Il manifesto sovranista agita la Lega. Giorgetti: “Non l’ho letto”

(tpi.it) – La Lega ha aderito al manifesto dei sovranisti europei, un documento firmato da Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Viktor Orban, il leader di Vox Santiago Abascal, il polacco Jaroslaw Kaczynski e da altre dieci forze politiche sovraniste che siedono nel parlamento europeo. Come prevedibile, ciò ha già innescato un dibattito tra l’ala più europeista del Carroccio e quella più sovranista.

“Dico la verità, non ho fatto in tempo a leggere il manifesto” sovranista delle destre europee, ha affermato ieri il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, “se ne sta occupando Lorenzo Fontana, una persona che conosco e di cui mi fido”. Giorgetti è da sempre tra gli esponenti più moderati della Lega e tra coloro che invocano un dialogo con il Ppe in Europa.

E lo stesso Lorenzo Fontana, dopo una telefonata proprio con Giorgetti, ha aperto al confronto con il partito popolare europeo. “In Europa – ha spiegato – l’obiettivo della Lega è quello di avere maggiore forza per incidere. Con il Manifesto siglato nei giorni scorsi possiamo uscire dall’isolamento e ambire ad essere il secondo gruppo per numero di parlamentari in Europa. Vogliamo dialogare con il Ppe per avere nelle istituzioni europee lo stesso schema che governa già in tanti Stati membri. Scontato il subbuglio creato tra i socialisti di tutta Europa che temono di perdere la loro influenza nelle istituzioni Ue. Noi lavoriamo per crescere e far prosperare l’Europa sulla base di valori comuni: questo è il faro che ci guida. E’ chiaro che questi obiettivi siano i medesimi per tutti i leghisti, Giorgetti compreso”, ha concluso.

La strategia del Carroccio insomma sarebbe quella di marciare assieme ai sovranisti per creare una forza politica più compatta e numericamente rilevante, che possa poi dialogare col Ppe e spostare l’asse dei popolari europei proprio verso destra, allontanandoli dal dialogo con i Socialisti. Sarà davvero così? E soprattutto, se così dovesse essere, funzionerà?

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10 replies

  1. Tutta ammuina per mantenere gli elettori “caldi”. Col supporto al Governo dell’ ipereuropeista Draghi il “raffreddamento” è dietro l’ angolo, quindi bisogna far finta di distinguersi. E procurare qualcosa altro su cui dividersi, quindi distrarsi: così Draghi potrà lavorare in pace.

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  2. Per non dimenticare in che razza di mani vi siete messi.

    …..

    Noi che abbiamo visto Genova 2001
    di Michela Murgia

    Vent’anni dopo, i fatti tragici del G8 sono una ferita ancora aperta per l’omertà sulle responsabilità politiche e istituzionali. Ignorata dai giovani

    È difficile spiegare lo sconcerto che si prova quando, a tavola tra diverse generazioni, le persone più grandi parlano di un fatto storico per loro portante e d’improvviso si rendono conto che i ventenni presenti non sanno minimamente di cosa si tratti.

    Se poi l’argomento è il G8 di Genova del 2001, di cui tra un mese esatto ricorre il ventesimo anniversario, lo sconcerto decuplica. Come è possibile che persone nate in Italia nello stesso anno dei fatti della Diaz e di Bolzaneto sappiano tutto dell’attentato alle torri gemelle e niente della più grave violazione dei diritti umani perpetrata da sedicenti servitori dello stato nell’Europa democratica del dopoguerra? Come è potuta bastare appena una generazione per perdere la memoria di un orrore così grande che persino i protagonisti delle violenze lo hanno definito “macelleria messicana”?

    La ragione è nella stessa incredulità delle persone della mia età, il cui stomaco si chiude ancora al solo sentir nominare Genova. Perché noi c’eravamo. Noi abbiamo visto centinaia di esaltati in divisa menar colpi alla cieca sulla folla inerme che manifestava. Abbiamo presenti i volti dei corrispondenti di Indymedia ridotti a poltiglie insanguinate dalle manganellate e dai calci alla Diaz, i loro timpani sfondati dai colpi, le ossa rotte, i denti sul pavimento. Abbiamo visto i tribunali decretare che le bombe molotov ritrovate nella scuola erano state messe ad arte da poliziotti per giustificare l’assalto. Abbiamo ascoltato le testimonianze delle torture subite da uomini e donne di tutte le nazionalità per mano di membri delle forze dell’ordine italiane e ci risuona ancora nelle orecchie il grido della poliziotta che all’annuncio dell’omicidio di Carlo Giuliani esultò dicendo: «Uno a zero per noi».

    Siamo statǝ testimoni di tutto questo, eppure non siamo riuscitǝ a raccontarlo nemmeno ai nostri figli e alle nostre figlie, perché ci vergogniamo. A farci vergognare non sono le violenze e le torture compiute da centinaia di membri delle forze dell’ordine – polizia e carabinieri – delle quali devono vergognarsi casomai loro.

    L’imbarazzo che rende difficile parlare ai più giovani di Genova è di natura democratica e deriva dall’omertà totale che ha coperto la catena di comando che diede gli ordini per gli assalti e i pestaggi e soprattutto dalla mancata assunzione di responsabilità politica e istituzionale su quello che accadde. A tutt’oggi non solo la maggioranza dei membri delle forze dell’ordine protagonisti delle violenze non ha mai visto il carcere – grazie a prescrizioni, patteggiamenti e a un comodo indulto approvato ad hoc cinque anni dopo – ma molti di loro dopo le pene minime sono tornati in servizio e hanno persino fatto carriera.

