la continuità della politica e si può passare in modo fluido dall’una all’altra, anche nel corso dei combattimenti. Questo crea pressione sull’avversario e lo spinge a negoziare.

    Da un punto di vista operativo, l’offensiva russa è stata esemplare: in sei giorni, i russi hanno conquistato un territorio vasto come il Regno Unito, con una velocità di avanzamento superiore a quella che la Wehrmacht aveva raggiunto nel 1940.

    La maggior parte dell’esercito ucraino era schierata nel sud del paese per una grande operazione contro il Donbass. Ecco perché le forze russe sono state in grado di circondarla all’inizio di marzo nel “calderone” tra Slavyansk, Kramatorsk e Severodonetsk, con una spinta da est attraverso Kharkov e un’altra da sud dalla Crimea. Le truppe delle repubbliche di Donetsk (DPR) e delle repubbliche di Luhansk (LPR) hanno completato l’azione delle forze russe con una spinta da est.

    A questo punto, le forze russe stanno lentamente stringendo la morsa, ma non sono più sotto la pressione del tempo. Il loro obiettivo di smilitarizzazione è quasi raggiunto e le forze ucraine residue non hanno più una struttura di comando operativa e strategica.

    Per quanto riguarda le repubbliche del Donbass, esse hanno “liberato” i propri territori e stanno combattendo nella città di Mariupol.

    In città come Kharkov, Mariupol e Odessa, la difesa è assicurata da milizie paramilitari. Sanno che l’obiettivo della “denazificazione” è principalmente rivolto a loro.

    Per un aggressore in area urbana, i civili rappresentano un problema. Questo è il motivo per cui la Russia sta cercando di creare corridoi umanitari per svuotare le città di civili e lasciare solo le milizie al fine di combatterle più facilmente.

    Al contrario, queste milizie cercano di mantenere i civili nelle città per dissuadere l’esercito russo dal venirvi a combattere. Ecco perché sono riluttanti a implementare questi corridoi e fanno di tutto per garantire che gli sforzi russi siano vani: possono così usare la popolazione civile come “scudi umani”. Come è ovvio, i video che mostrano civili che cercano di lasciare Mariupol e vengono picchiati dai combattenti del reggimento Azov sono accuratamente censurati da noi.

    Su Facebook, il gruppo Azov era classificato nella stessa categoria dello Stato islamico e soggetto alla “politica della piattaforma su individui e organizzazioni pericolosi”. Era quindi vietato glorificarlo e i “post” che gli erano favorevoli venivano sistematicamente banditi. Ma il 24 febbraio, Facebook ha cambiato la sua policy e ha permesso post favorevoli alla milizia. Parimenti, a marzo, la piattaforma ha autorizzato l’appello all’omicidio di soldati e leader russi negli ex paesi dell’Europa orientale. Questo per quanto riguarda i valori che ispirano i nostri leader, come vedremo di seguito.

    I nostri media diffondono un’immagine romantica della resistenza popolare. È questa immagine che ha portato l’Unione europea a finanziare la distribuzione di armi alla popolazione civile. Si tratta, in verità, di un atto criminale.

    Queste strutture di comando sono l’essenza degli eserciti: la loro funzione è quella di incanalare l’uso della forza in funzione di un obiettivo. Armando i cittadini in modo disordinato, come avviene attualmente, l’UE li trasforma in combattenti, e quindi anche in potenziali obiettivi. Inoltre, senza comando, senza scopi operativi, la distribuzione di armi porta inevitabilmente a regolamenti di conti, a banditismo e ad azioni più letali che efficaci. La guerra diventa una questione di emozioni. La forza diventa violenza. È esattamente quello che è successo a Tawarga (Libia) dall’11 al 13 agosto 2011, dove 30.000 neri africani sono stati massacrati con armi paracadutate (illegalmente) dalla Francia. D’altra parte, anche il Royal Institute for Strategic Studies (RUSI) britannico non vede alcun valore aggiunto in queste consegne di armi.

    Inoltre, quando si consegnano armi a un paese in guerra, ci si espone al rischio di essere considerati belligeranti. Gli attacchi russi del 13 marzo 2022 sulla base aerea di Mykolaiv seguono il loro avvertimento che le spedizioni di armi sarebbero state trattate come obiettivi ostili.

    L’UE ripete la disastrosa esperienza del Terzo Reich nelle ultime ore della battaglia di Berlino. La guerra deve essere lasciata ai militari, e quando una parte ha perso, bisogna ammetterlo. E se ci deve essere una resistenza, essa deve necessariamente essere guidata e strutturata. Invece, stiamo facendo esattamente il contrario: i cittadini vengono spinti a combattere e, allo stesso tempo, Facebook sta permettendo appelli all’omicidio di soldati e leader russi. Questo per quanto riguarda i valori che ci ispirano.

    In alcuni servizi di intelligence, questa decisione irresponsabile è vista come un modo per usare la popolazione ucraina come carne da macello per combattere la Russia di Vladimir Putin. Questo tipo di decisione omicida doveva essere lasciata ai colleghi del nonno di Ursula von der Leyen. Sarebbe stato più saggio avviare negoziati e così ottenere garanzie per la popolazione civile, piuttosto che aggiungere benzina sul fuoco. È facile essere combattivi con il sangue degli altri…

    È importante chiarire fin da subito che non è l’esercito ucraino che difende Mariupol, ma la milizia Azov, che è composta da mercenari stranieri.

    Nel suo riassunto della situazione del 7 marzo 2022, la missione russa delle Nazioni Unite a New York dichiara che “i residenti riferiscono che le forze armate ucraine hanno evacuato il personale dal reparto di maternità dell’ospedale della città di Mariupol e hanno istituito una postazione di tiro all’interno della struttura”.

    L’8 marzo, il media russo indipendente Lenta.ru, ha pubblicato la testimonianza di civili di Mariupol che hanno affermato che il reparto maternità era stato preso dalle milizie del reggimento Azov che avevano cacciato gli occupanti civili, minacciandoli con le armi. Essi confermano così le dichiarazioni dell’ambasciatore russo di poche ore prima.

    L’ospedale di Mariupol occupa una posizione dominante. Per questo è perfettamente adatto al posizionamento di armi anticarro e all’osservazione. Il 9 marzo, le forze russe colpiscono l’edificio. Secondo la CNN, ci sono 17 feriti, ma il filmato non mostra vittime in quegli ambienti e nulla prova che le vittime di cui si parla siano collegate a questo attacco. Si parla di bambini, ma in realtà non vediamo nulla. Può essere vero, ma può essere falso… Ciò non impedisce ai leader dell’UE di vederlo come un crimine di guerra… Ciò consente, subito dopo, a Zelensky di invocare una no-fly zone sull’Ucraina …

    In realtà, non si sa esattamente cosa sia successo. Ma la sequenza degli eventi tende a confermare che le forze russe abbiano colpito una posizione del reggimento Azov e che il reparto maternità fosse quindi libero da civili.

    Il problema è che le milizie paramilitari che assicurano la difesa delle città sono incoraggiate dalla comunità internazionale a non rispettare gli usi di guerra. Sembra che gli Ucraini abbiano riprodotto l’episodio del reparto maternità di Kuwait City nel 1990, che era stato integralmente artefatto e messo in scena dalla ditta Hill & Knowlton a fronte del compenso di 10,7 milioni di dollari al fine di convincere il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad intervenire in Iraq per l’operazione Desert Shield/Storm.

    Inoltre, i politici occidentali hanno accettato attacchi contro i civili nel Donbass per otto anni, senza adottare alcuna sanzione contro il governo ucraino. Da tempo siamo entrati in una dinamica in cui i politici occidentali hanno accettato di sacrificare il diritto internazionale al loro obiettivo di indebolire la Russia.

    Secondo Baud sembra che in tutto il mondo occidentale, i servizi siano stati sopraffatti dalla politica. Il problema è che sono i politici a decidere: il miglior servizio di intelligence del mondo è inutile se il decisore non lo ascolta. Questo è ciò che è accaduto durante questa crisi.

    Tuttavia, se alcuni servizi di intelligence avevano un quadro molto accurato e razionale della situazione, altri avevano chiaramente la stessa immagine di quella propagata dai nostri media. In questa crisi, i servizi dei paesi della “nuova Europa” hanno svolto un ruolo importante. In secondo luogo, sembra che in alcuni paesi europei, i politici abbiano deliberatamente ignorato i loro servizi per rispondere ideologicamente alla situazione. Ecco perché questa crisi è stata irrazionale fin dall’inizio. Si osserverà che tutti i documenti che sono stati resi pubblici durante questa crisi sono stati presentati dai politici sulla base di fonti di informazione commerciale …

    Alcuni politici occidentali, ovviamente, volevano che ci fosse un conflitto. Negli Stati Uniti, gli scenari di attacco presentati da Anthony Blinken al Consiglio di Sicurezza erano solo il frutto dell’immaginazione di un Tiger Team che lavora per lui: costui ha fatto esattamente come Donald Rumsfeld nel 2002, che con questi modi aveva “scavalcato” la CIA e altri servizi di intelligence molto meno sensibili sulle armi chimiche irachene.

    I drammatici sviluppi a cui stiamo assistendo oggi hanno cause che conoscevamo, ma che ci siamo rifiutati di vedere:
    – a livello strategico, l’espansione della NATO (che non abbiamo trattato qui);
    – sul piano politico, il rifiuto occidentale di attuare gli Accordi di Minsk;
    – e sul piano operativo, i continui e ripetuti attacchi alle popolazioni civili del Donbass negli ultimi anni, e il loro drammatico incremento alla fine di febbraio 2022.

    In altre parole, possiamo naturalmente deplorare e condannare l’attacco russo. Ma NOI (cioè gli Stati Uniti, la Francia e l’Unione europea in testa) abbiamo creato le condizioni per lo scoppio di un conflitto. Mostriamo compassione per il popolo ucraino e per i due milioni di rifugiati. E va bene. Ma se avessimo avuto un minimo di compassione per lo stesso numero di rifugiati del popolo ucraino del Donbass massacrati dal loro stesso governo, che sono fuggiti in Russia nell’arco di otto anni, nulla di tutto questo probabilmente sarebbe accaduto.

    Se sia corretto applicare il termine “genocidio” agli abusi subiti dal popolo del Donbass è una questione aperta. Questo termine è generalmente riservato a casi più grandi (Olocausto, ecc.), ma la definizione nella Convenzione sul genocidio è probabilmente abbastanza ampia da poter essere applicata. I giuristi lo apprezzeranno.

    Chiaramente, questo conflitto ci ha portati all’isteria. Le sanzioni sembrano essere diventate lo strumento preferito della nostra politica estera. Se avessimo insistito affinché l’Ucraina rispettasse gli accordi di Minsk, che avevamo negoziato e approvato, tutto ciò non sarebbe accaduto. La condanna di Vladimir Putin è anche la nostra. Non ha senso piagnucolare dopo i fatti, bisognava agire prima. Tuttavia, né Emmanuel Macron (come garante e come membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite), né Olaf Scholz, né Volodymyr Zelensky hanno rispettato i loro impegni. In definitiva, la vera sconfitta è quella di coloro che non hanno voce.

    L’Unione europea non è stata in grado di promuovere l’attuazione degli Accordi di Minsk. Anzi, al contrario, non ha reagito quando l’Ucraina ha bombardato la propria popolazione nel Donbass. Se lo avesse fatto, Vladimir Putin non avrebbe avuto bisogno di reagire. Assente dalla fase diplomatica, l’UE si è distinta per aver alimentato il conflitto. Il 27 febbraio il governo ucraino ha accettato di avviare i negoziati con la Russia. Ma poche ore dopo, l’Unione europea ha votato un finanziamento di 450 milioni di euro per fornire armi all’Ucraina, aggiungendo benzina sul fuoco. A partire da quel momento, gli ucraini sentono che non avranno bisogno di raggiungere un accordo. La resistenza delle milizie Azov a Mariupol provocherà persino un ulteriore finanziamento di 500 milioni di euro per le armi.

    In Ucraina, con la benedizione dei paesi occidentali, chi è a favore di una negoziazione viene eliminato. È il caso di Denis Kireyev, uno dei negoziatori ucraini, assassinato il 5 marzo dai servizi segreti ucraini (SBU) perché troppo favorevole ad un accordo con la Russia: viene ucciso dalla milizia Mirotvorets (“Peacemaker”). Questa milizia è associata al sito web Mirotvorets che elenca i “nemici dell’Ucraina”, con i loro dati personali, indirizzo e numeri di telefono, in modo che possano essere molestati o addirittura eliminati; una pratica punibile in molti paesi, ma non in Ucraina. L’ONU e alcuni paesi europei ne hanno chiesto la chiusura… Che però è stata rifiutata dalla Rada.

