Ma davvero a voi questa sembra «normalità»?

Dall’immunologa Antonella Viola a Mariastella Gelmini, la parola d’ordine è trasformare in ordinarietà lo stato d’eccezione. Così, finisce per apparirci scontato vivere in un regimetto, che oscilla tra restrizioni e minime concessioni.

(Francesco Borgonovo – laverita.info) – All’improvviso, è tutto risolto, tutto va bene. L’immunologa Antonella Viola, durante la manifestazione letteraria Pordenonelegge (oggi, come noto, i medici affollano anche gli eventi culturali) annuncia raggiante: «Siamo già fuori dalla pandemia. Ci siamo svegliati in un nuovo giorno in cui conviviamo con un nuovo virus e di conseguenza ogni tanto dovremmo usare le mascherine nei luoghi chiusi, dovremmo usare i green pass ancora per un po’, ma abbiamo avuto un’estate normale, siamo qui a chiacchierare tranquillamente». Una estate normale, dice lei. Viene da chiedersi come mai, allora, per settimane e settimane, proprio durante il periodo estivo, i principali quotidiani ci abbiano ripetuto che eravamo ancora in piena emergenza, che si stava rischiando grosso, che molte regioni erano a un passo da una nuova chiusura, che gli scriteriati no vax stavano spargendo morte a manciate.

Ora, però, apprendiamo che è tutto a posto. È bastato introdurre il green pass e poi il super green pass per risolvere
magicamente ogni problema. Pure le vaccinazioni, ora, procedono che è un piacere. «Code negli hub per immunizzarsi e ottenere il certificato», titola arzilla Repubblica. «Più 35% di prime dosi», rincara. Il generale Figliuolo sbandiera un fantastico aumento del 40% delle punture. Che cosa ci sia da vantarsi non è chiarissimo: se obblighi le persone a vaccinarsi (perché il super green pass è di fatto un obbligo), è ovvio che più gente correrà a sottoporsi all’iniezione. Per altro, stiamo parlando di cifre tutto sommato contenute. L’Italia era già tra le nazioni più vaccinate d’Europa e del mondo, la percentuale di popolazione con almeno una dose era superiore anche a quella registrata nel Regno Unito, dove però non ci sono restrizioni. Insomma, non è che le cose andassero male. Solo che sui media hanno dipinto un quadro orrorifico, ovviamente allo scopo di giustificare l’applicazione di nuove norme più stringenti. Ora che il lasciapassare rinforzato è stato approvato, è consentito all’improvviso celebrare i grandi risultati ottenuti: almeno fino alla prossima stretta, bisognerà lasciare al governo la possibilità di vantarsi.

Dunque la vaccinazione procede spedita, e l’estate è stata «normale», come dice Antonella Viola. E sembra persino crederci, la dottoressa. È appena più onesta Mariastella Gelmini, ministro per gli Affari regionali. Ieri, al Corriere della Sera, ha spiegato che «con l’85% della popolazione immunizzata avremo un autunno quasi normale». Ah, eccola lì: non è normalità, è «quasi» normalità. Ed è proprio quel quasi a rendere la fotografia più nitida della situazione che stiamo vivendo. Siamo, in effetti, quasi liberi. Siamo sottoposti a una quasi dittatura. Le attività produttive e gli esercizi hanno quasi riaperto. Si può quasi rientrare a scuola in presenza. Gli italiani sono quasi sereni. Quasi, però. Il quasi è il tappetino sotto cui nascondere la polvere sgradevole. Se Giorgia Meloni, sabato, ha portato in piazza migliaia e migliaia di persone e continua a crescere nei sondaggi, significa che non proprio tutti gli italiani sono soddisfatti dell’attuale gestione. Se il blog che promuove il referendum per l’abolizione del green pass ottiene circa 600.000 visite appena messo online, forse non sono tutti così felici.

Ma ci sono anche altri dati, ferrigni nella loro concretezza. A pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, già migliaia di alunni sono tornati in didattica a distanza. E non solo in Trentino Alto Adige, ma anche a Milano, in Emilia, in Abruzzo. Nonostante il green pass e il super green pass, guarda un po’, ci sono pure decine di focolai nelle Rsa. Certo, i casi gravi di infezione sono pochi. Ma i contagi rimangono. E il punto è sempre quello: i contagi. È sui contagi che il governo si basa per decidere in merito alle riaperture. È sui contagi che si basa il sistema delle zone colorate, che è ancora in vigore. «Se i numeri dei contagi saranno sotto controllo», dice il ministro Gelmini, «è già previsto che si possa procedere ad aumentare le capienze per tutti gli eventi e a riaprire le attività ancora chiuse, anche le discoteche». Ecco, ma se i contagi salgono? Che si fa, non si riapre? Forse no, visto che siamo nella «quasi» normalità, va quasi tutto bene, siamo quasi liberi.

