Nella corsa all’indecenza, l’altro Matteo non è da meno. Anzi, a dar retta ai sondaggi, questa singolare gara la vince lui. Perché, se Salvini arranca, Renzi è sempre più vicino allo zero.

(pressreader.com) – di Sergio Rinaldi Tufi – Il Fatto Quotidiano – Il Fatto dello scorso 12 agosto pubblica a p. 4 la foto di un gruppo di otto persone sedute per un drink a un tavolo del ben noto Papeete: evidentemente anche lì (malgrado nella stessa pagina ci si informi che quell’area, la XIII Traversa di Milano Marittima, è fuori controllo) vigono certe regole, e quindi il gruppo indossa magliette di vario tipo. Una sola persona è a torso nudo (per giunta non proprio paragonabile, che so io, al Torso del Belvedere, la celebre, seppur frammentaria, scultura dei Musei Vaticani), ed è Matteo Salvini. Indifferente a ogni tipo di regola, anche estetica, e per giunta sentendosi come a casa sua nello stabilimento dell’amico Casanova, da lui fatto eleggere al Parlamento europeo (non si sa se sia più sconsolante che lui lo abbia proposto o che qualcuno lo abbia votato), il leader leghista forse quest’anno non promuoverà le ammucchiate a volto scoperto che contribuirono alla risalita dei contagi l’anno scorso, ma si accontenterà di tenere più basso possibile il livello di decenza. Non solo nel look (ci si potrebbe anche intrattenere sulla barba che mette prurito solo a vederla: lasciamo perdere), ma anche nella comunicazione verbale: le solite frasi pronunciate con supponenza in uno stucchevole birignao per sostenere idee sbagliate o per sottolineare (spesso senza fondamento) di essere lui a condizionare le scelte di Draghi. Non solo: Salvini evidentemente si ritiene invece convincente e piacevole, quindi inonda di selfie ogni possibile social, magari anche per rendere conto di pasti o di bevute.

Nella corsa all’indecenza, l’altro Matteo non è da meno. Anzi, a dar retta ai sondaggi, questa singolare gara la vince lui. Perché, se Salvini arranca, Renzi è sempre più vicino allo zero. Si fa sorpassare nelle classifiche da Calenda, e si fa surclassare nelle scelte politiche dalla sua ex-ministra Bellanova, che tutti davamo per telecomandata: invece ora, nell’inqualificabile vicenda Durigon (sì, fra i due Mattei c’è sempre qualche collegamento), la Bellanova chiede le dimissioni del sottosegretario ammiratore di Arnaldo Mussolini, Renzi no. Non è qui il caso di ripercorrere la lunga lista delle sue colpe, dal ruolo di maggiordomo-colpevole giocato nel Conticidio alla perdurante collaborazione con potenze straniere: è anche il suo protervo modo di presentarsi che continua a stupire. Sulla sua mimica facciale e sulla sua gestualità si sono avanzate sempre riserve: ora il senatore sembra la parodia di sé stesso. Fra le cose più brutte in assoluto che si siano viste in questi ultimi giorni c’è un suo ennesimo sconnesso discorso sul Reddito: dopo essersela presa con quelli che ne usufruiscono stando sul divano, eccolo che si fa filmare mentre torna a parlarne, a sua volta, stravaccato su una poltrona, con microfono penzolante in mano, con indosso una sorta di canottiera male indossata, con una porta-finestra aperta sullo sfondo, attraverso cui si intravvede un parcheggio. Una sorta di elenco delle cose da non fare e da non filmare. C’è perfino di peggio: il poveretto continua a (stra)parlare addirittura di referendum abrogativo, immemore dei suoi travolgenti insuccessi in questo tipo di consultazioni, perfino dopo che Draghi ha dichiarato di essere favorevole (pur consapevole della necessità di modifiche e miglioramenti) al Reddito stesso. Un volta tanto, in maniera chiara e netta.