    Alla fine, il prezzo sarà alto, ma Vladimir Putin probabilmente raggiungerà gli obiettivi che si era prefissato. I suoi legami con Pechino si sono consolidati. La Cina sta emergendo come mediatore del conflitto, mentre la Svizzera entra nella lista dei nemici della Russia. Gli americani devono chiedere a Venezuela e Iran il petrolio per uscire dall’impasse energetica in cui si sono cacciati: Juan Guaido sta lasciando la scena per sempre, e gli Stati Uniti devono ritornare vergognosamente sulle sanzioni imposte ai loro nemici.

    I ministri occidentali che cercano di far collassare l’economia russa e che assicurano che il popolo russo soffra, o addirittura chieda l’assassinio di Putin, mostrano (anche se hanno parzialmente invertito la forma delle loro osservazioni, ma non sulla sostanza!) che i nostri leader non sono migliori di quelli che odiamo. Perché punire gli atleti paraolimpici russi o gli artisti russi non ha assolutamente nulla a che fare con una lotta contro Putin.

    La lezione che traiamo da questo conflitto è sul nostro senso di umanità a geometria variabile. Se eravamo così appassionati di pace e così affezionati all’Ucraina, perché non l’abbiamo incoraggiata di più a rispettare gli accordi che aveva firmato, quelli che anche i membri del Consiglio di Sicurezza avevano approvato?

    L’integrità dei media si misura dalla loro volontà di lavorare secondo i termini della Carta di Monaco. Erano riusciti a diffondere l’odio per i cinesi durante la crisi del Covid e i loro messaggi polarizzati portano agli stessi effetti contro i russi. Il giornalismo si sta sempre più spogliando della professionalità per diventare attivista e militante…

    Come disse Goethe, “Maggiore è la luce, più scura è l’ombra”. Più sproporzionate sono le sanzioni contro la Russia, più numerosi sono i casi in cui non abbiamo fatti che evidenziano il nostro razzismo e il nostro servilismo. Perché nessun politico occidentale ha reagito agli attacchi contro la popolazione civile del Donbass per otto anni?

    Perché alla fine, cosa rende il conflitto in Ucraina più criticabile della guerra in Iraq, Afghanistan o Libia? Quali sanzioni abbiamo adottato contro coloro che hanno deliberatamente mentito davanti alla comunità internazionale per condurre guerre ingiuste, ingiustificate, ingiustificabili e omicide? Abbiamo cercato di “colpire” il popolo americano che ci ha mentito (perché è una democrazia!) prima della guerra in Iraq? Abbiamo adottato una sola sanzione contro i paesi, le aziende o i politici che stanno armando il conflitto in Yemen, considerato la “peggiore catastrofe umanitaria del mondo”? Abbiamo punito i paesi dell’Unione europea che praticano la tortura più abietta sul loro territorio a beneficio degli Stati Uniti?

    Porre la domanda significa darci la risposta… E la risposta non è gloriosa.

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    • Mamma mia che pipppone che hai postato.
      Mezza giornata ci vuole per leggerlo.

      Per leggere l’intervista di Cofferati ci vuole molto meno 🙂

      L’ho riportata più in basso, troverai le ennesime conferme a quelle tesi che ritieni “pacifiste”.

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      • Ovviamente tu, AndreaEX, ti sei limitato a contare le righe.

        Da te e da quell’altra iDiota della nonnetta nazista qui sotto, non ci si può aspettare di meglio.

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      • Legenda.

        Nessuno può escludere cloni, ma la vera e unica nazinonnina del blog non è né la signora (si fa per dire) magdabarbieri, né l’altra utente, che da un po’ è assente, Carolina (nominata anche lei con lo stesso appellativo da Jerome con lo Scolapasta in testa), ma la squinternata dalle fondamenta Elena Manna: non sono ammesse false duplicazioni!

        O almeno aggiungere il numero progressivo 1, 2, 3 ecc… di seguito all’appellativo in oggetto, giusto per non ingenerare equivoci.

        Grazie.

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    • Grazie a Tracia per averci fornito la versione integrale del pensiero di Putin tramite questo lungo e dettagliato intervento di Jacques Baud, l’ex colonnello dei servizi segreti svizzeri (tra spioni ci si intende…) che negli ultimi anni si è distinto nella riabilitazione di Putin, Assad, terrorismo islamico ecc. e contro un presunto “complottismo” occidentale. La risposta non la do io ma l’ha data il 28 febbraio il governo svizzero, più breve e succinta, ma chiara :” Alla luce dell’intervento militare russo in Ucraina, la Svizzera ha deciso di riprendere le sanzioni adottate dall’Unione europea (UE) il 23 e 25 febbraio. Lo ha annunciato lunedì 28 febbraio il Consiglio federale, al termine di una seduta straordinaria. Parallelamente il Governo ha riaffermato la sua solidarietà con l’Ucraina e il suo popolo e la volontà di aiutare chi è fuggito dal Paese, come ha precisato in un comunicato. “Gli Stati che rispettano il diritto internazionale devono poter contare sulla Svizzera. Fare il gioco dell’aggressore non è compatibile con la nostra neutralità”, ha dichiarato il presidente della Confederazione, Ignazio Cassis, di fronte ai media. L’aggressione della Russia all’Ucraina è un’aggressione alla sovranità, alla libertà, alla democrazia e alla popolazione civile di una Paese sovrano, ha affermato Cassis. Il presidente della Confederazione ha aggiunto che l’intervento miliare russo è inaccettabile non solo per il diritto internazionale, ma anche politicamente e moralmente. Cassis ha sottolineato che si tratta di un passo che il Governo non compie alla leggera.”https://www.swissinfo.ch/ita/economia/la-svizzera-adotta-le-sanzioni-contro-la-russia/47388778

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  7. Un inviato: “le forze militari sono 5 a 1 per la Russia. È fantascienza immaginare che l’Ucraina possa vincere”.
    Il cerbero di Zelensky: “La resistenza Ucraina sta fermando Putin. Non riescono neanche a prendere Kiev.”
    Subito dopo: “DOVETE aiutarci (e già mi girano)!!
    Stiamo combattendo per VOI, perché Putin vuole prendere tutta l’Europa (!!!)
    Se non ci aiutate la guerra arriverà in Italia!”

    Ma come? Non ce la fa a prendere Kiev (è da un mese che erano a 25 km, ma non entrano. Fosse mai che non VOGLIANO entrare?) ma invaderà l’Europa, se non armiamo gli ucraini?
    Sono stati fermati, hanno un intoppo, si sono arenati, li hanno bloccati… non è più logico, visto che è fantascientifico il confronto, credere che davvero non avevano intenzione di fare massacri? E che gli stiano attribuendo, spesso e volentieri, anche i bombardamenti altrui, fin dal primo palazzo sventrato dalla contraerea ucraina e riproposto in loop per mostrarci l’efferatezza russa?
    E certo che si fermano!
    12/15 bombardamenti al giorno, contro i consueti 3000/5000 giornalieri degli americani, dice qualcosa sul diverso modo di intendere questa guerra? E sulle diverse intenzioni? Perlomeno INIZIALI?
    E, appena dichiarano di voler concludere la cosa entro il 9 maggio, accontentandosi di liberare il Donbass, tuona il rimbambito:” Aspettiamoci una guerra lunga.” e giù insulti al “topo chiuso nell’angolo”.
    Daaaaaai…è evidente chi vuole esacerbare i toni e prolungare questo conflitto.
    Aiutino:
    Chi deve far dimenticare l’Afghanistan e recuperare voti per le elezioni di mid-time?
    Chi ha convenienza a dividere l’Europa dalla Russia, afghanizzando l’ Ucraina, e a subentrare economicamente, persino per il petrolio?
    E noi? Ci beviamo tutto ciò che sparano in tv i suoi servi… e il suo esatto contrario? Il tutto, magari, nella STESSA FRASE?
    L’Ucraino pretenzioso: “Mariupol è ancora in mano nostra”
    E allora, le fosse comuni chi le ha fatte? I russi che NON hanno preso la città o l’Azov che punta i fucili in faccia a quelli che escono dagli scantinati per bere alla fontanella? Osano non starci a fare gli scudi umani? I corridoi umanitari per svuotare la città e prenderla, chi li impedisce? I russi impazziti che li hanno istituiti?
    Ci sono o non ci sono, i russi, a Odessa, Mariupol, Donetsk e Lugansk… e, nel caso, si bombardano da soli?
    Le bombe sono sempre TUTTE russe? O basta sottintenderlo, tanto ce la beviamo?
    Perché allora, questa resistenza, come la stanno facendo? A pugni, a distanza?
    O con le armi gentilmente fornite in 8 lunghi anni dagli USA?
    Logica, te ne prego, saltaci addosso.
    Veloce!

    … E dopo questo “quasi OT”:
    Forza Conte. Ben svegliato! 💪🏻

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  8. BIDEN

    “Putin non può rimanere al potere
    È la prima volta che il presidente degli Stati Uniti si schiera pubblicamente a favore della rimozione dell’attuale inquilino del Cremlino – il cosiddetto regime change, anche se non sempre la sostituzione del vertice comporta lo smantellamento della struttura che ne ha permesso l’ascesa al potere.

    Poi il monito: “Questa non è una battaglia che si vincerà nel giro di pochi giorni o mesi, dobbiamo preparaci a una battaglia che durerà a lungo”.

    Prepariamoci al nuovo Afghanistan in Europa

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    • @Anail

      Ottima analisi.

      PS .. vorrei chiedere a Sturmtruppen Severgnini, come fanno i Russi , con un esercito senza uomini, sconfitti da droni che vanno a 180 km, senza razioni k….. ad arrivare a Lisbona.

      Gianni

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  9. @Tracia
    “Questa non è una battaglia che si vincerà nel giro di pochi giorni o mesi, dobbiamo preparaci a una battaglia che durerà a lungo”.
    Tu questa frase la leggi in modo banale e “ideologico”. Gli ammeregani sono i cattivi, gli piacciono le guerre per procura, vogliono indebolire l’Europa, vogliono ricreare l’Afghanistan, eccetera.
    Io invece credo che sia più complessa. Può essere letta ad esempio cosi.
    Biden dice: sta cambiando l’ordine mondiale. Putin ha fatto un passo falso troppo grande per poterlo recuperare in futuro.
    Anche quando finirà la guerra sarà impossibile avere a che fare con lui. Questo vuol dire, ad esempio, che le sanzioni continueranno a lungo, almeno fino a quando non ci sarà un cambio di “potere” al Kremlino.
    Intendo dire che la “battaglia” di cui parla lui non è per forza quella con i Kalashnikov, ok?

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    • “sta cambiando l’ordine mondiale.” mi pare che lo dicano i russi più che Biden
      e in fondo, da quel che ho capito, sia quello che vogliono

      per loro il tempo del mondo anglofono deve terminare o è terminato

      mi domando come mai dopo Vietnam, Cambogia, un tre o quatto colpi di stato in sud America
      seguiti da decenni di dittatori un tantino crudeli, Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, Jugoslavia
      mi scuso se ne ho dimenticato qualcuno, nessuno abbia ritenuto di non dover parlare più con gli americani

      la battaglia senza kalashnikov contro i russi gli americani la stanno combattendo dalla creazione del
      muro di Berlino, gli inglesi da ben prima della delle due guerre mondiali

      basta non essere anestetizzati per saperlo

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      • Sei imbottito pure tu di “ideologia”, @Marco.
        Metti in un unico calderone guerre che hanno origini e contesti completamente diversi. Banalizzi tutto.
        E comunque. Ideologia per ideologia. Quindi, banalità per banalità. Qui nessuno nega “l’imperialismo americano”. Vorrei solo che non si negasse, o ancora peggio, che si giustificasse, “l’imperialismo russo”.

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    • @Santo

      Imperialismo russo che tra l’altro esporta la dittatura .

      Ma per i comunisti de noantri so’ dettagli.
      Gestiscono la complessità ma gli sfugge l’ovvietà.

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  10. Ancora una cosa @Tracia
    L’Ucraina non potrà mai essere trasformata in un “nuovo Afghanistan in Europa” solo solo per il fatto che il territorio è completamente differente. Lì, giungla ideale per la guerriglia, qui immessa pianura.

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    • giungla in Afghanistan?

      spero sia una metafora perché l’80% del suo territorio è montuoso
      direi collinare >4000m slm
      vero che hanno anche qualche zona pianeggiante, ma è un tantino desertica quindi
      di giungle non ve ne è traccia

      e comunque ricordi, i russi sono impantanati nel fango

      non capisco perché non siate tutti a scorrere le schifezze pubblicate da military-today

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  11. Il perfido Putin ha osato sostituire il dollaro con il rublo,
    Un atto gravissimo che va lavato con il sangue in primis quello degli ucraini e dopo con quello degli europei.
    Cercasi ex montatore di ponteggi x posto di meccanico di biciclette.

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      • E anche stamattina tuttoguasto se ne esce con i suoi demenziali post che a parte slogan da povero decerebrato in compagnia dei suoi sodali non è in grado di comprendere appieno la gravità del momento
        Riconfermandosi per quella zucca senza semi riempita di spazzatura qual egli è
        Giorno zucca, dormito bene?

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      • Giorno rimba mbita, come ti senti oggi?
        Le medicine le hai prese? Non dimenticarle altrimenti ti dimentichi d l pannolone e poi imbratti tutti i muri con i tuoi gesti inconsulti.

