Oltre al danno la beffa

(Antonio Corradini – SulSud) – Ricordate il temporale di due giorni fa?

Quelle che vedete in foto sono le dirette conseguenze.

Si tratta dello scarico di bypass dell’impianto di trattamento acque reflue di Coroglio, lo stesso che provocò il divieto di balneazione a seguito dell’acquazzone dello scorso 18 Luglio. In soldoni, le acque che vengono raccolte attraverso le reti fognarie e collettate fino ai depuratori sono costituite dall’insieme delle acque reflue domestiche, industriali e meteoriche. Durante un acquazzone, la portata di acqua alle reti fognarie è spesso superiore a quella prevista, e il sistema, per evitare danni alla rete fognaria, prevede sfioratori che scaricano reflui non trattati in mare. L’immagine in foto, scattata dai volontari del CSI Gaiola Onlus, è fin troppo eloquente (ancora oggi ci sono persone che utilizzano il wc come un inceneritore, senza immaginare le conseguenze che ne derivano: assorbenti, cicche di sigarette, cotton fioc…).

E se le condizioni di salute del Golfo possono sembrare a dir poco precarie, il futuro che l’attende sembra essere tutt’altro che roseo. Il Programma di Risanamento Ambientale e di Rigenerazione Urbana di Bagnoli (PRARU) prevede di far confluire tutti gli scarichi di piena del bacino idrografico occidentale di Napoli all’interno del Sito di Importanza Comunitaria / Zona Speciale di Conservazione IT8030041 “Fondali marini di Gaiola e Nisida” della Rete Natura 2000.In sintesi, come riportato dal CSI Gaiola Onlus, il Progetto prevede: – Apertura di un secondo scarico di Bypass sotto costa sulla spiaggia di Coroglio in aggiunta all’attuale tunnel di Bypass dell’Impianto di Coroglio che sfocia nei pressi di Cala Badessa. – Potenziamento della portata delle condotte sottomarine, sfocianti a -40 m nei pressi della Secca della Badessa, che confluiranno in loco scarichi che contrariamente ad oggi bypasseranno completamente l’impianto comportando la fuoriuscita sui fondali di materiale praticamente non trattato.Per quanto si riscontra che siano stati inseriti degli adeguamenti tecnici atti a potenziare la capacità di trattamento dell’impianto di Coroglio, portando da 6,2 m3/s a 9,00 m3/s la soglia di portata oltre la quale si avrà il by-pass diretto in mare con innalzamento a 10 QNM della soglia di diluizione degli scarichi in battigia, risulta tuttavia totalmente anacronistica la soluzione di lasciare e addirittura raddoppiare gli sfiori a mare sotto costa in un’area di tale valenza ambientale, naturalistica, paesaggistica e culturale.

L’area tutela habitat marini di prioritaria importanza, unici nel settore costiero cittadino, ad iniziare da tre estesi banchi di Coralligeno (la comunità biologica più importante del Mediterraneo assieme alla Posidonia oceanica, tutelata dalla Dir. Habitat e dalla Conv di Barcellona – Fig 6), nonchè innumerevoli rilevanze archeologiche del primo secolo a.C., il tutto in un paesaggio costiero tra i più belli al mondo cinto dalle alte falesie di tufo giallo napoletano. Non a caso l’area marina è soggetta a vincoli di tutela sia nazionali (L. 394/91) che comunitari (Dir. Habitat 92/43 CEE). Già oggi la presenza dello scarico di bypass dell’impianto di trattamento acque reflue di Coroglio di Cala Badessa rappresenta una spina nel fianco per la tutela e valorizzazione dell’intero settore costiero. Basti ricordare l’interdizione alla balneazione avvenuta quest’anno in piena stagione balneare per l’entrata in funzione delle scarico di ByPASS a seguito dell’acquazzone estivo del 18 Luglio. Apprendere che le tanto attese opere di risanamento ambientale del PRARU prevedono l’apertura di un nuovo ulteriore scolmatoio fognario sotto costa ed il potenziamento degli scarichi sottomarini, sempre nello stesso tratto di costa, è davvero sconfortante – commenta la onlus. In pratica per la Bonifica del SIN si rischia di compromettere per sempre il SIC e l’AMP di Gaiola.

