(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Analisti politici ben più ferrati di noi hanno sviscerato, vagliato, compulsato le parole di Sergio Mattarella che ha “strigliato” (adoro) i partiti della maggioranza colpevoli (leggo) di agitarsi fuori luogo in una frenesia di distinguo, batti e ribatti e di bandierine sventolate per segnare il territorio.
Si potrebbe tradurre con un: ragazzi non disturbate il manovratore se non fosse espressione assai poco consona ai forbiti amanuensi quirinalizi.

“Monito” (adoro) del capo dello Stato che ci sembra rivolto soprattutto alle due comari in perenne bisticcio, Matteo Salvini ed Enrico Letta, ma che pur tuttavia potrebbe sollevare un paio di interrogativi, giusto perché non abbiamo niente di meglio da scrivere.

Se dunque nel manovratore da non disturbare riconosciamo la figura del premier Mario Draghi, la cosa susciterebbe un certo stupore. Poiché raramente nella storia repubblicana un presidente del Consiglio ha goduto di un così largo sostegno parlamentare, oltre che di un credito personale illimitato e di una stampa che definire entusiasta è riduttivo.
Sul manovratore alle prese con petulanti disturbatori ha scritto parole sagge Michele Serra, ieri su Repubblica, nella rubrica dal sobrio titolo: “Il sospetto che sia un genio”.

Serra scrive che “essere autoritari, sono capaci tutti, ma essere autoritari senza che nessuno se ne renda conto, e anzi raccogliendo il vivo plauso di destra, sinistra, centro e flou, e mettendo in fila nei telegiornali della sera un lieto corteo di franchi alleati, e di fedeli consiglieri, be’ ci vuole del talento”. Convinti che se gli girasse male il genio manovratore potrebbe estromettere dal tram importuni e seccatori senza problemi per il tragitto, che sarebbe reso anzi più agevole, non ci soffermeremo sulla “irritualità” (adoro) della “ramanzina” o “tirata d’orecchi” presidenziale.
Ovvero sul sacrosanto diritto dei partiti a esprimere posizioni, idee e opinioni, anche le più becere, perché è un’obiezione che stranamente non ha sollevato nessuno. Mentre una domanda sorge spontanea riguardo al “fare squadra” per non rallentare l’azione del governo sul fronte dei vaccini e del Recovery Fund.

Giusto, ma come mai analoghe preoccupazioni non furono sollevate dal Colle quando il governo Conte veniva massacrato un giorno sì e l’altro pure da Matteo Renzi e friends? Eppure, quel governo dei Peggiori aveva a che fare con una cosuccia chiamata pandemia, il Paese in ginocchio, centinaia di morti al giorno e terapie intensive allo stremo.

Sicuramente però a noi orfanelli di Giuseppi è la memoria che ci inganna.