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  12. Ecco un altro fascio guerrafondaio che si fa soggiogare dalla propaganda Nato e non capisce che Zelensky è un pagliaccio e gli ucraini sono nazi.

    Intervista a COFFERATI!

    Cofferati, quindi secondo lei è giusto mandare le armi al presidente Zelensky ?
    «Non capisco la contrarietà al fatto che i Paesi dell’Unione europea e, di conseguenza, anche l’Italia, abbiano dato le armi agli ucraini: senza come fanno a difendersi? Pensiamo al nostro passato, alla Resistenza : senza gli aiuti, le armi e l’intervento di altri Paesi non ci saremmo mai liberati dal fascismo e dal nazismo».

    Però in un pezzo della sinistra, e non solo, visto che un atteggiamento simile si riscontra anche in una parte dei 5 Stelle, prevale la logica dell’equidistanza tra Russia e Ucraina.
    «L’equidistanza viene giustificata con argomenti assurdi: perché questa guerra terribile termini, come tutti vogliamo, bisogna evitare che i russi si impadroniscano dell’Ucraina. Anche l’efficacia delle sanzioni, che deriva dalla loro qualità e dalla determinazione con la quale si mettono in campo, viene rafforzata se in parallelo si aiuta la resistenza ucraina».

    Anche l’Anpi, però, nella sua maggioranza ritiene che sia un errore aiutare il presidente ucraino Zelensky con le armi.
    «Io rispetto l’opinione di tutti, ma non sono per nulla d’accordo con questa posizione. Guardando al comune passato, a quello dei nostri genitori, o dei nostri nonni, non si può non arrivare alla conclusione che libertà e democrazia vanno difese a tutti i costi».

    Ma c’è anche chi in questi giorni difficili va sostenendo che gli ucraini dovrebbero arrendersi. Solo così, viene spiegato, riusciranno a salvarsi ed eviteranno altre morti.
    «L’idea della resa è priva di senso. Così finirebbero la democrazia e la libertà. Un’eventualità da scongiurare. Che sinistra è una sinistra che non è solidale con un popolo aggredito e che non cerca di aiutarlo in tutti i modi? Peraltro non è affatto detto che se cedessero su questi diritti — la democrazia e la libertà — gli ucraini avrebbero salva la vita. Gli esempi del passato ce lo dimostrano: se non sei d’accordo, se sei un dissidente, ti privano anche della vita o quanto meno te la rendono molto difficile».

    Che cosa pensa della reazione che ha avuto l’Unione europea nei confronti della Russia e della sua aggressione all’Ucraina?
    «In queste settimane l’Europa ha dimostrato una compattezza e una coerenza non scontate, tanto più se si pensa ai rapporti economici e diplomatici che alcuni Paesi della Ue avevano con la Russia. Ora bisogna andare avanti con la stessa coerenza guardando al futuro: bisogna cambiare i trattati, riscriverli, e fare in modo che l’Europa diventi quella immaginata dai padri fondatori, perché attualmente non è così. Non ci possono più essere nella Ue politiche produttive ed economiche diverse. Lo stesso dicasi per quanto riguarda la materia fiscale. Su questi temi che sono fondamentali non si può intervenire solo se c’è l’unanimità, come avviene adesso. Si decida a maggioranza, anche assoluta, ma si cambi, altrimenti non si va da nessuna parte».

    Cari sinistronzi tenetevi quel meschino imbecille di Cremaschi in sintonia con Paragone e Pillon, io mi tengo Cofferati in sintonia con Erri De Luca e d’Arcais.

    Per farne uno di Cofferati c’è ne vogliono 10 di Cremaschi, uno sull’altro e nemmeno bastano.
    In quanto a cultura e intelligenza, capacità d’analisi, sono imparagonabili.

    La sinistra estrema in Italia fa schifo, eticamente parlando, come può farlo la sinistra renziana.

    Vergognatevi!

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  13. “Se pensiamo che Putin, autocrate criminale e guerrafondaio (da 20 anni, però), abbia invaso l’Ucraina per prendersela tutta, ingoiarsi l’intera ex-Urss e poi, novello Hitler, “arrivare a Lisbona” (l’autorevole Severgnini)…”

    Se la EU avesse dato ragione a te, ai Cremaschi e ai Pillon caro Travaglio, Putin avrebbe avuto vita facile nella conquista dell’Ucraina.
    Perché inizialmente non eravate nemmeno favorevoli alle sanzioni e molti di voi “putiniapacifisti” (pacifisti che incidentalmente sono più utili a Putin che agli Ucraini) non lo sono tutt’ora.
    E la conquista dell’Ucraina lo avrebbe incoraggiato a fare altro, guardando ai paesi baltici.

    Se ora si accontenta del Donbass e proprio per la resistenza che ha incontrato in Ucraina e per le sanzioni che stanno indebolendo la Russia.

    Quindi già dalla premessa, caro Travaglio, nun c’hai capito una mazza.

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  14. Per gli ambientalisti de noiartri
    * La direttrice del Climate Law Institute del Center for Biological Diversity , teme anche gravi problemi climatici dovuti a un possibile aumento delle forniture di GNL all’Europa dagli Stati Uniti. Secondo l’esperto, la realizzazione di nuovi impianti per l’esportazione di sostanze tossiche e la proroga della data di scadenza del metano è “una condanna a morte per chi è in prima linea nella lotta all’emergenza climatica”. Secondo Siegel, il riorientamento verso gli Stati Uniti non risolverà la crisi europea. Ha osservato che “l’approvazione di più terminali di esportazione, gasdotti e produzione di combustibili fossili aggiunge carburante al fuoco del nostro mondo in fiamme”.*

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    • Importante la transizione ecologia (di cui peraltro non te ne è mai fregato una ceppa) ma è più importante la transizione democratica.

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      • E tu che ne sai cosa di cosa frega a me.
        La tua supponenza va di pari passo alla tua ignoranza che confondi con democrazia.

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  15. Sempre in moderazione?
    Ho tolto un paio di parolacce.
    Spero che almeno così passi.

    Il tuo commento deve ancora venire moderato.
    ..”dobbiamo essere conseguenti: freghiamocene dei trattati, che ci vietano persino di inviare armi all’Ucraina, e scateniamo la terza guerra mondiale: No-fly zone, missili anche atomici e truppe”

    Altro giochino retorico del menga?
    Chi lo ha detto che per essere conseguenti devi far scoppiare la terza guerra mondiale con lancio di ordigni nucleari?
    Ma come ragiona?
    Estremizza le opinioni altrui per delegittimare.
    Essere conseguenti, caro Travaglio in travaglio, è proprio fare quello che sta facendo la UE.
    Cioè sostanzialmente non mettersi a pecora (tipica espressione geopolitica) di fronte alla arroganza di Putin.
    Il fine non è quello della guerra mondiale ma quello di limare le unghie al tiranno per indurlo ad una trattativa accettabile per gli ucraini.
    C’è il rischio di un terribile conflitto nucleare?
    Purtroppo sì, ma mettersi a pecora lo avrebbe aumentato, non scongiurato.

    “Non le invierebbero gli Usa, che adorano appiccare fuochi ai nostri usci e lasciarci raccogliere cocci, morti e profughi”

    E quindi sciocco?
    Il fatto che per gli USA costituisca un vantaggio (ammesso e non concesso) dovrebbe indurci a chiedere una resa al popolo ucraino?
    Lo mettiamo in culo a Zelensky e al suo popolo per fare un dispetto allo scorreggione di Biden?

    “ma quell’esaltato di BoJo, gli invasati polacchi e i servi sciocchi italioti non vedono l’ora.”

    C’è pure Cofferati, Erri De Luca, Liliana Segre, d’Arcais….
    E le tue posizioni sono condivise da Pillon, Povia e Paragon, so’ soddisfazioni.

    “Se invece, come scrive il Fatto dal primo giorno e ora pure i giornaloni (ma per dire che i russi sconfitti battono in ritirata), Putin punta ai territori russofoni di Crimea, Donbass e corridoio sul mar Nero che già controlla, alla neutralità e al disarmo dell’Ucraina, dobbiamo porci qualche domanda. Che senso ha imbottire di armi l’Ucraina”

    No bugiardo, il FQ ironizzava sugli avvertimenti di Biden riguardo una possibile invasione dell’Ucraina.

    “cioè perlopiù milizie mercenarie”

    Questa cazzata ha almeno quale pezza d’appoggio?
    A molti risulta che le armi vadano all’esercito regolare.
    Ma in Ucraina i civili, dovreste saperlo esportoni, erano già armati e pronti a resistere all’invasione.
    I negozi di armi erano vuoti.
    Lui invece vede solo mercenari, ditemi voi se non è credibile nelle sue analisi?

    “Che senso hanno gl’insulti di Biden che, novello Bush jr., riparla di “esportare la democrazia””

    Lo ha detto?
    Davvero?
    Potete citarmi la frase esatta?
    Perché in Ucraina la democrazia, seppur giovane, c’era.
    Non va esportata in Ucraina, va difesa.
    Io non riesco più a leggerlo Travaglio, non c’è la faccio più.
    È il suo terzo articolo di cui interrompo con piacere la lettura.

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    • Perché Cofferati è di sinistra???
      Può essere solo Sinistro
      ImbIIIIIIm..imbecilli……..Sinistro non di
      sinistra
      Smettila di leggere Travaglio vai da Feltri ti soddisfa di più

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  16. La frase di Biden su Putin non mi è piaciuta nemmeno un po’.
    Se davanti ai microfoni avesse scorreggiato sarebbe stato meno grave.
    E utile il sostegno di Nato e Usa in questa fase, ma pesando azioni e parole.

    Non perché non dovremmo auspicare la caduta di Putin (cosa che per altro non ci garantisce la transizione democratica della Russia) ma perché non devono essere quelli i toni.

    Bisognava puntare a questo obiettivo senza dichiararlo.

    Ora i suoi sostenitori in Russia avranno un fantastico argomento: non c’è lo faremo imporre da Biden il nostro leader.

    Quindi una eventuale rivolta interna verrà vista come un atto di aggressione esterno, rendendo più difficile la vita agli oppositori interni.

    Urge una figura europea di alto profilo.
    Perché non si trova?
    Biden non sembra all’altezza.

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  17. Parafrasando Céline (voyage…):siamo governati da un’accozzaglia di grandissimi banditi di cui il mondo intero venera con noi la
    “grandezza” e la cui esistenza si dimostra, non appena la esamini un po’ più da vicino, come un lungo crimine rinnovato ogni giorno!… ma quelli si godono la gloria, gli onori e il potere: i loro misfatti sono consacrati dalle leggi!

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    • P.S. A mò di Manifesto Contro La Guerra e con la viva speranza che “nella testa dei “guerrafondai-col-culo-degli-altri” il pensiero faccia un giro, invito, a chi va, alla lettura delle prime cinquanta pagine del “Viaggio al termine della notte”, scritto nel 1932. Uno che l’atrocità della guerra l’ha sperimentata – in carne ed ossa – e descritto profondamente e straordinariamente in tutta la sua assurdità (vedi anche la trilogia degli anni 1950-1965, ‘Da un castello all’altro’, a ‘Nord’, a ‘Rigodon) cosa significa “imbarcarsi in una crociata apocalittica!…”

      N.B.: I romanzieri del novecento hanno spesso raccontato la guerra minuziosamente, ma nessuno credo con la forza di Céline. A Ferdinand Bardamu infatti (alter ego di Cèline, studente in medicina a Parigi, che a Place Clichy vedendo sfilare un reggimento di corazzieri gli è corso dietro come ipnotizzato per poi ritrovarsi, di punto in bianco, nelle trincee della Grande Guerra) basta osservare quello che accade sotto ai suoi occhi per cogliere in pieno l’insensatezza della tragedia in cui si è andato a cacciare. In sole cinquanta pagine, Céline, mette a nudo la cieca sete di vittoria dei suoi comandanti – una sorta di confraternita di angeli dell’Apocalisse vocata al disastro, alla voluttà per le catastrofi – e decifrare davvero tutto quello che c’è da dire e da capire sulla guerra.

      “La grande sconfitta in tutto è dimenticare” riflette a un certo punto Ferdinand. Ma nessuno più di Céline è riuscito a renderli indimenticabili e tragicomici questi “alti papaveri” brutali che dànno ordini assurdi, per disprezzo totale per la vita, per vite sprecate per niente. E quale maggior disastro di quella guerra insensata (come quelle di oggi) in cui gente che non si conosceva e che non si era fatta niente si sterminava scientificamente.

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  18. Riprovo a postarlo….

