Migliaia di lavoratori senza Cassa da mesi

Non bastava il pasticcio della quarantena obbligatoria pagata dal dipendente che entra in contatto con una persona positiva al coronavirus. Ora si scopre che c’è (ancora) un buco di mesi di cassa integrazione Covid – quella gratuita per le aziende – che coinvolge fino a 600 mila persone alle quali non è arrivato l’assegno che […]

(pressreader.com) – di Patrizia De Rubertis – Il Fatto Quotidiano – Non bastava il pasticcio della quarantena obbligatoria pagata dal dipendente che entra in contatto con una persona positiva al coronavirus. Ora si scopre che c’è (ancora) un buco di mesi di cassa integrazione Covid – quella gratuita per le aziende – che coinvolge fino a 600 mila persone alle quali non è arrivato l’assegno che aspettano, in molti casi, da aprile. Come in passato, e specialmente da quando siamo in pandemia, gran parte della colpa è dei processi amministrativi che assomigliano a un kamasutra burocratico.

Stavolta il ritardo non riguarda più la consegna del modello con cui si chiede l’autorizzazione delle ore da pagare, ma il meccanismo autorizzativo della spesa che, per legge, richiede che ogni singolo mese si ricominci da zero nel conteggio dei fondi, anche se i soldi non mancano. Una cornice normativa iper burocratica che porta a rallentare la macchina e ad aumentare i tempi di erogazione della Cassa integrazione.

L’inghippo coinvolge l’Inps e il ministero dell’Economia, in particolare la Ragioneria generale dello Stato. L’Istituto guidato da Pasquale Tridico, come ha rivelato ItaliaOggi, avrebbe congelato le autorizzazioni per le richieste presentate per utilizzare la Cig ordinaria e in deroga con la causale Covid-19 perché la Ragioneria dello Stato non ha sbloccato i fondi. Non per un problema di finanziamento, ma per limiti contabili e anche un po’ perché si è tornati a una sorta di business as usual, compreso l’occhiuto controllo sulle spese e sul deficit. Semplificando, la Ragioneria paga le ore di cassa integrazione autorizzate non in un’unica tranche ma in maniera dilazionata. Un ritardo che, secondo ItaliaOggi, in un articolo non smentito ufficialmente, affligge una platea che potrebbe riempire 10 stadi e che, tuttavia, rientra in un quadro amministrativo “normale” (anche se, nella situazione data, di normale c’è ben poco, specie per chi non lavora e aspetta il suo assegno).Tutto passa per il “tiraggio”, ovvero l’effettivo utilizzo, della Cassa integrazione. A inizio mese il datore di lavoro prenota le ore di Cig, ma solo a fine mese saprà il numero reale, che solitamente è inferiore. Dati che finiscono in un modello autorizzativo che arriva all’Inps. L’istituto fa le dovute verifiche e autorizza le ore. A questo punto è trascorso già un mese e mezzo. Poi la palla passa alla Ragioneria che, ogni singolo mese, è tenuta ad azzerare tutti i calcoli e ricominciare dall’inizio facendo dilatare ulteriormente i tempi di erogazione.

L’Inps spiega che già in passato ci sono stati momenti di stop and go dei finanziamenti per le autorizzazioni Cig e che poi una soluzione si è sempre trovata. Che le imprese si siano viste congelare l’autorizzazione all’utilizzo degli ammortizzatori sociali Covid-19 per via del superamento del plafond a disposizione, oltre il 120% delle risorse stanziate, è infatti già accaduto a marzo e giugno, quando sono state autorizzate rispettivamente 641 e 527 milioni di euro contro una media del 2021 inferiore a 200 milioni di ore.

Il Mef ha garantito che non c’è nessun pagamento arretrato, ma i fondi potrebbero comunque essere stati sbloccati negli scorsi giorni creando questa bolla dei pagamenti in cui sono finiti 600 mila lavoratori che ormai sono abituati alle lunghe attese prima di ricevere la Cassa.

La Cig resta un meccanismo farraginoso che già negli scorsi mesi ha portato il Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps a richiedere una norma che renda più fluido l’uso delle risorse e anche a sottolineare che il decreto approvato il 30 giugno “ha sostanzialmente obbligato l’Istituto a caricarsi i costi di alcune prestazioni Covid, in particolare la Cassa integrazione: su 4 miliardi della fiscalità generale, circa 2,5 saranno a carico dell’Inps”.

Il problema, spiegano fonti governative, è noto anche a Palazzo Chigi e non è affatto escluso che si proceda a fare una norma che consenta a Inps o Mef (ognuno dei due enti rivendica questo potere) di usare i residui con maggiore facilità. Intanto i lavoratori aspettano.

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2 replies

  1. I lavoratori aspettano?
    E chi li mantiene? I genitori con la loro pensione? I parenti? La Caritas? Ammesso che abbiano solo bisogno di mangiare.
    Non ci sono più i lavoratori di una volta.
    Sveglia!

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  2. La “pandemia” serve a tante cose… Se non ci fosse avrebbero dovuto inventarla… Ed è arrivata proprio al momento giusto.

    A proposito: In Afghanistan tutti ammassati senza l’ ombra di una mascherina. Avranno tutti il green pass? E non parlo dei cittadini nelle strade: alla conferenza stampa del portavoce dei Talebani centinaia di giornalisti – per lo più occidentali – accalcati letteralmente uno sopra l’ altro. Mascherine neanche mezza.
    Ma il virus esiste solo qui? Coloro che toccano il suolo afghano saranno “naturalmente immuni” come (erano) in India?

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