Conte ci prova con Draghi. Si media contro l’impunità

Csm, i togati furiosi. I timori del quirinale sul parlamento che dà ordini ai pm. L’ex premier vuole evitare la morte dei processi d’appello. I magistrati al Csm pure

(pressreader.com) – di Wanda Marra e Paola Zanca – Il Fatto Quotidiano – Qualche ritocco alla riforma della giustizia: Giuseppe Conte esce da Palazzo Chigi dopo 40 minuti di colloquio con Mario Draghi con il via libera a indicare – anche parlando con il ministro, Marta Cartabia – delle possibili modifiche al testo.

I due – come dice pure uno scarno comunicato di Palazzo Chigi – parlano dell’evoluzione della situazione epidemiologica, della transizione ecologica, di riforma della giustizia. Ma è quest’ultimo il dossier più delicato, sul quale Conte è arrivato a ipotizzare il ricorso al voto della base M5S se Draghi dovesse porre la fiducia .Il tono dell’incontro è cordiale, come si evince anche dalle dichiarazioni che l’Avvocato fa davanti alle telecamere appena uscito, poco dopo mezzogiorno. “Ho assicurato il contributo del M5S” sulla giustizia. “Daremo il contributo per velocizzare i processi, ma saremo molto vigili nello scongiurare soglie di impunita”. Mentre assicura: “Mettiamo da parte le bandierine, dobbiamo parlare agli italiani”. Poi chiarisce che non si è parlato di fiducia, mentre sui tempi si rimette alla dialettica parlamentare.

Durante il colloquio, il premier prevalentemente ascolta. Ma chiarisce due concetti: la riforma della giustizia non si può stravolgere, perché è già frutto di un accordo e il centrodestra è pronto a tirare fuori 200 emendamenti. E i tempi devono essere rapidi: è fondamentale per il Pnrr, tema che Conte conosce bene. Ma in realtà, raccontano da Palazzo Chigi, un accordo con i Cinque Stelle per qualche cambiamento, Draghi lo aveva già dal Cdm che ha approvato la riforma. Conte, dal canto suo, chiarisce che non si tratta certo di un’impuntatura personale, ma che i gruppi parlamentari del Movimento (che poi convoca per oggi) non reggono. L’obiettivo dell’Avvocato è alzare la soglia dei due anni della prescrizione. Questione che in parte anche il Pd condivide. E se Conte pensa ad alcuni accorgimenti tecnici per velocizzare i processi, il tema della norma transitoria per far entrare in vigore la riforma – tirata fuori dal capogruppo Pd in Commissione Giustizia, Alfredo Bazoli – non gli dispiace.

Il senso del faccia a faccia è prima di tutto politico. Conte si pone in maniera collaborativa, sostiene di voler tenere il M5S dentro questa fase. Insomma, non evoca neanche rotture. Draghi, dal canto suo, lo legittima come leader in pectore: ha bisogno della sua collaborazione per tenere uniti i Cinque Stelle e – non a caso – sulla giustizia fa qualche apertura. L’ex premier può vantare un altro risultato: il Pd si è messo in gioco per mediare. Dopo l’incontro di Enrico Letta con Draghi, la settimana scorsa, nel quale il segretario del Pd aveva garantito al premier massima collaborazione sulla riforma della giustizia, tutti quelli che si occupano del dossier in Parlamento sono entrati in gioco. Franco Mirabelli, Bazoli, Andrea Giorgis hanno lavorato per far capire a Letta che era importante tenere dentro il Movimento. Oltre al fatto che i magistrati sono intervenuti con i dem per protestare sulla prescrizione. È toccato alla responsabile Giustizia dem, Anna Rossomando, parlare con Letta. Di qui, la timida apertura a dei cambiamenti domenica su Repubblica. Che pare abbia provocato qualche irritazione a Palazzo Chigi. Ma che di fatto rafforza anche Conte, che da Draghi ci può andare quasi da leader del centrosinistra.

Ora si lavora nel merito. Il Pd sta ragionando sugli emendamenti per la norma transitoria per la modifica del giorno dal quale calcolare i tempi della prescrizione, per l’estensione della lista dei reati non prescrittibili rapidamente. E poi, sulla giustizia riparativa.Al momento il ddl sul processo penale resta calendarizzato venerdì per l’Aula della Camera. Ma uno slittamento di una settimana sarebbe nell’ordine delle cose. E la fiducia non si può escludere.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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8 replies

    • Anche io.

      Un bankster installato lì eletto da nessuno e proposto da nessuno, che comanda l’Italia chiedendo la collaborazione per la distruzione della giustizia.

      Cose da pazzi.