    Jonathan Littell: «Cari amici russi, è ora che il Paese si ribelli al tiranno»
    di Jonathan Littell
    Lo scrittore: «Al tempo della guerra in Cecenia ogni tanto tornavo a Mosca. Provavo a raccontarvi qualcosa degli orrori che avevo visto laggiù e voi mi dicevate: “Siamo stanchi di sentir parlare della tua Cecenia”»

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    Cari amici russi: amici di lunga data, alcuni di voi, altri più recenti, e altri ancora che non conosco personalmente, amici nella mente e nello spirito. Anche voi state attraversando un momento drammatico. Come la vita di ogni singolo ucraino, anche la vostra, che mai è stata semplice, è oggi radicalmente sconvolta. Molti di voi sono in fuga dalla Russia. E molti di voi mi hanno confessato di provare sensi di colpa e di vergogna per quello che il vostro Paese sta facendo al suo vicino. Per quello che sta facendo all’Ucraina in nome vostro. Alcuni di voi, gli attivisti, sono avvezzi a sentire sulla nuca la clava di ferro del potere, e già si preparano alla mazzata finale. Ho scritto ad Aleksandr Cherkasov, un vecchio amico di Memorial. «Te lo farò sapere più tardi», mi ha risposto Sasha con il suo tipico piglio laconico. «In questo momento, dopo la perquisizione, stiamo annaspando tra le macerie, computer distrutti, casseforti sventrate». Altri ancora, i protagonisti del mondo culturale, artisti, critici, scrittori, siete rimasti pietrificati davanti al collasso repentino del vostro fragile mondo.

    Vergogna e colpevolezza
    Nessuno di voi è schierato con Putin e il suo regime di ladri e fascisti, è vero, per la maggior parte li odiate. Ma siamo sinceri: tranne che per pochissimi — quelli che lavorano per Memorial, Novaya Gazeta, Ekho Moskvy, Meduza, l’organizzazione di Navalny e uno sparuto manipolo di attivisti — quanti di voi hanno mai alzato un dito per opporsi al regime? Salvo forse sfilare di tanto in tanto per le strade, quando si organizzava qualche manifestazione? Potrebbe darsi, allora, che i vostri sensi di vergogna e colpevolezza non siano altro che un concetto astratto? O forse nascono dalla vostra stessa apatia, dalla vostra lunga indifferenza a quanto accade attorno a voi, e dalla vostra complicità passiva, che oggi avvertite come una fitta dolorosa nel corpo e nell’anima?

    I vostri errori
    Non è sempre stato così. C’è stato un periodo, negli anni Novanta, quando avete goduto di una certa libertà e di uno spiraglio di democrazia: caotica, certo, talvolta sanguinaria, ma vera. E invece il 1991 si è rivelato la fotocopia del 1917. Può fare vittime a milioni, il tiranno, eppure, per qualche motivo, per voi resta sempre la scelta più sicura. Come si spiega? È vero, ci sono stati molti errori. Anziché assaltare gli archivi del Kgb per far emergere i suoi segreti alla luce del giorno, come i tedeschi dell’Est hanno fatto con la Stasi, vi siete distratti davanti alla statua di Dzerzinskij e avete permesso al Kgb di restarsene acquattato nell’ombra per riorganizzarsi, ricostituirsi e riprendersi la Russia. Quando vi è stata presentata la scelta tra il saccheggio del Paese e il ritorno dei comunisti, non avete pensato di battervi per imporre una terza opzione, ma avete chinato il capo davanti alle razzie. Nel 1998 la vostra economia era al collasso, e quell’anno segnò la fine delle manifestazioni di piazza per reclamare giustizia sociale e per condannare la guerra in Cecenia. Assicurare la vostra sopravvivenza: da allora non avete pensato ad altro.

    I massacri in Cecenia
    Poi è arrivato Putin. Giovane, spavaldo, aggressivo, ha giurato di annientare i terroristi e di rilanciare l’economia del Paese. In pochi gli avete creduto, ma avete comunque votato per lui, o vi siete astenuti. A quel punto Putin ha deciso di radere al suolo la Cecenia per la seconda volta, e quasi tutti voi avete chiuso gli occhi e voltato le spalle. Ricordo benissimo quegli anni. Ero in Cecenia, tra i volontari che si prodigavano per recare aiuto alle innumerevoli vittime dell’«operazione anti terrorismo» voluta da Putin, tra le macerie di Groznyi, Katyr-Yurt, Itum-Kale e altre città. Di tanto in tanto tornavo a Mosca per riprender fiato, e ritrovavo gli amici alle feste. Si beveva, si ballava, e talvolta provavo a raccontarvi qualcosa degli orrori che avevo visto laggiù, i civili torturati, i bambini massacrati, i soldati che restituivano alle famiglie i corpi dei caduti in cambio di soldi, e voi mi dicevate: «Jonathan, siamo stanchi di sentir parlare della tua Cecenia». Ricordo ancora distintamente quelle parole. E allora andavo su tutte le furie: «Ragazzi, non è la mia Cecenia, è la vostra Cecenia. È il vostro maledetto Paese, non il mio. Io sono solo uno stupido forestiero qui tra voi. È il vostro governo che bombarda le vostre città e stermina i vostri concittadini». Ma niente, era troppo complicato, troppo doloroso, non volevate sentirne parlare.

    Soldi e buoni impieghi
    Poi è arrivato il boom economico del primo decennio del nuovo millennio, alimentato dal rialzo dei prezzi del greggio e dalla strategia di Putin, che lasciò fluire verso la classe media parte delle risorse sottratte al Paese. Molti di voi hanno fatto soldi, alcuni di voi molti soldi, e persino i meno abbienti si sono assicurati appartamenti nuovi e impieghi ben retribuiti. I prezzi salivano, ma perché allarmarsi, Mosca era diventata la capitale dalle mille luci sfolgoranti, chic, movimentata e divertente. Yuri Shchekochikhin, Anna Politkovskaya, Aleksandr Litvinenko, e altri ancora: molti di voi hanno espresso sgomento e orrore, ma tutto è finito lì. Quando Putin, dopo due mandati, ha passato la presidenza al primo ministro per prenderne il posto, ve ne siete accorti appena, a quanto mi risulta. Quando la Russia, pochi mesi dopo l’inizio della presidenza di Medvedev, ha invaso la Georgia, gran parte di voi ha preferito ignorare il conflitto o ha tenuto la bocca chiusa. Negli anni successivi, quanti di voi ho incontrato sulle piste da sci di Gudauri, a spasso sui sentieri attorno a Kazbegi, oppure a godersi i caffè e i bagni turchi a Tbilisi, mentre il vostro esercito stringeva nella sua morsa una parte del Paese? Non che noi, qui in Occidente, abbiamo mosso un dito, devo ammetterlo. Qualche lamentela, qualche sanzione. Ma che cos’erano mai quelle banali violazioni della legge internazionale davanti alla fame globale di petrolio e gas, e alla possibilità di accedere al mercato interno della Russia?

    Arresti a migliaia
    Alla fine del 2011, però, voi, i miei amici russi, vi siete finalmente svegliati. Quando Putin ancora una volta si è scambiato le poltrone con Medvedev, sistemandosi nuovamente sul seggio presidenziale, molti di voi hanno visto in quella mossa l’ennesima mascalzonata, e siete scesi in piazza a protestare. Navalny si è fatto conoscere nel Paese e per sei mesi avete affollato le strade, facendo tremare il regime, scuotendolo dalla base. Ma la reazione non si è fatta attendere. Immediatamente, il regime ha organizzato le sue contromanifestazioni, per poi passare a leggi via via più repressive che hanno affollato le carceri. Siete stati arrestati a migliaia. Alcuni si sono visti infliggere lunghe pene detentive. Ma il resto ha rinunciato ed è tornato a casa. «Che altro avremmo potuto fare?» è la frase che ho sentito ripetere tante volte, e che ripetete ancora adesso. «Lo Stato è fortissimo, noi siamo deboli».

    L’esempio di piazza Maidan
    Ebbene, guardate gli ucraini. Guardate quello che hanno saputo fare loro, due anni dopo di voi. Hanno occupato piazza Maidan, infuriati contro un presidente filorusso che aveva tradito la promessa di avvicinarli all’Europa, e non se ne sono più andati. Hanno eretto una tendopoli, interamente autogestita, pronti a tutto per difenderla. Quando è arrivata la polizia per disperderli, si sono opposti con la forza, imbracciando bastoni e spranghe di ferro e lanciando bombe molotov. Alla fine, la polizia ha aperto il fuoco. Ma invece di scappare, la folla di Maidan è passata all’attacco. Ci sono state molte vittime, ma gli ucraini hanno vinto. Yanukovich è stato costretto alla fuga e il popolo ha riconquistato la democrazia, il diritto di scegliersi i governanti e di mandarli a casa se non mantengono gli impegni presi.

    La Crimea invasa
    A Putin, la storia di piazza Maidan non è mai andata giù. Un pessimo esempio. Allora ha deciso di occupare la Crimea, approfittando del momento di incertezza generale. Alcuni di voi hanno protestato, ma invano. Tanti, invece, erano entusiasti. Il 91 per cento della popolazione russa si è dichiarato favorevole all’annessione, se non ricordo male. «Fantastico! La Crimea è nostra!», esultavano i vostri connazionali, improvvisamente ebbri di gloria imperiale. Non parlo delle popolazioni più povere, negli angoli più sperduti e dimenticati del Paese, dove alla politica altro non si chiede che vodka e patate, ma di alcuni di voi, i miei amici, e per di più gli amici personali. Parlo di scrittori, editori, intellettuali. Lo stesso si è ripetuto con il Donbass. Novorossia. La Nuova Russia.

    Contatti interrotti
    Di colpo, ecco emergere un nuovo mito, e alcuni di voi, che fino ad allora avevano disprezzato Putin e la sua claque, si sono ricreduti e hanno cominciato a venerarlo. Non so ancora perché, ma in brevissimo tempo i nostri contatti si sono interrotti. In quanto agli altri, quelli di voi che mi sono rimasti fedeli, avete preferito tacere. «Non mi interesso di politica», dicevate. Per poi passare a discutere di letteratura, film, cataloghi Ikea, o andare a godervi i nuovissimi parchi che il sindaco di Mosca ha regalato ai suoi concittadini dal 2012 in poi, con i loro divani accoglienti e il wi-fi gratuito e i caffè alla moda, frequentati dagli anticonformisti. Sì, il Donbass era lontano, mentre Mosca era in ascesa, sempre più gettonata.

    La Siria e i terroristi
    La Siria, ve ne siete accorti di sfuggita. Ad ogni modo, si trattava di terroristi, o no? L’Isis, o come diavolo si chiama. Persino il mio editore di Mosca, che ha pubblicato il mio libro sulla Siria, lo ha poi criticato in un’intervista, sostenendo che io non avevo capito nulla di quello che stava accadendo laggiù. Gli unici russi sbarcati in Siria sono stati i militari, e costoro, nel 2015, hanno cominciato a bombardare migliaia di civili in una sorta di addestramento per la guerra successiva, quella vera.

    Putin si accanirà su di voi
    Molti di voi, ne sono certo, conoscono le celebri parole del pastore protestante tedesco Martin Niemöller: «Per primi, rastrellarono i socialisti, e io non dissi niente perché non ero socialista. Poi fermarono i sindacalisti, e io non dissi niente perché non ero sindacalista. Poi catturarono gli ebrei, e io non dissi niente, perché non ero ebreo. Poi vennero a prelevarmi, e non era rimasto nessuno a protestare per me». Quanti di voi hanno protestato per i ceceni, per i siriani o per gli ucraini? Alcuni di voi l’hanno fatto. Ma tanti, troppi, hanno taciuto. Alcuni, è vero, stanno protestando in questo momento, come Dmitry Glukhovsky, Mikhail Shishkin, Mikhail Zygar, Maksim Osipov e altri ancora. Molti fanno sentire la loro voce dall’estero, pochissimi dall’interno del Paese, come Marina Ovsyannikova, che non ha esitato davanti al rischio di andare a raggiungere Navalny nel Gulag. Riguardo agli altri, voi conoscete a fondo il vostro Paese, meglio di chiunque straniero. Pertanto sono convinto che siete ben consapevoli di questo: quando Putin avrà finito con gli ucraini — e peggio ancora, se non riuscirà a massacrarli tutti, come pare assai probabile — si accanirà su di voi.

    Che cosa vi aspetta
    Mi rivolgo a voi, amici miei: a coloro che hanno avuto il coraggio di scendere in strada a protestare, spesso individualmente, e hanno ricevuto per adesso solo pene leggere, sappiate che ben presto ne riceverete di ben più pesanti. Alle migliaia di cittadini russi che hanno firmato petizioni, o espresso la propria condanna del regime sulle reti social (fosse anche solo con un quadratino nero su Instagram), o parlato in privato con i colleghi di lavoro: già sapete come andrà a finire. I giorni in cui eravate privati della libertà per dieci anni, o anche venticinque, per una barzelletta, non sono tramontati nel lontano passato, anzi, si profilano ancor più minacciosi nel futuro immediato. E allora chi potrà protestare per voi, se non resterà più nessuno?