    L’ultimo esempio è quello di Pietro Troiani e Salvatore Gava, condannati rispettivamente per aver messo le due molotov alla Diaz e per averne certificato il falso ritrovamento, ma promossi vicequestori l’anno scorso con una decisione giustificata come scatto automatico di carriera. Nessun politico si è mai assunto la responsabilità di aver dato l’ordine dei pestaggi, sperando forse che credessimo alla favola delle mele marce (centinaia?) nel cesto sano. La macelleria di Genova non ha mandanti dichiarati e i vari governi succedutisi durante i processi, indipendentemente dalla maggioranza di cui erano espressione, hanno sempre impugnato i risarcimenti relativi alle condanne per i fatti del G8 che coinvolgevano forze dell’ordine e rappresentanti dello stato. È per colpa di queste cose se ora ci vergogniamo.

    Quello che non riusciamo a dire ai nostri figli non è che le violenze del 2001 siano accadute, ma che potrebbero accadere ancora, perché le istituzioni non hanno preso mai la distanza necessaria per restituirci la fiducia nel fatto che non fossero state decise a monte. Questo silenzio va vinto, perché è nell’oblio e nella manipolazione della memoria che il fascismo facilmente rifiorisce. Sedetevi dunque a tavola coi ventenni e parlate, anche se dovrete farlo con lo stomaco chiuso come una noce e con quella faccia un po’ così, con l’espressione un po’ così che abbiamo noi che abbiamo visto

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    • Il mondo “nuovo” sarebbero le nuove tecniche di propaganda, molto più efficaci e pervasive anche dei manganelli.
      Ma siccome non ci fanno male , anzi, ci fanno sentire “buoni” non ce ne accorgiamo. Non ce ne accorgiamo proprio.
      Per conoscere e cercare – sottolineo cercare – di capirle occorre avere occhi, e competenze, “nuove”. Pressochè impossibili per generazioni che, bene che vada “hanno fatto il Classico” e rimangono legate ad una concezione umanistica ( psicologica, sociologica) di ciò che accade.

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      • Invece questo tipo di ragionamento, da quale formazione culturale deriva? (posto che non ho fatto “bene che vada” il classico, ma ho cominciato dallo scientifico)?
        Che cosa c’è che tanto ti disturba in un approccio psicologico e sociologico e nella concezione umanistica? Forse nella CULTURA in genere? Sei forse del nordest? Sembri imbevuta di QUEL tipo di “cultura”, alla Paolabl, per intenderci.
        Soprattutto, che cosa ti trovava in disaccordo nel mio semplice accostamento tra i fatti della Diaz e quelli di S. Maria Capua Vetere?
        Il tuo cinismo arriva davvero a tanto?
        O semplicemente sei spudoratamente di ultradestra, come altri qui, e cerchi una giustificazione persino a QUESTO ORRORE, spostando l’argomento sulla propaganda?
        Il famoso benaltrismo: c’è sempre qualcosa “d’altro” e “di più” per deviare l’attenzione dai fatti che disturbano le nostre opinioni.
        Ps Complimenti per l’ideona dei lavori forzati, sotto il sole per 12 ore.
        Magari anche a spalare sale, come facevano con i detenuti, qui nelle nostre saline, nei primi anni del ‘900.
        Pensa, tu e Salvini otterreste persino di togliere il misero lavoro ai negher. Già mi sembra di sentirlo: “Li abbiamo salvati dallo sfruttamento, dallo schiavismo…” (che sarebbe anche vero, ma sostituendo gli schiavi)
        Com’ è buono lei…a fare lo scambio!(E mica colpiamo ndrangheta e apposito caporalato, noi! Ce la prendiamo con le vittime, COME SEMPRE.)
        Tra l’altro mi fa specie che la contrapposizione tra tortura fisica e propaganda, tra guardie e ladri, tra stranieri e italiani, venga proprio da chi di propaganda vive, ha il più alto nr di delinquenti rispetto agli altri partiti e, sino a ieri, si puliva il q con la bandiera italiana, arrivando a tifare DICHIARATAMENTE contro la nazionale di calcio, che oggi finge di incensare, con tanto di opportuna maglietta.

        Questo per dire che più scrivi, più è evidente, oltre al cinismo e al disincanto, la tua naturale spinta destrorsa.

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  3. Per chi “ha fatto il Classico” ( sia detto senza ombra di derisione, ci sono fior di Fisici che hanno “fatto il Classico”! E’ semplicemente una citazione dell’ immancabile risposta del giornalista o dell’ ospite di turno dei Talk quando c’è da fare anche un semplice 2+2…) ricordo, ne “Le Città invisibili ” di Calvino, il racconto che parla di Maurilia…

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  4. @Anail,
    Quoto al 100×100.
    Alla luce dei danni che ha fatto la globalizzazione , i manifestanti di Genova , quelli pacifici (“I disobbedienti “, rispetto ai Black Block lasciati indisturbati a devastare con la Polizia a 20 metri immobile ), si può dire che avevano torto a manifestare?
    Il problema era che proprio NON SI DOVEVA manifestare, per non disturbare i pochi ingordi dannati che si dovevano arricchire sottomettendo il pianeta .
    Difatti da allora nessuno lo ha fatto più .

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