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  1. Infosannio
    2 h ·
    La riforma Cartabia è inutile e viola pure la Costituzione

    (di Antonio Esposito – Il Fatto Quotidiano) – Ci voleva “Il Governo dei Migliori” – capeggiato da un illustre banchiere e sostenuto da una ministra di Giustizia ex attivista ciellina – a trasformare l’Italia dalla “culla del diritto” nel Paese della vergogna giudiziaria in cui è possibile inventarsi il “processo improcedibile” che è una contraddizione in termini e un assurdo giuridico. Il processo – dal latino “pro” (avanti o innanzi) e “cedère” (andare) – non può, ontologicamente, giammai essere “improcedibile” perché esso nasce dall’esercizio obbligatorio dell’azione penale in presenza di un reato.
    Il processo, una volta sorto, deve (necessariamente) “andare avanti” onde pervenire, inderogabilmente, alla definizione – con una sentenza che può essere di assoluzione o condanna – di quel giudizio che è il fine ultimo, imprescindibile, per il quale è sorto e si è sviluppato il processo medesimo.
    Solo nell’ipotesi in cui il reato – che è l’oggetto del processo – viene meno per qualsiasi motivo (prescrizione, amnistia…), il processo non potrà proseguire. In ogni altro caso, il processo non può non “avanzare” fino alla sua conclusione. Ne consegue che un evento esterno – quale quello previsto dalla riforma Cartabia e, cioè, un termine entro cui perentoriamente celebrare l’appello o la Cassazione – viene di fatto a determinare l’estinzione dell’azione penale e si pone in contrasto con l’articolo 112 della Costituzione che ne sancisce l’obbligatorietà. Si tratta di un grave vulnus al principio della effettività e immanenza della giurisdizione perché impedisce – ed è gravissimo – lo “ius dicere”.
    La riforma Cartabia – che non ha nulla a che vedere con il principio della ragionevole durata dei processi – scardina i principi fondamentali su cui si fonda, anche costituzionalmente, il sistema processuale penale. Questo in punto di diritto. In punto di fatto la riforma determinerà una ecatombe di “improcedibilità”, soprattutto in sede di appello ove giacciono centinaia di migliaia di processi. Si tratta in realtà di un escamotage perché riemerga, sotto altra veste, l’indecente fenomeno della prescrizione che era stato in gran parte bloccato dalla riforma Bonafede. La “riforma Cartabia” del processo penale serve a poco perché non incide sulla struttura del perverso sistema processuale creato dal pessimo legislatore nel 1988, che è la causa prima, indiscutibile, del cattivo funzionamento della Giustizia e degli incredibili ritardi dei processi penali. Essa non elimina la inutile e dannosa udienza preliminare (vero imbuto del processo) e non elimina i riti alternativi che, oltre a dar luogo a sistematiche cause di incompatibilità (e, quindi, di ritardi), non hanno avuto un significativo effetto deflattivo; anzi, hanno moltiplicato i processi stessi. Bisognava avere il coraggio di proporre il ritorno alla figura del Giudice istruttore che assicurava, con grande professionalità, indagini imparziali ed efficienti, e che avrebbe decongestionato le Procure e impedito, forte della cultura della giurisdizione, la grave stortura della deriva poliziesca del pm.
    Ancora una volta non vi sarà quella giustizia rapida ed efficiente che porrebbe in serio pericolo parte dei politici e, soprattutto, i lobbisti, gli imprenditori collusi o frodatori fiscali, i burocrati corrotti, i faccendieri (spesso legati a settori massonici e clericali); ed è in questo contesto di voluta inefficienza che si collocano la mancata riforma strutturale del processo penale, la violenta guerra contro la riforma della prescrizione voluta da Bonafede e la persistente mancata copertura degli organici vacanti. Omissioni tutte funzionali a preservare il sistema di corruttela e che hanno favorito, per anni, l’impunità per gli imputati “eccellenti”.

    Altra STANDING OVATION per ANTONIO ESPOSITO! 👏🏻👏🏻👏🏻

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    • certo che sentire che una riforma della giustizia è incostituzionale, quando alla giustizia c’é niente di meno che l’ex presidenta della corte costituzionale, è qualcosa che fa accapponare la pelle, specie considerando che in effetti questa riforma è molto probabilmente davvero da cassare per incostituzionalità.

      pazzesco.

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  2. Il vero motivo della riforma CARTABIA è nelle seguenti parole

    “Ancora una volta non vi sarà quella giustizia rapida ed efficiente che porrebbe in serio pericolo parte dei politici e, soprattutto, i lobbisti, gli imprenditori collusi o frodatori fiscali, i burocrati corrotti, i faccendieri (spesso legati a settori massonici e clericali); ed è in questo contesto di voluta inefficienza che si collocano la mancata riforma strutturale del processo penale, la violenta guerra contro la riforma della prescrizione voluta da Bonafede e la persistente mancata copertura degli organici vacanti. Omissioni tutte funzionali a preservare il sistema di corruttela e che hanno favorito, per anni, l’impunità per gli imputati “eccellenti”.”

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