    Se si è scaltri e coraggiosi
    Gli ucraini, oggi ancor più che nel 2014, incarnano un esempio terrificante per il regime di Putin: stanno dimostrando che è possibile opporsi a lui con le armi in pugno. Se si è scaltri, motivati e coraggiosi, Putin può essere fermato, malgrado la sua schiacciante superiorità di mezzi e uomini. Si direbbe che quasi nessuno in tutta la Russia sia al corrente di quanto sta accadendo, pare anzi che nessuno sappia che si sta combattendo una vera guerra ai vostri confini. Ma voi, amici miei, voi sapete benissimo di che si tratta realmente. Voi leggete i notiziari esteri su internet, voi tutti avete amici o parenti. E anche Putin sa che voi sapete. Fate attenzione.

    Scappate o sarete schiacciati
    Sappiamo da che parte soffia il vento. I giorni della bella vita in cambio del vostro silenzio sono finiti. Le vostre elezioni sono una farsa, le vostre leggi, a parte quelle repressive, non valgono la carta sulla quale sono scritte, le vostre ultime fonti di informazione indipendenti sono sparite, la vostra economia sta precipitando nel baratro più in fretta del tempo che mi occorre per scrivere queste righe, non potete più utilizzare le vostre carte di credito per comprare un biglietto aereo per fuggire dal Paese, ammesso che ci siano ancora voli consentiti. Oggi Putin non si accontenta più del vostro silenzio, ma reclama da voi anche consenso e complicità. E se non volete sottomettervi, cercate scampo nella fuga, in qualunque modo possibile, o resterete schiacciati. Altre possibilità? Dubito che ve ne siano.

    Una possibilità c’è
    Eppure ne resta ancora una. Quella di rovesciare finalmente questo regime. È probabile che ci vorrà meno di quello che immaginate, nella situazione attuale. Riflettete. La scintilla non verrà da voi. Con la catastrofe economica che sta per travolgere la Russia, l’innesco verrà dalle province, dalle città minori: quando i prezzi schizzano verso l’alto e gli stipendi non vengono più corrisposti, tutti coloro che hanno votato per Putin in questi lunghi anni, perché prometteva pane e pace, scenderanno nelle strade. Putin lo sa, e teme gli intellettuali e il ceto medio di Mosca e di San Pietroburgo: vale a dire voi, cari amici. Ma se ogni città manifesta per proprio conto, come già accaduto a varie riprese, non gli sarà difficile spegnere le ribellioni con la forza, una ad una.

    L’oppurtunità internet
    Occorrerà coordinare le mosse, organizzarsi. Le folle dovranno trasformarsi in masse. Avete tra le mani questo strumento magico e straordinario chiamato Internet, che il regime può tentare di bloccare, ma che continuerà a funzionare, e che si potrà far funzionare in qualsiasi circostanza. L’organizzazione di Navalny è stata smantellata, ma altre potranno vedere la luce, più informali, meno centralizzate. Siete numerosissimi, siete milioni di cittadini. La polizia di Mosca può tener testa a trentamila persone nelle strade, forse a centomila. Ma se si trova davanti trecentomila manifestanti, sarà sopraffatta. Dovrà far intervenire l’esercito, ma questo esercito sarà disposto a combattere per Putin, alla resa dei conti? Dopo quello che è stato costretto a fare in Ucraina, dopo il trattamento che gli è stato riservato?

    Un modo per farcela
    I rischi saranno immensi, ovviamente. In Siria, e oggi in Ucraina, Putin vuole mostrarvi con l’esempio quello che accade a un popolo che osa sfidare il suo khozein, e osa non solo chiedere la libertà, ma lotta per conquistarsela. Se non farete nulla, anche in quel caso le perdite saranno dolorose. E lo sapete. Vostro figlio azzarderà una battuta in una chat dei video giochi, e sarà arrestato. Vostra figlia esprimerà la sua indignazione su Internet, e sarà arrestata. Un vostro caro amico farà uno sbaglio e morirà in una squallida cella sotto i bastoni della polizia. È quanto sta accadendo ormai da anni, e continuerà ad accadere, e sempre più spesso, su scala sempre più vasta. Non avete altra scelta. Se non vi muovete, sapete già come andrà a finire. Adesso è il momento della vostra piazza Maidan. Siate audaci e scaltri, pianificate la vostra strategia, e trovate un modo per farcela.

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  19. Fa abbastanza sorridere che Andreaex sostenga le sue posizioni ( legittimamente) alludendo spesso che lui è in buona compagnia e gli “antagonisti” alla sua lettura della Crisi/Guerra ucraina hanno una compagnia deplorevole. Lui ha dalla sua Erri De Luca, Flore d’Arcais, Cofferati, gli “altri” hanno Povia, Porro, Cremaschi, Belpietro (che a dire il vero dicono cose diverse) e qualche altro ceffo. Dirgli che lui è in compagnia di Sallusti, di tutti i Fratelli d’italia ( compreso il Secolo), di Minzolini, di tutta Forza Italia, probabilmente lo irriterebbe. Forse lo irrita meno essere in compagnia di Fubini, Jacoboni, Giannini, Riotta, Caprarica, Severgnini, Mauro, Molinari, e tutto il giornalismo mainstream. Ma è una questione di gusti…

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    • @Paolo

      Vedi Paolo, a me i miei compagni di viaggio imbarazzano fino ad un certo punto.
      Non sono un lacchè di partito che sente di dover stare in linea (per conformismo o opportunismo).
      Sono sicuro che molti commenti non sono affatto disinteressati, sono propaganda di partito, non c’è alternativa, anzi Alternativa non c’è.

      Perché cito Erri De Luca e Cofferati?

      Perché per lungo tempo si è ipotizzato che coloro favorevoli all’invio delle armi all’Ucraina e all’applicazione delle sanzioni alla Russia, fossero guerrafondai e nemici del popolo russo.

      Non è così.
      Per alcuni – che perdonami argomentano molto meglio di te e Tracia e Adriano58 – tirare la corda (SPERANDO DI NON ROMPERLA) nella contesa col dittatore Putin è l’unico modo per arrivare ad una pace duratura.

      E non sono i Sallusti a disturbare me, sono gli Erri De Luca a disturbare voi.

      Perché un Cofferati vale 10 Cremaschi.
      Un Erri De Luca, 100 Pillon.
      Un d’Arcais, 20 Montanari. Vatti a leggere i suoi gli editoriali su Micromega.

      Io sono più antiberlusconiano di Travaglio (so che può sembrare impossibile ma è così).
      Se dichiarasse che a lui piace la passera, perdonami la sottile metafora alla Funari, dovrei dichiararmi contrario?

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      • Andreaex, io ho argomentato ben poco. Ho solo fatto qualche intervento sul metodo del confronto ( non mi piacciono gli insulti), ho evidenziato, a mio avviso, qualche contraddizione tipo quella che oggi sottolinea Travaglio ( se hai di fronte Hitler la terza guerra mondiale è inevitabile) ed ho espresso qualche apprezzamento ( mi piace il punto di vista di Anail, Alessandra, GSI e qualcun altro). Se dovessi fare un intervento nel merito del conflitto mi servirebbe un’ oretta di parole ( sono pignolo e non ho la dote della sintesi, e comunque sono un teorico della complessità, a cui non si fa un buon servizio in una chat). Troppo in tale contesto. Mi scappa di rivolgermi a te, più che ad altri che danno jna lettura opposta alla mia, perché apprezzavo qualche tuo intervento, in passato, sulla politica interna . E mi spiace,oggi, trovarti così lontano dal mio punto di vista. Ci sta, sia chiaro. Ma colgo da parte tua un fanatismo semplificatore, sul tema odierno, che mi lascia basito. Ti rispondo già alla domanda che mi potresti fare. Quale “fanatismo semplificatore”? Quello di aver diviso le parti in guerra tra Buoni e Cattivi. C’è un Aggressore ( la Russia di Putin) ed un Aggredito (l’Ucraina di Zelensky). Ma non necessariamente l’Aggredito è Buono e non necessariamente l’Aggressore è Cattivo. E soprattutto i Complici/Mandanti dell’Aggredito sono tutt’altro che Buoni. La Guerra con le Armi fa schifo sempre e chi l’ha cominciata ” si mette dalla parte del torto”. Ma dietro questo Conflitto io ho colto tanta perfidia, superficialità, cinismo da parte di attori che potevano evitarlo. Ed invece lo hanno provocato e direi preparato a puntino. Mi limito a tornare sulla questione “compagni di posizioni”. Cofferati varrà 100 Cremaschi ( non so perché ma fa nulla) ma Sallusti vale 1/100esimo di Travaglio. E siccome è un tuo argomento ti volevo evidenziare che è terreno scivoloso. Quando sosteniamo una tesi rischiamo di trovarci, tutti, in cattiva compagnia. Ad ogni modo, sempre e comunque, dove sta Jacoboni io sto dall’altra parte…

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    • @Paolo
      Col gioco delle figurine non si va da nessuna parte. Credo che Andrea volesse semplicemente dire che chi sostiene le sue “posizioni” non è automaticamente uno sporco guerrafondaio, sostenitore di tutti i bombardamenti compiuti dalla Nato, con le mutande a stelle e strisce, servo degli USA, come ripetono all’unisono i Kremlin troll scemi.

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      • Santo, non ho mai pensato che Andreaex sia un guerrafondaio, ho solo detto, è il mio parere, che non l’ho trovato obiettivo nell’analisi di questa Guerra. Fotografare il Cattivo Putin è a mio avviso una semplificazione. E fotografando i Cattivi del Mondo con queste semplificazioni ci prepareremo a nuovi conflitti, nella migliore delle ipotesi, commercialmente ed economicamente deleteri. Il Mondo “democratico e libero” ( al netto della truffa retorica) non è l’unico Mondo possibile. È auspicabile ma non trionferà mai.

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      • @Paolo

        Cerchiamo di intenderci, evitando quei toni eccessivi che purtroppo ogni tanto mi sfuggono.

        Qui la questione non consiste nel fare degli “elenchi” delle colpe di ciascuno e poi vedere quale è più lungo.
        Un elenco di fatti, te lo dico da quel bucamuri che sono, non è una analisi, è un elenco e basta.
        I fatti non vanno solo elencati, vanno SOPPESATI, allora sì che possiamo parlare di analisi.
        E le analisi migliori sono quelle che sanno soppesare meglio i fatti, non elencate colpe.
        Quando voi elencate le colpe della Nato, io le condivido tutte e ne aggiungerei pure qualcuna.
        Come ad esempio l’uscita di Biden, che ho commentato con un post poco fa, assurda.
        Ma le tesi orsiniane le trovo assurde non per i fatti che cita, ma per come li soppesa.
        E non trovo complesso il suo modo di ragionare, lo trovo semplicemente sbagliato.

        Il tema centrale non sono le colpe della Nato ma il diritto degli ucraini a difendere la loro sovranità e con essa democrazia e libertà.
        Perché l’imperialismo, sempre schifoso, lo e ancora di più se esporta un regime repressivo e dittatoriale, che uccide il dissenso.

        Se parti da questo presupposto, sviluppi i pensieri in modo diverso da Travaglio.
        Evidentemente per voi concetti come DEMOCRAZIA e LIBERTÀ non hanno la stessa importanza che hanno per me.

        Alla domanda: bisogna aiutare gli ucraini alla resistenza inviando loro armi e sanzionando la Russia.
        Io rispondo sì pur essendo preoccupatissimo come voi di una escalation nucleare.

        Qual è l’obiettivo?
        Salvaguardare la democrazia e la libertà del popolo ucraino, che è deciso a combattere unito per difendere il suo futuro.
        Perché una resa a Putin, a cui saremmo giunti col vostro pacifismo senza se e senza ma, li avrebbe privati della libertà di cui invece voi godete.

        E avrebbe reso più baldanzoso Putin, un despota che ha invaso un paese sovrano per denazificarlo, un paese che aveva eletto democraticamente un presidente ebreo.
        E che da tempo porta avanti un progetto di espansione. In Bielorussia ci ha messo un suo pupazzo ed era quello che voleva fare in Ucraina. Denazificare. Sovvertire il regime democratico.

        Le infinite colpe della Nato non spostano di mezzo centimetro il punto cruciale della questione.
        Dipende molto dai valori su cui basi i tuoi ragionamenti.
        Dipende dai presupposti più che da come sviluppi i pensieri.

        Un’ultima annotazione sull’argomento.
        La posizione dei cosiddetti pacifisti da divano e molto più comoda dei cosiddetti guerrafondai da divano.
        Perché all’omo nero nun je devi rompe er cazzo.
        Perché se preme er bottone, sartamo tutti, guerrafondai inclusi.
        Se gli ucraini s’arrendono, magari l’omo nero nun se incazza.
        Che un pacifista da divano accusi di codardia un guerrafondaio da divano è roba da teatro dell’assurdo, altro che geopolitica.

