Il mutuo, il reddito e il patrimonio di Draghi…

(Francis Walsingham – startmag.it) – Martedì 6 aprile il quotidiano romano Il Tempo, in un articolo firmato dal direttore Franco Bechis, ha riportato la notizia del mutuo ventennale stipulato da Mario Draghi e consorte con la Banca Passadore per l’acquisto di una villa sulla riviera del Brenta (13,5 vani).

“C’è qualcuno in una banca italiana che avrebbe mai potuto rifiutare un mutuo casa a un signore che ha guidato prima la Banca di Italia e poi la Banca centrale europea? No, ovviamente”. Così apre l’articolo Bechis, che rimarca anomalia costituita dall’età dei beneficiari (alla soglia dei 73 anni) che, per qualsiasi altro cliente di una banca italiana avrebbe costituito un impedimento difficilmente sormontabile. Nel migliore dei casi, considerata l’aspettativa di vita, un mutuo ventennale viene concesso ad un sessantenne.

L’articolo rilanciato da Dagospia, ha dato il via ad una rovente polemica tra lo stesso Bechis e l’avvocato Cesare Vento del prestigioso studio legale Gianni & Origoni. Con replica di Bechis e controreplica di Vento. Ma il punto non è quello discusso dai due contendenti. Nessuno può nemmeno ipotizzare che Draghi sia stato oggetto di favoritismi. Se Banca Passadore ha concesso quel mutuo, ne aveva ben fondati motivi, tutti rigidamente legati, a maggior ragione per la posizione pubblica di Draghi, alla valutazione delle capacità patrimoniale e reddituale del già presidente della Bce.

Ed è proprio questo invece il punto. Entro il prossimo 13 maggio, 90 giorni dal giuramento, Draghi dovrà presentare, come tutti i membri del governo, la sua situazione patrimoniale e reddituale e sarà probabilmente possibile capire i motivi che hanno indotto la banca ad erogare comunque il mutuo. Dopo la notizia svelata da Bechis, a molti addetti ai lavori è tornata alla memoria l’enfasi con cui all’inizio del 2006, quando fu nominato governatore di Bankitalia, fu annunciata alla stampa da parte dello stesso Draghi la costituzione di un trust.

Il trust è uno strumento giuridico, molto in voga, nei Paesi anglosassoni, per separarsi dal patrimonio ed affidarlo ad un amministratore che, in totale indipendenza, lo gestisce in favore dei beneficiari designati. All’epoca Draghi stesso fece sapere che tale strumento avrebbe accolto tutti i proventi di opzioni ed azioni della banca Goldman Sachs appena cedute, per poi lasciare al trust in autonomia il loro reinvestimento.

In questo modo si evitava il crearsi di qualsiasi situazione di conflitto di interessi rispetto alla gravosa carica di governatore della Banca Centrale. È ragionevole ipotizzare che, considerati gli stipendi relativamente modesti percepiti in passato al Tesoro ma anche in seguito in Bankitalia e Bce, la gran parte del suo patrimonio derivi dai 4 anni passati in Goldman Sachs. Entrato nel 2002, nel 2004 e 2005 era arrivato ad occupare la carica di componente del comitato esecutivo. Un ruolo in cui i compensi si misurano in milioni di dollari.

I trust “veri” – perché purtroppo ce ne sono molti simulati, schermi fittizi usati per fini di evasione fiscale – sono destinati a rimanere e non ad essere “smontati”. Con la prossima dichiarazione del presidente del Consiglio si capirà quale sia stato il regime fiscale scelto da Draghi durante gli anni di permanenza in Goldman Sachs a Londra. I proventi ricevuti dalla Goldman sono stati tassati nel Regno Unito o ha mantenuto la residenza fiscale in Italia?

Molti banchieri sono interessati a comprendere, nel caso di attività finanziarie detenute all’estero in qualità di residente fiscale in Italia, l’evidenza che ne è stata fornita nel quadro RW della dichiarazione dei redditi del Presidente o se, eventualmente, Draghi abbia fatto ricorso ad uno dei numerosi provvedimenti di regolarizzazione che vanno sotto il nome di “scudo fiscale” o “voluntary disclosure”, finalizzati al rimpatrio di attività finanziarie detenute all’estero. Presto le curiosità di tanti addetti ai lavori – e qualche addetto ai livori in servizio permanente effettivo – sarà esaudita.

1 reply

  1. Sicuramente il draghi di comodo è un accanito cacciatore di evasori fiscali, soprattutto di quei piccoli artigiani che chiamati a ripararti un rubinetto che perde non rilasciano fattura perche il committente non vuol saperne di pagare l’iva

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