La settimana scorsa a seguito parere negativo del CSI Gaiola c’è stata una riunione con il gruppo di Progettazione di INVITALIA. Alla riunione era presente il Direttore del Parco Maurizio Simeone con il Professor Giovanni Fulvio Russo, docente di Ecologia marina dell’Università Parthenope di Napoli. E’ stata da entrambi ribadita la posizione di grande preoccupazione per le sorti di quello che di fatto è lo specchio di mare di maggiore rilevanza della costa napoletana, sotto ogni punto di vista. Il Prof. Russo ha messo in evidenza come la compromissione delle comunità biologiche presenti possa avere una ripercussione lungo la catena alimentare sulla stessa salute umana, nonchè ovviamente su tutto il comparto economico legato alla risorsa mare ed in primis la pesca ed itticoltura (proprio a Coroglio vi è un importante impianto di Mitilicoltura).E’ stato messo anche in evidenza il fatto che la progettazione dei nuovi scarichi in mare non è stata preceduta da opportuni studi oceanografici, correntometrici e naturalistici che avrebbero potuto da subito indirizzare la progettazione su scelte più oculate e meno impattanti.

Il Parco ha già scritto al Ministero della Transizione Ecologica, responsabile per quel che riguarda la conservazione dei siti di importanza comunitaria ed aree marine protette, nonchè al Ministero per il Sud, responsabile del Procedimento per la Bonifica di Bagnoli.

La parola ora passa al prossimo sindaco di Napoli, nuovo responsabile, per decreto del Governo, della rigenerazione di quel paradiso deturpato dall’uomo chiamato Bagnoli.

2 replies

  1. Articolo fin troppo tecnico, ma…

    (ancora oggi ci sono persone che utilizzano il wc come un inceneritore, senza immaginare le conseguenze che ne derivano: assorbenti, cicche di sigarette, cotton fioc…).

    Ecco, perché alla lunga, penso sia un problema culturale: chi lo spiega, a costoro, che il WC NON SIA appunto un “inceneritore”? Nessuno, ecco il problema! Son cose che dovrebbero essere spiegate a tutti sin dall’asilo. Viene fatto? Mi sa di no: ai miei tempi, decenni fa, non c’era educazione civica, e certe cose erano pura fantascienza dunque non so oggi, ma partendo dal presupposto che la risposta sia “Manco peggnènte!”, mi domando quindi di che ca§§o ci si lamenti, poi… Certe cose basilari dovrebbero essere appunto spiegate per bene sin dalle scuole inferiori. 🤷🏼‍♂️

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    • veramente, se fosse come è scritto nell’articolo, allora vuole dire che l’impianto di raccolta
      delle acque nere è fatto da un incompetente
      i rifiuti solidi in esse presenti, generalmente, vengono filtrati con “reti” a maglie non troppo larghe
      in modo che non arrivino al vero impianto di trattamento delle acque, nel quale, le parti rimanenti
      più piccole vengono fatte decantare e poi fatte precipitare grazie a reagenti trasformandole in fanghi,
      prima che le acque subiscano, alla fine, la sanificazione grazie ad altri reagenti.

      se la tracimazione di sicurezza (il by-pass è altra cosa, generalmente negli impianti viene usato
      per poter fare manutenzione sulle pompe o in caso di loro guasto) fa tracimare quella immondizia
      nella parte che permette la fuoriuscire delle acque chiarificate, vuole dire che quanto scritto sopra manca,
      da qui il giudizio d’incompetenza.

      senza contare che oltre la parte solida è fuoriuscita a mare pure quella liquida o semiliquida.

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