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  20. Paola Nugnes
    6 h ·
    – Piano per la gestione delle emergenze nucleari italiano -:
    «Al chiuso per due giorni con le finestre sbarrate»
    È stata resa nota la bozza, firmata dal governo Draghi, del nuovo Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari. Nel testo, si trovano consigli pratici in caso di disastro ambientale dovuto alla guerra in Ucraina.
    Tra le misure indicate, il «riparo al chiuso» con il consiglio alla popolazione di «restare nelle abitazioni con porte e finestre chiuse e i sistemi di ventilazione e condizionamento spenti, per brevi periodi di tempo. Con un limite massimo ragionevolmente posto a due giorni».
    Nel nuovo Piano di sicurezza si parla anche di «iodoprofilassi», monitoraggio della contaminazione personale, controllo della filiera produttiva (con l’indicazione di eventuali restrizioni al commercio di determinati prodotti agroalimentari) e limitazione all’importazione di beni e derrate alimentari.
    (Da Money.it)
    Quindi si prende in considerazione l’ipotesi sventurata di una escalation fino ad una guerra nucleare, disgraziatamente.
    Piuttosto che prendere in seria valutazione le ipotesi di resa alle richieste di sicurezza della Russia, di:
    -neutralità dell’ Ucraina,
    -indipendenza delle province del Donbass,
    -Crimea russa.
    Quanto queste opzioni siano ancora davvero sul tavolo non lo sappiamo, al momento, ma lo erano.
    Erano le richieste russe per il cessate il fuoco certamente solo un mese fa.
    Quanto il piano italiano di “vigile attesa, e pillole di iodio” possa essere efficace contro una eventuale guerra nucleare lo lasciamo al Vostro giudizio.
    Quanti di noi possiedono bunker in cui rifugiarsi, e quanti credono che tre giorni possano essere sufficienti?
    Forse avremmo dovuto tutti usufruire del bonus per cambiare gli infissi e procurarci bombole di ossigeno, chissà. Quello di cui sono abbastanza sicura è che per le derrate alimentari non potrà bastare la “limitazione al commercio di alcuni alimenti” perché come è detto, si tratterebbe certamente, e di questo siamo tutti sicuri, di un “Disastro Ambientale” Immane.

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  21. Barbara Lezzi
    1 h ·
    Draghi aveva rassicurato le forze politiche e, quindi gli italiani, che avrebbe portato a casa una soluzione europea alla crisi energetica.
    Ne era così certo che si era opposto alle richieste di scostamento di bilancio dicendo che non era necessario tanto da poter prevedere impegni in spese militari per ulteriori 15 miliardi.
    Il risultato del Consiglio europeo, al netto delle foto opportunity in cui si rappresenta Biden che detta la linea all’Europa mentre le vende il suo gas, equivale a meno di un pugno di mosche.
    Il prodotto della sbandierata compattezza europea ha partorito solo rinvii, strette di mano sul nulla e l’ognuno farà per sé.
    Chiunque altro avesse portato un risultato imbarazzante come questo sarebbe stato bullizzato da tutti i media. Vi lascio immaginare se ci fosse stato ancora Conte.
    A questo punto non c’è altra scelta. Le imprese e le famiglie non sono più in grado di aspettare e devono essere sostenute immediatamente nell’affrontare il caro bollette.
    Mentre ci sono quattro milioni di nuclei familiari costretti a scegliere tra il pagamento delle bollette e fare la spesa per mangiare, Draghi con la sua maggioranza si preoccupa di aumentare fino al 2% del PIL le spese militari.
    Ora basta! Non si perda altro tempo, i leader politici mettano all’angolo Draghi e lo spingano immediatamente a fare uno scostamento di bilancio per trasferire risorse a famiglie e imprese che non ce la fanno più e sono stanche di chiacchiere, rinvii e pannicelli caldi.

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    • nazionalizzare subito l’ENI, il prezzo con cui compra il gas non è cambiato dall’inizio del 2021, ci sta guadagnado il 400%, la Russia non ha mai smesso di inviarlo nei tubi, quindi non c’è penuria di gas.

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      • L’Eni è già dello stato al 30%,non serve nazionalizzare. Serve solo che il socio di maggioranza alzi la voce e imponga, non solo il CEO ed il Cda, che sul prezzo del gas l’Eni lo venda al prezzo di costo, maggiorato dei costi di distribuzione. EBBASTA! e che il gas non venga colpito da alcuna sanzione, non perchè mi è simpatico il criminale puttin, ma semplicemente perchè il gln costa, IN TERMINI ENERGETICI (liquefazione, trasporto, rigassificazione) un fottio, oltre al costo monetario del 30% in più del gas russo che, tra l’altro, è di qualità eccellente. Questo favore agli americani proprio no. Se il partito di maggioranza relativa non riesce ad avere voce in capitolo
        è lecito chiedersi che cazzo ci sta a fare ancora il cinqueballe in questo governo! Ma sono proprio tutti incompetenti handicappati. Possibile che non si riesca ad andare fuori dal parlamento e scollargli la poltrona che si portano dietro a colpi di calci in culo? Ma dove è andato a finire il popolo del vaffa? Possibile che si è trattato solo di un popolo manipolato da un demente buffone?

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      • ma sentili questi FIGLI DI…5STELLE
        tutti reduci dei 5 che furono
        non mi pare foste a viver come bruti per seguir virtute e Movimento

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      • Il 70% non pesa un cazzo rispetto a quel 30%. Pensa che pur avendo meno del 10% in TIM, attraverso CDP, indovina chi la fa da padrone? Vivendi col suo 23.75%? Dai che ce la fai … con un piccolo sforzo.. ma sempre se vuoi.

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      • “Il 70% non pesa un cazzo rispetto a quel 30%”

        detto con tanta autorevolezza
        ci credo senz’altro

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      • Detto non da me, ma da chi quell’autorevolezza ha. Dai che forse … ci rIarrivi!
        E poi … solo meridionali sono teste dure!

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      • la fonte prego
        senz’altro ci sarà una fonte che certifichi che il 30 vale molto di più di un 70
        e dello statuto della società

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      • Ma il ceo a chi risponde? A vabbe’ siccome lo nomina Adriano è chiaro che risponde ad Adriano. Ed il cda? E gli extra profitti sono illegali? Dimostra che carta canta poi ne riparliamo:

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  22. E’ interessante, soprattutto perché è il punto di vista dei servizi di un Paese neutrale, per cui l’ho un po’ riassunto.

    UN PUNTO DI VISTA SVIZZERO
    La questione Ucraina nella analisi di Jacques Baud (servizi segreti svizzeri)
    I referendum delle due repubbliche autoproclamate di Donetsk e Lugansk nel maggio 2014 non sono stati di “indipendenza” ma di “autodeterminazione” o “autonomia” La Russia non fece parte del conflitto e Putin era contrario.
    Le due repubbliche non hanno cercato di separarsi dall’Ucraina, ma di averee una autonomia che garantisse loro l’uso del russo come lingua ufficiale. Il primo atto legislativo del nuovo governo fu l’abolizione della legge che faceva del russo la lingua ufficiale contro la popolazione di lingua russa. Ne seguì una feroce repressione contro le regioni di lingua russa (Odessa, Dnepropetrovsk, Kharkov, Luhansk e Donetsk) fin dal febbraio 2014, che condusse ad una militarizzazione e ad alcuni massacri (come a Odessa e Mariupol). Alla fine dell’estate del 2014, non resta altro che le repubbliche autoproclamate di Donetsk e Luhansk.
    In questa fase gli stati maggiori ucraini subiscono il nemico senza riuscire ad imporsi: fanno operazioni molto mobili con mezzi leggeri. Con un approccio più flessibile e meno dottrinario, i ribelli sfruttano l’inerzia delle forze ucraine per “intrappolarle” . I ribelli sono armati grazie alle defezioni delle unità ucraine di lingua russa che passano dalla parte dei ribelli. Alla fine gli ucraini sono costretti agli accordi di Minsk.
    Ma, subito dopo averli firmatli, il pres. ucraino Poroshenko lancia una vasta operazione antiterrorismo contro il Donbass. Di nuovo, consigliati male dagli ufficiali della NATO, gli ucraini subiscono una sconfitta schiacciante che li costringe ad impegnarsi negli Accordi di Minsk 2. Essi non prevedevano né la separazione, né l’indipendenza delle repubbliche, ma la loro autonomia nel quadro dell’Ucraina. Ecco perché dal 2014, la Russia ha sistematicamente chiesto l’applicazione degli accordi rifiutando di essere parte nei negoziati, perché era una questione interna all’Ucraina. D’altra parte, l’Occidente – guidato dalla Francia – ha rigorosamente cercato di sostituire gli accordi di Minsk con il “formato Normandia”, che portava russi e ucraini faccia a faccia. Tuttavia, ricordiamoci che non ci sono mai state truppe russe nel Donbass prima del 23-24 febbraio 2022.
    Nell’ottobre 2015 l’esercito ucraino era in uno stato deplorevole. Dopo 4 anni di guerra l’Ucraina aveva perso 2.700 uomini nel Donbass. L’esercito era minato dalla corruzione e non godeva del sostegno della popolazione. Al richiamo dei riservisti nel marzo-aprile 2014 non si presentò quasi nessuno. Per non parlare dei suicidi e delle diserzioni fino al 30%. I giovani ucraini si rifiutano di andare a combattere nel Donbass e preferiscono emigrare.
    Il ministero della Difesa ucraino si rivolge alla NATO per farsi aiutare. Arrivano i mercenari stranieri, spesso attivisti di estrema destra. Nel 2020, costituivano circa il 40% delle forze ucraine e contavano circa 102.000 uomini, armati, finanziati e addestrati da Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada e Francia. I paesi occidentali hanno quindi chiaramente creato e sostenuto le milizie ucraine di estrema destra.
    Nell’ottobre 2021, il Jerusalem Post denuncia il progetto Centuria, milizie che operano nel Donbass dal 2014, con il sostegno occidentale, sono violente, diffondono un’ideologia nauseante e sono virulentemente antisemite. Il loro odio per l’ebreo deriva dalle grandi carestie degli anni 1920 e 1930 in Ucraina, derivanti dalla confisca dei raccolti da parte di Stalin per finanziare la modernizzazione dell’Armata Rossa. Questo genocidio è stato perpetrato dal NKVD (antenato del KGB), i cui livelli dirigenziali superiori erano composti principalmente da ebrei.
    Queste milizie sono composte da individui fanatici e brutali. La più nota è il reggimento Azov, con i simboli del Terzo Reich, in cui c’è Roman Protassevitch, arrestato nel 2021 dalle autorità bielorusse, e crudelmente torturato dalla polizia bielorussa.
    Dunque, l’Occidente sostiene e continua ad armare le milizie che dal 2014 si sono rese colpevoli di molti crimini contro le popolazioni civili: stupri, torture e massacri. I governi europei non hanno mai reagito.
    Zelensky ha integrato queste forze paramilitari naziste nella Guardia Nazionale, affiancandole all’esercito. Comprende milizie paramilitari, dette “battaglioni di volontari” o “battaglioni di rappresaglia”.
    La maggior parte dei servizi non sono più in grado di comprendere la situazione militare in Ucraina.
    Dal novembre 2021, gli americani non smettono di denunciare la minaccia di un’invasione russa dell’Ucraina. Eppure gli ucraini non sembrano essere d’accordo. Per quale motivo?
    Il 24 marzo 2021 Zelensky emette un decreto per la riconquista della Crimea e inizia a schierare le sue forze nel sud del paese. Simultaneamente, si svolgono diverse esercitazioni della NATO tra il mar Nero e il mar Baltico, accompagnate da un significativo aumento dei voli di ricognizione lungo il confine russo.
    In violazione degli accordi di Minsk, l’Ucraina conduce operazioni aeree nel Donbass utilizzando droni, con cui effettua almeno un attacco contro un deposito di carburante a Donetsk nell’ottobre 2021. Nessuno condanna queste incursioni.
    Nel febbraio 2022, gli eventi precipitano. Macron ribadisce a Putin il suo rispetto degli accordi di Minsk ma a Berlino gli ucraini si rifiutano ancora di attuare gli accordi di Minsk, apparentemente sotto la pressione degli Stati Uniti. Putin constata che Macron gli ha fatto promesse vane e che l’Occidente non è pronto a far rispettare gli accordi, com’è d’altronde da 8 anni.
    I preparativi militari ucraini continuano. Il Parlamento russo si allarma e il 15 febbraio chiede a Putin di riconoscere l’indipendenza delle repubbliche, cosa che egli rifiuta di fare.
    Il 17 febbraio, Biden annuncia che la Russia avrebbe attaccato l’Ucraina. Né i media, né l’U, né la NATO, né alcun governo occidentale reagisce. L’Ue ha deliberatamente ignorato il massacro del popolo del Donbass, sapendo che ciò avrebbe provocato un intervento russo.
    Allo stesso tempo, si segnalano atti di sabotaggio nel Donbass. Potrebbero essere mercenari della CIA costituiti da combattenti ucraini o europei, guidati o “consigliati” dagli Americani .
    Biden sa già dal 16 febbraio che gli ucraini hanno iniziato a bombardare le popolazioni civili del Donbass, mettendo Putin di fronte a una scelta difficile: aiutare militarmente il Donbass e creare un problema internazionale, o stare a guardare i russofoni del Donbass farsi schiacciare.
    Putin accetta la richiesta della Duma e riconosce l’indipendenza delle due repubbliche del Donbass e, subito dopo, firma trattati di amicizia e assistenza con esse.
    I bombardamenti dell’artiglieria ucraina sul popolo del Donbass proseguono e il 23 febbraio le due repubbliche chiedono aiuto militare russo. Il 24, Putin invoca l’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite, che prevede l’assistenza militare nel quadro di un’alleanza difensiva.
    Al fine di rendere l’intervento russo totalmente illegale agli occhi dell’opinione pubblica, viene deliberatamente nascosto il fatto che la guerra sia effettivamente iniziata il 16 febbraio. L’esercito ucraino si stava preparando ad attaccare il Donbass già nel 2021, come alcuni servizi di intelligence russi ed europei sanno bene… Nel suo discorso del 24 febbraio, Putin espone i due obiettivi della sua operazione: “smilitarizzare” e “de-nazificare” l’Ucraina. Non si tratta quindi di impadronirsi dell’Ucraina, o addirittura di occuparla, e certamente non di distruggerla.
    Gli obiettivi strategici russi sono:
    – Smilitarizzazione:
    . distruzione a terra dell’aviazione ucraina, dei sistemi di difesa aerea e delle risorse di ricognizione;
    . neutralizzazione delle strutture di comando e di intelligence (C3I), nonché delle principali rotte logistiche nella profondità del territorio;
    . accerchiamento della maggior parte dell’esercito ucraino ammassato nel sud-est del paese.