Il punto di nuovo è il quasi Cioè quella fettina di incertezza che garantisce l’arbitrio governativo; quei pochi grammi di libertà. Il punto, di nuovo, è il quasi. Cioè quella fettina di incertezza che garantisce l’arbitrio governativo; quei pochi grammi di libertà mancanti che ci fanno restare appesi alle decisioni della Cattedrale Sanitaria, e ci rammentano quotidianamente che non possiamo decidere del nostro destino. Nella quasi dittatura, infatti, non ci sono persecuzioni fisiche violente (per ora), non ci sono bastonate o sparizioni. La libertà, tuttavia, è stata sottratta alla popolazione e viene restituita sotto forma di piccole elargizioni, che in ogni momento possono essere revocate. Ci vendono come una grande vittoria la possibilità – per adesso solo ventilata – che si torni all’80% di capienza negli stadi e agli eventi. Il 20% di capienza mancante è appunto il «quasi»: siamo talmente assuefatti alla propaganda da essere pronti a festeggiare se il governo conferma una restrizione alleggerendola un filo. «Credere che il green pass significhi il ritorno alla normalità è davvero ingenuo», ha scritto un paio di giorni fa Giorgio Agamben. «Così come si impone già un terzo vaccino, se ne imporranno dei nuovi e si dichiareranno nuove situazioni di emergenza e nuove zone rosse finché il governo e i poteri che esso esprime lo giudicheranno utile. E a farne le spese saranno in primis proprio coloro che hanno incautamente obbedito».

Se fossimo ancora lucidi, ancora liberi almeno a livello di pensiero, ci renderemmo conto che non è normale togliere lo
stipendio a chi esercita un diritto costituzionale, non è normale essere bombardati quotidianamente da bugie e allarmismi istituzionali, non è normale dover esibire un lasciapassare che non ha alcuna ragion d’essere (né scientifica né medica) per entrare al lavoro. E ciò che non è normale è eccezionale: viviamo, infatti, in uno stato di eccezione col quale si giustifica la repressione quotidiana del dissenso.

Come mai, allora, tanti italiani non si ribellano? Chissà, forse sono quasi rincitrulliti. Ma quasi, eh

4 replies

  1. “tra le nazioni più vaccinate d’Europa e del mondo, la percentuale di popolazione…superiore
    anche a quella registrata nel Regno Unito”
    continua la saga delle parole in libertà

    i dati di vaccinati completi riferiti su tutta la popolazione sono
    Italia 65,5%
    GB 66.6 (ma questa è una media ci sono il Galles ad oltre il 70% e l’Irlanda del Nord al 63.7)
    fonte Our World in Data

    qui fanno i furbi dato che la percentuale (75,91 %) la calcolano per sui soli >12
    quindi chi ha scritto sopra ha scritto un fatto falso
    tanto per cambiare

    se interessa, mi riferisco ai novax che pullulano su questo sito, ovviamente,
    il sito https://www.governo.it/it/cscovid19/report-vaccini/ s’è aggiornato, nel senso che
    ha già aggiunto l’indicazione di quanti hanno ricevuto la 3a dose che, al momento, è zero

    Piace a 1 persona

    • X Marco Bo:

      appena controllato e tanto per cambiare, visto che di tutto quel che ha detto Borgonovo hai capito quasi soltanto il confronto tra UK e Italia, le cifre aggiornate sono che l’Italia è leggemente sopra UK con doppia dose e più nettamente con singola dose.

      Quanto alla ‘media’ vale anche per l’Italia, visto che esistono Lombardia come Sicilia.

      Inoltre la % ‘solo sopra i 12 anni’ è quello per cui fanno i calcoli, infatti anche se vaccinassimo tutti quelli sopra 12 anni la popolazione non potrebbe mai superare circa il 90% del totale e questo vale a maggior ragione per tutti i paesi del terzo mondo visto che hanno anche il 30% del pueblo sotto i 12 anni.

      Ma quando scrivi le castronerie di cui sopra, ti rendi conto che ci fai una figuraccia dietro l’altra? O ti sei proprio bevuto il cervello?

      "Mi piace"

  2. Questo scrive una marea di cazzate.
    Ed è pure pagato per farlo.
    In Tv splende per rompere i c……..alle persone serie.
    E pretende di dire pure la…..verità

    Piace a 1 persona