Silvio, lascia stare il Colle: non ci arriverai mai

(Lavinia Rivara – la Repubblica) – Silvio Berlusconi sembra crederci davvero, vuole coltivare fino in fondo l’illusione di poter concludere la sua lunga, controversa e divisiva stagione politica insediandosi al Quirinale come successore di Sergio Mattarella. Il suo ritorno in doppiopetto sulla scena politica, il tentativo di ritagliarsi ancora un ruolo da mattatore alla riunione del Ppe a Bruxelles e la presenza al vertice del centrodestra, dove ha ottenuto un prima via libera da Matteo Salvini e Giorgia Meloni, confermano che sì, il Cavaliere vuole provarci sul serio.

Per questo blandisce i suoi alleati sovranisti, evitando di infierire dopo gli evidenti fallimenti dell’ultima tornata elettorale, bacchettando o ignorando le proteste e le insofferenze dei suoi ministri anti-sovranisti. E di fronte ai posizionamenti anti-europei di Lega e Fratelli d’Italia garantisce per loro (ammettendo implicitamente che qualche problema lo pongono) davanti ai leader dei Popolari europei.

E si spinge fino a dire che sì, Mario Draghi sarebbe un ottimo presidente della Repubblica, ma forse è meglio che resti dov’ è, per il bene del Paese. Ma soprattutto perché sarebbe l’avversario più ingombrante per la corsa al Quirinale. Ma tutti sanno che l’ascesa al Colle più alto è destinata a restare solo un sogno per Berlusconi. Lo sanno i suoi alleati e anche i suoi fedelissimi, ma nessuno glielo dice apertamente, soprattutto per convenienza.

E il problema non sono solo i numeri in Parlamento, che comunque difettano. Non basta certo l’ultima assoluzione da parte del tribunale di Siena per uno dei tronconi del Ruby ter per ripulire l’immagine del Cavaliere. Intanto perché resta in piedi il filone principale del processo e poi perché l’ex premier ha comunque già subito una condanna definitiva per frode fiscale nel procedimento sui diritti Mediaset, anche se dopo la decadenza da senatore e dopo aver espiato la pena in affidamento ai sevizi sociali, il tribunale gli ha concesso la riabilitazione.

Senza contare l’inchiesta sulle stragi del ’93 per cui è ancora indagato. Ma oltre il mero quadro giudiziario c’è molto altro. Se Berlusconi dovesse diventare presidente della Repubblica si ritroverebbe anche a ricoprire il ruolo di capo del Csm, a governare quella stessa magistratura contro cui si è scagliato per un ventennio, accusandola di usare la giustizia a fini politici e dalla quale ha cercato di sfuggire con tutte le armi che ha avuto a disposizione, comprese le cosiddette leggi ad personam.

Che hanno operato anche a difesa del suo impero economico, accrescendo di giorno in giorno l’evidenza di un gigantesco conflitto di interessi. Berlusconi ha rivoluzionato nel bene e nel male la scena politica italiana e questo nessuno lo nega, ma lo ha fatto sempre da uomo di parte. E peraltro anche la sua stella politica da tempo ormai si è appannata, ha perso consensi nel Paese e appare sempre più come una immagine che si dissolve in lontananza, una figura del passato.

Senza contare gli scandali, anche quelli penalmente non rilevanti: i giornali di tutto il mondo hanno raccontato le cene eleganti di Arcore, le escort di Giampi Tarantini, il caso Noemi Letizia. Un profilo lontano anni luce da quello che serve per ambire a ricoprire la carica più alta dello Stato ed esercitare il ruolo di garante della Costituzione. Perché un conto è il riconoscimento del ruolo politico, altro sono le massime istituzioni della Repubblica.

6 replies

  1. Brava Lavinia, così nessuno può accusare repubblica di essere silente.

    Chi, noi? Noi di repubblica non denunciamo questa proposta indecente di B. al colle? Eccoti il pezzo di Lavinia!

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  2. Un giornale degno di essere comprato deve titolare a caratteri cubitali
    “FUORI LA MAFIA DALLO STATO”
    Non fare articoletti soporiferi da salottieri annoiati e letti tra una partita di burraco e un flut di bollicine.

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  3. È ovvio che Berlusconi non andrà al Quirinale, solo l’ennesimo osso buttato per distrarci e dividerci ulteriormente.

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  4. Non vedo l’ora di essere diviso da gente che vorrebbe una simile conferma di quanto l’Italia sia una latrina ontologica.

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