    – Denazificazione:
    . distruzione o neutralizzazione di battaglioni di volontari che operano nelle città di Odessa, Kharkov e Mariupol, nonché in altre sedi sul territorio.

    L’offensiva russa si svolge in modo “classico”. Con la distruzione a terra dell’aviazione nelle primissime ore. Poi, si avanza ovunque la resistenza sia debole e si lasciano le città per un secondo momento. A nord, la centrale di Chernobyl è occupata immediatamente per prevenire atti di sabotaggio. Le immagini dei soldati ucraini e russi che monitorano congiuntamente l’impianto non sono mostrate, naturalmente…
    L’idea che la Russia stia cercando di impadronirsi di Kiev, la capitale per eliminare Zelensky, viene dagli occidentali perché è ciò che essi hanno fatto in Afghanistan, Iraq, Libia e ciò che volevano fare in Siria con l’aiuto dello Stato islamico. Ma Putin non ha mai avuto intenzione di eliminare o rovesciare Zelensky. Al contrario, la Russia cerca di tenerlo al potere spingendolo a negoziare con l’assedio a Kiev. Lui si era rifiutato di farlo finora per attuare gli accordi di Minsk, ma ora i russi vogliono ottenere la neutralità dell’Ucraina.
    Molti commentatori occidentali sono rimasti sorpresi dal fatto che i russi abbiano continuato a cercare una soluzione negoziata, mentre conducevano operazioni militari. La spiegazione è nella filosofia strategica russa, fin dai tempi sovietici. Per gli occidentali, la guerra inizia quando la politica si ferma. Ma per i Russi la guerra è la continuità della politica e si può passare in modo fluido dall’una all’altra. Questo crea pressione sull’avversario e lo spinge a negoziare.
    Da un punto di vista operativo, l’offensiva russa è esemplare: in 6 giorni, i russi hanno conquistato un territorio vasto come il Regno Unito, con una velocità di avanzamento superiore a quella che la Wehrmacht aveva raggiunto nel 1940.
    La maggior parte dell’esercito ucraino era schierata nel sud del paese per una grande operazione contro il Donbass. Ecco perché le forze russe sono state in grado di circondarla all’inizio di marzo. Le truppe delle repubbliche di Donetsk e Luhansk hanno completato l’azione delle forze russe con una spinta da est.
    A questo punto, le forze russe stanno lentamente stringendo la morsa, ma non sono più sotto la pressione del tempo. Il loro obiettivo di smilitarizzazione è quasi raggiunto e le forze ucraine residue non hanno più una struttura di comando operativa e strategica.
    Per quanto riguarda le repubbliche del Donbass, hanno “liberato” i propri territori e stanno combattendo nella città di Mariupol.
    In città come Kharkov, Mariupol e Odessa, la difesa è assicurata da milizie paramilitari. Sanno che l’obiettivo della “denazificazione” è principalmente rivolto a loro.
    Per un aggressore in area urbana, i civili rappresentano un problema. Questo è il motivo per cui la Russia sta cercando di creare corridoi umanitari per svuotare le città di civili e lasciare solo le milizie al fine di combatterle più facilmente.
    Al contrario, queste milizie cercano di mantenere i civili nelle città per dissuadere l’esercito russo dal venirvi a combattere. Ecco perché sono riluttanti a implementare questi corridoi e usano la popolazione civile come “scudi umani”. Come è ovvio, i video che mostrano civili che cercano di lasciare Mariupol e vengono picchiati dai combattenti del reggimento Azov sono censurati da noi.
    Su Facebook, il gruppo Azov era classificato come “individui e organizzazioni pericolosi”. Era quindi vietato glorificarlo e i “post” che gli erano favorevoli venivano censurati. Ma il 24 febbraio, Facebook ha cambiato la sua policy e ha permesso post favorevoli alla milizia. e, a marzo, ha autorizzato l’appello all’omicidio di soldati e leader russi negli ex paesi dell’Europa orientale.
    I nostri media diffondono un’immagine romantica della resistenza popolare. È questa immagine che ha portato l’Ue a finanziare la distribuzione di armi alla popolazione civile. Ma è un atto di propaganda criminale.
    Armando i cittadini in modo disordinato, come avviene ora, l’UE li trasforma in combattenti, e quindi anche in potenziali obiettivi. Inoltre, senza comando, senza scopi operativi, la distribuzione di armi porta inevitabilmente a regolamenti di conti, a banditismo e ad azioni più letali che efficaci. La guerra diventa una questione di emozioni. La forza diventa violenza. In più, quando si mandano armi a un paese in guerra, è come se dichiarassimo guerra.
    Se ci deve essere una resistenza, essa deve necessariamente essere guidata e strutturata. Invece, si fa esattamente il contrario: i cittadini sono spinti a combattere e Facebook permette appelli all’omicidio di soldati e leader russi. E’ un modo per usare la popolazione ucraina come carne da macello.
    Sarebbe stato più saggio avviare negoziati e così ottenere garanzie per la popolazione civile, piuttosto che aggiungere benzina sul fuoco. È facile essere combattivi con il sangue degli altri.
    È importante chiarire fin da subito che non è l’esercito ucraino che difende Mariupol, ma la milizia Azov, che è composta da mercenari stranieri.
    La missione russa dell’ONU a New York dichiara che “i residenti riferiscono che le forze armate ucraine hanno evacuato il personale dal reparto di maternità dell’ospedale della città di Mariupol e hanno istituito una postazione di tiro all’interno della struttura”.
    L’ospedale di Mariupol occupa una posizione dominante. Per questo è perfettamente adatto al posizionamento di armi anticarro e all’osservazione. Il 9 marzo, le forze russe colpiscono l’edificio. Secondo la CNN, ci sono 17 feriti, ma il filmato non mostra vittime . Si parla di bambini, ma in realtà non vediamo nulla. Ciò non impedisce ai leader dell’UE di vederlo come un crimine di guerra… Ciò consente, subito dopo, a Zelensky di invocare una no-fly zone sull’Ucraina. In realtà, non si sa esattamente cosa sia successo. Ma la sequenza degli eventi tende a confermare che le forze russe abbiano colpito una posizione del reggimento Azov e che il reparto maternità fosse libero da civili. Sembra che gli Ucraini abbiano riprodotto l’episodio del reparto maternità di Kuwait City nel 1990, che era stato integralmente artefatto e messo in scena dalla ditta Hill & Knowlton a fronte del compenso di 10,7 milioni di dollari al fine di convincere il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad intervenire in Iraq per l’operazione Desert Shield/Storm.
    Inoltre, i politici occidentali hanno accettato attacchi contro i civili nel Donbass per otto anni, senza adottare alcuna sanzione contro il governo ucraino. Da tempo siamo entrati in una dinamica in cui i politici occidentali hanno accettato di sacrificare il diritto internazionale al loro obiettivo di indebolire la Russia.
    Sembra che in alcuni paesi europei, i politici abbiano deliberatamente ignorato i loro servizi per rispondere ideologicamente alla situazione. Ecco perché questa crisi è stata irrazionale fin dall’inizio.
    I drammatici sviluppi a cui stiamo assistendo oggi hanno cause che conoscevamo, ma che ci siamo rifiutati di vedere:
    – a livello strategico, l’espansione della NATO
    – sul piano politico, il rifiuto occidentale di attuare gli Accordi di Minsk;
    – e sul piano operativo, i continui e ripetuti attacchi alle popolazioni civili del Donbass negli ultimi anni, e il loro drammatico incremento alla fine di febbraio 2022.
    Possiamo naturalmente deplorare e condannare l’attacco russo. Ma l’Occidente ha creato le condizioni per lo scoppio di un conflitto. Mostriamo compassione per il popolo ucraino e per i due milioni di rifugiati. Ma se avessimo avuto un minimo di compassione per lo stesso numero di rifugiati del popolo ucraino del Donbass massacrati dal loro stesso governo, che sono fuggiti in Russia nell’arco di otto anni, nulla di tutto questo probabilmente sarebbe accaduto.
    Questo conflitto ci ha portati all’isteria. Le sanzioni sembrano essere diventate lo strumento preferito della nostra politica estera. Se avessimo insistito affinché l’Ucraina rispettasse gli accordi di Minsk, tutto ciò non sarebbe accaduto. Ma né Macron (come garante e come membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite), né Scholz, né Zelensky hanno rispettato i loro impegni.
    L’Ue non è stata in grado di promuovere l’attuazione degli Accordi di Minsk. Non ha reagito quando l’Ucraina ha bombardato la propria popolazione nel Donbass. Se lo avesse fatto, Putin non avrebbe avuto bisogno di reagire. Assente dalla fase diplomatica, l’UE si è distinta per aver alimentato il conflitto.
    Il 27 febbraio il governo ucraino ha accettato di avviare i negoziati con la Russia. Ma poche ore dopo, l’Unione europea ha votato un finanziamento di 450 milioni di euro per fornire armi all’Ucraina, aggiungendo benzina sul fuoco.
    In Ucraina, con la benedizione dei paesi occidentali, chi è a favore di una negoziazione viene eliminato.
    Alla fine, il prezzo sarà alto, ma Putin probabilmente raggiungerà gli obiettivi che si era prefissato e i suoi legami con Pechino si sono consolidati. La Cina sta emergendo come mediatore del conflitto. Gli americani devono chiedere a Venezuela e Iran il petrolio per uscire dall’impasse energetica in cui si sono cacciati: Guaido lascia la scena per sempre, e gli Stati Uniti devono ritornare vergognosamente sulle sanzioni imposte ai loro nemici.
    I ministri occidentali che cercano di far collassare l’economia russa e che assicurano che il popolo russo soffra, o addirittura chieda l’assassinio di Putin, mostrano che i nostri leader non sono migliori di quelli che odiamo. Perché punire gli atleti paraolimpici russi o gli artisti russi non ha assolutamente nulla a che fare con una lotta contro Putin.
    Il nostro senso di umanità è a geometria variabile. Se eravamo così appassionati di pace e così affezionati all’Ucraina, perché non l’abbiamo incoraggiata di più a rispettare gli accordi che aveva firmato, quelli che anche i membri del Consiglio di Sicurezza avevano approvato?
    Il giornalismo si sta sempre più spogliando della professionalità per diventare attivista e militante…
    Più sproporzionate sono le sanzioni contro la Russia, più numerosi sono i casi in cui non abbiamo fatti che evidenziano il nostro razzismo e il nostro servilismo. Perché nessun politico occidentale ha reagito agli attacchi contro la popolazione civile del Donbass per 8 anni?
    Cosa rende il conflitto in Ucraina più criticabile della guerra in Iraq, Afghanistan o Libia? Quali sanzioni abbiamo adottato contro chi ha deliberatamente mentito davanti alla comunità internazionale per condurre guerre ingiuste, ingiustificate, ingiustificabili e omicide? Abbiamo cercato di “colpire” il popolo americano che ci ha mentito prima della guerra in Iraq? Abbiamo adottato una sola sanzione contro i paesi, le aziende o i politici che stanno armando il conflitto in Yemen, considerato la “peggiore catastrofe umanitaria del mondo”? Abbiamo punito i paesi dell’Ue che praticano la tortura più abietta sul loro territorio a beneficio degli Stati Uniti?
    Porre la domanda significa darci la risposta… E la risposta non è gloriosa.

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  23. Vabbè ma questo è accanimento.

    Dopo d’Arcais Cofferati.

    A quando Sabino Cassese?

    Domanda per anime belle (volendo si potrebbe girare anche a Cofferati).

