(Massimo Gramellini – corriere.it) – L’incomunicabilità tra conviventi non è prerogativa dei coniugi: esiste anche nella casa scombiccherata che va dai nostalgici di Blair a quelli dell’Urss e che per abitudine e approssimazione ci accomodiamo a chiamare ancora Sinistra. A ogni svolta più o meno decisiva, questo connubio di individualisti che si credono altruisti va a picco tra reciproche accuse di arroganza e una caccia ai traditori guidata quasi sempre da un traditore. Dopo la carica dei 101 grandi elettori che impallinarono Prodi, ormai più famosi dei cani di Crudelia, adesso tocca ai 16 (la Storia si ripete in forme più stitiche) che hanno affondato il disegno di legge Zan contro l’omotransfobia a causa della fobia che molti di loro provano per gli alleati, facendo mancare i voti a un provvedimento d’aula che in gergo è chiamato “tagliola”, forse nella presunzione che a cascarci dentro potessero essere delle volpi e non, come invece è stato, i soliti polli. Per evitare l’ennesima figura barbina sarebbe bastato che i variopinti inquilini della casa facessero qualcosa non di sinistra, ma di inedito: parlarsi. Discutere, litigare, mediare e poi uscirsene fuori con un accordo di compromesso che, non accontentando nessuno, potesse venire condiviso da tutti. Uno sforzo evidentemente superiore alle forze di questa congrega di “Lei non sa chi sono Io” e di “Lei non sa che sono Dio”, specializzati nel presentarsi agli appuntamenti con la sconfitta in ordine sparso: Renzi in Arabia e gli altri, come sempre, su Marte.