Negli ultimi due anni il finanziamento pubblico ai giornali è raddoppiato

Con la pandemia i contributi all’editoria sono saliti a 386 milioni. Non hanno fermato la crisi, ma verranno “stabilizzati”. La stampa italiana negli ultimi due anni è stata ampiamente tutelata da fondi pubblici. Come descrive il rapporto del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria – “Il sostegno all’editoria nei principali Paesi d’Europa” – i finanziamenti pubblici sono passati da 175,6 milioni a 386,6, con un incremento del 120% [..]

(DI SALVATORE CANNAVÒ – ilfattoquotidiano.it) – La stampa italiana negli ultimi due anni è stata ampiamente tutelata da fondi pubblici. Come descrive il rapporto del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria – “Il sostegno all’editoria nei principali Paesi d’Europa” – i finanziamenti pubblici sono passati da 175,6 milioni a 386,6, con un incremento del 120%.

Si tratta di una tendenza comune ad altri Paesi europei, scaturita dall’emergenza Covid che non ha frenato la caduta delle copie in edicola.

I “sostegni diretti”, il tradizionale finanziamento pubblico ai giornali, sono rimasti su circa 88 milioni. Di cui 71 diretti a quotidiani e periodici diffusi in Italia, mentre il resto si divide tra minoranze linguistiche, giornali diffusi all’estero, contributi a giornali per non vedenti o ipovedenti e anche per associazioni di consumatori. In questa categoria si trovano i finanziamenti improbabili a quotidiani come Il Foglio (933 mila euro l’anno, dati del 2020), Libero (2,7 milioni), giornali semi-clandestini come l’Opinione (481 mila euro) o il Secolo d’Italia (467 mila euro), organi della stampa cattolica come l’Avvenire (2,5 milioni l’anno) o Famiglia Cristiana (3 milioni) fino a vere cooperative come il manifesto (1,5 milioni).

Esistono poi i “sostegni indiretti” che dai 91 milioni del 2019 scendono ai 64,5 del 2021, ma per effetto della riformulazione delle voci a seguito dei contributi Covid. In questa sezione la parte preponderante continua a essere mantenuta dalle “Tariffe postali agevolate” che nel 2021 ammontano a oltre 51 milioni. Si tratta degli sconti applicati alle spedizioni delle aziende editoriali. A questa voce, dal 2020, si è aggiunto il sostegno alle scuole per l’acquisto degli abbonamenti, circa 14 milioni leggermente ridotti nel 2021 e frutto dell’attività di pressione dell’Osservatorio Giovani-Editori diretto da Andrea Ceccherini e costruito con il sostegno dei grandi gruppi, da Rcs a Sole 24 Ore fino al gruppo Riffeser Monti.

Il salto di qualità avviene però con l’emergenza Covid che introduce nel sistema dei sostegni indiretti un flusso di 143 milioni supplementari nel 2020 che salgono a 232,9 nel 2021. Le voci più significative sono costituite dal “Credito di imposta per la distribuzione” delle testate (60 milioni) dal “Credito di imposta sugli investimenti pubblicitari” fatti nei quotidiani e periodici (90 milioni), il “Credito di imposta per l’acquisto della carta” (30 milioni) e un più piccolo e poco adeguato “Credito di imposta alle edicole” (solo 15 milioni per il ganglio fondamentale della diffusione). Particolarmente favorevole per i grandi editori è poi la “Forfettizzazione delle rese al 95%” per cui l’Iva agevolata del 4% si applica solo al 5% delle copie.

Le misure emergenziali sono legate al Covid, ma è probabile che saranno stabilizzate. Lo si è visto nel modo in cui il Dipartimento, e alcuni quotidiani, hanno mostrato il paragone con gli altri Paesi oggetto dello studio (Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Norvegia, Svezia e Italia) per evidenziare la scarsità di risorse in Italia: lo 0,014% in rapporto al Pil in Italia contro lo 0,017 in Francia, lo 0,021 in Norvegia o lo 0,041 in Danimarca. Differenze minime in un paragone tra Paesi troppo diversi (memorabile la distinzione tra i modelli “mediterraneo”, “corporativo”, “liberale” proposta dallo studio di Paolo Mancini e Dan Hillin).

Anche perché da questi dati manca la valutazione di due voci rilevanti. Il 4% di Iva agevolata per l’editoria, che significa un bonus del 18% (rispetto all’aliquota massima del 22%) sul fatturato. Per i tre primi gruppi (Cairo, Gedi e Mondadori) che nel 2020 hanno realizzato 2 miliardi di fatturato, si tratta di un risparmio di 360 milioni. E i prepensionamenti. La voce è misteriosa, ma nel rapporto del Dipartimento si legge che tra il 2014 e il 2027 le varie misure di rifinanziamento del “Fondo straordinario per gli interventi di sostegno all’editoria” hanno comportato uno stanziamento pubblico complessivo di 1 miliardo e 813 milioni: sui 14 anni presi in considerazione si tratta di 130 milioni all’anno. Il finanziamento pubblico all’editoria è quindi molto più alto di quanto dichiarato. Il guaio è che la qualità della nostra informazione non ne ha risentito in alcun modo.

8 replies

  1. BASTA FINANZIAMENTO PUBBIICO AI GIORNALI !!11!1!1 BERGOGNAAAA!!111
    QUANDO ARRIVEREMO LI, APRIREMO LA SCATOLA DI TONNO, CONTROLLEREMO TUTTO TUTTI TUTTI TUTTI TITTI !!

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  2. Ogni regime che si rispetti si regge sulla propaganda, e la propaganda costa, ma rende poi al potere quello che la pubblicità rende al commercio, per cui ne vale la pena (per loro).
    Poi ci si chiede come mai alle conferenze stampa di draghi i dattilografi non riescono a smettere di applaudire…

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  3. Troviamo insieme un buon motivo per capire come mai uno stuolo di sguatteri diventati ricchi, famosi e sufficientemente potenti per il servizio svolto a favore della élite politica che sta distruggendo il paese dovrebbe redimersi. Scartiamo subito le crisi di coscienza: si tratta di sentimenti propri degli esseri umani che di coscienza ne sono provvisti. Questa è gente capace di qualsiasi azione pur di manipolare la massa.

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