    Ma se in un ipotetico futuro gli svizzeri di lingua italiana del Canton Ticino diventassero oggetto di pesanti rappresaglie militari (insomma li fanno fuori, a volte dandogli pure simpaticamente fuoco) da parte degli altri svizzeri (francesi e teteschi), e quindi dichiarassero l’indipendenza del Canton Ticino e chiedessero la nostra protezione militare contro le aggressioni degli altri svizzeri, e noi mandassimo l’esercito nel Canton Ticino e anche oltre il Canton Ticino per disarmare l’esercito svizzero, sarebbe un atto di aggressione alla Svizzera o di protezione degli svizzeri del Canton Ticino che non vogliono essere appicciati?

    Certo mi rendo conto che messa così la domanda è di una complessità che stroncherebbe Gramellini.

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    • @ale
      Vedi che succede a leggere la Pravda?
      Non si diventa ciechi per fortuna, ma si arriva a fare ricostruzioni storiche che neanche Lavorv dopo un paio di bottiglie di vodka.

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      • Tuttoguasto
        Sfortuna che in itagglia ci sono tanti rimba mbiti come te, altrimenti il governo draghi non avrebbe avuto la possibilità di esistere.
        Intanto tu continua leggere il Giornale e la Stampa
        Li puoi trovare tutte le informazioni che ti servono,

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      • Tuttoguasto
        Divertiti, Martedì il London Metal Exchange (LME) ha annullato il commercio di nichel dopo un aumento senza precedenti del 250% dei prezzi innescato dalle sanzioni occidentali contro la Russia.

        I prezzi del metallo, utilizzato principalmente nell’acciaio inossidabile, sono saliti a un record superiore a $ 100.000 a tonnellata nel mezzo di una breve stretta violenta, la più grande in assoluto del LME.

        L’exchange di 145 anni ha risposto interrompendo gli scambi e in un aggiornamento successivo ha annunciato l’annullamento di tutti gli scambi e il differimento della consegna di tutti i contratti regolati fisicamente. Il contratto è stato sospeso a $ 80.000 per tonnellata.

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  24. Paolo, il problema è che pretendiamo di avere certezze, sicurezze e verità indubbie, su una situazione complicata, alterata e contraffatta da propaganda in guerra sulla guerra, che riguardano paesi, Ucraina e Russia, distanti da noi, non solo geograficamente, ma come storia, cultura, mentalità. ….E pensiamo di poter costruire la nostra verità da difendere in modalità tifo, sulla base di notizie ed informazioni diffuse da chi non è mai stato all’ altezza del compito, tanto che della nostra tragica storia italiana, devastata da anni di strategia della tensione, stragi, omicidi e collusioni e complicità delinquenziali, ancora non abbiamo alcuna conoscenza certa, alcuna verità, alcuna condanna di colpevoli, sia come manovalanza che come mandanti nazionali ed internazionali! Allora io andrei cauto con le verità perché se la nostra storia brancola ancora nel buio, forse è velleitario e presuntuoso azzardare giudizi insindacabili sulle verità altrui, di paesi e popoli sconosciuti! La diffusione di notizie alternative ai media ufficiali, con propensione accertata alla menzogna, alla mezza verità o alla manipolazione delle vicende nostrane, di un drammatico e difficile passato, o del passato e presente politico, con i vari protagonisti e scontri a favore di telecamere, nei talk show, cui si è ridotta la politica, dovrebbe essere lo strumento utile ad ognuno di noi per provare a capire con l’ occhio attento e prudente del dubbio, piuttosto che con la cecità della fede. …..dove ovviamente ognuno ha i suoi sacerdoti, in buona fede o in dolo! Chi fa analisi oggettiva di una situazione complessa, offre un mezzo di lettura e prova a superare la semplificazione, tipica della propaganda che tende alla parzialità, da tifosi che si menano fra sé, più gestibili ed innocui, di chi dubita, si interroga…..trasformare tifosi in belligeranti ed il conflitto in odio, è un meccanismo noto, di prassi, propedeutico ad ogni guerra…non prestarsi coltivando il dubbio, la tolleranza, il rispetto, la considerazione e l’ ascolto del diverso da te, è la più ferma testimonianza di pace! L’ attuale modalità di dibattito, con linguaggio, forma mentis, intolleranza e scontro su una guerra che potrebbe portare ad una catastrofe, con milioni di morti , noi compresi, fa purtroppo venire il dubbio di essere tutti dei guerrafondai, un delirio da insano desiderio di morte dove ognuno si fida e si affida al suo vate guida da suicidio collettivo! La mediatizzazione meschina di un dramma che rischia di essere il nostro è

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  25. La mediatizzazione di un dramma che rischia di essere il nostro, non è solidarietà e compassione, per popoli vittime di una guerra, è cinismo da cui l’ unica parola di pace sarebbe fermiamoli e fermiamoci!

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  26. «Ucraina, la Russia accelera

    Ieri mentre Biden faceva le sue prove d’odio antirusso in Polonia, una salva di missili ha completamente distrutto un enorme deposito di carburante ad appena 130 chilometri di distanza dal luogo dove si trovava la famigerata banda Nato che avrebbe anche potuto vedere il fungo di fumo che si alzava dal deposito: si è trattato probabilmente di un monito per il delirio di parole demenziali a cui il mondo assiste attonito, ma nella giornata anche altre cisterne sono state distrutte, di cui una nei pressi di Kiev. Da venerdì si è intensificata da parte russa la distruzione di depositi di carburante, di munizioni e di armi per accelerare la caduta definitiva dell’esercito ucraino. La tattica sembra funzionare qui è là attorno a Kiev i reparti cominciano arrendersi per mancanza di carburante e di munizioni ( in questo video la resa di un reparto con a capo un tenente colonnello) mentre nella zona di Izyum è in corso un massiccio attacco che ha tagliato le linee di rifornimento delle turppe ucraine facenti parte dell’armata del Donbass che sono in pratica le uniche unità con qualche reale capacità residua e sono anche quelle dove molti reparti sono formati da uomini del Pravy Sector che impediscono sotto minaccia la resa. A Mariupol si sta facendo la pulizia dell’area dell’acciaieria Azov e ci sono video che testimoniano della fuga in abiti civili delle bande naziste ( qui di può vedere uno dei loro comandanti catturati mentre cercava di sgattaiolare fuori della morsa in abiti civili e qui due soldati che cercavano di fare la stessa cosa): la liberazione totale è vicina.

    Lunghe colonne di mezzi corazzati stanno scendendo da nord evidentemente per rafforzare le posizioni intorno a Kiev e Chernuhiv per portare un attacco finale e isolare completamente le due città. Nel frattempo l’artiglieria sta ammorbidendo il velo di truppe ucraine ad est di Odessa per cominciare a risolvere anche questo nodo. Insomma è possibile che nei prossimi giorni gran parte delle restanti difese ucraine finisca per collassare per mancanza di munizioni e di carburante. Lo scopo principale dei russi è quello di decapitare l’Ucraina della forte colonna di golpisti che si è impadronita del Paese e lo ha gestito negli ultimi 8 anni portandolo alla rovina: conoscendo bene la Nato e i suoi metodi Putin sa bene che solo facendo mancare l’acqua al mulino dei creatori di caos sarà possibile possibile creare l’Ucraina neutrale che la Russia vuole. A questo proposito c’è da registrare che da questo punto di vista Zelensky è abbastanza utile ad entrambe le parti: agli Usa per tentare di farne una sorta di Guaidò e continuare a tenere la brace accesa sotto la cenere anche se gran parte del veleno nazista sparso a piene mani in questi anni, sarà eliminato e alla Russia per avere qualcuno con cui trattare. Straordinario che un pagliaccio drogato fino alla punta dei capelli ( come Hunter Biden del resto) sia alla fine diventato un personaggio chiave, ma che deve destreggiarsi ( e mai parola è stata più appropriata) per sopravvivere a una bufera nella quale si deve guardare più dagli amici che dai nemici: in qualsiasi modo si sbilanci è un uomo morto.

    Insomma tutto sta dimostrando che alla fine la propaganda non cambia la guerra perché da una parte ci sono fatti e dall’altra ci sono narrazioni attentamente studiate per suscitare reazioni e motive, ma completamente insussistenti sul piano fattuale. Per esempio le sciocchezze sul fatto che la Russia stia perdendo la guerra e dunque si appresti ad usare armi atomiche, tutte chiacchiere senza senso delle quali viene imbottito il cervello della gente. Inventano in continuazione qualsiasi cosa pur di nascondere il fatto che la vicenda ucraina rischia di affossare la Nato e sta dando un colpo formidabile alla credibilità occidentale. Una volta che la Russia avrà raggiunto i suoi obiettivi e si scoprirà che la narrativa occidentale era carta straccia macchiata di sangue, come del resto lo è stata e lo è la guerra vaccinale.».

    PS: ops, un altro come me cui gli hanno tolto “l’argomento”; poi c’è quel demente di Zhok; c’è persino Travaglio tra gli ossessionati: ma quanti siamo?

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  27. “si arriva a fare ricostruzioni storiche che neanche Lavorv”

    Veramente è la prassi. Si è bombardato Milosevic per proteggere il Kosovo. Gheddafi per proteggere la Cirenaica. Saddam per proteggere il povero Kuwait. E Putin bombarda Zelensky per proteggere il povero Donbass.

    Solo che le prime tre sono missioni umanitarie e la quarta è una macelleria messicana.

    Ora, come diceva De Niro, se questo sta bene a te, non sta bene a me.

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    • “E Putin bombarda Zelensky per proteggere il povero Donbass”.
      Donbass che è territorio UCRAINO. Come lo era la CRIMEA.
      Ma non ci addentriamo, per favore, nel capitolo Donbass, che so già TUTTO quello che mi dirai.
      Buonanotte

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  28. Io piuttosto che addentrarsi nei vari capitoli di una storia che sembra recente, ma così non è, e sarebbe sufficiente andare a leggere documenti e dichiarazioni degli attori in campo risalenti al 2021 ed oltre, nei vari summit, incontri, ecc, tanto per avere un quadro meno “emotivo” da scontro e più attinente alla realtà dei fatti, mi farei un paio di domande: perché su un argomento/problema che richiedeva un’ informazione puntuale, critica, imparziale ed obiettiva, si è invece spinto per lo scontro, con la stessa classica modalità di buttare tutto in caciara, che è esattamente l’ antitesi di informare? Non vi viene il dubbio che una certa narrazione abbia come uso pretestuoso il dramma di popoli e vittime, che vivono e subiscono la peggiore condizione possibile, cioè la guerra, per far accettare agli italiani qualcosa di inaccettabile? Se solo 6 mesi fa qualcuno vi avesse detto che lo Stato italiano era pronto a spendere in armi 13 miliardi di euro, invece di aiutare famiglie, imprese e lavoratori, lo avreste/avremmo inseguito con i forconi, mentre ora l’ indicibile è possibile, perché c’è una guerra, le persone hanno paura ed occorre armarsi, ed armare la Nato per difendersi, si alimenta il terrore, l’ insicurezza e si può tutto. …..e fra qualche mese qualcuno inizierà a dire che per una reale indipendenza ed autosufficienza energetica occorre il nucleare, quello bocciato dagli italiani con il referendum. ……la suggestione attraverso i media che fanno il loro sporco lavoro, è ovviamente organizzata e funzionale a far accettare agli italiani, che non sono in guerra con nessuno, l’ idea che quanto di impensabile ,fino a pochi mesi fa, e la loro netta contrarietà al nucleare, si può ottenere senza alcuna opposizione o protesta, perché la paura genera immobilismo, altera il pensiero critico, genera faziosità, intolleranza, scontro, mentre altri agiscono indisturbati perseguendo i loro veri scopi. ……la paura della morte è l’ arma più potente per redimere e lasciare che paternalisticamente qualcuno dall’ alto decida per noi……invece di scontrarsi sulle vicende ucraine, bisognerebbe buttare un occhio anche al cortile di casa….eppure sul modus operandi dovremmo essere esperti, la politica politicante lo persegue da 70 anni……possibile che non vi venga alcun dubbio?

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  29. “perché su un argomento/problema che richiedeva un’ informazione puntuale, critica, imparziale ed obiettiva, si è invece spinto per lo scontro, con la stessa classica modalità di buttare tutto in caciara, che è esattamente l’ antitesi di informare?”

    Ma la cosa grave è che non c’è nemmeno lo scontro.

    Magari ci fosse almeno uno scontro!

    Piccolo esempio.

    Nel 1914, quando era cominciata una guerra mondiale vera (non questa roba da Giletti), in Italia ci si divideva tra interventisti (la casa reale), non interventisti (la maggioranza del parlamento), chi avrebbe voluto intervenire al fianco di Germania e Austria-Ungheria, chi avrebbe voluto cambiare alleanza e passare con Francia e Gran Bretagna.

    Insomma, si discuteva! Ci si divideva! Ci si insultava! Era un paese vivo! Era un paese indipendente!

    Oggi siamo una landa deserta. Un paese di servi. Con un parlamento di servi. E un’informazione di servi.

    E i servi non si scontrano ma ubbidiscono.

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