Benevento: ma cosa c’è nei video nell’inchiesta sulla pedofilia che coinvolge don Nicola De Blasio? 

(Piero Rossano – corriere.it) – Emergono anche particolari che gli stessi investigatori non esitano a definire «raccapriccianti», come violenze e abusi sessuali su neonati, dalle indagini alla base della vasta operazione degli agenti del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Torino contro la diffusione di materiale pedopornografico online che è sfociata in tre arresti e in 26 perquisizioni domiciliari in molte regioni.

Si tratta della stessa indagine che ha visto il coinvolgimento e l’arresto di un sacerdote della Diocesi di Benevento, don Nicola De Blasio, direttore della Caritas locale e ai domiciliari dalla scorsa settimana. Il sacerdote si è poi dimesso dalla carica ed ha lasciato la parrocchia.

Le perquisizioni e i sequestri di materiale pedopornografico, migliaia di file e contenuti multimediali, oltre che in Piemonte sono avvenute anche in Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto. Ventisei, in totale, i decreti di perquisizione domiciliare nei confronti di altrettante persone emessi dal Gruppo Criminalità Organizzata e Reati Informatici del tribunale di Torino.

I canali di messaggistica

Già dallo scorso mese di febbraio i poliziotti avevano attivato un servizio di monitoraggio su una piattaforma di messaggistica che vantava garanzie di ampio anonimato per gli utilizzatori, concentrando la propria attenzione su alcuni canali aperti, frequentati prevalentemente da utenti italiani.

Agenti “infiltrati” nel perverso meccanismo scoperto hanno instaurato un rapporto di fiducia con gli interlocutori che di volta in volta si mostravano interessati allo scambio di materiale. Quindi gli investigatori hanno lavorato sulle tracce informatiche lasciate in rete dagli internauti, che hanno consentito la loro identificazione.

Il materiale illegale sequestrato, altamente diversificato per categorie, conteneva – come detto – anche contenuti «raccapriccianti» ritraenti vere e proprie violenze sessuali in danno soprattutto di neonati.

La «mente» era un minorenne pugliese

Oltre che nei confronti del sacerdote della Diocesi di Benevento, nel cui domicilio è stato rinvenuto materiale definito «copioso», le misure cautelari sono scattate nei confronti di un tecnico informatico di 37 anni residente in Piemonte e di un cittadino pugliese di 18 anni, ritenuto il creatore del canale a pagamento oggetto dei primi accertamenti e all’epoca dei fatti ancora minorenne.

È uno studente della provincia di Bari, finito in carcere con l’accusa di detenzione e diffusione di ingente quantità di materiale pedopornografico. L’indagine ha infatti individuato un ambiente chiuso, pubblicizzato dal proprio promotore, in cui veniva divulgato materiale pedopornografico previo pagamento di una somma di denaro che abilitava all’iscrizione al canale.

Il ragazzo pugliese, dagli accertamenti svolti in collaborazione con i colleghi della Polizia postale di Bari, è risultato essere il gestore di questo canale attraverso il quale, su richiesta degli utenti, si procurava dal dark web materiale pedopornografico per poi rivenderlo, facendosi pagare l’iscrizione al canale e anche il singolo materiale.

1 reply

  1. La mancanza di commenti indica la reticenza con cui ancora (non) si parla di preti che delinquono.
    Immaginare cosa si sarebbe scatenato se a comparire in una simile inchiesta fosse stato il figlio di Salvini, marito della Meloni o la moglie di Letta. Per non palare di qualsivoglia parente di Conte.
    Eppure un sacerdote- e per di più con la chiave della…dispensa e dei soldi ed in una posizione tanto sensibile- dovrebbe essere additato al pubblico ludibrio millante volte di più di un normale cittadino per la posizione che occupa, la sua consacrazione, il messaggio che incarna ed il credito che gli viene concesso.

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